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IL SANTUARIO MARIANO PIÙ ALTO D'EUROPA

Due mani materne protese verso l'Italia
   

   Madre di Dio n. 11 novembre 1999 - Home Page Sorge nei pressi del passo del Moncenisio, in alta Val di Susa. La grande statua posta a quota 3.450 cento anni fa e il santuario sottostante sorgono come a vegliare su un pericoloso luogo di passaggio percorso da millenni.

di FRANCESCO CAPONI
   

Durante tutto il mese di agosto si sono celebrate nella città di Susa manifestazioni mariane legate al centenario dell'erezione della statua della Madonna sul Monte Rocciamelone che domina la cittadina, il più alto santuario dell'Europa. Il messaggio di Giovanni Paolo II ne ricorda la storia scrivendo tra l'altro: «La presenza di Maria ha reso il Rocciamelone un centro di evangelizzazione, dove i fedeli, accogliendo come dalle labbra di Maria il messaggio della salvezza, possono tornare a gustare la gioia e la dignità di figli adottivi di Dio. Quante cose potrebbe raccontare l'immagine della Vergine! Vittorie sull'egoismo, perdoni dati e accolti, gesti di riconciliazione e di altruismo, che hanno trasformato la storia del Mocciamelone in una singolare "storia di anime", i cui capitoli sono custoditi con cura gelosa nel cuore della Madre».

Statua della Madonna delle Vette: la lapide posta davanti riporta la scritta: «I bimbi d'Italia a Maria». Statua della Madonna delle Vette:
la lapide posta davanti
riporta la scritta:
«I bimbi d'Italia a Maria».

L'ex voto del crociato Rotario d'Asti

Tra i tanti episodi il più significativo è certamente quello del Marchese Rotario Bonifacio di Asti; egli era uno di quelli che, pur dopo la disastrosa crociata condotta da Luigi IX, santo re di Francia, morto a Tunisi il 25 agosto 1270, continuavano a coltivare il sogno della liberazione del Santo Sepolcro e che avevano ripreso la via del mare per recarsi a combattere in Terra Santa. Ma l'infelice sorte volle che cadesse nelle mani dei Musulmani. La prigionia era insopportabile e perciò, rivolgendosi alla Madre di Dio, la supplicò perché venisse liberato; promise con voto di erigere una cappella sul monte più alto del Piemonte.

La storia non ci narra come avvenne la liberazione del marchese, ma certo essa si verificò, come ce ne fa fede il testo inciso ai piedi dell'immagine, trittico in bronzo: «Hic me portavit Bonifacius Rotarius civis astensis in honore»; la data è quella del 1358. Il trittico, attualmente e conservato nella cattedrale di Asti, rappresenta al centro la Madonna con il Bambino, a destra S. Giorgio e a sinistra forse S. Giuseppe e in basso il nostro Rotario.

Forse il marchese non sapeva che la cima più alta delle Alpi è il Monte Bianco; comunque gli sembrò che il Rocciamelone (quota 3.537 m.), sopra Susa e nei pressi del passo del Moncenisio, fosse il luogo migliore in cui sciogliere il voto. Fu lui stesso a portare il trittico di bronzo sulla cima, con un'ascesa certamente faticosa e piena di pericoli. Per collocare l'immagine con gli uomini del suo seguito eresse una cappellina, poco più che un anfratto.

Intanto 60 anni dopo la collocazione del trittico, Amedeo VIII di Savoia, sotto la cui dominazione erano cadute quelle terre, nel 1419 fece costruire la "Ca' (casa) d'Asti", un rifugio a quota 2.854 m., che rappresenta il punto di partenza per salire in vetta; nel 1796 il comune di Mompantero ricostruì la cappellina, in forma rotonda, quasi a prefigurare un ciborio.

Il pellegrinaggio al Rocciamelone significava e significa un'arrampicata impegnativa e anche pericolosa, eppure erano in tanti a farlo: nell'agosto del 1659 si recò al santuario il Duca Carlo Emanuele II di Savoia insieme alla sua corte, per mettere i suoi stati sotto la protezione di Maria.

Transitò per quel luogo anche l'infelice Papa Pio VI, mentre veniva condotto prigioniero in Francia, per ordine di Napoleone; essendo stato accolto con grande riverenza dal clero e dalla popolazione di Susa, volle concedere l'indulgenza plenaria ai pellegrini che salivano in vetta per venerare il trittico racchiuso nella rustica cappella.

Il trittico di bronzo portato in vetta dal Marchese Rotario nel 1358.
Il trittico di bronzo portato in vetta dal Marchese Rotario nel 1358.

L'offerta di 130.000 bambini d'Italia

Ma il bello di questo santuario montano doveva ancora venire. Fu per iniziativa di due anime generose, il Can. Tonda e il Prof. G. Battista Ghirardi che doveva sorgere quel monumento alla Castellana d'Italia che svetta sul Rocciamelone. L'idea era nata nella mente del Ghirardi che, trovandosi sulla cima del monte il 28 agosto 1895, rimase affascinato dalla veduta che da lì si godeva. Egli era una di quelle tipiche figure di cattolici impegnati del secolo passato; era venuto su dal nulla e si era impegnato a fondo per meritare la mano della sua sposa, di condizione agiata: vi era riuscito, diventando maestro di scuola. Fu anche scrittore ed impegnato nel campo politico, ma si distinse soprattutto come giornalista, dirigendo il settimanale L'Innocenza, rivolto ai piccoli.

L'idea di una statua della Madonna piacque al Can. Tonda, figura di primo piano tra il clero di Susa, e soprattutto trovò l'approvazione del Vescovo Mons. Edoardo Rosaz (beatificato dal Papa Giovanni Paolo II nel l990).

All'appello lanciato sul giornale L'Innocenza, al quale si associarono ben altri 400 giornali, rispose unanime il coro dei bambini italiani e ben 130 mila di essi offrirono l'obolo di 10 centesimi ciascuno. Il nome di quei generosi bambini è conservato in una cassa presso il Santuario.

La statua fu commissionata allo scultore torinese Giovanni Stuardi, egli rappresentò Maria Immacolata con le braccia aperte verso l'Italia. La fusione avvenne nel maggio 1899 nello stabilimento "Strada" di Milano. È alta tre metri; il suo peso è di 6 quintali e mezzo, mentre l'armatura in ferro della base pesa 8 quintali.

Il Papa Leone XIII benedì l'impresa e dettò egli stesso la scritta della lapide: "Alma Dei Mater / nive candidior / Maria lumine benigno Segusium / respice tuam / Ausoniae tuere fines / coelestis patrona" (Alma Madre di Dio, Maria, più candida della neve, guarda con occhio benigno la tua Susa; proteggi i confini d'Italia, o celeste Patrona).

Il 3 giugno la statua è a Torino, nella chiesa del Sacro Cuore di Maria, presente l'Arcivescovo Cardinale Richelmy e le principesse di Savoia Letizia e Elena, il Duca di Genova, che hanno patrocinato l'impresa. Il 15 giugno la statua viene solennemente benedetta da Mons. Edoardo Rosaz. Alla fine di giugno gli Alpini del battaglione "Susa", dopo aver smontando la statua in otto pezzi, erano riusciti a portarla a "Ca' d'Asti". "Il 26 luglio – scrive don Piardi, autore di una bella opera Il Rocciamelone ieri e oggi inizia la parte più difficile. A Ca' d'Asti sono accampati circa 60 alpini al comando del Tenente Parravicini e parecchi uomini di Mompantero. Da Ca' d'Asti alla vetta non esiste sentiero. Ma, sebbene a più riprese, con sforzi immani e sacrifici inauditi – in mezzo a mille difficoltà, tuttavia senza il ben che minimo incidente – la statua della Madonna risale le pendici scoscese e sulle robuste braccia degli Alpini raggiunse la vetta alle ore 10 del 28 luglio 1899".

Settant'anni dopo, nel 1969, Alessandro Versino di 92 anni, uno dei pochi superstiti del gruppo degli Alpini, ne ricordava l'impresa con fierezza e commozione. L'impresa venne celebrata nei versi di un canto che ancora oggi viene eseguito e che dice tra l'altro: "Sulle braccia dei forti in arme / vigili alla difesa alpina, / sali del monte all'ultime cime, / sali, o Divina".

E lo scrittore vicentino Antonio Fogazzaro nell'Inno a Maria" si esprime così: "Tu per gli orror del mondo intercedi, tutti ne stringi ai piedi di Chi per noi morì".

Nel mese di agosto del 1930 la Statua venne incoronata dal vescovo di Susa Mons. Umberto Dossi e nei giorni 8-9 luglio del 1961 fu consacrato il nuovo Santuario alla Madonna.

La statua della Vergine a quota 3538 m. sopra il rifugio della Cappella.

Non esclusivo degli alpinisti

Per coloro che hanno avuto il privilegio di arrivare su quella vetta, e tra questi non possiamo dimenticare Pio XI, che predilesse queste cime nelle sue famose ascensioni giovanili, godere di tanta bellezza e sentirsi protetti dallo sguardo della Madonna è veramente una esperienza più unica che rara. Anche se dobbiamo dire che la statua sta lì per abbracciare non solo quei fortunati che riescono a raggiungere la vetta, ma tutti noi, chiamati ad essere "apostoli del Terzo Millennio" e "testimoni autentici del Risorto", come ci invita ad essere il Papa con il messaggio sopra ricordato.

Le celebrazioni nel mese di agosto sono cominciate il 5 con la festa della Madonna della Neve, Patrona della Diocesi di Susa. Il 1 agosto sì era avuto il raduno dell'Associazione Nazionale Alpini. Sabato 28 agosto c'è stata la celebrazione eucaristica sulla vetta, per commemorare l'anniversario dell'inaugurazione della statua della Madonna.

Molti pellegrinaggi salgono sulla vetta, provenienti dalla Francia e dalla regione piemontese. Fra gli altri, è bello ricordare quello che si fa al principio di settembre, promosso dal Movimento per la Vita di Rivoli.

Al Rocciamelone si rievocano tradizioni antiche, ricordi storici, avvenimenti straordinari della vita di queste valli. È bene ricordare che nella Valle di Susa si incrociano tre strade importanti, dove sono passati gli invasori, fra cui anche Annibale; ma soprattutto queste strade sono state percorse da milioni di pellegrini in cammino verso Roma per acquistare il Giubileo.

Francesco Caponi

Il Rocciamelone in francobollo. Il Rocciamelone in francobollo.

In occasione del centenario dell'erezione della statua mariana le Poste Italiane hanno emesso un francobollo commemorativo del valore di
£. 800 e dalla tiratura di 3 milioni di esemplari. La vignetta, disegnata da A, M. Maresca, riporta la statua sullo sfondo delle Alpi e con ai piedi dei bambii e la scritta: «I bimbi d'Italia a Maria»

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