Madre di Dio

 

N. 11 dicembre 2010

 Fidarsi di Dio

 Le nostre lacrime
   Madì Drello

«Andiamo fino a Betlemme!»
   Giovanni Ciravegna

"Sede della Sapienza..."
    Luciano Pacomio

Un’incarnazione che continua
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

L’umile serva innalzata e incoronata
   Stefano De Fiores

«Al cuore della vita cristiana»

La Vergine nel mistero della santa Natività
  
Sergio Gaspari

La prima "buona notizia"
  
Fiorino Triverio

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

Un Natale d’amore
  
Giuseppe Maria Pelizza

«Un esempio mirabile»
  
Luigi M. De Candido

Una vicenda straordinaria
   Renzo Allegri

Finanziere, eremita, presbitero
   Maria Di Lorenzo

Scoprire la vicinanza del Padre
   Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

La Madre di Dio nella musica
  
 Franco Careglio

Madre di Dio n. 11 dicembre 2010 - Copertina

 Studi e ricerche

 
di SALVATORE M. PERRELLA osm

Maria e i sacerdoti
   

«Il presbitero guardi molto spesso alla Madre di Dio... e la invochi ogni giorno».
 

Giovanni Paolo II (1978­2005), il grande pontefice della fine del secondo millennio e dell’inizio del terzo, sarà ricordato anche per essere stato il Papa del Totus tuus, il Doctor marianus del nostro tempo; il suo insegnamento mariano, quello più autorevole ed impegnativo, fin dalle prime battute appare logica emanazione della sua esperienza umana, intellettuale, spirituale, pastorale e soprattutto conciliare.

Infatti, egli ha il merito di aver costantemente proposto la Madre del Redentore alla luce del mistero trinitario e cristologico­ecclesiale, quale figura esemplare, carismatica e "trasversale" (cf Tertio millennio adveniente, 43) nell’evento cristiano della fede e nella difficile, ma esaltante, evangelizzazione del mondo contemporaneo.

Vigliano Biellese: don Marco Vitali, prete operaio, operatore ecologico della cooperativa sociale La Betulla.
Vigliano Biellese: don Marco Vitali, prete operaio, operatore ecologico della cooperativa sociale La Betulla (foto Siccardi).

Papa Wojtyla in molte occasioni si è rivolto ai "suoi" cari sacerdoti soffermandosi a delinearne la figura e il ministero nella contemporaneità, o approfondendone la dottrina e la spiritualità.

Sintesi completa del suo magistero rimangono l’esortazione post­sinodale Pastores dabo vobis, del 1992, la serie di specifiche Catechesi pronunciate nelle udienze del mercoledì nel 1993, le 23 Lettere del Giovedì Santo inviate a tutti i presbiteri dal 1979 al 2004: per la vastità e la varietà delle tematiche, il suo insegnamento può essere considerato un unicum nella tradizione della Chiesa.

Va detto che la teologia dei ministeri ecclesiali si è sviluppata specialmente dopo il Vaticano II, mediante la rifondazione di un’ecclesiologia che ha trovato nella Lumen gentium la sua formulazione più autorevole e completa. La Chiesa post­conciliare ha assistito gradualmente ad una profonda crisi sacerdotale dovuta essenzialmente alla difficoltà ad assimilare la nuova immagine del ministero che si prospettava, al disorientamento per il cambio dello stato sociale del presbitero in mezzo a una società secolarizzata; un sintomo significativo di tale disagio è stato l’elevato numero di riduzioni allo stato laicale, la drastica diminuzione delle ordinazioni e delle entrate nei seminari.

I Pontefici, da parte loro, hanno dovuto tener conto di questa crisi di identità e vocazionale che ancora perdura.

Nel suo insegnamento Giovanni Paolo II, oltre ad affermare tutto il suo affetto e la sua personale riconoscenza nei riguardi dei sacerdoti, li ha sempre spronati a superare le oggettive difficoltà del ministero esortandoli a rassodare la propria identità in quella di Cristo. Infatti, scrive: «Il sacerdote trova sempre, ed in maniera immutabile, la sorgente della sua identità in Cristo sacerdote. Non è il mondo a fissare il suo statuto secondo i bisogni o le concezioni dei ruoli sociali. Il prete è segnato dal sigillo del sacerdozio di Cristo, per partecipare alla sua funzione d’unico mediatore e redentore» (Lettera del Giovedì Santo, 1986).

Ignoto, Aronne e Cristo sacerdote eterno, miniatura del sec. XIV, Archivio del Duomo, Pavia.
Ignoto, Aronne e Cristo sacerdote eterno, miniatura del sec. XIV, Archivio del Duomo, Pavia (foto Tagliabue).

Ricuperare una genuina e robusta identità sacerdotale in un mondo sovente senza identità e volto, passa da una forte vita teologale, eucaristica, accogliente e oblativa: come Gesù, il sacerdote nella sua vita deve sempre saper dire al Padre e mostrare ai credenti: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42).

Tali importanti dimensioni sono state mirabilmente vissute dalla Vergine tanto che il documento del Sinodo dei vescovi del 1971 presenta Maria come modello per la vita spirituale del sacerdote, passo più volte ricordato o riportato da Giovanni Paolo II nei suoi interventi sul sacerdozio ministeriale: «Con la mente rivolta alle cose celesti e partecipe della comunione dei santi, il presbitero guardi molto spesso a Maria, madre di Dio, la quale accolse il Verbo di Dio con fede perfetta, e la invochi ogni giorno per ottenere la grazia di conformarsi al suo Figlio» (Il sacerdozio ministeriale, 30.11.1971).

La conformazione cristica non si inventa e non è automatica, è frutto di un lungo processo di formazione in cui il contributo della spiritualità mariana è apprezzato e richiesto dal Pontefice; basti pensare alla conclusione "mariana" della lettera apostolica Pastores dabo vobis, che asserisce: «Ogni aspetto della formazione sacerdotale può essere riferito a Maria come alla persona umana che più di ogni altra ha corrisposto alla vocazione di Dio, che si è fatta serva e discepola della Parola […], che è stata chiamata all’educazione dell’unico ed eterno sacerdote fattosi docile e sottomesso alla sua autorità materna. Con il suo esempio, la Vergine santissima continua a vigilare sullo sviluppo delle vocazioni e della vita sacerdotale nella Chiesa. Per questo noi sacerdoti siamo chiamati a crescere in una solida e tenera devozione alla Vergine Maria».

Salvatore M. Perrella

Invito all’approfondimento: A. Monnin, Spirito del Curato d’Ars, Ares 2009, pp. 224, € 14,00; N. Marconi, Imita ciò che celebri, Cittadella 2009, pp. 128, € 9,50; D. Sigalini, Il prete e i giovani, Cittadella 2009, pp. 120, € 9,50.
  

Il sussidio

RETE E MONDO D’OGGI. DAL POST­CRISTIANO AL PRE­CRISTIANO
(A. Cencini, San Paolo 2010, pp. 160, € 12,00).
 

La prima di copertina del volume di padre Amedeo Cencini, fdcc.«Titolo, anzi, sottotitolo, forse un po’ misterioso. Anche perché siamo abituati a ragionare in termini esclusivi di post, con lo sguardo all’indietro e senza grandi prospettive per il futuro.

Oggi, annota infatti un pensatore attento come il filosofo Luigi Alici, "non troviamo di meglio per connotare il nostro tempo che parlare di congedo rispetto a qualcosa che non c’è più, e non di anticipazione o promessa di qualcosa che sta per realizzarsi: non è forse vero che, nell’epoca dei post, sappiamo parlare solo di cultura post­moderna, post­secolare, post­metafisica, post­democratica, post­umana…?", e naturalmente post­cristiana, come se ormai il mondo si fosse definitivamente congedato dall’evento cristiano e da tutto ciò che ruota attorno ad esso, dalle radici cristiane dell’Europa (non più riconosciute come tali) ai vari simboli cristiani (non più ritenuti espressivi di valori universali).

Ma a voler esser pignoli – c’è poi un altro elemento di mistero nell’insieme del titolo, perché i due aggettivi (post­cristiano e pre­cristiano) a chi si riferiscono esattamente, al mondo che cambia o al prete?

Leggendo insieme titolo e sottotitolo a essere post o pre­cristiano potrebbero essere sia il prete che il mondo, per quanto illogico ciò possa essere. Infatti, proprio così lo intendiamo noi» (Introduzione, pagg. 5­6).

Asti (27.4.2010), 34a Giornata dei seminaristi del Piemonte e Valle d'Aosta: una squadra di chierici impegnata nel torneo di calcetto.
Asti (27.4.2010), 34a Giornata dei seminaristi del Piemonte e Valle d’Aosta:
una squadra di chierici impegnata nel torneo di calcetto (foto Siccardi).

L’autore, sacerdote canossiano, sostiene che ci troviamo in una situazione del mondo non post­cristiana, ma piuttosto pre­cristiana, in cui è possibile gettare nuovamente il seme evangelico. Occorre quindi una nuova spiritualità e una nuova formazione per il presbitero attuale.

Il testo è destinato a sacerdoti, religiosi e laici attenti a tematiche sociali.

e.s.