Madre di Dio

 

N. 4 Aprile 2002

Il Magnificat dei secoli nella Pascalis Via Matris
  
Editoriale

Il segreto di una vita
  
Mons. Angelo Comastri

Ci sono altri dogmi mariani?
  
Giuseppe Daminelli

Maria, unica donna ammessa sulla Santa Montagna
  
George Gharib

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

Maria, modello antropologico per il nuovo millennio
  
Stefano De Fiores

Maria, Serva del Signore, Incoronata di Gloria
  
Alberto Rum

Il Magnificat dei secoli
  
Bruno Simonetto

"La scorciatoia per il Cielo? È Maria"
  
Maria Di Lorenzo

La Santa Vergine con i discepoli alla Pasqua di Gesù
  
Luigi De Candido

Maria nella mia vita 
  
Sebastian Palakkattu

In Libreria

La Mariologia del Ven. G. Alberione - 3
  
Bruno Simonetto

Maria nei suoi Santi - Santa Bertilla Boscardin

Litanie Lauretane

Madre di Dio n. 4 aprile 2002 - Copertina

 

 

 

 

La Madre di Dio nella liturgia orientale

di GIORGIO GHARIB

Maria, unica donna ammessa
sulla Santa Montagna

   

La Vergine Maria è la vera Regina del Monte Athos, "datole in proprietà da suo Figlio", secondo la tradizione. - Le icone della Panaghìa qui venerate sono un bene comune di tutta l'ortodossia.

Il Monte Athos, da sempre chiamato "giardino della Panaghìa", professa e manifesta una speciale relazione con la Madre di Dio che regna sovrana su un territorio da dove viene esclusa ogni altra donna; e questo, sembra, fin dalle origini monastiche del sacro Monte.

La popolazione athonita, composta da soli monaci, detti familiarmente "calogeri", ha l'anima impregnata di devozione e di amore per la Madre di Dio. La Madonna, invocata di preferenza con il nome di Panaghìa, Tuttasanta, è considerata la Padrona della Santa Montagna, la vera Regina di questa repubblica monastica, la vera proprietaria di uomini e di luoghi.

Interno del refettorio settecentesco di Vatopedi, con icone della Vergine e Santi.
Interno del refettorio settecentesco di Vatopedi, con icone della Vergine e Santi.

I calogeri raccontano volentieri molte leggende per avvalorare questa speciale presenza della Panaghìa nei luoghi del Monte Athos e nei loro cuori.

In questo mondo tutto proiettato verso le realtà celesti, la Vergine è onnipresente: realtà profonda, questa, attinta ad una vita liturgica eminentemente mariana come quella bizantina, illuminata da una vita di santità svolta sotto una reale presenza della Vergine e nutrita da una grande mole di tradizioni e leggende che fanno da sfondo all’anima e all’immaginario della popolazione monastica.

Le icone mariane dell’Athos

Bisogna anche evocare il mondo delle icone, che per l’Oriente cristiano costituisce un modo di rendere visibile il mondo invisibile. I monaci vivono, infatti, a contatto diretto con una infinità di icone, che spaziano su tutto il mondo della Bibbia, dei Vangeli e della storia della Chiesa. Molte di queste rappresentano la Madre di Dio nella sua realtà storica, per la convinzione radicata nella tradizione dell’Oriente cristiano di possedere per loro tramite riproduzioni, se non l’originale stesso, del ritratto fatto dal vivo dall’evangelista Luca. Le icone mariane vi sono venerate qui da secoli, e ad esse si attribuiscono continui prodigi, quasi tutti connessi alla storia più che millenaria dell'Athos.

Gli oggetti sacri per il culto e le coperture in argento delle icone sono realizzati da sempre nelle botteghe artigianali delle skite.
Gli oggetti sacri per il culto e le coperture in argento 
delle icone sono realizzati da sempre nelle botteghe artigianali delle skite.

Le icone più celebri, la cui fama di miracoli e prodigi è patrimonio di tutto il mondo ortodosso, sono custodite di solito nel katholikón, o chiesa centrale di ogni Monastero, e si presentano alla vista dei fedeli coperte di oro e pesanti gioielli, illuminate dalla debole luce dei ceri e delle lampade a olio. Fra le più venerate spicca quella detta dell'Axion éstin, che si trova nella chiesa di Karyes, capitale amministrativa della Repubblica monastica.

Nel monastero della 'Grande Lavra', il primo Monastero fondato all'Athos nel 963, come già riferito, troneggia l'icona della Theotókos Vimatarìssa (o del sacrestano), chiamata anche Ktitorìssa (dei fondatori). Nel monastero di Vatopedi si venera l’icona della Panaghìa Antiphonìtria (colei che ha interdetto). Un antico racconto dice infatti che questa immagine si sarebbe rivolta all'imperatrice Galla Placidia (+ 452), intimandole di non entrare nella chiesa; e così sarebbe nato il divieto d'ingresso per le donne all'Athos.

Monastero di Stavronikita, visto dal mare.
Monastero di Stavronikita, visto dal mare.

Le icone mariane dell’Athos portano una infinità di nomi la cui origine è legata ad un fatto miracoloso e ad uno speciale intervento di Maria in favore di un Monastero o di un monaco. Così l'icona più famosa del Monastero di Ivìron è chiamata Portaitìssa, cioè Portinaia o "colei che custodisce la porta". L’icona del monastero Dionisiou porta il nome Myrrovlitìssa, o "colei che esala il profumo di mirra"; ma è più nota come Vergine dell'Akathistos: viene difatti identificata con l’icona portata in processione nel 625, durante l'assedio di Costantinopoli, dal patriarca Sergio attorno alle mura; egli stesso poi, in segno di gratitudine, avrebbe cantato in piedi in onore della Madonna il famosissimo inno.

L'elenco delle icone della Panaghìa venerate sul Monte Athos comprende molti nomi di icone divenute bene comune di tutta l'ortodossia. Tra le altre, menzioniamo le seguenti come più note:

Panaghìa Koukouzelíssa, di Giovanni Koukouzélis

Panaghìa Vimatirìssa, detta anche Ktitorìssa, o Antiphonìtria, "Colei che ha risposto"

Panaghìa Eleovrytis, "Colei che fa scorrere olio"Vergine Odighitria, icona musiva della fine del XIII secolo, conservata nel tesoro del Monastero di Chilandri.

Panaghìa Tricheroùsa, "dalle tre mani"

Panaghìa Papadikí, del Papàs

Panaghìa Phovera Prostasía, "della Terribile Protezione"

Panaghìa Gerondìssa, dell'Anziano

Panaghìa Proangellómeni, "Colei che avverte"

Panaghìa Epakouoùsa, "Colei che esaudisce"

Panaghìa Gorgoepìkoos, "Colei che esaudisce prontamente"

Panaghìa Kathrèptis, "Specchio"

Panaghìa Niotìssa, "Insulare"

Panaghìa Odigìtria, "Colei che mostra la via"

Panaghìa Glykophiloùsa, "del dolce bacio", ecc.

Queste e altre icone, alcune delle quali sono venerate anche in Occidente, saranno da noi presentate in seguito, nel contesto dei Monasteri athoniti in cui sono custodite e venerate.

Una visita a Maria sull'Athos?

I monaci del Monte Athos, per giustificare lo specialissimo legame che esiste tra il Monte e la Madre di Dio, ricorrono a molte testimonianze contenute sia nei libri di storia monastica sia nei racconti di apparizioni di cui poterono beneficiare alcuni celebri monaci vissuti sulla Santa Montagna.

Una prima tradizione, riferita dai Patria, specie di raccolta di testi leggendari sulle origini dei Monasteri dell'Athos, riferisce che gli Apostoli, radunati nel Cenacolo dopo la Risurrezione e l'Ascensione di Cristo, avrebbero deciso di mandare missionari per diffondere il Cristianesimo nel mondo conosciuto di allora. La Madonna stessa, in quella occasione, espresse il desiderio di partire e le fu assegnato il compito di andare in Georgia e sull'Athos. Le fu però comunicato, tramite Gabriele, di rimandare la partenza; la Madonna obbedì fino al giorno in cui ricevette da Lazzaro, allora Vescovo di Cipro, l'invito di recarsi da lui, prima della sua morte. Durante il viaggio da Efeso con Giovanni l’evangelista, una violenta tempesta spinse il battello verso l’Athos e costrinse la Madre di Dio a sbarcare nella penisola, non lontano dal luogo in cui sorse poi il monastero di Ivìron. Affascinata dalla bellezza del luogo, la Panaghìa richiese il Monte in dono al Figlio Gesù. Allora si udì una voce: "Questo luogo sia tua eredità e tuo giardino; e sia porto di salvezza per coloro che vogliono salvarsi".

Monastero di Grigoriu.
Monastero di Grigoriu.

In quell'occasione Maria avrebbe pronunziato queste parole: "Questo monte mi è stato dato in eredità da mio Figlio e Dio". Si mette anche nella bocca di Maria la seguente preghiera (che si ritroverà più tardi nella vita di Pietro Athonita): "Figlio mio e Dio, benedici questo luogo e riversa la tua misericordia su questo monte e sui suoi abitanti sino alla fine del mondo, per il tuo e per il mio nome. Fa' che siano facilmente rimessi i loro peccati e salvali dalla dannazione eterna. Ricolmali di ogni bene nel secolo presente e della vita eterna; glorifica questo luogo al di sopra di ogni altro e diffondi qui le tende di questi tuoi fedeli da un capo all'altro, dal settentrione al meridione, e salvalo da ogni assalto di nemici visibili e invisibili".

Leggenda di Galla Placidia

Un'eco lontana della predizione della Vergine è percepibile in racconti più tardi scritti sempre con l'intenzione di riaffermare con forza lo specialissimo legame esistente tra il Monte Santo e la Madre di Dio. E ancora, verso il 1855, un monaco aghiorita, Giacomo di Nea Skiti, riproducendo nella sua monumentale 'Storia dell'Athos' (Athonias) la predizione della Madre di Dio a Pietro, aggiungeva che sulla donazione del Monte Santo alla Vergine da parte di Cristo "esistono molti libri manoscritti nelle biblioteche dei Monasteri athoniti in lingua greca e slava". Ciò facendo, egli ribadiva la realtà "storica" di questa donazione che era invece contestata da altri dotti.

La bellissima skiti rumena di Prodromu.
La bellissima skiti rumena di Prodromu.

Fra le numerose leggende che si riferiscono a questo argomento, basti citarne solo una, riguardante Galla Placidia (386-452), la figlia di Teodosio I, che voleva rendere visita al suo fratello, l’imperatore Arcadio di Costantinopoli, e si fermò all’Athos; venne in pellegrinaggio al monastero di Vatopedi che il suo padre aveva fondato. I monaci le andarono incontro, la ricevettero con i dovuti onori e la portarono in grande pompa nel Monastero e nella chiesa. I calogeri entrarono dalle grandi porte di bronzo; l’imperatrice, invece, insistette per entrare da una porta più stretta situata al nord. Ma nel momento stesso in cui si apprestava a attraversare la porta, sentì di colpo una voce simile al tuono che proveniva dall’icona vicinissima della Panaghìa, che diceva: "Fermati! Non fare un passo di più! Cosa fai qui, tu una donna? Tu sei sì una regina, ma qui regna un’altra Regina. Esci dalla chiesa: i piedi di una donna non calpesteranno mai più questo territorio!".

I calogeri raccontano che, a partire da quel giorno, l’ingresso della Santa Montagna fu severamente interdetto a tutte le donne. E questa che abbiamo raccontato è, nel Monte Athos, la tradizione monastica relativa alla straordinaria proibizione. Lo stesso divieto, come abbiamo visto in precedenza, è stato invocato più tardi da Sant’Atanasio dell’Athos, il fondatore della 'Grande Laura'.

Icona miracolosa della Panaghìa Tricherussa, XIV secolo, conservata nel katholikón del Monastero di Chilandri.
Icona miracolosa della Panaghìa Tricherussa, XIV secolo,
conservata nel katholikón del Monastero di Chilandri.

Senza dubbio, ragioni ascetiche rigide e il desiderio di massima osservanza della castità a cui è votato il monaco sono all'origine di tale divieto. Esso potrebbe ricondursi forse già ad una decisione dell'Imperatore Basilio I il Macedone (897-886), il quale, in una crisobulla dell'885, in seguito a molte difficoltà ed ingerenze esterne negli affari dei Monaci, riservò a loro soli il diritto di abitare la Santa Montagna, negandolo ai laici e persino ai Pastori delle Chiese. In seguito, oltre che alle donne, il divieto si estese anche agli animali di sesso femminile.

Giorgio Gharib