Madre di Dio

 

N. 10 novembre 2009

 Alcuni suggerimenti
    Sergio Gaspari

 Non è un mito

«Continua solamente a credere»
    Giovanni Ciravegna

"Madre senza peccato..."
    Arrigo Miglio

Maria e la rivoluzione al femminile
    
Giuseppe Daminelli

Nel tempo della vita
    Luciano Ruga

L’unica mediazione di Cristo
    Stefano De Fiores

«Un’azione discreta»
  
 George Fontana

"Epifanie della Madre di Gesù"

La "Signora dei santi"
    
Sergio Gaspari

Il cuore di una buona mamma
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Anche gli apicoltori...
  
 Vittorio Santandrea

«Il tempio del tuo corpo»
  
 Eliseo Sgarbossa

«Come nella pura atmosfera di Nazaret»
    Visitandine di Moncalieri

La carità trasforma il mondo
    
Maria Di Lorenzo

«Ravviva il nostro animo»
    Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 10 novembre 2009 - Copertina

 Maria, maestra di sequela

 di GEORGE FONTANA fms
 
 

"Un’azione discreta"
   

Marcellino Champagnat (1789-1840), fondatore dei Fratelli maristi: «Conquistato dall’amore che Gesù e Maria hanno avuto per lui e per gli uomini».
  

Come molte comunità, i Fratelli maristi (Fms) trovano le loro radici in Francia dopo la Rivoluzione, nel periodo 1800-1825. 

Un gruppo di seminaristi di Sant’Ireneo, seminario maggiore di Lione, progettava di formare una "società mariana" – pensandola come «l’opera di Maria» – e composta da preti, suore, laici, e dietro l’insistenza del seminarista Marcellino Champagnat, anche di fratelli insegnanti.

Perché l’insistenza? Da ragazzo, Marcellino aveva sperimentato sulla sua pelle la cattiva qualità delle scuole di campagna. Voleva dare un’educazione ai giovani poveri, mediante una buona scuola, e con questa una speranza di futuro.

Marcellino Champagnat, un santo della scuola.
Due immagini di Marcellino Champagnat, un santo della scuola, grande anticipatore dei metodi educativi moderni.
In tempi di pedagogia del rigore, bandisce la costrizione esaltando la convinzione.

Già nel gennaio l817, dopo soltanto quattro mesi come vicario, Marcellino comincia a riunire un piccolo gruppo di giovani discepoli. Lentamente, e fra mille difficoltà, il numero di discepoli e di scuole un po’ alla volta aumenta. Inoltre – una cosa che parla molto ai suoi Fratelli – Marcellino ha lavorato di persona con gli operai e i giovani Fratelli nella costruzione della futura casa centrale.

Marcellino era convinto che la sua attività rappresentasse soltanto una parte di una realtà spirituale più grande, cioè la Società di Maria. Era molto impegnato nell’aiutare i Padri maristi e nella promozione vocazionale per le Suore mariste.

Marcellino muore nel 1840, all’età di 52 anni. Dopo la morte, la Congregazione ha conosciuto un grande sviluppo soprattutto in Francia e, durante gli anni di laicizzazione delle scuole nel Paese (1875-1903), una migrazione straordinaria fuori dalla madrepatria.

Nelle Costituzioni, il carisma del Fondatore è descritto nel modo seguente: «Guidato dallo Spirito, Marcellino Champagnat è stato conquistato dall’amore che Gesù e Maria hanno avuto per lui e per gli uomini. Questa esperienza, unita alla sua apertura agli eventi e alle persone, è all’origine della sua spiritualità e del suo zelo apostolico e lo rende sensibile ai bisogni del suo tempo, specialmente all’ignoranza religiosa e alle situazioni di povertà dei giovani.

Marcellino Champagnat, un santo della scuola.

La fede e il desiderio di compiere la volontà di Dio gli rivelano la sua missione: "Far conoscere ed amare Gesù Cristo"».

Per quanto riguarda la spiritualità dei Fratelli maristi, le stesse Costituzioni dicono: «La spiritualità lasciataci in eredità da Marcellino Champagnat è mariana ed apostolica. Scaturisce dall’amore di Dio, si sviluppa con il dono di noi stessi agli altri e ci conduce al Padre. In tal modo la nostra vita apostolica, di preghiera e comunitaria, si armonizzano fra loro.

Gesù è il tutto della nostra vita, come lo è stato per Maria. La nostra azione, come quella di Maria, resta discreta, improntata a delicatezza, rispettosa delle persone.

Prendendo esempio dal Fondatore, ci manteniamo alla presenza di Dio e attingiamo il nostro dinamismo nei misteri del presepio, della croce e dell’altare. Attendiamo solo da Dio il risultato del nostro lavoro, persuasi che "Se il Signore non costruisce la casa, invano lavorano i costruttori"».

George Fontana