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N. 10 novembre 2009
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Mozambico -
I più importanti
santuari mariani della Nazione
a cura di BRUNO SIMONETTO «È chiamata
affettuosamente "Mãe Maria"» Il Mozambico, il cui nome deriva da uno dei suoi primi sultani arabi, Monsa ben Bik, fu scoperto nel 1498 da Vasco de Gama. I portoghesi vi si stabilirono alcuni anni dopo e costruirono accanto al loro forte, che proteggeva l’importante scalo commerciale sulla rotta delle Indie, una cappella dedicata a Nossa Senhora do Baluardo. Scavi archeologici recenti nel Mozambico (come nel Congo) hanno riportato alla luce un buon numero di immagini e di medaglie, copie della colossale statua che sovrastava la fortezza, ricordi dei missionari donati ai primi convertiti al cristianesimo. Mezzo secolo dopo, nel 1542, passò nella regione san Francesco Saverio; e, subito dopo, nel 1548, vi giunsero i Domenicani; l’anno successivo, i Gesuiti di Goa nell’India che fondarono "Stazioni" nell’Inhambane e nel Regno di Monomotapa. Fu così che vennero costruite e dedicate numerose chiese e cappelle alla Madonna, venerata sotto vari titoli, quali: Santa Maria, l’Assunzione, laConcezione, la Consolatrice, l’Addolorata. Un particolare storico curioso ci ricorda che, alla recita della prima Ave Maria dei neofiti appena battezzati, veniva loro offerta una medaglia-ricordo della Vergine, quasi ad indicare la loro consacrazione a Maria.
Quando poi la devozione del rosario fu divenuta pratica generalizzata, si regalava una corona nel giorno del Battesimo e un’altra in quello della prima Comunione. I cristiani più ferventi la portavano con soddisfazione appesa al collo e ne facevano mostra nelle pubbliche cerimonie. La Madonna era qui chiamata affettuosamente Mãe Maria (Mamma Maria); e le sue feste erano precedute da novene, da tridui di preghiere e da solenni vigilie. La storia registra peraltro che nel secolo XVII, per varie cause, cominciò il regresso della missione del Mozambico e nel 1822 i Domenicani, i soli missionari rimasti, dovettero provvedere al servizio religioso di tutte le chiese. Infine, con la soppressione degli Ordini religiosi avvenuta nel 1834 nel Portogallo e nelle sue colonie, tutti gli edifici di culto furono praticamente chiusi e le pratiche di devozione furono relegate nelle case private dei cristiani più fedeli. La ripresa di normalità nella vita di culto si ebbe verso la fine del secolo XIX con il ritorno dei Gesuiti nello Zambesi inferiore, dei Verbiti e dei Francescani. Dopo il 1920 i Monfortani, i Missionari della Consolata, gli Eucaristini olandesi, i Padri bianchi e i Cappuccini fondarono con tanti sacrifici nuove "Stazioni", promuovendo con grande zelo iniziative sul piano dell’evangelizzazione in genere e su quello del culto mariano in specie. Appunto per l’assidua opera missionaria, il numero dei cattolici, che nel 1936 contava non più di 300 mila fedeli, nel 2008 è di 12 milioni, pari al 55% della popolazione. Una speciale devozione La devozione alla Madonna di Fatima è stato l’impegno unanime e vivo di tutti i missionari di questa terra d’Africa nel secolo scorso; senza però trascurare le antiche devozioni tipicamente portoghesi, come: Nossa Senhora Aparecida, Nossa Senhora das Vitòrias, Nossa Senhora da Apresentação, Nossa Senhora Rainha das Missões, Nossa Senhora da Imaculada Conceição. Perciò, oggigiorno l’immagine della Madonna di Fatima si incontra dappertutto, in belle edicole e su rustici pilastri: lungo le strade, negli incroci delle vie e nelle piazze. È commovente vedere i passanti sostare davanti all’immagine sacra, deporre riverentemente i piccoli carichi, recitare una preghiera e lasciare sull’altarino ai piedi della Madonna una piccola moneta. In vari luoghi il popolo si è preso volontariamente l’impegno della pulizia, della custodia e della fornitura dei fiori freschi. Nelle chiese e nelle cappelle si svolgono le stesse funzioni religiose che si celebrano alla Cova di Iría, il 13 di ogni mese. Vi accorrono numerosi i fedeli non solo cattolici, ma anche di altra professione cristiana, e persino musulmani.
Il rosario La recita del rosario è in molte località del Paese quotidiana; viene fatta pubblicamente nelle chiese e, in privato, nelle scuole e nei collegi diretti da missionari, nell’intimità delle capanne, a sera, quando la famiglia è riunita. E quasi generale è l’uso di portare la corona avvolta al polso oppure nel taschino, segno esterno del proprio amore alla Madre di Dio. Uno sviluppo prodigioso È particolarmente degno di nota il fatto che, fra il 1948 e il 1968, la pietà mariana segnò nel Mozambico uno sviluppo prodigioso. Si dette grande spazio, nei mesi di maggio e di ottobre, alle processioni, che risultarono interminabili, entusiaste, fervide di canti, di preghiere e ricche di fiori e di luci. Si istituì in quegli anni la Legione di Maria in oltre la metà delle missioni mozambicane; e furono fondate due congregazioni diocesane femminili dedicate all’Immacolata: delle Irmãs do Coração Imaculado de Maria nella Diocesi di Pemba e delle Irmãs de Imaculada Conceição nella Diocesi di Sichinga. Come pure è significativo il fatto che, inoltrandosi fin nelle foreste per visitare missioni disperse, dove le popolazioni non conoscevano il portoghese, era commovente scambiarsi il saluto mariano con i poveri abitanti analfabeti, al canto dedicato alla Madonna di Fatima: Il 13 Maggio apparve Maria…. E i musulmani... Sono innumerevoli gli episodi che testimoniano la venerazione della Madonna anche da parte dei musulmani del Mozambico. Ne citiamo alcuni. Nel novembre 1948, quando la statua della Madonna di Fatima compì il pellegrinaggio nel Mozambico, nelle città le vennero incontro fedeli cristiani bianchi e neri, pagani e musulmani, e dovunque unanimi si levarono l’applauso e il grido: Viva Maria!
A Nampula avvenne un fatto straordinario. Durante la processione, nella quale sventolavano labari e bandiere musulmane insieme a quelle portoghesi, improvvisamente una delegazione islamica fermò il corteo e il suo presidente, Galamussen R. Bangy, rivolto alla Vergine, lesse ad alta voce il seguente proclama: «La comunità islamitica di S.A. Aga Khan della Provincia del Niassa, unita nella venerazione alla Madonna di Fatima, non può non presentare i più sinceri omaggi alla pellegrina venerata immagine, che dalla Cova di Iría viene portata in tutto il mondo, e che, in questo momento storico, ci fa il grande onore e privilegio di venire tra noi». E aggiunse una bellissima invocazione a Maria: «O Nostra Signora di Fatima, benedici la nostra città. O Nostra Signora di Fatima, benedici tutta l’umanità, affinché cammini sulla via della pace, della fraternità umana e della elevazione spirituale. O Nostra Signora di Fatima, da’ la concordia a tutti gli uomini su questa terra...». Quindi offrì alla Vergine un artistico cofanetto con due braccialetti d’oro purissimo. Dopo le manifestazioni all’aperto, si tenne una splendida accademia alla presenza di tutte le autorità cittadine. Anche qui, fra lo stupore generale, un musulmano, con il bianco vestito da cerimonia e il turbante, accompagnato dalla moglie, avanzò sino al tavolo della presidenza, vi depose un biglietto da mille scudi, dicendo: «Sono musulmano, ma ci tengo assai a contribuire a questo meraviglioso pellegrinaggio della Madonna». Il Presidente dell’associazione musulmana Sumat-wa-ljam’at donò un collare fulgido d’oro e di pietre preziose alla Madonna con un indirizzo di omaggio nel quale, tra l’altro, si diceva: «È veramente grande il significato di questa visita di Maria di Fatima, che ci riunisce tutti ai suoi piedi, popoli di ogni religione, come in un sol popolo; quale grande lezione di fraternità». Al forte San Sebastiano dell’Isola di Mozambico i prigionieri, con il risparmio dei pasti saltati alcune volte, comprarono una libbra d’oro e la offrirono alla Vergine in un elegante cofanetto. Nella città di Kantur un ragguardevole musulmano, avvicinatosi alla statua della Madonna, a voce alta e senza rispetto umano, confessò le sue colpe nella convinzione che la Sayyida (Signora), tanto grande e potente, potesse perdonare anche i peccati contro Dio. A Inhambane i musulmani gareggiarono per tributare onori alla Madonna: un tale spese la cospicua somma di cinque contos per addobbare e illuminare la propria casa al passaggio della processione; un altro, molto autorevole, vincendo qualsiasi rispetto umano, entrò in chiesa e depose ai piedi della Vergine un gran mazzo di fiori; un terzo prese un fiore dall’altare della Madonna e lo portò ad un ammalato che, ricevendolo, commosso, ringraziò e dichiarò di avere molta fiducia nella "Signora dei cristiani". A Beira furono spesi seimila scudi per acquistare dalla lontana Rhodesia i fiori per ornare l’altare della divina Pellegrina. La comunità musulmana della città partecipò alle manifestazioni ufficiali dei cattolici e si riunì nella moschea a leggere il Corano in onore della Vergine. A Tete i musulmani ottennero l’autorizzazione ad assistere alla Messa solenne celebrata dal Vescovo in onore della Madonna, poiché dicevano di avere anch’essi un certo diritto su Fatima, per via del nome della figlia prediletta del loro profeta Maometto. In altre città si videro gruppi di musulmani cantare e suonare al passaggio della Madonna lo stesso inno che si usa cantare ad Allah durante i pellegrinaggi alla Mecca. Nel cinquantenario delle apparizioni di Fatima (nel 1967) furono celebrate feste solennissime in onore della Madonna e costruite edicole mariane soprattutto negli incroci delle strade. Nella Diocesi di Vila Cabral furono distribuite centinaia di statue e di quadri e i missionari e i catechisti si prodigarono per far comprendere il vero significato e far vivere il messaggio di Fatima. Il vescovo mons. Enrico Nogueira indirizzò una lettera fraterna ai musulmani là residenti, esortandoli ad unirsi ai cattolici nelle celebrazioni in onore della Vergine. La lettera fu accolta benevolmente e letta nelle moschee, suscitando vivo interesse per la Madre del profeta Issa che porta lo stesso nome della figlia di Maometto. Inoltre, lo stesso Vescovo indirizzò l’invito che a tutti i bambini nati nell’anno venisse imposto il nome di uno dei tre pastorelli di Fatima, se cattolici; e di Fatima, se musulmani. E l’invito trovò la migliore accoglienza sia da parte cristiana che da parte musulmana.
Intensa attività pastorale Sotto il segno della Vergine si è inoltre realizzata in questi ultimi anni tutta una fioritura di opere religiose e sociali. Attraverso un’intensa attività pastorale fra le piccole comunità cristiane, le famiglie si incontrano una volta alla settimana per ascoltare la Parola di Dio e pregare insieme; si dividono tra loro i ministeri e i servizi, si sforzano di vivere la vita cristiana anche senza la guida del sacerdote, tenendo a modello la Vergine Maria. Le statue, i quadri, le medaglie, i rosari sono ricercatissimi e costituiscono un impegno non indifferente dei missionari e dei sacerdoti indigeni, che stentano ad accontentare tutti, data l’enorme quantità delle richieste. 25 giugno 1975 Ma negli ultimi decenni, con la nuova realtà nata dall’indipendenza del Paese del Sud-Est africano (il 25 giugno 1975), anche la vita missionaria si è trovata dinanzi a nuovi e non facili problemi da affrontare. Il clima mariano, che forniva una miniera di temi per la predicazione dei missionari e animava quasi tutta la vita cristiana dei fedeli, è andato cedendo ad una specie di "rivoluzione" cultural-religiosa, dettata forse dall’influenza di cristiani non-cattolici (che qui sono circa il 4% di chi professa la fede in Gesù Cristo). Nuove "leve missionarie" hanno messo in atto movimenti e condotta di vita in appoggio ad una linea ecclesiale basata su una specie di inculturazione liturgica e biblica, sottovalutando l’importanza del culto mariano, che così si è molto affievolito. Una testimonianza Sintomatica, al riguardo, è la testimonianza di un missionario di Naburi: «Ritorno or ora da un corso di una ventina di giorni con missionari e missionarie di 17 centri. Devo dichiarare che in questi giorni di meravigliose liturgie fatte, e peraltro molto ben riuscite, non si è mai parlato di Maria vergine e non si è mai pensato di recitare almeno una sola volta un rosario in comune. Per me questa è decadenza. Le nuove interpretazioni sconvolgono tutta la tradizionale interpretazione del Vangelo mariano e del Magnificat; e per chi non è ben illuminato la pietà mariana non dice quasi nulla. Io però continuo nei miei undici rosari quotidiani, malgrado che per ventiquattro giorni al mese sia in giro nelle ventiquattro comunità della foresta, e nonostante occupi del tempo per curare la stampa di grammatica e dizionario della lingua locale, e alcuni volumi sulla Bibbia». Inoltre, va ricordato che il ritorno alla pace, nei primi anni ’90 del secolo scorso, dopo trent’anni di marxismo di Stato e di una cruentissima guerra civile, pare avere risvegliato l’antico fervore per la Vergine, che anche per gli africani è Madre della concordia e Regina della pace. b.s.
Numerosi piccoli "luoghi mariani" Esistono in Mozambico numerose chiese dedicate alla Madonna, delle quali almeno due sono riconosciute come veri e propri santuari mariani, perché luoghi di pellegrinaggio per l’affluenza cospicua di cristiani e di musulmani che vi si recano nel corso dell’anno, soprattutto in occasione delle festività mariane. Entrambe si trovano nel Mozambico settentrionale, nel distretto di Niassa: la prima sorge su una collina, nella zona di Cuamba e di Sichinga; l’altra, nella Diocesi di Vila Cabral a Mecanhelas, dedicata alla Madonna di Fatima nel 1967, a ricordo del cinquantenario delle apparizioni. Un altro grazioso piccolo santuario, sempre dedicato a Nossa Senhora de Fatima, si trova a Namaacha. Ma destinato ad essere probabilmente il più significativo Santuario mariano del moderno Mozambico è quello ormai ultimato, dedicato alla Regina della pace, a Mulevala, teatro della cruentissima guerra interetnica che durò dal 1964 al 1992. Il sacerdote don Tarcisio De Giovanni, già missionario "Fidei donum" in Mozambico per 25 anni, ci ha rilasciato una importante testimonianza in merito alle presunte apparizioni della Madonna a Mulevala, nel 1987, non ancora riconosciute ufficialmente dalla Chiesa. Scrive don Tarcisio: «Il 18 dicembre 1987, durante la guerra Frelimo-Renamo in Mozambico, nella zona di Mulevala, dove sarebbe apparsa la Madonna col bambino Gesù in cinque luoghi diversi, alla distanza di 5-10 km l’uno dall’altro, di fronte a molti testimoni (ne abbiamo interrogati 22, ma erano di più…), noi due missionari, padre Giovanni Bonalumi scJ ed io, ci trovavamo nella zona della Base centrale della Renamo a Nigula, come missionari, ovviamente, non come guerriglieri. La Madonna col bambino Gesù, come viene rappresentata in disegni un po’ ingenui di artisti improvvisati, fu vista alle ore 16.30 del pomeriggio di quel giorno, per circa un’ora: all’altezza degli alberi, senza dire una sola parola ai veggenti, con la corona del rosario in mano e con il bambino Gesù che indicava il Cielo con un dito. Noi due fummo avvisati dai catechisti e, incamminatici a piedi per 75 km, andammo a Mulevala per le celebrazioni natalizie. Qui interrogammo molta gente: cristiani, protestanti, pagani... Poi la guerra durò fino al 1992; solo dopo potemmo consegnare al Vescovo di Quelimane alcuni fogli dattiloscritti, con le testimonianze da noi raccolte, nonostante le reazioni non fossero sempre benevole da parte di altri missionari e delle autorità del luogo». Così nel 2006 sono stati avviati i lavori per la costruzione del Santuario, che potrà diventare il più significativo Tempio mariano del Mozambico moderno. Bruno Simonetto, ssp Cartina topo-geografica dei santuari del Mozambico
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