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N. 1 Gennaio 2002
Maria nei suoi Santi - S. Giovanni Bosco
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Problemi
attuali di mariologia Affidati
alle cure materne di Maria Il dono della fede non passa attraverso
Maria, ma attraverso l’umanità di Cristo e l’azione dello Spirito;
ma esso è affidato all’attenzione e alle cure materne di Maria. Ogni sintesi mariologica che si rispetti può riassumersi in due capitoli: la persona e l’opera di Maria. La Lumen Gentium ne fissa il metodo e le linee maestre, abbandonando gli schemi preelaborati, e ci riporta alle fonti storiche della vita della Madre di Dio. Tuttavia, in questa breve riflessione, non ci soffermeremo sulla persona della Vergine, ma sulla sua opera. La missione di Maria è cristologica ed ecclesiale. L’inserimento "nel mistero di Cristo" appare dalle prime formule catechetiche e liturgiche della Chiesa apostolica. L’appellativo frequente "la madre di Gesù" denota la distinzione e la venerazione che ella gode nella Comunità cristiana. Sono Luca e, soprattutto, Giovanni a mettere in luce gli inscindibili rapporti tra Maria e il Figlio. La profezia di Simeone (Lc 2,30-35) annunzia a Maria una stretta associazione alla morte del Messia. Se il profeta si incarica di avvertirla, vuol dire che si tratta di una compartecipazione inattesa, indipendente dal dovere di una comune madre. È difficile non pensare a un compito, a una missione nel sacrificio (simboleggiato dalla spada) del Redentore. Ella era venuta nel tempio per presentarlo al Signore (Lc 2,22) e il profeta le propone l’oblazione più onerosa a cui ella non pensa, ma che dovrà un giorno egualmente compiere. Sembra che la conversione di molti cuori provenga anche dalla sua cooperazione, oltre che dal Figlio. L’invito rivoltole da Gesù dodicenne nel tempio non fa che confermare queste supposizioni. Maria doveva imparare a conoscere meglio il Figlio e prepararsi, così, persino a perderlo.
Intermediaria presso gli uomini San Giovanni ha collegato ancor più strettamente i rapporti tra Maria e il Cristo. Il significato profondo dell’ora, annunziata la prima volta a Cana, registra la profondità dei rapporti tra il Salvatore e la madre. Gesù non è il semplice figlio di Maria ma il Redentore il cui destino, fissato da un particolare piano divino, è segnato da ineluttabili leggi e scadenze. Maria non può nel periodo della vita pubblica congiungere la sua azione a quella di Gesù, perché l’ora del compimento della sua missione non è ancora venuta, ma quando giungerà ella sarà la sua insostituibile intermediaria presso gli uomini. La repulsa: "che vi è tra me e te, donna", vale fino al sopraggiungere del tempo stabilito per il sacrificio redentivo, quando questo sarà consumato; allora la separazione cesserà. Sul Golgota, a differenza che negli anni della vita pubblica, Maria non è più assente ma "sta vicina alla Croce", assiste cioè al sacrificio che vi si compie. Maria poteva chiudere il suo compito a Betlemme, ma nel piano divino la sua cooperazione non è destinata ad arrestarsi a tale momento. Ella non abbandonerà più il figlio. Da madre diventerà collaboratrice. Giovanni, accanto al titolo usuale, comune, le attribuisce quello nuovo di "donna", l’appellativo che rievoca quello di Gn 3,15, ma più verosimilmente di Gn 3,18-22 cioè le figure della prima collaboratrice dell’uomo, "l’aiuto del tutto simile a lui" che il Creatore ha voluto donargli. Eva porta Adamo fuori del suo isolamento; Maria porta Cristo verso un più ordinato, normale contatto con i redenti. Madre e collaboratrice del figlio, Maria vive e collabora con quanti sono vicini e uniti a Lui. Le sue mansioni ecclesiali sono una continuazione di quelle svolte nei riguardi di Cristo. In Lc 1-2 appare la "figlia di Sion", l’inviata, la Madre del Signore (1,28; 1,43), la "kekaritoméne" (1,28), il tempio vivente della divinità (1,35), l’Arca della nuova Alleanza in cui Dio continua a comunicare con gli uomini (1,39), la serva di Jahwè (1,38), la sua fiduciaria: Ella e la Chiesa messianica si integrano e costituiscono reciprocamente. Per il terzo evangelista, Maria riassume la Comunità dei credenti stretta intorno al Messia, intenta ad ascoltare la sua parola e a ritenerla insieme ai suoi ricordi. Il banchetto di Cana a cui Giovanni ci invita è anche un convito ecclesiale.
La sofferenza generatrice Ciò che Maria a Cana compie figurativamente, attua realmente sul Calvario. L’interpretazione che vede Maria presso la Croce come la donna del Genesi in lotta col serpente (3,15) va cedendo il posto a una interpretazione più biblica. La missione di Maria è quella della donna che collabora con Dio alla generazione della nuova vita. "Generare" non significa mettere al mondo "nuovi esseri" ma portarli a piena maturazione, cioè all’integrale possesso dell’esistenza. La donna, "quando arriva la sua ora, soffre" - ricorda Gesù nello stesso Vangelo di Giovanni (16,21) -, ma poi si rallegra perché ha dato al mondo un uomo. Sul Calvario le sofferenze del Messia e di tutti coloro che sono uniti al suo sacrificio sono le doglie del parto della nuova umanità. Gesù vivifica incessantemente questa umanità nuova col suo Spirito, ma contemporaneamente l’affida alle cure e alla tutela della madre. "Ho dato alla luce un uomo con l’aiuto di Dio", afferma Eva alla prima maternità (Gen. 4,1); la stessa cosa ripete tacitamente Maria quando sente affidarsi la custodia dei rigenerati dal sacrificio della Croce: "Donna, ecco tuo figlio", cioè i tuoi figli (19,26). Nel testo di Gv 16,21 si preannunciano il dolore e il gaudio del parto messianico, sul Golgota esso si realizza. Madre, socia del figlio, Maria stringe i suoi rapporti con i cooperatori della salvezza, particolarmente con lo Spirito. Ella è madre del Messia, ma per virtù dello Spirito Santo; è madre dei fedeli rigenerati ugualmente dall’acqua e dallo Spirito (Gv 3,5); Gesù dall’alto della Croce, dopo le parole rivolte a lei e al discepolo, effonde su di essi e su tutti il suo Spirito (19,30). La vita nuova non passa attraverso Maria, ma attraverso l’umanità di Cristo e l’azione comunicatrice dello Spirito, ma essa è affidata all’attenzione e alle cure di Maria. Maria è il complemento normale del disegno salvifico. Ella è la madre; la sua missione è stimolare, proteggere, preservare la nuova vita dell’uomo. Insieme allo Spirito è l'eterna alleata nell’attuazione del piano salvifico, dalla fase iniziale a quella escatologica. Il punto di partenza di questa riflessione è, ancora una volta, ovviamente il capitolo VIII della Lumen Gentium, la prima, ufficiale esposizione biblico-mariologica della Chiesa. La sua travagliata elaborazione mostra come si sia usciti da una impostazione magisteriale e scolastica, per un’altra più positiva e critica. L’originalità del documento è metodologica e tematica, di forma quindi e di contenuto. Se la mariologia tradizionale, pre e post-tridentina è prevalentemente assertiva, speculativa, razionale, l’indirizzo conciliare è sopratutto storico, biblico, pastorale. Per conoscere Maria non basta affidarsi semplicemente alla convenienza teologica (al "decuit, ergo fecit"), a una superficiale analogia fidei o alle particolari vedute di uomini o di scuole, ma occorre prima di tutto riportasi alle fonti della sua vita, alle tradizioni apostoliche e patristiche, al culto, alla liturgia.
Maria è sempre col suo Figlio Invece di continuare soggettivamente a tessere elogi alla Madre di Dio, i Padri invitavano a ricercare basi e garanzie sicure per una trattazione ineccepibile. Questa riflessione segnala, oltre il metodo, anche la direzione da seguire. Maria deve essere cercata nelle fonti bibliche ma accanto al Figlio (LG 52-59) e nella Chiesa (LG 60-65). La successione dei protagonisti della salvezza appare chiara: Dio, Cristo, Maria, Comunità. Ella è in mezzo, tra Cristo e la Chiesa, quasi il loro anello di congiunzione. Ma la maggioranza dei Patri, sostenitrice dell’inserimento di Maria nella costituzione del popolo di Dio, invitava a esaminare il posto e le funzioni che ella esercita nel Corpo Mistico di Cristo, verso il Capo e le membra. Maria è sempre col suo Figlio e con quanti gli appartengono. Lei è la Theotόkos e la madre dei fedeli: i titoli più alti che siano mai stati tributati a una creatura. La conoscenza di Cristo e dei suoi rapporti con la madre farà conoscere anche la realtà e la missione mariana in tutta la sua profondità. Giuseppe Daminelli |
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