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N. 10 novembre 2009
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Copertina di GIOVANNI CIRAVEGNA «La
fede, il merito di Maria di fronte a Dio» «Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre di Dio». Tale credenza, radicata nei fedeli fin dagli inizi del cristianesimo e così ben motivata teologicamente e spiritualmente da san Giovanni Damasceno, ha dato origine a tradizioni e celebrazioni diversificate all’interno della comunità cristiana. Quella che nel cattolicesimo viene celebrata il 15 agosto come solennità dell’Assunta – dogma proclamato da Pio XII il 1° novembre 1950 – nella Chiesa ortodossa si celebra lo stesso giorno come festa della dormizione di Maria.
Il transito di Maria. Una delle tappe fissate ai pellegrini in Terra Santa è sicuramente la visita alla chiesa della dormizione a Gerusalemme. Nulla si sa con esattezza circa il transito della Madonna: se essa sia morta o no e in quale luogo questo sia avvenuto, se a Gerusalemme o ad Efeso, dove la Vergine certamente visse in casa dell’apostolo Giovanni al quale Gesù stesso l’aveva affidata dalla croce. Di fede certa ci è consegnato quanto definito dal dogma che Maria, «compiuto il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Numerosi testi "apocrifi" narrano in modi diversi le ore conclusive della vita terrena di Maria. Uno di questi ambienta la scena sul Monte Sion: l’autore immagina di aver ascoltato da san Giovanni che la Madonna ebbe la rivelazione dell’avvicinarsi della sua morte; tutti gli apostoli vennero miracolosamente raccolti attorno a lei e lo stesso Gesù apparve per assisterla. Egli ne raccolse l’anima mentre ordinava che il corpo fosse sepolto; al seppellimento apparve ancora Gesù e gli apostoli lo pregarono di risuscitarla. L’angelo scoprì la tomba, Maria uscì e venne assunta in cielo. È sufficiente entrare in una chiesa ortodossa e fermarsi dinanzi ad una delle numerosissime icone che raffigurano la dormitio Mariae per rendersi conto come queste narrazioni popolari abbiano dato origine alle varie forme devozionali. Ancora san Giovanni Damasceno era solito dire: «Se qualcuno ti chiede della tua fede, portalo in chiesa e mostragli le icone».
Certamente la nostra formella rientra in questa raffigurazione espressiva, tipica delle icone della Chiesa ortodossa: davanti alla ricchezza di simbologie, come il richiamo trinitario della classica opera di Rublev che campeggia in alto e l’atteggiamento orante di chi accompagna una persona cara nella sua ultima ora, l’attenzione non può che fermarsi sull’immagine centrale del Cristo morto-risorto: è il Signore trasfigurato che porta con sé la croce, con la quale ha vinto la morte. Si accosta al letto della Madre, come un giorno era entrato nella casa della figlia di Giairo, per ripetere ancora una volta quelle consolanti parole: «Coraggio, non temere; continua solo a credere: tua figlia non è morta, dorme!». Così Paolo VI poteva esprimersi in un’omelia: «Maria è la sola creatura umana, dopo suo figlio Gesù, entrata in paradiso anima e corpo, all’epilogo della sua vita terrena. Questa sua eccezionale fortuna ci obbliga a una fondamentale meditazione teologica, che dovrà sempre alimentare e arricchire la nostra devozione alla Madonna». Anche una semplice e bella formella può contribuire a far crescere tale devozione. Giovanni Ciravegna |
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