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N. 1 Gennaio 2002
Maria nei suoi Santi - S. Giovanni Bosco
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Con
Maria nel nuovo millennio Maria
ci apre la porta dei Sacramenti
Come madre educatrice, Maria accompagna i
Cristiani nell’itinerario spirituale che avviene con le scansioni
sacramentali e mediante altre vie offerte in vista della loro
perfezione. L'essere umano trinitario non si limita alla semplice nozione del mistero, ma ne approfondisce progressivamente il significato per giungere a una comunione totale con le tre Persone divine. Non basta aver ricevuto il Battesimo, né basta aver detto di sì a Dio all’inizio della vita cristiana. Paolo si lamenta con i fedeli che hanno ricevuto la fede da qualche tempo, perché erano rimasti «neonati in Cristo», incapaci di un «nutrimento solido», cioè di una conoscenza approfondita della salvezza (cfr 1Cor 3,1-2). Quando il Vangelo afferma: «Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non può entrare in esso» (Mc 10,15) vuol dire che dobbiamo avere un cuore disponibile, ma non invita all’infantilismo, fenomeno regressivo che implica l’abdicazione della responsabilità. Perciò Paolo esorta: «Siate come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto a giudizi» (1Cor 14,20).
Sotto l’influsso dello Spirito della vita La spiritualità cristiana esige un passaggio dalla condizione di bambini, imperfetti, ignoranti e carnali, allo stadio di adulti, perfetti, spirituali, maestri. Il Nuovo Testamento invita a diventare persone sempre più mature, ad approfondire la rivelazione e comunicarla, a conformarci all’immagine di Cristo, a crescere nella fede e nell’amore (Col 1,28; Ef 3,12; 2Cor 10,15; 1Cor 14,1). Sotto l’influsso dello «Spirito della vita» (Rm 8,2) il cristiano cresce nella conoscenza del piano della salvezza e diviene perfetto passando dalla condizione di infante (1Cor 3,1; Ef 4, 14) a quella di uomo spiritualmente maturo (1Cor 2,6-15; 14,20.37; Gal 6,1; Fil 3,15; Col 4,12). Il traguardo in questa linea consiste nella progressiva trasformazione ad immagine del Signore (2Cor 3,18), finché anche il corpo mortale sarà diventato totalmente spirituale con la risurrezione finale (1Cor 15,44-49). Questa prospettiva ricupera la stessa materialità e corporeità della salvezza, al di là di uno spiritualismo non sorretto dalla Bibbia. Risulta così che la spiritualità paolina è una grande sintesi di tutte le dimensioni dell’uomo nel Cristo attraverso il legame perfetto della fede e dell’amore (cfr 1Cor 13, 10). In prospettiva giovannea, lo Spirito è l’«altro Consolatore», che rimane sempre con i discepoli, perché dimora presso di loro e sarà con loro (Gv 14,16). Il suo compito è interiore, non solo in quanto autore della nascita dall’alto (Gv 3,3-8), ma pure perché è un maestro che continua l’opera formativa di Gesù inverando il Vangelo: «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto» (Gv 14,16); «Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,13). Niente autorizza a rimandare l’esperienza trinitaria alle alte fasi della vita mistica. Questa, iniziata nel Battesimo, prosegue negli altri Sacramenti che accompagnano il cristiano nelle varie tappe della vita spirituale. Nel libro Teologia della mistica Anselm Stolz (+1942) reagisce all’impostazione soggettivo-psicologica della vita spirituale, che restringe ad alcuni la vocazione alla contemplazione mistica, rivendicando la specificità della mistica cristiana in forza del dato oggettivo-liturgico. Il battezzato partecipa alla morte e risurrezione del Signore (Rm 6,6-11), cioè entra in comunione con Cristo e pertanto può già chiamarsi mistico, ma lo diverrà in senso stretto quando giungerà a «sperimentare» la realtà di Dio. Ne consegue pure che «la mistica cristiana è sostanzialmente una mistica sacramentale», non solo perché fondata sul Battesimo, ma anche perché si sviluppa con la Cresima e soprattutto con l’Eucaristia che è «il sacramento della mistica». La mistica resta pertanto «un coronamento della grazia sacramentale» e nello stesso tempo «anticipa l’esperienza escatologica». «Ascesi e mistica non sono dunque due tappe successive di vita, ma due elementi costantemente legati l’uno all’altro». Nel cammino del battezzato non manca la presenza materna ed esemplare di Maria, quale conseguenza del suo intervento cooperatore al momento della rinascita dall’acqua e dallo Spirito. Come madre educatrice, Maria accompagna i Cristiani nell’itinerario spirituale che avviene con le scansioni sacramentali e mediante altre vie offerte in vista della loro perfezione.
La Confermazione per opera dello Spirito Ogni sacramento costituisce un evento salvifico perché è un incontro con Cristo che comunica al singolo cristiano la grazia e la benedizione del mistero pasquale. Questo vale per la Confermazione, considerata un complemento del Battesimo in quanto conferma il «lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo» (cfr Tt 3,5-6). L’esperienza di questo sacramento è più realistica nell’attuale disciplina, poiché esso viene ricevuto quando si è raggiunta una crescita non solo fisiologica ma anche di coscienza. Il cresimato sperimenta la Confermazione come sacramento di crescita nella vita spirituale, grazie all’incontro con Cristo che effonde dal Padre il suo Spirito. Egli sa che lo Spirito è la forza di Dio concessa agli uomini come alla Vergine Maria e agli Apostoli per renderli capaci di operare realtà umanamente impossibili: la concezione verginale del Verbo, l’evangelizzazione del mondo. La Cresima conferma il battezzato come uomo trinitario, perché incita a sviluppare i rapporti con la Trinità, partendo dalla persona del Paraclito. Qui è particolarmente opportuno il ricorso a Maria come modello di una vita nello Spirito e attualizzazione del mistero della Pentecoste. Ella infatti è la creatura pneumatiforme e pneumatofora, poiché in lei viene anticipata la Pentecoste (cfr Lc 1,35). Ella contrae vincoli speciali con lo Spirito, agendo con lui in sinergia per il concepimento verginale di Cristo. Tutta la sua esistenza appare sotto l’influsso dello Spirito, che la plasma rendendola «nuova creatura» (cfr LG 56) e le dona il cuore nuovo predetto dai profeti (Ger 31,31; Ez 36,25-26), per cui può rispondere con fede perfetta all’angelo Gabriele. Rimane il fatto fondamentale che lo Spirito Santo ha formato «in Maria, per mezzo di lei e da lei, il suo capolavoro Gesù Cristo, Verbo incarnato». Sempre con lo Spirito Maria continuerà a generare i figli di Dio, che sono anche suoi figli. La sua maternità messianica si espliciterà sul Calvario, dove, come la donna partoriente, diventerà in un solo giorno la madre del popolo di Dio rappresentato dal discepolo amato (cfr Is 66,6-14; Gv 16,21-22; 19,25-27). La cooperazione di Maria con lo Spirito, che l’ha resa il tabernacolo escatologico e l’arca della nuova Alleanza, si perpetua nella vita glorificata. La condizione celeste, vista alla luce della dottrina paolina della risurrezione dei corpi, di cui Cristo è primizia (1Cor 15,20 ; 20,42-44), rende Maria una persona totalmente trasformata dallo Spirito e le permette l’esercizio della maternità nell’ordine della grazia: in Cristo e dopo di lui diviene spirito che dà vita (1Cor 15,45). L’accoglienza vissuta di Maria e l’esperienza della sua «presenza» deve abbinarsi e sfociare nella continua docilità allo Spirito.
L’incontro con Gesù nell’Eucarestia Come la nutrizione «conserva la vita e la forza dell’uomo» così l’Eucarestia nutre il battezzato e gli offre un’ispirazione profonda per crescere nella vita spirituale. Uno sguardo generale ai quattro racconti dell’istituzione dell’Eucarestia (1Cor 11,23-26; Lc 22,15-20; Mc 14,22-25; Mt 26-29) evidenzia che essi si riferiscono ad un unico e medesimo avvenimento: l’ultima cena di Gesù. Si tratta del rito conviviale tipicamente giudaico, ma nel celebrarlo Gesù non si limita alle usuali formule di benedizione, bensì conferisce al pane e al vino una relazione con il suo corpo immolato e con il suo sangue versato, attualizzando così la nuova Alleanza escatologica di Dio con gli uomini e stabilendo un legame con il futuro banchetto nel regno di Dio, dove si realizzerà l’unione perfetta tra Dio e l’uomo. Questi elementi fondamentali sono comuni ai quattro i racconti . Secondo la Scrittura la cena è il rito della presenza permanente della persona di Cristo nel dono totale che fa di se stesso al Padre a favore degli uomini. L’Eucarestia è un mistero centrale del Cristianesimo dove naufraga l’intelligenza dei teologi e dei mistici, anche se per essi «è dolce naufragare in questo mare» (G. Leopardi). Mai si potrà comprendere il nascondimento del Signore della gloria sotto gli umili elementi del pane e del vino. Al tempo stesso l’Eucaristia è fonte di vita per la Chiesa, sicché Henri de Lubac ha potuto condensare questa verità in una frase: «La Chiesa fa l’Eucaristia, l’Eucaristia fa la Chiesa». E non si può certo ignorare la fecondità del rapporto tra la Vergine Maria e l'Eucarestia, plasticamente indicata nel canto "Ave verum corpus, natum de Maria Virgine".
Unzione dei malati Nella malattia il cristiano non è lasciato solo. Fin dall’antichità si chiamano i presbiteri della Chiesa che ungano con olio i malati e pregano per loro e con loro (cfr Gc 5,14-15). Il fine del sacramento dell’unzione degli infermi è la remissione dei peccati e il ristabilimento in salute. Quando la malattia è mortale il sacramento accompagna il malato nell’ultimo combattimento. Contemplando Maria nella sua condizione glorificata, è stato spontaneo per i Cristiani rivolgersi a lei, fiduciosi che a nessuno quanto a lei si applica la consegna di Giacomo: «Molto vale la preghiera del giusto» (Gc 5,16). Maria non è solo colei che intercede, ma anche colei che partecipa della potenza divina e possiede il potere di guarire. Riconosciuta come portatrice della grazia terapeutica, ella viene invocata dalla tradizione orientale come «consolazione degli afflitti e salute degli infermi, speranza di coloro che sono senza speranza, tesoro inesauribile di guarigione». In Occidente Maria è riconosciuta «salus infirmorum», invocazione divenuta popolare con le litanie lauretane. La storia documenta innumerevoli testimonianze di guarigioni ottenute con la preghiera a Maria. Un riferimento obbligatorio è costituito da Lourdes, dove nel 1883 viene fondato il Bureau médical des constatations, che riconoscerà come miracolose 65 guarigioni. Similmente non sono da dimenticare le tavolette votive e gli ex voto anatomici, che sono un’eco del dialogo efficace tra il devoto e la Vergine. Certo, il soccorso di Maria ai Cristiani malati non è automatico né immediato: ella rispetta i tempi della storia della salvezza, anticipando solo nel segno l’epoca escatologica, e partecipa al modo di agire di Dio esaudendo al di là delle richieste i desideri più giusti e profondi dei suoi figli. Questi segni che punteggiano il cammino pellegrinante del popolo di Dio rivelano ad un tempo l’interesse di lei per i sofferenti e preludono al mondo rinnovato. L’Addolorata, con la sua testimonianza, insegna a soffrire con Cristo, ad amare, credere e sperare. L’Assunta in cielo diviene pegno della nostra comunione definitiva con Dio-Trinità. Maria 'salute degli infermi' anticipa in sé l’uomo nuovo dell’escatologia. Contemplandola riusciamo meglio a santificare il dolore ed a lottare per una nuova umanità secondo il piano salvifico di Dio. In lei leggiamo il nostro destino. Stefano De Fiores |
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