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N. 10 novembre 2009
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La parola del Vescovo di mons. ARRIGO MIGLIO, vescovo di Ivrea Questo titolo mariano è molto ampio e ricco nel suo significato. Ci ricorda anzitutto che Maria è stata preservata dal peccato originale, come canta un’altra invocazione delle Litanie: Regina concepita senza il peccato originale, l’Immacolata Concezione, Maria preservata dal coinvolgimento nel peccato originale – come invece avviene per tutti i figli di Adamo – in previsione dell’incarnazione del Verbo e della sua opera di salvezza, in forza di quell’Amore che ha voluto redimere e salvare il mondo. Maria è così il primo frutto della redenzione e segno luminoso di speranza per tutta l’umanità. La sua missione è stata quella di accogliere per prima il Verbo incarnato e di accompagnarlo sempre, passo dopo passo, senza ombre che potessero offuscarne la luce divina. Ma l’invocazione Madre senza peccato ci ricorda soprattutto che Maria, nostra sorella, creatura umana come ciascuno di noi, con la sua libertà e con la sua umanità di donna ebrea del suo tempo, è rimasta libera anche da ogni altro peccato lungo tutta la durata della sua vita. Nessuna ribellione al suo Signore, ma solo e sempre piena adesione alla volontà di Dio e ai suoi progetti, anche quando questi hanno sconvolto la sua vita. Tutto il cammino di Maria è stato un grande sì al Signore.
Questa fede della Chiesa illumina un’altra invocazione mariana, e ne resta a sua volta illuminata: Santa Maria sempre vergine. L’accostamento delle due invocazioni, Madre senza peccato e Madre sempre vergine, non vuole certo insinuare che il rapporto coniugale debba essere considerato peccaminoso, ma mette in evidenza che la verginità di Maria esprime un rapporto unico di appartenenza piena e totale a Dio, con cuore indiviso, nell’esperienza della divina maternità e per tutta la sua vita. Se il peccato è sempre ribellione e divisione, Maria, madre senza peccato e sempre vergine, vive una condizione singolare di unità con il Signore e di adesione ai suoi progetti, senza riserve e senza doppiezze, cuore puro e corpo totalmente donato e riservato per il Signore. In questo modo però Maria diventa anche totalmente nostra. Lei è la Donna. Si pensi al valore di questo titolo sulle labbra di Gesù stesso: a Cana di Galilea, prima di compiere il segno del vino, e al Golgota, dalla croce, quando le affida come figlio il discepolo che egli amava. Lei diventa pienamente madre di tutti noi. Nessuna creatura umana appartiene in modo così pieno e totale a ciascuno di noi, all’umanità, a tutti i popoli. Questo ci raccontano gli innumerevoli santuari, le icone mariane, i titoli e le invocazioni dedicati a questa Donna. Le parole del Magnificat – Tutte le generazioni mi diranno beata – sono profetiche e non cessano di compiersi ogni giorno per tutta l’estensione della terra. Tutto questo Dio lo ha voluto per una donna: si capovolge così la prospettiva che domina il capitolo 3 della Genesi, dopo il peccato originale. La donna Maria, nuova Eva, è la prima dei redenti, la nuova umanità di cui Cristo risorto è il capo. La sua condizione di Madre senza peccato ci aiuta a comprendere che il peccato non ci allontana solo da Dio, ma anche dai fratelli e da noi stessi, mentre la piena appartenenza a Dio e l’adesione ai suoi progetti ci uniscono profondamente ai fratelli e ci donano ricchezza di vita per noi stessi. mons. Arrigo Miglio |
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