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N. 2 febbraio 2010
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Celebrando
il Signore lodiamo Maria
di SERGIO GASPARI, smm Immagine
dell’umanità riconciliata «Il cammino verso la Pasqua
può ricordare il cammino di fede percorso dalla Vergine». Il 17 febbraio, Mercoledì delle ceneri, inizia la santa Quaresima, ciclo liturgico denominato "Sacramento quaresimale" per indicare che questi 40 giorni sono tempo di riconciliazione, santificazione e rigenerazione pasquale. Ma qual è la presenza di Maria nell’itinerario verso la Pasqua, e più precisamente nella liturgia quaresimale? Nelle celebrazioni del rito romano la Vergine è presente in modo sobrio, quasi occasionale; mentre nel tracciato dell’itinerario quaresimale ella appare luminosa quale Vergine in ascolto (Marialis cultus = MC 17), Vergine offerente (MC 20), Vergine Madre «maestra di vita spirituale» (MC 21). Stando alla tradizione latina, la Quaresima vede la Madre del Signore come figura esemplare della Chiesa, che con Cristo compie il suo esodo verso la Pasqua, colei quindi che illumina ai credenti il cammino di conversione e di docilità agli impegni battesimali (cf Sacrosanctum Concilium 109-110). Ecco allora che il "Sacramento quaresimale" è felicemente modellato su Maria, immagine dell’umanità riconciliata, e colei che offre «per la riconciliazione di noi tutti la vittima santa, a Dio gradita» (MC 20). Il Calendario dell’Anno mariano 1987-1988 a cura del Comitato centrale per l’Anno mariano, Città del Vaticano 1987, pag. 14, rileva: «Il cammino verso la Pasqua può ricordare il cammino di fede percorso dalla Vergine, prima discepola di Cristo, custode vigile della Parola (cf Lc 2,19.51) e donna fedele presso la croce (cf Gv 19,25-27)». La pietà popolare mariana in questo periodo è molto esigente ed impegnativa: da un lato chiede ai fedeli la meditazione, la Confessione e Comunione sacramentale, il rosario, la partecipazione alle opere di carità della Chiesa..., dall’altro la fuga dal lusso, dal denaro, dal divertimento...
Noi vedremo la Vergine: 1) discepola fedele del Signore; 2) tipo perfetto nell’esercizio del culto; 3) modello esemplare della maternità pasquale della Chiesa. 1 Discepola fedele del Signore. Nel pellegrinaggio della fede quaresimale Maria si mostra discepola in cammino con il Figlio fin sul Calvario (cf Lumen gentium = LG 58). In particolare ella, Serva della Parola che diventa Madre della Parola (cf MC 17), richiama il primato della Parola divina nella rivelazione, nella vita della Chiesa e di ciascun fedele. Colei che ascolta e così diventa Madre, ricorda che Dio ci ha donato il Verbo, non il Verbo incarnato. L’incarnazione del Verbo è frutto di un duplice fiat: del Padre celeste e della Madre Vergine. Il compianto H.U. von Balthasar (+1988) puntualizzava: il Verbo «che non dipende da nessuna cosa terrena, tuttavia deve fare assegnamento sulla risposta degli uomini»: per incarnarsi deve dipendere dal Fiat di Maria. «Di fatto Gesù non sarebbe uomo – ribadiva von Balthasar – se non dovesse dir grazie di se stesso ad alcun altro uomo, a sua Madre». Con un’espressione identica egli poi ripeteva: «Cristo pertanto, "nato da donna", deve dir grazie di se stesso a sua Madre, perché solo attraverso tale atto può essere uomo». Il bizantino N. Cabasilas (ca. +1391) aveva spiegato: «L’incarnazione non fu soltanto l’opera della volontà del Padre, della sua virtù e del suo Spirito, ma anche l’opera della volontà e della fede della Vergine». Al Fiat del Creatore nel cielo alla prima creazione, fa eco sulla terra il Fiat della creatura nella creazione nuova.
Benedetto XVI all’Angelus del 25 marzo 2007 parlava dell’Annunciazione come l’incontro di due "sì": di Cristo e della Madre. «L’obbedienza del Figlio si rispecchia nell’obbedienza della Madre, e così, per l’incontro di questi due "sì", Dio ha potuto assumere un volto di uomo». Servire la Parola, dichiarando a Dio la propria disponibilità, presuppone, ad un titolo speciale in Quaresima, l’esodo da se stessi, rinuncia, ascesi..., diviene ascolto obbediente, risposta generosa di offerta eucaristica, sfocia nella vita di comunione con Dio e nel servizio del prossimo. Tutto questo però si attua a partire dall’adesione personale alla Parola, senza la quale non si darebbe incarnazione del Verbo, la Chiesa non potrebbe vivere, la vita spirituale si atrofizzerebbe. 2. Tipo perfetto della Chiesa nell’esercizio del culto. Nei riti quaresimali Maria è contemplata quale modello della Chiesa nella celebrazione dei divini misteri (cf MC 16-23). La solennità dell’Annunciazione del Signore, celebrata quasi sempre, salvo rarissime eccezioni, in Quaresima, mostra che proprio in virtù del suo "itinerario quaresimale" la Vergine è in grado di concepire e partorire il Verbo di Dio. Benedetto XVI rileva: «Essendo intimamente penetrata dalla Parola di Dio, ella può diventare Madre della Parola incarnata» (Deus caritas est 41). Così «il Figlio dell’Altissimo solamente grazie a lei e al suo verginale e materno Fiat può dire al Padre: "Un corpo mi hai preparato. Ecco io vengo per fare, Dio, la tua volontà" (cf Eb 10,5-7)» (Mulieris dignitatem 19). È il tema della II Lettura del 25 marzo (Eb 10,4-10), che illustra l’offerta sacrificale del Figlio, il quale, entrando nel mondo, pre-richiede e associa al suo Fiat, il Fiat della Madre (Lc 1,38; cf LG 56). Nell’Ufficio di Lettura del Giovedì santo, la lettura dell’omelia pasquale di Melitone di Sardi chiama Maria "Agnella senza macchia" (la liturgia bizantina usa l’espressione "Divina Agnella"), che si offre con il Figlio, agnello immacolato, sull’altare della croce a beneficio dell’umanità, affinché dalla sua Pasqua di morte e risurrezione nasca il popolo nuovo, a lei appena affidato da Gesù morente.
3. Modello esemplare della maternità pasquale della Chiesa. In Quaresima la Vergine va venerata come Vergine Madre, tipo esemplare della Chiesa nella sua divina maternità ed esempio di quell’amore generoso che deve guidare la comunità ecclesiale nel parto dei nuovi figli nella notte di Pasqua (cf MC 19). Ogni azione liturgica, per antonomasia l’Eucaristia, è il prolungamento sacramentale dell’incarnazione storica del Signore dalla Vergine Madre. Benedetto XVI ha sottolineato la continuità misterica tra la maternità divina di Maria e quella sacramentale della Chiesa: «La risposta di Maria all’Angelo si prolunga nella Chiesa» quando celebra i divini misteri (25 marzo 2007). In questo tempo preparatorio alla Pasqua, i fedeli devono ricordare che la maternità di Maria esige la maternità della Chiesa, poiché l’una (maternità di Maria) non è completa senza l’altra (maternità della Chiesa): Maria ha generato il Capo, la Chiesa genera le membra. Una inlatio (prefazio) della liturgia ispanica, citata dalla MC 19, canta: «Quella (Maria) ha dato ai popoli la salvezza, questa (la Chiesa) dona i popoli al Salvatore. Quella (Maria) portò la vita nel grembo, questa (la Chiesa) la porta nell’onda battesimale. Nelle membra di lei (Maria) fu plasmato Cristo, nelle acque di costei (la Chiesa) fu rivestito il Cristo».
Per terminare: in Quaresima la Vergine si mostra madre e maestra nel gesto di far memoria ai credenti che, per poter celebrare la Pasqua, è necessario pervenire alla "sacramentalità della fede": 1) aderire con il proprio Fiat al volere insindacabile di Dio; 2) celebrare degnamente e rispettosamente i santi misteri della salvezza, perché il Verbo incarnato nella prossima Pasqua rinasca nel cuore dei fedeli; 3) generare con l’evangelizzazione, i sacramenti e le opere fraterne, nuovi figli a Dio, affinché egli, nel Figlio primogenito, sia celebrato ed amato quale padre di tutti. Sergio Gaspari |
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