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N. 2 febbraio 2010
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Un
nuovissimo dizionario
di VINCENZO VITALE ssp La
mariologia, un cantiere aperto
De Fiores. Ci troviamo ora a 45 anni dalla chiusura del Concilio e a 25 dal Dizionario. Rispetto al precedente volume, siamo adesso in una nuova fase. Nel dopo-Concilio si registra un grande sviluppo della mariologia, un vero "cantiere". Da qualche anno si avverte un rinnovamento che ha aperto la mariologia alla cultura e in particolare all’antropologia. Bisognava superare la linea storico-salvifica del Concilio, andare verso nuovi orizzonti.
De Fiores. In ogni asserzione che noi facciamo di Dio è implicato l’uomo. Ogni discorso su Dio, dal fatto che c’è l’incarnazione, non può non essere anche un discorso sull’uomo, perché l’uomo e Dio non dialogano più solamente fra di loro ma si identificano: l’uomo diventa Dio nella persona di Gesù Cristo, il quale rivela nello stesso tempo non solo Dio, ma anche l’uomo, la sua vera origine e la sua costituzione. Questa è la linea di Karl Rahner, che fa questa sequenza: teologia – antropologia – mariologia.
De Fiores. All’antropologia segue la mariologia perché Maria riassume ed evidenzia il meglio dell’uomo e del cristiano. Per cui non possiamo fare antropologia senza mariologia. Qui abbiamo due scuole di pensiero: da una parte Rahner, che mostra che l’uomo è uditore della Parola ed è la possibile creatura che a una rivelazione di Dio possa rispondere con l’ascolto e con il dono di sé, cioè con l’accoglienza. Ora Maria è la creatura che nel suo corpo e nel suo spirito accoglie Dio, quindi il discorso sull’uomo diventa un discorso su Maria e viceversa. L’altra via è quella di Hans Urs von Balthasar: Maria è tipo della Chiesa, c’è il principio mariano. Per cui non possiamo parlare della Chiesa senza parlare di Maria che riassume in modo particolare l’essenza della Chiesa, soprattutto quella mistica, cioè la sponsalità. Balthasar batte la via del sì sponsale di Maria. Teologia, antropologia, mariologia sono dunque i tre anelli inscindibili di cui abbiamo appunto tenuto conto in questo dizionario.
Perrella. Non ci siamo limitati alla via classica della verità, ma, secondo la possibilità moderna, abbiamo valorizzato la via della bellezza, quella del simbolo, la via sociale, etica, educazionale. Senza dimenticare la dimensione sociologica per esempio del mistero mariano, quella femminile, antropologica, psicologica, archetipa. In questo senso il dizionario è veramente una miniera. Sono da ricordare le parole molto importanti di Lumen gentium (n. 65): «In Maria si riverberano i massimi dati della fede» e dobbiamo aggiungere: della vita. Quella antropologica è una via irrinunciabile. Non vanno dimenticati gli input dati alla mariologia da Giovanni Paolo II, che si è fidato dei teologi e ha saputo valorizzarne gli apporti. Importante è oggi una teologia inculturata, una teologia che si innesta nella vita, altrimenti il simbolo di Maria sarebbe un simbolo statico.
Perrella. In questi 40 anni due sono i settori che hanno avuto una grandissima propulsione propositiva: primo, la Scrittura, l’esegesi e non si può parlare di Maria se non a partire dalla Parola. Secondo, la mariologia: qui va riconosciuto il merito di De Fiores, lui ha fatto conoscere la mariologia in modo dinamico e culturale. Come dice il documento dei Servi di Maria, Maria non è il centro della fede ma è figura centrale. Afferma giustamente Laurentin che Maria è «chiave del cristianesimo», o – come preferisce De Fiores – è «microstoria di salvezza». Cioè: non si tratta più di titoli, ma di chiavi interpretative del mistero di Maria, che tengono conto della mutata sensibilità. Quindi non più "mariologia delle glorie", come si diceva una volta, parafrasando il famoso testo di sant’Alfonso (Le glorie di Maria, ndr), ma mariologia del servizio.
Perrella. Anzitutto possiamo combaciare mariologia e servizio a Dio; mariologia e servizio alla Chiesa – perché Maria è membro e icona della Chiesa; poi c’è il servizio all’uomo: e ci sono delle emergenze oggi, l’emergenza della vita (Maria ci porta a difendere la vita), c’è l’emergenza etica (senza etica si deraglia). In questo senso Maria diventa sintesi di valori, senza scadere nelle titologie. Tutte queste espressioni dicono il modo di approccio a Maria e come Maria serva a Dio, alla Chiesa, all’uomo e al creato (c’è anche una dimensione ecologica del dato mariano). Una riprova che il modo di concepire la mariologia possa essere significativo per la vita: sono stato in Messico e ho visto che non c’è più teologia della liberazione. E ho detto: ma a cosa serve a voi la Vergine di fronte a tante ingiustizie, se mi parlate sempre della Maria degli altari? Maria è in mezzo a noi, è una di noi, è come noi: questo è il servizio della mariologia.
Perrella. Abbiamo anzitutto la Facoltà teologica del Marianum e i suoi teologi. A livello italiano c’è poi l’Associazione mariologica interdisciplinare italiana (Ami), di cui De Fiores è uno dei fondatori, caratterizzata da un’osmosi feconda tra teologi e mariologi: questo ha permesso di riscoprire la polisemia del mistero di Maria. E ancora, ci sono altre organizzazioni: la Pontificia Accademia Mariana (Pami), grazie a questi teologi la mariologia è riuscita a rinnovarsi e a rinnovare.
De Fiores. Di Maria hanno parlato soprattutto i teologi. Ma le teologhe cosa dicono? Ecco il punto. Esaminando la mariologia al femminile, dal 1500-1600 in poi, Valeria Ferrari Schiefer ed Elisabeth Gössmann fanno emergere questo: mentre la teologia cerca quasi sempre di separare Maria dalle donne, per cui qualche volta sembrerebbe che basti esaltare Maria, salvo poi non interessarsi delle donne, quasi una sorta di "monofisismo mariano", queste teologhe fanno vedere che Maria è il vanto delle donne e prototipo delle donne, è colei che va avanti, ma sempre unita a tutte le altre; è un apporto nuovo che finora non c’era stato…
De Fiores. Ad esempio voci originali su Maria come "amica", una voce nuova che appunto introduce altri approcci su Maria. E questa è una delle caratteristiche del dizionario e anche della mariologia odierna. Come dice la lettera della Congregazione per l’educazione cattolica intitolata La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale (1988), la mariologia contemporanea ha avvertito la necessità di avvicinare la figura della Vergine alle persone del nostro tempo mettendo in luce la sua immagine storica di umile donna ebrea, dimostrando i valori umani permanenti e universali di Maria in modo che il discorso su di lei illumini il discorso sulla coppia umana. Si è sentita l’esigenza di rendere Maria molto più vicina a noi. E questo va d’accordo con la Terza ricerca (Third Quest) che sottolinea l’ebraicità di Gesù: Maria è una donna galilea e una donna mediterranea. C’è anche questa voce, curata da Giuliana Martirani, una voce originale perché non segue la via logica, ma piuttosto la via letteraria, dell’intuizione, però calata nel nostro tempo… Perrella. Ma attenzione, questo non vuole essere un dizionario della "novità per la novità". Tutti i grandi temi della tradizione genuina sono presenti: Maria è la Madre del Signore, la Vergine, l’Immacolata, l’Assunta, la Cooperatrice di salvezza. Però queste realtà e verità vengono rilette nella fedeltà creativa (non supina!) al Magistero. Un dizionario del resto serve a dare notizie il più possibile sicure, affidabili e che promuovano un lavoro personale. C’è poi una attenzione particolare alla persona di Maria: perché Maria è persona, non è una statua! Maria è una persona capace di aggregare, perché è una donna integrata: ecco le voci della "psicologia", "donna mediterranea", "relazione/relazionalita". Una novità, se vogliamo, è l’aver affidato le voci non solo a teologi ed esegeti "navigati", ma anche a giovani capaci, oltre che alle donne.
Perrella. Primo, abbiamo interpellato il miglior ecumenista di oggi in Italia, Giancarlo Bruni. Secondo: in molte voci la dimensione ecumenica è presente (e non solo ecumenica, ma anche interreligiosa). Questo perché Maria è donna assolutamente ecumenica: l’unità dei dispersi figli di Dio di cui parla il Vangelo di Giovanni si riverbera nella missione di Maria. Poi perché c’è un pregiudizio ecumenico nei riguardi di Maria. Il dizionario vuole dimostrare che le altre Chiese non solo non devono temere – e infatti non temono più – ma devono accogliere Maria come dono di Cristo, come capacità di dono ecclesiale e come colei che sa portare a Cristo soprattutto con l’esempio e con la preghiera. De Fiores. Nel campo ecumenico su Maria sono stati fatti progressi enormi e imprevedibili. Ci sono stati documenti importanti: L’unico Mediatore, i santi e Maria (1990), il lavoro del Gruppo di Dombes Maria nel disegno di Dio e nella comunione dei santi (1996). Innanzitutto si è approdati alla conclusione che le verità del cattolicesimo su Maria non ci separano: lo dicono i protestanti, ed è già moltissimo. E poi che i dogmi mariani dell’Immacolata e l’Assunta, secondo il documento di Dombes, non sono nella Scrittura, ma non sono contrari al messaggio centrale della Scrittura, che Gesù è il salvatore: perché l’Immacolata Concezione, nella tradizione cattolica, è un caso di mediazione perfettissima di Cristo. Nell’ultimo documento ecumenico, Maria: grazia e speranza in Cristo (Seattle 2004), si dice che questo è conforme al messaggio di Gesù Cristo. E arriva perfino a dire che dobbiamo identificarci con Maria nella preghiera e nella vita. Sono dei traguardi insperati e imprevisti. Il dizionario ha tenuto sempre conto di questi importanti documenti, che non sono ufficiali, ma senz’altro preparano qualcosa a livello del Consiglio ecumenico delle Chiese, che prima o poi dovrà interessarsi di Maria.
Ferrari Schiefer. Per me è stata la prima esperienza di direttrice in un lavoro così complesso come quello di pubblicazione di un dizionario e ho potuto imparare molto dall’esperienza di Stefano De Fiores e di Salvatore M. Perrella. Con loro mi sono sentita subito a mio agio, anche perché fin dall’inizio ho percepito una grande benevolenza e una volontà di base di voler presentare un dizionario di mariologia in cui il contributo femminile sia importante. Sono subentrata quando i primi lavori erano già stati effettuati, molte voci erano già state fissate e alcuni autori scelti. Ma le mie proposte sono state tutte accettate, come quella di introdurre nuovi lemmi quali Amica o Donne teologhe.
Ferrari Schiefer. Il contributo femminile più importante delle donne teologhe del passato è stato quello di correggere una tradizione antitetica nei confronti di Eva e Maria, spesso sfavorevole alle donne. Infatti nella letteratura teologica femminile in generale Maria non viene presentata come «la sola tra le donne» ad essere stata prescelta dalla benevolenza divina a differenza di tutte le altre donne, considerate figlie di Eva. Al contrario, Maria viene vista come sorella e amica delle donne e garante dell’amore divino per loro. Se Dio ha scelto una donna per la sua opera dell’incarnazione, questo significa che tutto il sesso femminile gode della sua benevolenza. Vi si trova un’affermazione positiva di Eva quale Madre dei viventi e con lei di tutte le donne. La donna Eva prepara la via alla donna Maria, la Madre dei credenti, considerata come la somma espressione dell’umanità. L’opera di recupero di queste tradizioni spesso ancora sconosciute è stata iniziata dalle donne di oggi nel loro impegno teologico alla ricerca delle proprie madri e sorelle della storia. La riflessione delle donne teologhe di oggi considera evidentemente altri aspetti quali Maria e la corporeità femminile, il rapporto Maria-Chiesa, Maria e il discorso su Dio, Maria quale amica di Dio, sorella e profeta nella Comunione dei Santi. Era perciò importante dare spazio alle teologhe di oggi affinché potessero esprimersi sulla Madre di Gesù, partendo dalle loro competenze. Vincenzo Vitale
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