Madre di Dio

 

N. 1 Gennaio 2002

Preghiera di Giovanni Paolo II a Maria Regina della Pace
  
Editoriale

"Madre Teresa, quando guarda, vede!"
  
Mons. A. Comastri

Affidati alle cure materne di Maria
  
G. Daminelli

Il Monte Athos, regno della Vergine Maria
  
G. Gharib

Fatti e persone
  
a cura di B. Simonetto

Maria ci apre la porta dei Sacramenti
  
S. De Fiores

Cosa ci dicono le scritture di Maria
  
S. Moreno

"Senza perdono non c'è pace"
  
B. Simonetto

Escrivá de Belaguer, mistico di Maria
  
M. Di Lorenzo

Le ragioni che convincono su Madjugorje
  
G. Amorth

Maria nella mia vita 
(don Giosy Cento)

  
S. Moreno

In Libreria

I 70 anni di Madre di Dio

Maria nei suoi Santi - S. Giovanni Bosco

Litanie Lauretane

 

Madre di Dio n. 1 Gennaio 2002 - Copertina

 

 

 

 

La Madre di Dio nella liturgia orientale

di GIORGIO GHARIB

Il Monte Athos, regno della Vergine Maria
   

La "Santa Montagna", unica "repubblica monastica" esistente al mondo, è anche il luogo dove la Vergine Maria regna su luoghi e cuori. - Iniziamo una serie di articoli sulla suggestiva storia mariana di questo santo luogo.

Il Monte Athos, detto anche «Santa Montagna», è uno di quei luoghi dove soffia lo Spirito. Dopo una storia più che millenaria, costituisce attualmente l'unica repubblica monastica esistente nel mondo, riconosciuta dalle Nazioni Unite e governata da monaci.

Compongono questa singolare repubblica venti Monasteri, indipendenti l'uno dall'altro e sovrani ognuno nel proprio territorio. Nessuna Autorità ecclesiastica può intervenire sia nei relativi affari interni che in quelli amministrativi. Il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli è considerato autorità esclusivamente spirituale.

Il Monte Athos ha una storia millenaria e ha influito sensibilmente sulla storia di Bisanzio prima, e sulla vita delle Chiese ortodosse più tardi. I monaci hanno sviluppato una spiritualità propria; a loro è dovuto il movimento detto esicasta (esicasmo è la pratica ascetica mirante all'unione mistica con Dio che ha come condizione essenziale il raggiungimento dell'issichìa, tranquillità interiore, pace e silenzio), penetrato in tutti i settori della vita ecclesiastica del mondo ortodosso. Per quanto concerne il culto della Madre di Dio, Maria regna sovrana, essendo l'unica donna ammessa sulla Santa Montagna; e questo sembra sia stato fin dalle origini. Il calogero athonita ha l'anima, possiamo dire, impregnata di devozione e di amore per la Madre di Dio.

La Madonna, invocata di preferenza con il nome di Panaghia, o Tuttasanta, è considerata la Badessa (Gerontissa, cioè: l'Anziana), quindi la Padrona della Santa Montagna, la vera Regina di questa repubblica monastica, la vera proprietaria di uomini e di luoghi.

I Monasteri del Monte Athos in un affresco del Kiriakón della skiti rumena in Prodromu, XIX sec.
I Monasteri del Monte Athos in un affresco del Kiriakón
della skiti rumena in Prodromu, XIX sec.
 
La Vergine Patrona del Monte Athos, raffigurata in piedi,
quasi a dominare la 'Santa Montagna'.

Un po’ di storia

L'Athos è una grande lingua di terra montuosa che si eleva a picco sul mare Egeo raggiungendo la quota di 2033 metri, a conclusione di una dorsale dal profilo progressiva- mente ascendente: si tratta di una stretta e lunga penisola che si protende per circa quarantacinque chilometri nel mare e costituisce la più orientale delle tre caratteristiche 'dita' della regione calcidica.

Per la sua eccezionale configurazione geofisica, la penisola dell'Athos è ricordata fin dall'antichità (cfr. Omero) come luogo sacro; ed Eschilo scriveva: "dove regna Zeus"), secondo la congeniale tradizione ellenica di inserire il concetto della divinità in luoghi particolarmente significativi per le loro caratteristiche naturali.

Effettivamente la maestosa mole appuntita dell'Athos, che è detto Haghion Oros, o montagna sacra, spesso maestosamente incappucciata dalle nubi, è esaltata dagli straordinari apporti cromatici del mare, del cielo e di una vegetazione di tipo mediterraneo particolarmente lussureggiante. Vale anche la pena di citare il singolare fenomeno naturale determinato dall'ombra della cima del monte, che nel giorno del solstizio d'inverno giunge a toccare l'isola di Lemno, raddoppiando così quasi la lunghezza della penisola.

All'epoca delle guerre persiane (480 a. C.) si ricorda il tentativo di Serse di tagliare la stretta lingua di terra larga di soli due chilometri, dove questa si innesta nel continente, con un canale per farvi passare le navi ed evitare di doppiare il capo, tristemente famoso per il mare in tempesta. (Mardonio, nel 491, vi perdette la flotta).

Ricca iconostasi del kiriakón di Sant'Andrea.
Ricca iconostasi del kiriakón di Sant'Andrea.

I primi insediamenti monastici

Non si hanno notizie precise sull'insediamento dei primi nuclei monastici: il monachesimo athonita, comunque, si inquadra nel vasto fenomeno dell'espansione di quel particolare modo di intendere e di vivere la vita e la vocazione religiosa, che inizia nei primissimi secoli dell'era cristiana. I più antichi insediamenti di monaci che si possono ricordare sono quelli del deserto di Nitria (Wadi-Natron, II secolo) in Egitto, da dove nel IV secolo, per merito della grande figura di Macario di Alessandria, il monachesimo inizia uno sviluppo sempre più fiorente, espandendosi progressiva- mente nel Sinai, in Palestina, Siria e in tutto il bacino mediterraneo. Nel IV secolo appaiono già fiorentissimi i centri monastici della Cappadocia (con i suoi famosi Padri Basilio il Grande, Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa), e nel 536, nella sola capitale dell'Impero, Bisanzio, si potevano contare sessantotto Monasteri maschili. E' utile ricordare che nel VI secolo si viene formando anche il monachesimo d'Occidente con San Benedetto. Alla fine del secolo VIII è assai importante la riforma delle 'Regole' di Basilio, elaborata da Teodoro in seno al monastero di San Giovanni di Studion, uno dei maggiori del mondo bizantino, mentre la lotta iconoclasta, rivolta principalmente contro i centri monastici, ne aumenta in definitiva la potenza e ne favorisce la diffusione.

Per quello che si sa, si fa generalmente risalire i primi insediamenti monastici nell'Athos solo a circa la metà del IX secolo, anche se alcune leggende li vogliono far risalire all'epoca di Costantino il Grande (+337) e persino a quella dell'imperatore romano Caracalla (!), da cui avrebbe preso il nome uno dei venti Monasteri oggi presenti nella penisola.

È quasi certo che inizialmente i primi ad arrivare sul Sacro Monte furono gli eremiti, favoriti anche dalla possibilità di rifugi naturali, soprattutto nella parte estrema della penisola.

A questo primo periodo, parallelamente allo sviluppo generale del monachesimo, seguì quello delle lavre (o laure), ossia della prima organizzazione comunitaria della vita eremitica, fino alla precisa configurazione dei Monasteri. Il primo e più famoso eremita porta il nome di Pietro, detto l'Athonita (842), che visse nella montagna in una grotta per circa cinquanta anni: la più antica lavra è quella fondata da San Eutimio di Tessalonica, nell'anno 862 circa.

Il Monastero di Dochiariu visto dal mare.
Il Monastero di Dochiariu visto dal mare.

Inizio e organizzazione dei Monasteri athoniti

La fondazione, e in definitiva l'organizzazione dei Monasteri, è opera invece di Atanasio l'Athonita, alla fine del X secolo. Di nobile famiglia, proveniente da Trebizonda sul Mar Nero, ma formatosi culturalmente a Bisanzio, parente e consigliere dell'imperatore Niceforo Foca, Atanasio introduce (non senza qualche resistenza e difficoltà) e diffonde le 'Regole' monastiche elaborate a Costantinopoli nel Convento di San Giovanni di Studion, legando così strettamente alla capitale gli insediamenti monastici, favorito naturalmente in ciò dall'appoggio ufficiale del clero e dello stesso imperatore. Ad Atanasio in particolare si fa risalire l'edificazione della Grande Lavra, e la storia ne tramanda la morte(nel 997?) in seguito al crollo di una cupola in costruzione.

Comincia così la grandiosa fioritura dei Monasteri, che si moltiplicano in numero ed in grandezza un po' in tutta la penisola; la posizione geografica difatti era particolarmente favorevole, perché offriva ai Monasteri un perfetto isolamento, ma insieme grande facilità di contatti e di scambi con il vicino grande centro spirituale, politico e commerciale di Tessalonica, nonché con la capitale bizantina, essendo l'Athos facilmente collegato via mare.

Alla metà del XIII secolo i principali Monasteri erano quelli di Lavra, Vatopedi, Iviron, ognuno dei quali raggiungeva allora anche un migliaio di monaci, cui si univa pure un gruppo di religiosi occidentali, provenienti soprattutto dall'Italia meridionale, dal Monastero degli Amalfitani.

Sotto i Comneni, nella Santa Montagna cominciano ad affluire monaci provenienti da più parti del mondo bizantino, in particolare degli Slavi, con la fondazione del monastero serbo di Chilandari (1197), di quello rumeno di Prodromou, quello georgiano di Iviron e quello russo di Rossikon.

Divenuta ormai vera entità politica, economica e amministrativa completamente autonoma, la comunità monastica athonita risente, sia pure un po' alla lontana, delle travagliate vicende dell'Impero bizantino, e in particolare dell'ambito greco.

Scorrerie e vessazioni da parte del Regno Latino (XIII secolo) e frequenti incursioni dei pirati (per cui il mare Egeo era tristemente famoso), non arrestano lo sviluppo dei vari Monasteri, che si adeguano alle necessità difensive, assumendo in breve tempo il tipico aspetto fortificato, tuttora ben visibile.

Il Monastero di Aghiu Pavlu domina un'ampia e selvaggia vallata.
Il Monastero di Aghiu Pavlu domina un'ampia e selvaggia vallata.

Dai 300 Monasteri del XIII secolo ai 20 attuali

Nel XIII secolo si ricorda l'esistenza di ben trecento centri monastici, con un numero grande di religiosi appartenenti a diverse Chiese del mondo bizantino.

Nel periodo dei Paleologi (secc. XIII-XV), anche l'Athos partecipa al profondo movimento di rinnovamento spirituale ed artistico, configurandosi anzi come centro autonomo, ma particolarmente vivo e ricco di spunti, per tutta la sfera di influenza bizantino. Così, mentre l'impero politicamente va disgregandosi, il piccolo Stato athonita diventa sempre più il polo d'attrazione di una cultura che, come si sa, sopravvive tenacemente e gloriosamente alla perdita delle libertà politiche.

Gli invasori Ottomani (turchi musulmani) che conquistano Tessalonica nel 1430, garantiscono l'autonomia della penisola monastica, assicurandole anche un certo periodo di prosperità e di benessere (secoli XV-XVII). Verso la metà del XVIII secolo si assiste alla fondazione (sia pur di brevissima durata) dell'Accademia athonita, un Istituto superiore di insegnamento dipendente dal monastero di Vatopedi, uno dei più ricchi e progrediti.

Il XIX secolo è un periodo di particolare sviluppo e di grande prestigio delle varie comunità monastiche, pur con la parentesi dell'occupazione turca, durata nove anni, in seguito alla viva partecipazione dei religiosi Athoniti al primo tentativo di insurrezione greca, nel 1821. In quel periodo convergono sull'Athos le attenzioni e gli interessi della vasta area russo-bizantina, bulgara e rumena, confermando così la particolare posizione di polo d'attrazione religiosa e culturale del mondo bizantino di cui i Monasteri Athoniti conservano e tramandano gelosamente la tradizione.

Da notare che dei numerosi monasteri sviluppatisi nel corso dei secoli, nel XIX secolo ne rimanevano solo ventidue, ridotti attualmente a venti, di cui alcuni già quasi abbandonati. Tuttavia, in questi ultimi anni la tendenza all'abbandono pare cessata; ed è, anzi, riscontrabile una ripresa, anche abbastanza vivace, delle vocazioni.

In genere, i Conventi sorgono in prossimità della costa, in posizioni particolarmente amene e panoramiche: è il caso dei Monasteri di Dochiarou, Xenophontos, Rossikon, Grigoriou, Dionysiou, Iviron, Stavronikita, Pantocratore, Vatopedi, Esphigmenou). Nell'immediato entroterra si segnalano i Monasteri di Simon Petra, Haghios Pavlos, Grande Lavra, Karakallou, Chilandari). Solo cinque Monasteri si trovano tra le montagne, sui due versanti della dorsale principale: Zographou, Kostamonitou, Xiropotamou, Koutloumoussiou, Philotheou).

I grandi Monasteri sono circondati da altri centri da esso dipendenti; questi sono chiamati skite (plurale di skiti). Ne sopravvivono attualmente dodici: si tratta di insediamenti monastici minori, formati il più delle volte da un agglomerato di modesti edifici, che li fa rassomigliare a piccoli villaggi. Numerosissimi poi sono gli insediamenti sparsi attraverso la foresta, chiamati Kellia, Kalyvai e Kathismata, in cui risiedono monaci isolati.

Esistono anche numerosi eremitaggi che rispecchiano ancora le più antiche forme di vita monastica: i monaci isolati scelgono caverne o anfratti naturali, sempre in posizione isolatissima e talora di difficile accesso. Gli eremitaggi sono particolarmente concentrati nell'estremità sud della Penisola.

Giorgio Gharib