Madre di Dio

 

N. 1 Gennaio 2002

Preghiera di Giovanni Paolo II a Maria Regina della Pace
  
Editoriale

"Madre Teresa, quando guarda, vede!"
  
Mons. A. Comastri

Affidati alle cure materne di Maria
  
G. Daminelli

Il Monte Athos, regno della Vergine Maria
  
G. Gharib

Fatti e persone
  
a cura di B. Simonetto

Maria ci apre la porta dei Sacramenti
  
S. De Fiores

Cosa ci dicono le scritture di Maria
  
S. Moreno

"Senza perdono non c'è pace"
  
B. Simonetto

Escrivá de Belaguer, mistico di Maria
  
M. Di Lorenzo

Le ragioni che convincono su Madjugorje
  
G. Amorth

Maria nella mia vita 
(don Giosy Cento)

  
S. Moreno

In Libreria

I 70 anni di Madre di Dio

Maria nei suoi Santi - S. Giovanni Bosco

Litanie Lauretane

 

Madre di Dio n. 1 Gennaio 2002 - Copertina

 

 

 

 

Cento anni fa nasceva il fondatore dell’Opus Dei

di MARIA DI LORENZO

Escrivá de Balaguer, mistico di Maria
   

L’apostolo della santità dei laici nella vita quotidiana diventa Santo nel centenario della sua nascita e mostra a tutto il popolo di Dio un cammino possibile di santità nell’esperienza ordinaria che ha il suo modello in Maria.

Il Beato Josemaría Escrivá , fondatore dell'Opus Dei."Vedo con chiarezza meridiana il segreto della felicità terrena ed eterna: non soltanto adeguarsi alla volontà di Dio, ma aderirvi, identificarsi con essa. Volere – in una parola – con un atto positivo della nostra volontà, la Volontà divina. Questo – insisto – è il segreto della gioia e della pace." (Forgia, 1006). Così è scritto in una delle opere più famose di Mons. Josemaria Escrivá de Balaguer, sacerdote di origine spagnola di cui si celebra quest’anno il centenario della nascita, che avvenne il 9 gennaio 1902 a Barbastro, da una famiglia di profonda e schietta fede cattolica.

Le sue spoglie mortali riposano a Roma, nella sede centrale di viale Bruno Buozzi, ai Parioli, meta di incessanti pellegrinaggi. La sua morte avvenne il 26 giugno 1975. Giovanni Paolo II l’ha proclamato Beato il 17 maggio 1992, alla presenza di centinaia di migliaia di fedeli giunti da ogni parte del mondo. Ora, infine, è arrivato per lui anche il decreto di canonizzazione, dopo l’accertamento del miracolo operato da Dio attraverso la sua intercessione: la guarigione "clinicamente inspiegabile" di un medico spagnolo di sessantanove anni.

Santo a tempo di record, il fondatore dell’Opus Dei. Ma chi era Escrivá de Balaguer e qual è stato il suo messaggio apostolico? Cosa rimane, oggi, di quel messaggio?

"La verità è inseparabile dalla gioia"

A quindici anni, nel 1917, Josemaria è studente di liceo. Una mattina d’inverno scorge sulla neve che di notte ha ricoperto le strade, ancora immacolata, delle impronte di piedi nudi; appartengono a un carmelitano scalzo, e questo semplice episodio suscita in lui una forte inquietudine e un profondo desiderio di generosa dedizione a Dio.

Diventa sacerdote nel 1925 e, tre anni dopo, il 2 ottobre 1928, a Madrid, mentre si trova in raccoglimento nella sua stanza, nel corso di un ritiro spirituale presso la casa centrale dei missionari di S. Vincenzo de Paoli, "vede" ciò che da quel momento in poi occuperà ogni istante della sua esistenza: quel cammino di santificazione nella vita quotidiana, nel lavoro e nell’orazione in cui si riassume il messaggio spirituale dell’Opus Dei.

"Fate tutto per amore. Così non ci saranno cose piccole: tutto è grande. Perseverare per amore nelle piccole cose è eroismo"; "Dobbiamo stare in Cielo e sulla terra, sempre. Non "fra" il Cielo e la terra, perché siamo del mondo". E ancora: "Quando ti lanci nell’apostolato, convinciti che si tratta sempre di rendere felice, molto felice la gente: la verità è inseparabile dalla gioia".

In queste fulminanti annotazioni è mirabilmente racchiuso il messaggio di don Escrivá de Balaguer, "el Padre" per le molte migliaia di figli della sua Opera: circa ottantamila fedeli, sposati e non, giovani e vecchi, uomini e donne, di oltre novanta nazionalità. Una "organizzazione disorganizzata", per dirla col fondatore, e oggi più che mai "un mare senza sponde", in continua e geometrica espansione, con cui il Prelato spagnolo, "ha anticipato – sono parole del Santo Padre Giovanni Paolo II – quella teologia del laicato, che caratterizzò poi la Chiesa del Concilio e del post-Concilio. Tali infatti sono il messaggio e la spiritualità dell’Opus Dei".

Diventata 'Prelatura Personale' dopo un lungo e tormentato iter giuridico, l’Opera di Mons. Escrivá de Balaguer, oggi retta dal Prelato Mons. Javier Echevarria Rodriguez, è diffusa in tutti i Continenti, con fedeli appartenenti a ogni condizione sociale e professione; con scuole, istituti, residenze, campus di altissimo livello. Alla Prelatura non si aderisce in forza di voti, ma di un impegno serio e preciso, basato sulla parola. In Italia gli appartenenti all’Opus Dei sono circa quattromila. (Per chi vi fosse interessato, l’Ufficio informazioni della Prelatura dell'Opus Dei è a Roma in piazza S. Agostino, 5/A (tel. 06.6867522 – fax 06.6869550). La Prelatura ha anche un sito internet multilingue: www.opusdei.org).

"Questo centenario – come ha detto giustamente Mons. Echevarria – non è solo una commemorazione, ma un invito ad approfondire gli insegnamenti del fondatore, individuando nuovi modi per applicarli sempre meglio nella vita di tutti i giorni".

Il Beato Escrivá tra ragazzi e ragazze di diversi Paesi del mondo.   

Il Beato Escrivá tra ragazzi e ragazze di diversi Paesi del mondo.

Il Beato Escrivá tra ragazzi e ragazze di diversi Paesi del mondo.

Consacrati a Maria

Il cristiano è figlio di Dio in virtù del Battesimo. Lo spirito dell'Opus Dei evidenzia questa verità fondamentale del cristianesimo, come insegna il fondatore: "La filiazione divina è il fondamento dello spirito dell'Opus Dei". Quindi, la formazione fornita dalla Prelatura suscita in ogni fedele una viva consapevolezza della condizione di figlio di Dio e lo aiuta ad assumere un comportamento coerente con tale realtà, facendo scaturire innanzitutto fiducia nella Provvidenza divina.

Lo spirito dell’Opus Dei mira a coltivare la preghiera e la penitenza, per sostenere l’impegno di santificare le realtà quotidiane. Perciò i fedeli della Prelatura introducono nella propria vita delle pratiche costanti, come l’orazione mentale, la partecipazione quotidiana alla S. Messa, il Sacramento della Penitenza, la lettura e la meditazione del Vangelo.

La devozione alla Madonna occupa un posto di rilievo nei loro cuori. Ogni appartenente dell’Opera prima di ogni attività, sia materiale che spirituale, prega così: "Santa Maria, speranza nostra, ancella del Signore, sede della sapienza, prega per noi".

Ai suoi figli spirituali Escrivá raccomandava, secondo il carisma fondazionale, di seguire l’esempio di Maria. "Non dimentichiamo – diceva lui – che i giorni trascorsi dalla Madonna sulla terra furono quasi per intero molto simili a quelli di tanti milioni di donne occupate nella cura della famiglia, nell’educazione dei figli, nelle faccende domestiche. Maria santificava le cose più piccole, quelle che molti altri considerano erroneamente insignificanti, senza valore: il lavoro di ogni giorno, le attenzioni prodigate alle persone care, le conversazioni e le visite ai parenti e agli amici… Benedetta normalità così piena di amore di Dio!".

Escrivá andò anche pellegrino a Loreto, il 15 agosto 1951, per consacrare l’intera Opera da lui fondata al Cuore Immacolato di Maria, dopo che nel marzo dello stesso anno aveva consacrato alla Santa Famiglia le famiglie dei membri dell’Opus Dei. Per Maria, inoltre, scrisse Il Santo Rosario, un libro di meditazioni su ciascuno dei 15 misteri della vita di Cristo e della Vergine che si contemplano nella recita della pratica mariana. La prima edizione castigliana uscì nel 1934, e a tutt’oggi ne sono apparse oltre cento edizioni in ventidue lingue.

L'oceanica partecipazione del 17 maggio 1992 in Piazza San Pietro.
L'oceanica partecipazione del 17 maggio 1992 in Piazza San Pietro, 
giorno della beatificazione di Josemaría Escrivá de Balaguer.

Grande era la sua devozione mariana. Non a caso, probabilmente, era entrato studente nel Seminario di Saragozza, all’ombra del famosissimo e venerato santuario della Vergine del Pilar. Il cammino di Maria - diceva - deve essere il nostro cammino. Noi dobbiamo imitarla nella vita ordinaria, nelle circostanze concrete che sostanziano la nostra vita. Ella è sì una creatura come noi, ma grande, grandissima è la sua umiltà, e "se ne contempleremo la vita – sosteneva ancora – riceveremo dal Signore la luce necessaria per saper divinizzare anche la nostra esistenza quotidiana".

Santificarsi nel lavoro

Il Concilio Vaticano II ha ricordato che tutti i battezzati sono chiamati a seguire Cristo, a vivere il Vangelo e a farlo conoscere. L'Opus Dei ha lo scopo di contribuire a tale missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo fra i fedeli cristiani di ogni condizione uno stile di vita pienamente coerente con la fede nelle circostanze quotidiane, specialmente attraverso la santificazione del lavoro.

Fra le realtà ordinarie su cui un comune cristiano deve costruire la propria santificazione e a cui deve pertanto imprimere una dimensione cristiana, vanno incluse, per la maggior parte delle persone, il matrimonio e la famiglia. Infatti ben il 70% degli appartenenti all’Opera sono sposati. "Il matrimonio cristiano non è una semplice istituzione sociale, né tanto meno un rimedio alle debolezze umane: è un'autentica vocazione soprannaturale".

"Hai l’obbligo di santificarti. Anche tu. Chi pensa che la santità sia un impegno esclusivo dei sacerdoti e dei religiosi? A tutti, senza eccezione, il Signore ha detto: "Siate perfetti…"(Cammino, 291). Questo vuol dire esattamente "tradurre in endecasillabi la prosa quotidiana": cercare la propria santità in mezzo al mondo, nelle cose ordinarie ("fare straordinariamente bene le cose ordinarie"), trasformando il lavoro quotidiano in orazione, occasione di incontro con Dio; poiché il Signore ha creato l’uomo affinché lavorasse e il lavoro è, appunto, il mezzo attraverso il quale l’uomo partecipa all’opera divina della creazione, seguendo il modello di Gesù che visse gli anni precedenti alla sua vita pubblica nel silenzio e nell’umiltà del proprio lavoro, a Nazareth, presso la bottega artigiana di Giuseppe, fino al compimento del suo trentesimo anno di età.

Il 'Centro Elis' dell'Opus Dei nella borgata del Tiburtino in Roma.
Il 'Centro Elis' dell'Opus Dei nella borgata del Tiburtino in Roma, 
punto di riferimento per l'educazione, il lavoro, l'istruzione 
e lo sport di giovani e famiglie.

Nell’Opera, dunque, ciascuno è chiamato a santificarsi nel proprio lavoro quotidiano, un lavoro che si trasforma in preghiera e costante dialogo con Dio, con una "piedad sin beaterìa" (una devozione senza bigotteria), come raccomandava Josemaria Escrivá, qualcosa che a ben vedere – nel suo essere al tempo stesso rivoluzionaria e antichissima ("vecchia come il Vangelo e nuova come il Vangelo")-, pone le basi di quella che è già, e sempre più sarà, la forza spirituale, nonché la struttura portante del Cristianesimo del terzo millennio.

 Maria Di Lorenzo