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N. 2 febbraio 2010
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Alla
scuola di Maria Costruire
sulla Parola di Dio «Se
imitiamo la Santissima Vergine, in qualche modo parteciperemo alla sua
maternità spirituale» Nel 1778, Benjamin Franklin, uno dei più influenti e famosi "padri fondatori" degli Stati Uniti d’America, così scriveva: «Una Bibbia e un giornale in ogni casa, con una buona scuola in ogni distretto, costituiscono il principale sostegno della virtù, della moralità e della libertà civile». Era come se il celebre inventore del parafulmine ripetesse al mondo il Discorso della montagna; che, cioè, tanto la "casa" quanto la "città" vanno saggiamente fondate e costruite sulla Parola di Dio (sul Vangelo), nonché sul rapporto vicendevole e fraterno – rapporto qui simboleggiato dal giornale, che è un importante mezzo di comunicazione sociale – tra persona e persona, tra popolo e popolo.
In altri termini, era come se il noto statista americano richiamasse all’umanità i due grandi comandamenti dell’amore (amore verso Dio e amore verso il prossimo), dai quali «dipende tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22,40). Ora noi vorremmo che quest’anno (Anno dell’Eucaristia, ottobre 2004ottobre 2005, indetto da Giovanni Paolo II con la lettera apostolica Mane nobiscum Domine, ndr), particolarmente dedicato, appunto, all’Eucaristia, sacramento di amore, suggerisse a ciascuno di noi il desiderio e il proposito di guardare l’umanità con gli occhi buoni e fraterni di colei che dell’umanità è Madre di misericordia e Regina di pace. Vogliamo, cioè, che la nostra venerazione alla Madre del Signore si apra sempre più a prospettive ecclesiali, facendoci sentire e vivere più intensamente il legame fraterno che unisce tutti i fedeli in un solo popolo di Dio che ha per condizione la dignità e libertà dei figli di Dio e per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati. Osservava, anni or sono, il card. LéonJoseph Suenens: «Abbiamo fin troppo relegato la pietà mariana nella categoria delle cose pie, staccata dall’azione e dalla vita». E ammoniva: «Bisogna rimettere in onore il senso forte del termine troppo sminuito di "devozione"... Una pietà mariana che non si traduce in azione apostolica disconosce la maternità spirituale di Maria, sempre operante e sempre bisognosa della nostra collaborazione».
Più tardi gli farà eco la stessa Marialis cultus di Paolo VI, affermando che «l’azione della Chiesa nel mondo è come un prolungamento della sollecitudine di Maria», e che «l’amore per la Chiesa si traduce in amore per Maria, e l’amore per Maria in amore per la Chiesa». Lo stesso card. Suenens ha poi confidato che, a sua richiesta, il Concilio vaticano II volle sottolineare fortemente l’alleanza che intercorre tra la maternità spirituale di Maria e l’apostolato cristiano: «La Vergine nella sua vita fu modello di quell’amore materno del quale devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini» (LG 65). E Giovanni Paolo II a Fatima il 13 maggio 1982: «Sin dal tempo in cui Gesù, morendo sulla croce, disse a Giovanni: "Ecco tua Madre", sin dal tempo in cui "il discepolo la prese nella sua casa", il mistero della maternità spirituale di Maria ha avuto il suo adempimento nella storia con un’ampiezza senza confini. Maternità vuol dire sollecitudine per la vita del figlio. Ora, se Maria è madre di tutti gli uomini, la sua premura per la vita dell’uomo è di una portata universale. La premura di una madre abbraccia l’uomo intero. La materntià di Maria ha il suo inizio nella sua materna cura per Cristo. In Cristo ella ha accettato sotto la croce Giovanni e, in lui, ha accettato ogni uomo e tutto l’uomo». Alberto Rum |
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