Madre di Dio

 

Litanie Lauretane.     

Collegamento Nazionale Notiziari Italiani. Commento alle 'didascalie'

Presentiamo i quadri riprodotti nell'inserto con brevi commenti alle rispettive 'didascalie', lasciando alla sensibilità di ognuno il gusto di contemplarli e "leggerli" da sé.

Regina Confessorum

"Si prostravano davanti a chi sedeva sul trono e gettavano le loro corone dinanzi al trono" (Ap 4, 10)
"Si prostravano davanti a chi sedeva sul trono e gettavano le loro corone dinanzi al trono" (Ap 4, 10)

La ‘confessione’ o testimonianza della fede, propria di una vita perfettamente cristiana, è la caratteristica di quanti costituiscono in Cielo la schiera dei Confessori: di questi Maria è Regina. Per quali ragioni? Anzitutto, perché la Vergine, "Aiuto dei Cristiani" e "Madre della divina Grazia" li ha aiutati a restare saldi nella fede e a crescere nella santità di vita. Poi perché, più santa di tutti loro messi insieme, fu la prima e inimitabile testimone di Gesù Cristo: lei ‘beata perché ha creduto’ (Lc 1, 45), lei Segno di Speranza certa, Capolavoro di Carità, Tempio dello Spirito Santo, Modello di Santità, Modello di vera Pietà.

Per tutte queste ragioni viene riferita alla Vergine Maria la visione del trono dell’Apocalisse, sguardo di fede sulla storia; così ‘i ventiquattro vegliardi’, quasi rappresentanti di tutta la schiera dei Confessori, "procidebant ante sedentem in throno et mittebant coronas suas ante thronum", "Si prostravano davanti a chi sedeva sul trono e gettavano le loro corone dinanzi al trono" (Ap 4, 10).
    

Regina Virginum

"Seguono l’Agnello dovunque vada (poiché) sono vergini" (Ap 14, 4)
"Seguono l’Agnello dovunque vada (poiché) sono vergini" (Ap 14, 4)

La citazione biblica dell’Apocalisse riportata a commento del quadro:"Sequuntur Agnum, quocunque ierit: Virgines enim sunt", "Seguono l’Agnello dovunque vada (poiché) sono vergini" (Ap 14, 4), è riferita alla gioia verginale di tutti coloro – uomini e donne – che sono rimasti fedeli a Dio, seguendo sempre Cristo cui sono uniti da amore ‘sponsale’. L’incisione dei fratelli Klauber illustra invece la litania Regina Virginum con figure solo femminili.

Ciò che interessa considerare è, comunque, la ragione teologica della litania lauretana. Perché riconosciamo a Maria il titolo di Regina dei Vergini e delle Vergini? Perché Maria è la verginità stessa personificata, è modello perfetto di verginità: ben altre sette litanie celebrano questa sua verginità. Il nome di Vergine (cfr. la litania ‘Sancta Virgo Virginum’) è essenziale a Maria, se è vero che la stessa Incarnazione del Verbo è frutto di questa verginità, e che la verginità della Madre è prova della divinità del Figlio ed è stata, a sua volta, nobilitata dalla maternità divina.

Per tutto questo noi invochiamo Maria Regina Virginum.
   

Regina Sanctorum omnium

"Il monte del tempio del Signore resterà saldo sulla cima dei monti" (Mic 4,1)
"Il monte del tempio del Signore resterà saldo sulla cima dei monti" (Mic 4,1)

Superiore a tutti i Santi nell’ordine della grazia, Maria lo è necessariamente anche nell’ordine della gloria. Questa è la ragione essenziale del titolo di Regina di tutti i Santi che riconosciamo alla Vergine Santissima.

Inoltre, tutti i Santi devono alla mediazione di Maria ‘Mater divinae gratiae’ , ‘Mater Salvatoris’ , ‘Ianua Coeli’ e ‘Causa nostrae laetitiae’ i loro meriti e, quindi, pure la loro gloria.

Maria è davvero – per usare un’espressione umana – la ‘Regina Madre’ del Cielo.

Da qui l’indovinata applicazione alla regalità della Vergine Maria della visione della gloria futura nella Città di Dio che il profeta Michea immaginava per il popolo eletto: "Erit mons domus Domini praeparatus in vertice montium", "Il monte del tempio del Signore resterà saldo sulla cima dei monti" (Mic 4, 1). Perché è la Vergine Maria il ‘tempio del Signore’; è lei la "Stella radiosa del mattino" (Ap 22, 16), poeticamente vista come Colei che "velut inter stellas luna minores super eminet omnes", "come luna tra stelle minori, rifulge sopra tutti".
   

Regina sine labe originali Concepta

"Regina concepita senza peccato, prega per noi"
"Regina concepita senza peccato, prega per noi"

Quest’invocazione litanica divenne di fatto comune in tutta la Chiesa cattolica dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata ad opera del Beato Papa Pio IX nel 1854, anche se l’invocazione Mater immaculata figura nelle litanie almeno fin dal secolo XVII.

Proprio perché ‘pensata’ fin dall’eternità Madre di Dio, la Vergine Maria non è stata soggetta alla colpa d’origine del genere umano, ma da essa è stata redenta in quanto preservata fin dal primo istante della sua concezione, in previsione dei meriti della redenzione di Cristo, suo Figlio.

È questa verità il fondamento della devozione cristiana alla Madonna: riconoscere il disegno di Dio che si rivela in Maria è sapere che c’è una creatura come noi liberata dal peccato in modo assoluto; e ciò porta, quindi, ad avere un senso molto più ottimistico della vita, a volere elevarsi alle sublimi altezze che questa Donna indica come possibili a tutti, con la grazia di Dio.

Ci conceda la Vergine Immacolata almeno la gioia di abbozzare, nella nostra vita, una melodia che non si discosti troppo dallo spartito evangelico.
   

Regina in Coelum Assumpta

"Regina assunta in Cielo, prega per noi"
"Regina assunta in Cielo, prega per noi"

Papa Pio XII, il 31 ottobre 1950, il giorno avanti la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria Vergine in Cielo, stabilì che si aggiungesse questa nuova invocazione nelle Litanie lauretane.

Subito dopo essere invocata "concepita senza peccato", Maria viene così esaltata come "assunta in Cielo, in anima e corpo": ne è la conseguenza logica, in quanto la Vergine preservata dal peccato è anche la creatura liberata dalla corruzione della morte.

"La Madre di Gesù – ci ricorda il capitolo VIII della ‘Lumen gentium’ – , come in Cielo glorificata ormai nel corpo e nell’anima, è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante Popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore (cfr. 2 Pt 3,10)".

Perciò, invocare la Madonna Assunta in Cielo apre il cuore dei credenti a uno slancio coraggioso e lo riempie di quella gioia che regna nei Cieli e che è destinata fin da ora all’umanità.

Maria, Assunta in Cielo, concedici che nelle vicissitudini della vita di questo mondo sappiamo guardare lassù, dove sono le vere gioie.
  

Regina Sacratissimi Rosarii

"Regina del Santo Rosario, prega per noi"
"Regina del Santo Rosario, prega per noi"

Fu Papa Leone XIII a prescrivere, il 10 dicembre 1883, che nelle Litanie lauretane fosse aggiunta l’invocazione "Regina Sacratissimi Rosarii", anche se essa era in uso da più di due secoli prima.

Di solito, le ‘litanie’ si recitano come conclusione della preghiera del Rosario; è giusto, perciò, che una delle invocazioni alla ‘Vergine del Rosario’ ricordi come Maria venga con questa pia pratica – tanto raccomandata dai Papi, e da Giovanni Paolo II in modo del tutto particolare, fino alla sua ultima Lettera apostolica, intitolata proprio ‘Rosarium Virginis Mariae’ – contemplata e pregata, collocata nella sua realtà di Madre di Dio, inserita pienamente nel mistero di Cristo.

"Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana – ricorda il Papa – è preghiera dal cuore cristologico" (RVM, 1).

Maria è invocata "Regina del Santo Rosario" perché in esso – per usare ancora espressioni della citata Lettera apostolica di Giovanni Paolo II – è tutta la Chiesa che ‘ricorda Cristo con Maria’, ‘impara Cristo da Maria’, ‘si conforma a Cristo con Maria’, ‘supplica Cristo con Maria’, ‘annuncia Cristo con Maria’; e perché partire dai ‘misteri del Rosario’ per giungere al ‘Mistero del Verbo fatto carne’ è ‘la via di Maria’.
   

Regina familiae

"Regina della famiglia, prega per noi"
"Regina della famiglia, prega per noi"

Questa invocazione è stata inserita nelle ‘Litanie lauretane’ da Papa Giovanni Paolo II, in risposta ad una petizione a lui rivolta a conclusione del VII Centenario lauretano, nel 1995, "perché in ogni casa risplenda la luce dell’esempio della Vergine Maria, e ogni famiglia possa godere della sua materna protezione". E "affinché ogni famiglia – come avrebbe successivamente auspicato il Papa – sia una pagina di Vangelo scritta per il nostro tempo".

L’invocazione va inserita dopo "Regina del Santo Rosario" e prima di "Regina della pace".

Dio solo sa quanto sia oggi necessario ritrovare ancora il senso cristiano della famiglia, tanto messo in questione nella moderna società da un insieme di false teorie presentate come espressione di libertà e affermazione di personalità.

L’invocazione a Maria "Regina della famiglia" è in tale contesto una sicurezza notevole, perché presenta al fedele cristiano la figura di questa donna tutta dedita alla vita familiare, a quella "Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe" che a Nazareth diventa l’esempio e il riferimento di ogni autentica famiglia umana.
   

Regina pacis

"Regina della pace, prega per noi"
"Regina della pace, prega per noi"

Con il titolo "Regina della pace" ci rivolgiamo a Maria come a colei che può aiutarci a costruire la pace, a rendere la nostra vita più umana e più giusta, meglio rispondente al piano di Dio nella creazione.

Maria è "regina della pace" perché Madre del Redentore, colui che nelle visioni profetiche viene chiamato "principe della pace" (cfr. Is 9, 5). Ora, nel dolore materno di Maria accanto alla Croce di Gesù si raccolgono e sono vinte tutte le tragedie e le sofferenze del mondo: l’odio, la violenza, le guerre e il ‘potere delle tenebre’.

L’immagine apocalittica della "donna vestita di sole" che combatte contro "l’enorme drago rosso con sette teste e dieci corna" (cfr. Ap 12, 1.3) – così come la presenta l’incisione di Albrecht Dürer – dà un’idea plastica del trionfo del bene sul male, dell’amore sull’odio, della pace sulla guerra.

Non per nulla, nella Chiesa ritorna sempre la preghiera a Maria "Regina della pace", soprattutto nei momenti più bui della storia. E sempre il devoto della Vergine sente di ricorrere a lei per vivere ‘pacificato’ con se stesso e con gli altri.
    

Mater Ecclesiae

"Madre della Chiesa, prega per noi"
"Madre della Chiesa, prega per noi"

Maria "Madre della Chiesa" è invocazione che si richiama al capitolo VIII della "Lumen gentium" che così la presenta; ed è stato Papa Paolo VI a fare propria questa dichiarazione, inserendone la litania dopo l’invocazione "Mater Christi".

Maria diviene "Madre della Chiesa" ai piedi della Croce, dove in Giovanni ci accoglie tutti come figli suoi; e nell’effusione dello Spirito Santo della Pentecoste sulla Chiesa nascente, da lei invocato (cfr. At 1, 14; 2, 1.4).

Maria è "Madre della Chiesa" perché ne è il modello: è la "Vergine in ascolto" della Parola di Dio, che accoglie e incarna; la "Vergine in preghiera" che ripete l’incessante Magnificat, canto di lode a Dio della Chiesa di ogni tempo e luogo; la "Vergine offerente" che presenta Gesù al Tempio, entrando nel mistero di Dio che si offre al Padre come vittima per i peccati del mondo.

Perciò, invocare Maria come "Madre della Chiesa" significa rinnovare la fedeltà alla Chiesa, richiamandoci tutti a una partecipazione più viva e più personale alla Comunità cristiana dalla quale nasce e nella quale cresce la fede.

Chiamare Maria "Madre della Chiesa" vuole anche dire, infine, invocarla "Madre dell’umanità", proprio perché la Chiesa è la porzione di umanità chiamata ad essere "sale della terra, luce del mondo" (cfr. Mt 5, 13.14)
   

Agnus Dei qui tollis peccata mundi, parce nobis Domine

"(Il Signore) ha perdonato il suo popolo" (Gl. 2, 18)
"(Il Signore) ha perdonato il suo popolo" (Gl. 2, 18)

Le Litanie lauretane si concludono con l’invocazione della divina misericordia, così come erano iniziate. Ma anche queste invocazioni di perdono sono presentate per mezzo di Maria, Mater misericordiae.

Cristo Gesù è l’Agnello di Dio che si fa carico del peso (è il significato più proprio del verbo latino tollĕre, cioè: prendere su di sé) dei peccati degli uomini. Ce lo indicano le espressioni della Scrittura riportate nel quadro: "Vidi Agnum stantem", "Vidi un Agnello che stava ritto in piedi" (Ap 5, 6); "Ecce Agnus Dei", "Ecco l’Agnello di Dio" (Gv 1, 29). E noi, con la certezza di avere il perdono delle nostre colpe, lo invochiamo con insistenza: "Parce Domine, parce populo tuo", "Signore, pietà; abbi pietà del tuo popolo" (Gl 2, 17); fino ad avere esperienza piena del suo perdono: "Exaltabitur parcens vobis", "(Il Signore) sorge per avere pietà di voi" (Is 30, 18); "et pepercit populo suo", "(Il Signore) ha perdonato il suo popolo" (Gl. 2, 18).

Agnus Dei qui tollis peccata mundi, exaudi nos Domine

"Prepara così la tua supplica, sarai ascoltato" (Sir 33, 4)
"Prepara così la tua supplica, sarai ascoltato" (Sir 33, 4)

In questo secondo quadro dei fratelli Klauber la Vergine è raffigurata in posizione centrale, quasi ad indicare che è sempre lei la mediatrice di grazia, anche in questa invocazione di perdono rivolta dalla Chiesa (rappresentata in basso da Papi, Vescovi e Santi) all’Agnello immolato per la nostra salvezza.

Con questa devozione a Maria rafforziamo la nostra certezza di perdono: "Sic deprecatus exaudietur", "Prepara così la tua supplica, sarai ascoltato" (Sir 33, 4); perché Gesù che è morto per i nostri peccati: "Agnus qui occisus est", "L’Agnello che è stato ucciso" (Ap 5, 12 ) esaudirà le nostre preghiere, presentate dalla sua e nostra Madre, "Rifugio dei peccatori". Perciò diciamo con fede: "Exaudi nos, Domine".

Agnus Dei qui tollis peccata mundi, miserere nobis

"Dio abbia pietà di noi e ci benedica" (Sal 67, 2)
"Dio abbia pietà di noi e ci benedica" (Sal 67, 2)

Nel primo dei tre quadri dedicati alle invocazioni rivolte all’ "Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo" sono raffigurate persone del popolo, nel secondo uomini di Chiesa, in questo terzo personaggi di Autorità, teste coronate. Ma è sempre la Vergine Madre, qui con in braccio il Figlio suo Gesù, a presentare le nostre suppliche, sia pure venate dal tremore della giustizia divina: "Dedit septem Angelis septem phialas plenas iracundiae Dei", "(Uno dei quattro esseri viventi) consegnò ai sette Angeli sette coppe piene del terribile castigo di Dio" (Ap 15, 7). E, per contrasto, la certezza della misericordia divina, ottenutaci dalla Vergine Maria: "Deus misereatur nostri et benedicat nobis", "Dio abbia pietà di noi e ci benedica" (Sal 67, 2). E poi, ancora e sempre l’invocazione di perdono e di aiuto: "Miserere nobis".

Le invocazioni di perdono ("parce nobis, Domine"), di ascolto ("exaudi nos, Domine") e di misericordia ("miserere nobis") rivolte all’Agnello di Dio sfociano nel canto senza fine della "Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra!".

 

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