Madre di Dio

 

Litanie Lauretane.     

Collegamento Nazionale Notiziari Italiani. Commento alle 'didascalie'

Presentiamo i quadri riprodotti nell'inserto con brevi commenti alle rispettive 'didascalie', lasciando alla sensibilità di ognuno il gusto di contemplarli e "leggerli" da sé.

Sancta Trinitas unus Deus

"Queste tre Persone sono un'unica realtà" (1Gv 5,7).
"Queste tre Persone sono un'unica realtà" (1Gv 5,7)

L'ultima invocazione tratta dalle Litanie dei Santi (Sancta Trinitas unus Deus) è come il riepilogo della parte introduttiva delle Litanie Lauretane: è una invocazione e professione di fede nella Santa Trinità, graficamente riprodotta con una grande lettera A maiuscola, di forma triangolare, al vertice della quale sta il Padre e alla base dei cui lati sono riprodotte le immagini del Figlio e dello Spirito Santo.

La scritta sulle aste che formano la A dice: "Ego sum Α et Ω" (Io sono l'alpha e l'oméga, Ap 1, 8); e la scritta alla base della composizione: "Hi tres unum sunt" ("Queste tre Persone sono un'unica realtà, 1Gv, 5,7) è tratta dalle lettere di San Giovanni,. Particolarmente interessante la scritta centrale riferita all'immagine della Vergine, che è come il naturale completamento del quadro: "B proxima primae". Come dire che la A è la prima lettera dell'alfabeto e la B, che è la seconda e che la segue immediatamente, ne è anche la più vicina.

L'ovvia interpretazione teologica è che, nell'alfabeto dell'universo di Dio che è tutto (dall'α all'ω), Maria è la prima lettera della creazione e riproduce in modo speculare l'immagine di Dio nell'universo creato.
    

Sancta Maria

"Benedetto il Signore che oggi ha tanto esaltato il tuo nome che mai gli uomini cesseranno di lodarti" (Gdt 13, 18.19)
"Benedetto il Signore che oggi ha tanto esaltato il tuo nome
che mai gli uomini cesseranno di lodarti"
(Gdt 13, 18.19)

L'invocazione, che è come l'ouverture di tutti i titoli nei quali si snodano le Litanie Lauretane, è commentata con le espressioni bibliche: "Dic mihi, quo apellaris nomine?" ("Dimmi, ti prego: qual è il tuo nome?", Gn 32, 30) in alto, e "Benedictus Dominus, qui hodie Nomen tuum ita magnificavit, ut non recedat laus tua de ore hominum" ("Benedetto il Signore che oggi ha tanto esaltato il tuo nome che mai gli uomini cesseranno di lodarti", Gdt 13, 18.19) in basso.

Nella composizione del quadro - mentre Angeli osannanti tra rami di ulivo lodano il nome della Vergine ("Oleum effusum nomen tuum", "Il tuo nome è profumato come olio versato", Ct 1, 2; "Olivam pulchram vocavit Dominus nomen tuum", "Il Signore ti ha chiamato con il nome di stupendo ulivo", Ger 11, 16) - e giovani cantori al leggìo intonano canti, Satana, precipitato all'Inferno, è costretto a riconoscere la potenza del nome di Maria: "Terribile nomen ejus" ("Il suo nome è terribile!", Sal 110, 9).

Prima dei titoli che la tradizione cattolica conferisce alla Madre di Dio deve logicamente trovarsi il nome della Vergine Maria ("E il nome della Vergine era Maria", Lc 1, 27); perciò l'invocazione iniziale è: Santa Maria, prega per noi!

Dolce e semplice invocazione che ci mette davanti la persona che sarà oggetto della nostra venerazione e annuncia che i titoli che seguiranno sono come dei raggi che si dipartono da questo centro focale che è il dolcissimo nome della Vergine di Nazareth.
   

Sancta Dei Genitrix

"Maria diede alla luce un figlio, il suo primogenito" (Lc 2, 7)
"Maria diede alla luce un figlio, il suo primogenito" (Lc 2, 7)

"Santa Madre di Dio, prega per noi!" Quadro e testo biblico di commento ("Peperit Filium suum primogenitum", "Maria diede alla luce un figlio, il suo primogenito", Lc 2, 7) sono come un presepio, presentato dal Padre Eterno con l'espressione: "Ego hodie genui te", "Io ti ho oggi generato", *****).

Madre di Dio è il primo e principale titolo che diamo a Maria, perché la divina maternità è la prima delle grandezze della Santa Vergine, la ragione di tutte le grazie e di tutti i privilegi soprannaturali a lei concessi, il fondamento del culto specialissimo (iperdulìa) che a lei tributiamo.

La Vergine, Madre di Dio, occupa un posto particolare tra il Creatore e le creature; Ella ha la gloria incomparabile di avere per figlio il Figlio stesso di Dio Padre ed è entrata nel mistero della Trinità, stabilendo, per così dire, delle nuove relazioni fra le Persone divine: una grandezza di creatura umana che sconfina nella divinità della Trinità Santissima, secondo l'espressione di Tommaso d'Acquino: "Fines divinitatis propinquius attingit", "Tocca proprio da vicino i confini della divinità".

Maria Madre di Dio è la Madonna del Natale, la donna del primo sguardo dell'uomo sul Dio fatto uomo, accarezzato con occhi trasparenti di tenerezza materna e di santità.

Santa Dei Genitrix, fa' che contempliamo anche noi con sguardo di fede e di amore il tuo figlio, il Verbo fattosi uomo, il Bambino Gesù del nostro Natale!
    

Sancta Virgo Virginum

"L'hanno vista le ragazze e le hanno detto: 'Beata te!'" (Ct 6,9).
"L'hanno vista le ragazze e le hanno detto: 'Beata te!'" (Ct 6,9).

Il Verbo di Dio, che è la Santità per essenza, non poteva nascere se non da una Vergine perfettamente pura; la perfetta verginità preparò così Maria alla maternità divina.

I due personali privilegi di Maria, che riassumono la sua grandezza e la elevano al di sopra di tutte le creature, sono la maternità divina e la perfetta verginità. Per questo la Chiesa, dopo avere salutato - nelle Litanie lauretane - la Madre di Dio, la saluta Vergine per eccellenza: Vergine tra le vergini. Questi due privilegi, infatti, quasi si richiamano l'un l'altro.

"La divinità del Figlio - dice Bossuet -, volendo unirsi ad un corpo mortale, richiedeva in certo qual modo che la verginità si frapponesse alle due nature, perché avendo qualcosa di spirituale, essa poté preparare la carne ad unirsi a quello Spirito infinitamente puro".

È per la sua grandezza che la Chiesa ha sempre onorato la verginità, assegnando alle Vergini consacrate un posto di particolare onore nella Comunità cristiana.

Perché, come in Maria la divina maternità consacrò e abbellì la sua perfetta integrità spirituale e fisica, così la verginità consacrata cerca di imitare la santità di Dio, nell'integrità di vita. Esprimono molto bene questi concetti le parole della Scrittura che il quadro ci presenta:

"Viderunt eam filiae et beatissimam predicaverunt", "L'hanno vista le ragazze e le hanno detto: 'Beata te!' " (Ct 6, 9; "Una est columba mea, perfecta mea", "Per me c'è solo lei, la mia stupenda colomba" (Ct 6, 9); "Adolescentularum non est numerus", "Il numero delle ragazze è infinito" (Ct 6, 7).
    

Mater Christi

"Per nove mesi ti ho portato in seno e (per tre anni) ti ho allattato e nutrito" (2Mac 7,27).
"Per nove mesi ti ho portato in seno e (per tre anni) ti ho allattato e nutrito" (2Mac 7,27).

Dicendo alla Santa Vergine: Madre di Gesù Cristo, la Chiesa afferma la natura umana del nostro divin Salvatore, e quindi la reale maternità di Maria.

Sotto questo titolo, pare davvero che la Madre di Dio sia più vicina a noi. La natura e la grazia fanno della Madre di Gesù un esemplare unico di tenerezza e di purità che degnamente corrisponde all'amabilità infinita del Verbo Incarnato. E Maria che vive in un'atmosfera divina le gioie della maternità, può dire con le parole della Scrittura: "Peperit Filium suum primogenitum et pannis eum involvit", "Maria diede alla luce un figlio, il suo primogenito, e lo avvolse in fasce" ( Lc 2, 7); "Te in utero novem mensibus portavi, et lac dedi, et alui", "Per nove mesi ti ho portato in seno e ( per tre anni) ti ho allattato e nutrito" (2 Mac 7, 27). E, ancora: "Dilectus meus mihi inter ubera mea commorabitur", "Il mio amore riposa sul mio seno" ( Ct 1, 13).

Quale immensa gioia fu per Maria veder crescere il figlio, ascoltarlo nell'intimità e vederlo obbedire e faticare nel lavoro, sentirlo tutto a lei dedicato ed essere tutta per lui! Davvero, se nella divina maternità contempliamo la grandezza incommensurabile di Maria, nella maternità umana della Vergine comprendiamo di poter aggiungere a ciò che scrisse Tertulliano ("Nessuno è padre quanto Dio"), che "nessuna è madre quanto Maria".
   

Mater Divinae Gratiae

"Accostiamoci (con piena fiducia) al trono della grazia" (Eb 4,16).
"Accostiamoci (con piena fiducia) al trono della grazia" (Eb 4,16).

Maria merita questo titolo, non soltanto perché, avendo messo al mondo l'Autore della Grazia, a noi la procura in Lui e per mezzo di lui; ma soprattutto perché veramente la meritò e ne è la dispensatrice. Maria è, infatti, corredentrice del genere umano, è inseparabile da Gesù nella promessa e nel compimento dei santi misteri che questa grazia ci ottengono.

Vanno giustamente applicate a lei le parole della Scrittura: "Adeamus ad tronum gratiae", "Accostiamoci (con piena fiducia) al trono della grazia" (Eb 4, 16); "In me gratia omnis", "In me ogni grazia" (Sir 24, 25) e specialmente: "Gratia plena", "Ricolma di grazia" (Lc 1, 28).

Nella sequenza delle Litanie lauretane, dopo avere invocato la Madonna Madre di Cristo, la invochiamo ora Madre della grazia divina poiché la maternità spirituale della Beata Vergine è la conseguenza della sua maternità corporale: Maria, che ha avuto in Gesù l'Autore della Redenzione, con Gesù ce ne applica gli effetti; come aveva generato il Capo, ne genera le membra.

Il titolo di Madre della divina grazia richiama per la Vergine Maria gli attributi di corredentrice, di cooperatrice o di mediatrice di grazia: questione impegnativa della mariologia. Qui ci limitiamo a sintetizzarla così: con il titolo di mediatrice universale di tutte le grazie, nell'ambito cattolico, espresso anche dal magistero pontificio e dai testi liturgici, è chiaramente insignita la missione di Maria nell'impetrare da Dio e nel distribuire a tutti gli uomini ogni tipo di grazie, da quelle temporali a quelle della salvezza eterna. Maria, cioè, ha una "funzione salvifica subordinata", è "causa mediata" della grazia, mentre solo "Cristo è l'unico mediatore fra Dio e l'uomo" (1 Tim 2, 5-6). Conseguentemente, la funzione materna di Maria non diminuisce od oscura la mediazione del Cristo, che rimane unica, ma ne mostra l'efficacia rispetto agli uomini.
   

Mater purissima

"Non devi considerare impuro quel che Dio ha purificato" (At 10, 15).
"Non devi considerare impuro quel che Dio ha purificato" (At 10, 15).

"Tota pulchra es et macula non est in te", "Sei tutta bella, sei perfetta!" (Ct 4, 7): la Chiesa, applicando a Maria queste parole del libro del Cantico dei Cantici, ne fa una nota antifona della sua liturgia. Ora, sappiamo che la Chiesa ha la missione di interpretare le Sacre Scritture e che, illuminata dallo Spirito, ne conosce il senso e lo spiega, senza potersi ingannare. Ne consegue la certezza dell'attribuzione alla Vergine Santa del titolo di 'Madre purissima'.

Titolo che ha il suo fondamento nella sua immunità dalla colpa originale (il privilegio dell'immacolato concepimento) e nella totale assenza di ogni peccato personale. Del resto, la dignità eccelsa della divina maternità di Maria esigeva la più perfetta santità, cioè la purità del corpo e dello spirito. È da credere che l'esercizio della fede e della carità fosse nella Vergine tanto assoluto al punto che Dio fosse l'abituale oggetto dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti: Maria è stata sempre il tabernacolo della dimora di Dio, colei che "conservava sempre nel suo cuore tutto ciò che riguardava la santità di Dio" (cfr. Luca, 2, 51).

Esprimono questa esigenza di immacolatezza anche le espressioni della Scrittura riproposte nel quadro: "Deus purificavit, tu commune ne dixeris", "Non devi considerare impuro quel che Dio ha purificato" (At 10, 15); e ancora: "Pulchra ut luna", "Splendente come la luna" (Ct 6, 10).
    

Mater castissima

"Come è bella una generazione senza colpe!" (Sap 4,1).
"Come è bella una generazione senza colpe!" (Sap 4,1).

La nota della assoluta castità della Madre di Dio è come il segno della sua purezza di vita, nel grado più alto: culmen puritatis, come dicono i Santi Padri. È, dunque, qualcosa di più della verginità; perché questa non restituisce l'integrità originale della creatura umana, essendo comunque sempre imperfetta nell'uomo.

In Maria due privilegi hanno elevato la verginità: non fu molestata dalla concupiscenza in virtù del suo immacolato concepimento, in quanto la 'concupiscenza della carne' è frutto del peccato originale; e fu come gratificata al limite della 'visione beatifica', in forza del suo intimo rapporto con le tre Persone divine e del conseguente privilegio della sua divina maternità.

Giustamente, perciò, la onoriamo "Madre castissima", con le espressioni del 'Cantico dei Cantici': "Flores simul et fructus", "Fiori e frutti insieme" (Ct 7,12), e: "Hortus conclusus, fons signatus", "Giardino chiuso, fontana sigillata" (Ct 4, 12).

E per lei, in modo del tutto singolare, esclamiamo con il libro della Sapienza: "O quam pulchra est casta generatio!", "Come è bella una generazione senza colpe!" (Sap 4,1).
    

Mater inviolata

"Poiché sei stata di vita integra, sarai benedetta in eterno" (Gdt 15,11).
"Poiché sei stata di vita integra, sarai benedetta in eterno" (Gdt 15,11).

L'invocazione litanica: "Mater inviolata" esprime il significato del dogma della perpetua verginità di Maria; è come dire: Madre sempre vergine.

E sappiamo bene come la maternità non abbia arrecato alcun pregiudizio alla verginità della Madre del Signore. "Gesù - scrive lapidariamente Sant'Agostino (Sermo 222 in Nativitate Domini) - nacque da una donna mirabilmente pura, affinché il modo della sua origine provasse che è uomo e l'eterna verginità della madre provasse che egli è Dio".

Si intende la verginità fisica della Madre di Gesù; e si afferma altresì la verginità spirituale di Maria Santissima. Lo dicono anche le espressioni scritturistiche che illustrano il bel quadro, con riferimenti a immagini speculari: Maria è come lo specchio che riflette il "Sole di giustizia":"Sol in Virgine, Virgo in sole", "Il sole splende nella Vergine, la Vergine nel sole" (Ap 12, 1); "Speculum sine macula", "Specchio immacolato" (Sap 7, 26). E ancora: "Virginea generatio", "Una generazione casta" (Is 7, 14); con la dovuta venerazione della "Mater inviolata", la sempre Vergine Maria: "Eo quod castitatem amaveris, ideo eris benedicta in aeternum", "Poiché sei stata di vita integra, sarai benedetta in eterno" (Gdt 15,11).
   

Mater intemerata

"Le porte dell'Inferno non prevarranno contro di essa" (Mt 16, 18).
"Le porte dell'Inferno non prevarranno contro di essa" (Mt 16, 18).

Nel significato letterale del termine, una persona si dice intemerata quando è di un'assoluta purezza e integrità morale. Nel caso della Vergine Maria, il riferimento è alla sua perpetua verginità fisica e spirituale (dunque, anche post partum). È, in sostanza, un rafforzativo del titolo Mater inviolata. Anzi, si vuole indicare che nella nascita di Gesù - come si esprime il I° Prefazio della B. V. Maria - la Madonna "sempre intatta nella sua gloria verginale, ha irradiato sul mondo la luce eterna"; e ancora, con la liturgia del Natale, che la divina maternità "non solo non diminuì, ma consacrò l'integrità della madre".

Mater purissima, Mater castissima, Mater inviolata, Mater intemerata: ecco un crescendo di esaltazione della "sempre Vergine Maria". Sant'Ildefonso scrive nel De verginitate perpetua Beatae Mariae: "II concepimento del Figlio rese vergine questa Donna; e il darlo alla luce l'ha serbata vergine, tanto vergine che Ella è l'eternità della verginità".

Giustamente le 'didascalie' del quadro commentano con le parole dei Proverbi: "Possedit me in initio", "(Il Signore) mi ha posseduta fin dall'inizio della creazione" (Prov 8, 22). E a fronte di un tale prodigio di verginità-santità assoluta: "Portae inferi non praevalebunt adversus eam", "Le porte dell'Inferno non prevarranno contro di essa" (Mt 16, 18).
   

Mater amabilis

"Più cara dell'amore di tutte le donne" (2 Sam 1, 26).
"Più cara dell'amore di tutte le donne" (2 Sam 1, 26).

Vergine Immacolata, Tuttasanta e Tuttabella, Sposa dello Spirito Santo, Madre di Dio, Vergine Madre, Madre dell'umanità! Può esservi al mondo qualcosa di più amabile? Il quadro che ammiriamo è come un'antologia di espressioni riferite alle donne della Sacra Scrittura che in qualche modo prefiguravano la bellezza e l'amabilità unica di Maria: "Ester pulchra nimis", "Ester, molto bella" (Est 2, 15); "Iuditha eleganti aspectu", "Giuditta, di aspetto elegante" (Gdt 8, 7); "Amabilis super omnes", "Amabile più di tutti" (Gdt 8, 8); "Rebecca decora nimis", "Rebecca, donna splendida" (Gn 24, 16); "Rachel venusta facie", "Rachele, avvenente di aspetto" (Gn 29, 17).

Davvero, la Vergine Maria è "Amabilis super amorem mulierum", "Più cara dell'amore di tutte le donne" (2 Sam 1, 26). Perché il suo amore per noi è, intanto, un amore impareggiabile, secondo soltanto all'amore di Dio e a quello del Figlio suo Gesù. E perché è l'immagine più alta e più pura di ogni forma di amore umano, espresso nell'icona di una maternità interamente donata. Aggiunge il Salmista: "Elegit eam Deus et praelegit eam", "Il Signore l'ha scelta e l'ha prediletta" (Sal 131, 13). Non è forse una ragione perché anche noi facciamo altrettanto?
    

Mater admirabilis

"Sarà chiamato Consigliere ammirabile" (Is 9, 6).
"Sarà chiamato Consigliere ammirabile" (Is 9, 6).

Maria, Madre di Dio, è come il 'complemento' della Trinità Santissima. Cosa ci può essere di più ammirevole? A lei giustamente vengono qui applicate le parole che la Scrittura riferisce al Messia stesso: "Vocabitur nomen ejus Admirabilis", "Sarà chiamato Consigliere ammirabile" (Is 9, 6). E ancora, considerando che la Vergine è veramente il 'tabernacolo del Figlio di Dio fattosi uomo': "Transibo in locum tabernaculi admirabilis", "(Attraverso la folla) avanzavo verso il tempio tra lo stupore, fino alla casa di Dio" (Sal 41, 5).

Sono tanti i privilegi ed è tanto grande la dignità della Vergine Maria che tutto in lei è degno di ogni ammirazione: è lo stupore di tutto il creato, dell'universo visibile ed invisibile, degli Angeli e dei Santi.

Bossuet dice (nell'Esordio del primo discorso sulla Natività di Maria) che "ella è come un Gesù Cristo cominciato, con una espressione viva e naturale delle sue perfezioni infinite"; e San Bernardo aggiunge che "Dio, per prepararsi una madre, creò Maria come un mondo specialissimo".

Sono solo due esempi dell'infinito stupore con cui Padri della Chiesa, santi, teologi e artisti di ogni tempo hanno cercato di balbettare appena qualcosa sulla incomparabile grandezza della Madre di Gesù, "supra modum Mater admirabilis", da ammirare al di sopra di ogni altra cosa al mondo".
    

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