Madre di Dio

 

N. 8 agosto - settembre 2010

 Pastorale d’insieme
   Agostino Marchetto

 Sotto il tuo manto
   Madì Drello

Quelle vere stelle della vita
   Giovanni Ciravegna

"Vergine clemente..."
    Giuseppe Merisi

Avvolta di misericordia
    
Giuseppe Daminelli

Maria e i sacerdoti
   Salvatore M. Perrella

La risposta vitale di Maria a Dio
   Stefano De Fiores

Un tassello necessario della fede
   F.M.

"I giorni della Beata Vergine"
  
Sergio Gaspari

Segni di tenerezza materna
  
Fiorino Triverio

Fatti e persone
  
a cura di Stefano Andreatta

Un ordine di Gesù
  
Giuseppe Maria Pelizza

«Lei è la fondatrice»
  
Antonio Giordano

Nella casa della Madonna
   Renzo Allegri

Rosario Livatino vent’anni dopo
   Maria Di Lorenzo

La grande rivoluzione di Dio
   Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

La Madre di Dio nella musica
  
 Franco Careglio

Madre di Dio n. 8 agosto-settembre 2010 - Copertina

 Sottolineature

  di Mons. AGOSTINO MARCHETTO

  
Pastorale d’insieme
   

Santuari e vita diocesana è stato il tema dell’intervento che l’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, ha pronunciato al congresso dell’Associazione dei rettori dei santuari di Francia (Ars) svoltosi a Parigi dal 18 al 21 gennaio 2010. Ne pubblichiamo, qui di seguito, ampi stralci.
   

La riscoperta dell’ecclesiologia delle Chiese particolari e delle Chiese locali ha comportato uno sviluppo della cosiddetta "Pastorale d’insieme", che si cristallizza nell’elaborazione di piani pastorali che per questo vengono chiamati "Insiemi".

I piani e gli obiettivi pastorali sono dimostrazione di un’autentica pastorale diocesana e uno fra i mezzi più efficaci per la necessaria pastorale d’insieme. Nascono da uno studio serio della realtà socio-religiosa del territorio, al fine di poter offrire una risposta evangelizzatrice più adeguata possibile. Questa pianificazione diocesana definisce gli obiettivi comuni, offre linee di azione, struttura i tempi, determina i mezzi e indica i responsabili.

A tutti viene chiesto di essere in sintonia, in comunione, con questa pianificazione, di modo che ognuno, essendo corresponsabile, e a partire dal proprio ambito, offra la risposta adeguata e riesca a far sì che si sviluppino azioni pastorali convergenti, in linea con le priorità stabilite dal vescovo.

La pastorale d’insieme è anche conseguenza della somma degli sforzi e dei mezzi necessari per poter affrontare le nuove sfide che l’evangelizzazione pone nel mondo contemporaneo. Il fenomeno della mobilità umana giustifica ancora di più, se possibile, la necessità di questa pastorale d’insieme.

Le attuali circostanze di vita ci permettono di continuare a pensare che dinanzi a noi c’è una società cristiana stabile, con la quale si può lavorare in modo permanente e indipendente da altre strutture e istituzioni.

Ciò vale anche per i santuari. Di fatto, la mobilità, generata in molte occasioni da ragioni di lavoro o di ozio, sta cambiando la comprensione del senso di appartenenza a una comunità riferente di indole sociale o anche religiosa. Più che di forti sentimenti di appartenenza, possiamo parlare oggi di una molteplicità di vincoli di carattere temporale o circostanziale e la struttura parrocchiale non sembra rispondere pienamente e correttamente a tale mobilità. Parimenti, si sono mostrati inutili gli sforzi per ridurre tutta la vita ecclesiale a un territorio preciso. Per questo possiamo affermare che senza una pastorale d’insieme si corre il rischio di sviluppare azioni senza continuità e senza un seguito.

Il Santuario di Oropa (Biella), fondato, secondo la tradizione, da sant'Eusebio (sec. IV), vescovo di Vercelli.
Il Santuario di Oropa (Biella), fondato, secondo la tradizione,
da sant’Eusebio (sec. IV), vescovo di Vercelli (foto Bertotti).

Dai santuari si può e si deve fare una lettura di questo fenomeno, estrapolando le giuste conseguenze. Da un lato, sappiamo che molte delle persone che vi si recano lo fanno in modo circostanziale, oppure la loro presenza appare scaglionata nel tempo, il che impedisce di sviluppare qualsiasi processo continuato e programmato di crescita nella fede. Ma ai santuari si recano anche persone al fine di beneficiare di "servizi", per così dire, che non sempre trovano nella propria parrocchia, o perché cercano un certo anonimato, come avviene con la celebrazione del Sacramento della riconciliazione.

Per questo, inserirsi in una pastorale d’insieme favorirà il successo di ogni azione evangelizzatrice e sacramentale lì realizzata, in vista della missione nel mondo propria di ognuno.

La dimensione della religiosità popolare. Penso che la vita dei santuari e le manifestazioni di pietà popolare che si sviluppano attorno a essi, devono far parte dei piani pastorali diocesani. In essi deve essere correttamente inserita la dimensione della religiosità popolare; allo stesso tempo bisogna favorire la relazione di quest’ultima con le realtà e le azioni ecclesiali, evitando qualsiasi isolamento.

La pianificazione pastorale deve quindi coordinare e articolare i diversi ambiti a beneficio di un’attenzione più consona rivolta a tutti, nella quale, a partire dalla somma degli sforzi generali, si contribuisca alla maturazione della concreta, ricca e complessa esperienza religiosa.

Allo stesso tempo, però, farà sì che l’intera comunità cristiana possa beneficiare delle ricchezze e dei valori che il santuario e la pietà popolare implicano. In questo piano si dovrebbero tener presenti alcuni punti concreti, come l’accoglienza verso quelle persone che occasionalmente si avvicinano al santuario per un qualche evento religioso, l’atteggiamento profondamente missionario che le omelie vi devono assumere e la nobilitazione delle celebrazioni liturgiche.

Allo stesso tempo, e sempre a partire dalla suddetta pastorale d’insieme, si potrebbe e si dovrebbe cercare di dare una risposta a uno degli aspetti che è solito causare, in non poche occasioni, attrito: il rapporto fra le parrocchie e i santuari.

La parrocchia è l’espressione pastorale territoriale della Chiesa diocesana che ha come fine quello di giungere a tutti i suoi membri. È la stessa Chiesa diocesana che si rende presente e vicina, con tutte le sue ricchezze e responsabilità.

Parrocchia e santuario appaiono come ambiti necessari e complementari per poter raggiungere il fine evangelizzatore e santificatore, in lode a Dio, della Chiesa. In tal senso, il piano pastorale diocesano può e deve tracciare cammini di collaborazione.

Riformuliamo la domanda: come inserire il santuario nel contesto della vita diocesana e, più concretamente, nell’ambito di una pastorale d’insieme?

Il santuario ha un’innegabile specificità, che deve essere rispettata e promossa, ma che, allo stesso tempo, deve essere messa al servizio della Chiesa e, in concreto, della Chiesa particolare nella quale nasce e della quale è erede. La comunione ecclesiale è una comunione nella diversità e a partire dalla diversità.

Il santuario e la cultura locale. Sia i santuari sia le pratiche di pietà popolare a essi vincolate, specialmente nel loro aspetto esterno e rituale, conservano una profonda e intima relazione con la cultura locale, essendo anche espressione privilegiata dell’inculturazione del Vangelo nel popolo concreto.

L’inculturazione, intesa come sintesi fra cultura e fede, non si presenta come un processo opzionale, ma è un’esigenza sia della cultura sia della fede. Un segnale singolare del fatto che il processo d’inculturazione si sta realizzando è la fusione armoniosa e intima fra il messaggio cristiano e la cultura di un popolo.

Così, le grandi verità e i valori del Vangelo s’incarnano nei caratteri peculiari della cultura locale, si esprimono con i modi culturali di quel popolo, e allo stesso tempo il messaggio cristiano offre alla cultura una nuova visione dell’uomo, del mondo, della storia e della vita. Se tale processo non si fosse prodotto, l’azione evangelizzatrice sarebbe rimasta a un livello superficiale.

I santuari, che costituiscono una parte importante del patrimonio storico-culturale delle varie popolazioni, possono quindi contribuire, in grande misura, a generare sentimenti di comunità e d’identità, di appartenenza e di coesione (cf L’Osservatore Romano, 22.1.2010).

Mons. Agostino Marchetto
   

«Il santuario è per eccellenza il luogo dove rimanendo davanti al mistero di Dio si finisce per comprendere e si torna a casa diversi».

Riccardo Fontana,
arcivescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro

 


Apostolato della preghiera
Intenzione mariana del mese
di agosto e
settembre

Perché in Maria scopriamo un segno di consolazione e di sicura speranza nel nostro cammino quotidiano.

Perché sentiamo sempre la presenza materna di Maria e sperimentiamo la sua protezione.