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N. 3 marzo 2010
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Celebrando
il Signore lodiamo Maria
di SERGIO GASPARI, smm Quell’"Opera
dei secoli" Annunciazione: la Vergine «punto
immacolato di approdo sulla terra del Verbo di Dio». L'istruzione della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, Faciem tuam, Domine, requiram. "Il servizio dell’autorità e l’obbedienza" (2008) al n. 31 prega la Vergine: «O dolce e santa Vergine Maria, Tu all’annuncio dell’angelo, con la tua obbedienza credente e interrogante, ci hai dato Cristo... Ai piedi della Croce, l’obbedienza ha fatto di Te la Madre della Chiesa e dei credenti». L’aggettivo "interrogante" è pleonastico e inopportuno. È vero che oggi nella preghiera affiora la tendenza dell’interrogatio: l’inquietudine del cuore umano spinge il credente a porre precise domande a Dio; ma egli non trova risposte soddisfacenti. Perché? Perché Dio è la Parola prima; il fedele è parola seconda (non secondaria). L’uomo può solo rispondere a Dio, che per primo si rivolge a lui. Nel tentativo poi di "umanizzare" la Vergine, rischiamo di estrapolarla dal suo tessuto biblico-ebraico, di discepola cioè della fede che risponde e dell’obbedienza che si abbandona a Dio. L’annuncio del Signore alla Vergine (Lc 1,26-38), evento del tutto nuovo – ha mutato la storia dell’umanità – è chiamato "Vangelo aureo" e la Messa del 20 dicembre, celebrazione mariana dell’Avvento, è detta "Missa aurea". L’Annunciazione presenta Maria quale «punto immacolato di approdo sulla terra del Verbo di Dio» (Paolo VI). Evento di salvezza che va accolto con il cuore della fede pura.
1. Festa dell’obbedienza. Alle «parole dell’Angelo ella (Maria) rimase turbata»: è il turbamento di una creatura umana, sia pure pia e fervorosa, di fronte ad un fatto inaudito ed imprevedibile; è il brivido della creatura di fronte al mistero divino e alla sua trascendenza. Maria è chiamata a dare «il consenso a nome di tutta la natura umana» (san Tommaso d’Aquino, +1274) per l’attuazione di quell’"Opera dei secoli" che è l’incarnazione del Verbo (san Pietro Crisologo, ca. +450; cf Marialis cultus 37). Il turbamento è reazione di prudenza, umiltà e percezione di indegnità. Benedetto XVI a 400 mila giovani a Loreto l’1.9.2007 ha detto: «Guardate alla giovane Maria! L’Angelo le prospettò qualcosa di veramente inconcepibile: partecipare nel modo più coinvolgente possibile al più grandioso dei piani di Dio, la salvezza dell’umanità. Dinanzi a tale proposta Maria rimase turbata, avvertendo tutta la piccolezza del suo essere di fronte all’onnipotenza di Dio; e si domandò: com’è possibile, perché proprio io? Disposta però a compiere la volontà divina, pronunciò prontamente il suo "sì", che cambiò la sua vita e la storia dell’umanità intera». Nell’Annunciazione Maria «trascende se stessa»: «raggiunge i confini della divinità» (Tommaso De Vio, detto il Gaetano, +1533), viene ad avere «una certa dignità infinita, proveniente dal bene infinito che è Dio» (san Tommaso d’Aquino). La Vergine «si domandava che senso avesse un tale saluto»: chiedeva a se stessa, non all’Angelo né a Dio. E l’Angelo non risponde sul piano umano, bensì in riferimento all’elezione di Dio che la interpella: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio», e poi le rivela: «Lo Spirito Santo scenderà su di te». Non interessata al proprio destino, Maria dice all’Angelo: «Come è possibile?», Quomodo fiet?, ossia "come" devo comportarmi per giungere al Fiat? Vediamo la Vergine riflessiva nel tentativo di aprirsi alla volontà sovrumana e disporsi alla risposta. Infatti accetta: acconsente prontamente ed agisce facendosi annunciatrice dell’evento alla parente Elisabetta. Il Fiat della Vergine si trova in relazione al Salmo responsoriale e alla II Lettura del 25 marzo: «Ecco io vengo, per fare, Dio, la tua volontà» (Sal 39 e Eb 10,4-10), come pure è in stretta sintonia con il Fiat della volontà di Dio nel Padre nostro.
Ai credenti che volevano capire la Parola di Dio, sant’Agostino (+430) rispondeva: Orent ut intellegant (Preghino e capiranno). Il riformatore di Ginevra G. Calvino (+1564) spiegava: Omnis recta cognitio Dei, ab oboedientia nascitur (Ogni retta conoscenza di Dio nasce dall’obbedienza). E con un gioco di parole il domenicano T. Campanella (+1639), filosofo del Rinascimento, affermava: «Assai sa chi non sa, se sa obbedire». La Vergine, obbedendo, crede possibile ciò che la ragione umana ha ragione di dubitare. Ma nell’obbedire ella sa ciò che non sa umanamente. Difatti non dubita, non ha paura. Piuttosto, secondo santa Caterina da Siena (+1380), nella sua prudenza la Vergine chiede spiegazioni perché si ritiene indegna: «Non perché tu mancasti in fede, ma per la tua profonda umiltà, considerando la indegnità tua; ma non che tu dubitassi che questo fosse impossibile presso Dio». 2. Festa del Fiat. Il Vaticano II insegna: «I santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza» (Lumen gentium 56). Il documento Il sacerdozio ministeriale del III Sinodo dei vescovi del 1971 parla della fede perfetta di Maria: «Il presbitero guardi molto spesso a Maria, madre di Dio, la quale accolse il Verbo di Dio con fede perfetta, e la invochi ogni giorno per ottenere la grazia di conformarsi al suo Figlio».
Stando alla tradizione ininterrotta della Chiesa, il "sì" mariano esprime adesione generosa al progetto di Dio. Sant’Agostino osserva: Maria «parlò decisa a comprendere, non per diffidenza. Nel porre la domanda, non dubitò della promessa». È utile il raffronto tra il sacerdote Zaccaria, che dubita della possibilità di realizzazione del messaggio dell’Angelo (Lc 1,18.20) e la Vergine invece che, di fronte ad una proposta inaudita, accoglie con fede esemplare la Parola di Dio (Lc 1,38.45). L’angelo Gabriele – puntualizza san Massimo di Torino (+ ca. 408/423) – «conforta l’incredulo Zaccaria ed esorta la fiduciosa Maria. Quello perdette la parola per aver dubitato; questa, avendo subito creduto, concepì il Verbo Salvatore». Secondo Antìpatro di Bostra (+ dopo il 457) Maria «domandò: "Come avverrà questo?", non per contraddire, ma per imparare». E la liturgia ispanica aggiunge: Maria «chiese: Come avverrà questo? Ma domandò credendo, senza dubitare. Lo Spirito Santo allora compì ciò che l’Angelo aveva annunziato» (Prefazio della II Domenica di Avvento). 3. Festa della collaborazione. Il verbo ottativo greco génoito, latino fiat, della Vergine rivela «un desiderio gioioso di collaborare a ciò che Dio prevede per lei. È la gioia dell’abbandono totale al buon volere di Dio» (I. de La Potterie). La domanda all’Angelo è per un’obbedienza piena e in vista dell’offerta della propria libertà al Signore. Il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 506) cita sant’Agostino che osserva: «Maria è più felice di ricevere la fede di Cristo che di concepire la carne di Cristo». E ancora sant’Agostino: «Per la fede credette, per la fede concepì... Vale di più per Maria essere stata discepola di Cristo anziché madre di Cristo». Ecco perché Giovanni Paolo II rilevava: se «la fede di Abramo costituisce l’inizio dell’antica Alleanza», «la fede di Maria nell’Annunciazione dà inizio alla nuova Alleanza» (Redemptoris Mater 14). Rilievi conclusivi. «La grazia che chiama si fa grazia che permette di rispondere». La fede assoluta di Maria è rinuncia a se stessa per lasciar fare a Dio. Nell’accogliere la proposta divina, ella libera la propria libertà e così è in grado di rispondere alla volontà celeste. Solo la grazia può liberare la libertà umana (O. Clément, +2009) o, più precisamente: «La grazia viene postulata dalla libertà che vi trova il suo contenuto, il suo quid, e presuppone la libertà che è il suo come» (P. Evdokimov, +1970). La libertà postula la grazia; la grazia fa fiorire e fruttificare la libertà. In Maria la grazia suscita, rende possibile la risposta libera e generosa. Nel suo Fiat oblativo – che «ha in sé qualcosa di potente» – la libertà è resa autentica dalla grazia e, senza alcun bisogno di spiegazioni umane, si fa gioiosa disponibilità a Dio. Non senza motivo sulle labbra dei fedeli da secoli affiora l’invocazione: Vere libera, serva nos liberos; (Maria) veramente libera, conserva noi liberi; donaci la libertà che compie la volontà di Dio, si offre per la salvezza delle anime e il bene della società umana. Sergio Gaspari |
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