|
N. 1 gennaio 2012
|
Editoriale La testimone Nelle svariate raffigurazioni della Madonna, inserita in un ambiente domestico, si può trovare una scena in cui Maria riceve la visita di Gesù adulto, che si accomiata da lei, prima di avventurarsi sulle strade della Palestina, per dare inizio alla sua predicazione. È particolarmente suggestivo questo incontro, anche se non avvalorato dal riferimento evangelico. Ma più originale è la presenza di un crocifisso dipinto sulla parete della stanza: il futuro, la passione e morte di Cristo, già anticipato, o meglio previsto nel cuore della Madre. Non si tratta certo di un errore cronologico da parte dell'artista, ma di una profonda interpretazione del mistero. Forse è proprio in questa visione che si colloca il discepolato di Maria, prima autentica testimone di Cristo: dal sì all'angelo Gabriele fino al sepolcro vuoto, sempre con la consapevolezza angosciante della croce, del dolore, passaggio ineludibile per l'annuncio gioioso della risurrezione. Nell'udienza generale del 21 dicembre 1966, Paolo VI così si esprimeva: «Se vogliamo entrare nello spirito del Natale, nel segreto del Natale, nel godimento del Natale, dobbiamo avvicinarci a Maria, la cristifera, la portatrice di Cristo nel mondo». Ed è prima di tutto a lei, «la stella dell'evangelizzazione», che dobbiamo riferirci quando accettiamo di impegnarci a «fare di Cristo il cuore del mondo», uniti a tutta la Chiesa, per «trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità stessa» (Evangelii nuntiandi, 18). Questo cambiamento può avvenire solo con un'autentica testimonianza di vita. Ancora Paolo VI, nella stessa esortazione apostolica, afferma: «I cristiani irradiano, in maniera molto semplice e spontanea, la fede in alcuni valori che sono al di là dei valori correnti, e la speranza in qualche cosa che non si vede, e che non si oserebbe immaginare» (EN 21). Irradiare, trasmettere per trasformare: «Il mondo esige e si aspetta da noi semplicità di vita, spirito di preghiera, carità verso tutti e specialmente verso i piccoli e i poveri, ubbidienza e umiltà, distacco da noi stessi e rinuncia» (EN 76). In un'icona dell'artista padre Marko Ivan Rupnik, Maria, recandosi dalla cugina Elisabetta, ha con sé il rotolo della Parola di Dio, perché, attraverso di lei, il Verbo può risuonare nel mondo: significativo l'accostamento dell'annuncio e della testimonianza con il servizio solidale, che può costare fatica e sofferenza. Carlo Carretto, nel suggestivo libro Beata te che hai creduto (San Paolo 2006, pp. 120, H 7,50), immagina che Maria racconti la sua esperienza con il Figlio: «Appena Gesù iniziò la sua vita pubblica, incominciarono le contraddizioni; appena accennò a distribuire la vita, s'incominciò a soffrire. Le due cose erano legate. Non si può dare la vita senza bere alla tazza del dolore». Testimoniare con coraggio, senza timore, perché il Signore è sempre vicino al cuore di chi si affida a lui. Madě Drello |
|