Madre di Dio

n. 9 novembre 2013

 Orazione amata

 Via al cielo
   Madì Drello

 È la prima missionaria del Vangelo
   Giovanni Ciravegna

Pii esercizi? Sì, grazie!
   Giuseppe Daminelli

Icona della compassione
   
Salvatore M. Perrella

Nella tua casa...
   Vincenzo Avvinti

Recuperare il senso della vita
   a.s.

Formatrice del Santo e dei santi
   Sergio Gaspari

Ogni giorno in ascolto della Parola
   Ennio Staid

Fatti e persone
   

La festa del congedo?
   
Giuseppe Maria Pelizza

«Ridoni Dio al mondo»
   
Luigi M. De Candido

“Regina del rosario...”
   
mons. Renato Boccardo

Come roccia scabra
   
Maria Di Lorenzo

Bisogna imparare a tacere
   
Luisa Tarabra

Informazioni

Annotazioni

Scaffale

O Donna gloriosa
   
Corrrrado MAGGIONI

Famiglia Paolina
   Giovanni Perego

Madre di Dio n. 5 giugno 2013- Copertina

 Conversazione

  di GIUSEPPE MARIA PELIZZA, sdb

La festa del congedo?

La Cresima: confermare la scelta del Battesimo e il legame con la Chiesa.

U na volta per la Cresima veniva il vescovo, ed era unita alla prima Comunione. Senza saperlo, si rispettava l’antichissima tradizione della Chiesa, per cui veniva data subito dopo il Battesimo e prima dell’Eucaristia. Qualunque prete potrebbe amministrare la Cresima (nel rito latino il ministro ordinario è il vescovo), ma si preferisce che venga qualcuno “da fuori”, in modo da solennizzare il momento. E sì, perché il momento solenne lo è! La Cresima è la confermazione della scelta cristiana attuata con il Battesimo. Poiché il Battesimo determina una volta per tutte l’appartenenza a Cristo e alla sua Chiesa, non è ripetibile. Una volta che Dio ha accettato l’adesione dell’uomo alla sua proposta di amore, non cancella più questa decisione, in quanto Dio è Dio, cioè eterno e immutabile, e i suoi provvedimenti non sono modificati da nessuna volontà umana. Sovente non si sa che cosa l’uomo voglia.

Per Dio, le cose sono un po’ diverse. La volontà di Dio è che tutti gli uomini siano salvi. E poiché lui sa quanto siamo volubili, gli basta che ci apriamo a lui e che desideriamo vivere nel e del suo amore, per computare questa nostra debole volontà come se fosse una decisione stabile e ferma. In questo consiste il carattere permanente del Battesimo. Una volta che ci siamo aperti a Dio e ci siamo dati a lui, lui considera questo come se fosse fatto una volta per tutte. Questa gratuità da parte di Dio è irreversibile (per nostra fortuna). Ma lui sa bene che nel nostro cammino a singhiozzi verso di lui abbiamo bisogno di confermare più volte questa scelta. Anche ogni giorno.

 

Il card. Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo, amministra la Cresima
nel Santuario mariano bosniaco di Stup.

Il card. Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo, amministra la Cresima nel Santuario mariano bosniaco di Stup.

«A me è sempre piaciuto questo», ha confessato il Papa; «Gesù, nella sua risurrezione, ha avuto un corpo bellissimo: le piaghe della flagellazione, delle spine, sono sparite, tutte. I lividi dei colpi sono spariti. Ma lui ha voluto avere sempre le piaghe e le piaghe sono precisamente la sua preghiera di intercessione al Padre: Ma, guarda, questo ti chiede nel nome mio, guarda!». Secondo papa Bergoglio, «la novità che Gesù ci dice» è «avere fiducia nella sua vittoria sulla morte, avere fiducia nelle sue piaghe », perché «lui è il sacerdote e questo è il sacrificio: le sue piaghe. E questo ci dà fiducia, eh?». Sicuramente, ha aggiunto, «ci dà il coraggio di pregare». Se pensassimo veramente che la preghiera è «l’intercessione di Gesù, che davanti al Padre gli fa vedere le sue piaghe», e non «chiedere questo o quello », ha sottolineato il Papa, non subentrerebbe quella “noia” che spesso ci attanaglia nel pregare. «La preghiera che ci annoia è sempre dentro noi stessi», ha precisato, «come un pensiero che va e viene. Ma la vera preghiera è uscire da noi stessi verso il Padre in nome di Gesù, è un esodo da noi stessi».

Sorge, a tal punto, più di un interrogativo: «Come possiamo riconoscere le piaghe di Gesù in cielo?». «Dov’è la scuola in cui si impara a conoscere le piaghe di Gesù, queste piaghe sacerdotali, di intercessione?». Il Papa risponde in modo chiaro: le piaghe di Cristo si riconoscono nell’altro, in chi soffre, in chi è nel bisogno e risiede «nelle periferie dell’esistenza». «C’è un altro esodo da noi stessi: verso le piaghe dei nostri fratelli e delle nostre sorelle bisognosi», ha affermato, infatti, il Santo Padre, per poi ammonire: «Se noi non riusciamo a uscire da noi stessi verso il fratello bisognoso, verso il malato, l’ignorante, il povero, lo sfruttato; se noi non riusciamo a fare questa uscita da noi stessi verso quelle piaghe, non impareremo mai la libertà che ci porta nell’altra uscita da noi stessi, verso le piaghe di Gesù». Due, quindi, le “perle” che papa Francesco ha donato nella mattinata dell’11 maggio; due insegnamenti che rinnovano il nostro modo di pregare: «La fiducia, il coraggio che ci dà sapere che Gesù è davanti al Padre facendogli vedere le sue piaghe» e «l’umiltà di quelli che vanno a conoscere, a trovare le piaghe di Gesù» in quei fratelli che «portano ancora la croce e ancora non hanno vinto, come ha vinto Gesù» (cf Zenit, La preghiera non è chiedere questo o quello..., 11.5.2013).

La Cresima è il momento in cui confermiamo la scelta del Battesimo e ci impegniamo a viverla ogni giorno. Scelta che deve essere ratificata specialmente da chi ha ricevuto il Battesimo da bambino, quando i suoi genitori gli hanno fatto il regalo di appartenere alla Chiesa e di entrare a far parte della famiglia di Dio. Ma confermare la scelta del Battesimonon mi pare voglia dire «essere finalmente liberi di abbandonare la Chiesa», anzi, mi sembra, se mi sbaglio sono pronto a correggermi, che voglia dire proprio il contrario. Ricevere la Cresima comporta un maggiore coinvolgimento nella vita della comunità dei discepoli del Signore. Invece, ricevuta la Cresima, molti ragazzi si allontanano dalla vita della parrocchia. Se si è un po’ fortunati, li si potrà rivedere solo dopo molti anni. In genere qualche giorno prima di un’altra grande festa, quando suoneranno al campanello del parroco per chiedere di essere sposati come cristiani. Con quale diritto vengono a chiedere il matrimonio cristiano questi giovani che per anni si sono allontanati dalla vita parrocchiale? Un’incoerenza che affonda le sue radici negli anni dorati dell’adolescenza, quando la mammina e il paparino hanno mandato il nostro Gigetto a catechismo; così, in primavera o in autunno, la bella famigliola avrebbe potuto fare una festicciola a misura della sua opulenza.

Se tutto ciò fosse vero, avremmo ridotto il cristianesimo a un cabaret, sul quale deporre i pasticcini, i salatini e la nostra infinita voglia d’apparire come una buona, bella e, perché no, ricca famigliola. Perché tanto poi, il figlioletto, alla domenica i piedi in chiesa non ce li porterà di certo. Ci penserà il paparino ad accompagnarlo sui campi da calcio per la sfida con la squadra del paese vicino o del bar dell’angolo. E se il Gigetto non sfonda abbastanza sul campo verde, sarà ancora il paparino a insegnargli qualche trucchetto per fingere un fallo o scaldare in modo poco caritatevole le caviglie di qualche avversario. Certo, perché per andare a Messa insieme alla domenica non c’è mai tempo, mentre per spingerlo a conquistare i trofei dei Pulcini, dei Bagnati e dei Pigolanti, il tempo lo si trova sempre. «Tanto ormai Gigetto la Cresima l’ha ricevuta. Non è più il caso che vada a Messa tutte le domeniche o frequenti l’oratorio. Perché c’è il rischio che il parroco me lo faccia diventare prete!».

Giuseppe Maria Pellizza, sdb