Madre di Dio

 

N. 8 agosto - settembre 2010

 Pastorale d’insieme
   Agostino Marchetto

 Sotto il tuo manto
   Madì Drello

Quelle vere stelle della vita
   Giovanni Ciravegna

"Vergine clemente..."
    Giuseppe Merisi

Avvolta di misericordia
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

La risposta vitale di Maria a Dio
   Stefano De Fiores

Un tassello necessario della fede
   F.M.

"I giorni della Beata Vergine"
  
Sergio Gaspari

Segni di tenerezza materna
  
Fiorino Triverio

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

Un ordine di Gesù
  
Giuseppe Maria Pelizza

«Lei è la fondatrice»
  
Antonio Giordano

Nella casa della Madonna
   Renzo Allegri

Rosario Livatino vent’anni dopo
   Maria Di Lorenzo

La grande rivoluzione di Dio
   Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

La Madre di Dio nella musica
  
 Franco Careglio

Madre di Dio n. 8 agosto-settembre 2010 - Copertina

 

 

 

 

 Maria, maestra di sequela

 
di ANTONIO GIORDANO imc

«Lei è la fondatrice»
   

Così era solito dire della Madonna il beato Giuseppe Allamano, che diede alla Chiesa i Missionari e le Missionarie della Consolata.
  

Giuseppe Allamano nacque il 21 gennaio 1851 a Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco). Educato a solide virtù cristiane dalla madre, sorella di san Giuseppe Cafasso, passò poi alla scuola di don Bosco, altro suo illustre compaesano. Con ferma decisione rispose alla chiamata del Signore e, divenuto sacerdote, il 20 settembre 1873, avrebbe desiderato darsi al ministero pastorale. Ma il suo Arcivescovo lo destinò alla formazione dei seminaristi del Seminario maggiore della Diocesi di Torino. Si distinse per la fermezza nei princìpi e la soavità nel chiederne l’attuazione, un vero «maestro nella formazione del clero». Proseguì nello stesso tempo gli studi, conseguendo la laurea in teologia presso la Facoltà teologica di Torino e l’abilitazione all’insegnamento universitario.

Il beato Giuseppe Allamano.
Il beato Giuseppe Allamano.

Nel 1880 fu nominato rettore del Santuario e del Convitto ecclesiastico della Consolata. Da allora fino alla morte, la sua attività si svolse sempre all’ombra del centro mariano della Diocesi. Lo trovò fatiscente e decaduto spiritualmente. Il nuovo Rettore ne curò il restauro, l’ampliamento e l’abbellimento e ne incrementò l’attività pastorale, liturgica e associativa. Divenne centro di spiritualità mariana e di iniziative pastorali. Egli vi contribuì anche con il carisma di cui fu dotato da Dio di consigliare, confortare e dirigere. Persone di ogni ceto sperimentarono i segreti della sua mente illuminata e del suo grande cuore. I laici trovarono in lui l’appoggio per iniziative nuove, richieste dai tempi: la stampa, l’Azione cattolica, le associazioni operaie.

Riaprì e diresse il Convitto ecclesiastico per la preparazione dei giovani sacerdoti all’apostolato. Ebbe molto a cuore la loro formazione spirituale, intellettuale, pastorale, aggiornandola alle nuove situazioni ed esigenze. Per dare loro un modello intraprese la causa di canonizzazione del Cafasso, di cui ebbe la gioia di vedere la beatificazione, il 3 maggio 1925. Ridiede vigore alla casa per gli esercizi spirituali annessa al Santuario di sant’Ignazio presso Lanzo.

Animato da forte zelo per il bene dei fratelli e da vivo senso della missione universale della Chiesa, allargò i suoi orizzonti al mondo intero. Sentì l’urgenza del mandato di Cristo di portare a tutti il Vangelo. Trovava innaturale che nella sua Chiesa, feconda di tante istituzioni di carità, ne mancasse una dedicata unicamente alle missioni. Decise di rimediarvi e di aiutare quanti erano animati dall’ideale missionario. Nel 1901 fondò l’Istituto dei Missionari e nel 1910 quello delle Missionarie della Consolata. A essi, pur continuando nei suoi numerosi impegni in Diocesi, dedicò le principali cure, formandoli a quello spirito che riteneva di aver ricevuto dal Signore. Convinto che alla missione si deve dare il meglio, ebbe di mira la qualità più che il numero. Voleva evangelizzatori preparati, «santi in modo superlativo», «zelanti fino a dare la vita».

La Madonna della Consolata.
La Madonna della Consolata.

L’8 maggio 1902 partirono per il Kenya i primi quattro missionari, presto seguiti da altri. Al giovane Istituto vennero poi affidati altri campi di apostolato: l’Etiopia, la Tanzania, la Somalia, il Mozambico. In seguito Congo, Sud Africa, Costa d’Avorio. Dopo l’ultima guerra mondiale l’Istituto si estese all’America: Brasile, Colombia, Venezuela, Argentina, Stati Uniti e Canada. Ultimamente all’Asia: Corea e Mongolia.

Oggi i suoi figli e figlie sono presenti in oltre 20 Paesi di Africa, America, Europa, Asia.

Per il suo impegno di dare alla Diocesi torinese un respiro di universalità e renderla responsabile della sua natura missionaria, il decreto che ne proclama le virtù eroiche indica ciò che soprattutto lo caratterizza tra i numerosi santi del suo tempo: «Nella mirabile schiera di Servi di Dio fioriti nella Chiesa torinese, dei quali alcuni già canonizzati o beatificati, il sacerdote Giuseppe Allamano si distinse per aver percepito il dovere di ogni Chiesa locale di aprirsi alla missione universale».

Morì santamente il 16 febbraio 1926 a Torino presso il Santuario della Consolata. Proclamato Beato, il 7 ottobre 1990, da Giovanni Paolo II.

Antonio Giordano
  

I Missionari della Consolata sono 990 distribuiti in 234 sedi. Per informazioni: Casa Madre, corso Francesco Ferrucci 14, 10138 Torino; tel. 011-44.00.400.