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N. 10 novembre 2009
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50 anni fa... di SERGIO GASPARI, smm Avviandoci verso la fine del 50.mo anniversario della consacrazione dell’Italia al Cuore immacolato di Maria (1959-2009), è opportuno fare una sintesi raccogliendo i dati dell’Atto consacratorio avvenuto a Catania, per prospettare dei suggerimenti utili a noi oggi. Ma subito spunta la domanda: «Quali garanzie di vita cristiana può offrire la consacrazione mariana?». Ecco la risposta: se la pietà mariana – come insegnava Paolo VI – deve «glorificare Dio e impegnare i fedeli» nel servizio fraterno e sociale (Marialis cultus =MC 39), senza dubbio questo programma si realizza nella consacrazione che, mentre garantisce uno «stile mariano di vita», assicura anche un preciso modo di professare la fede, di celebrare il culto e di vivere eticamente il Vangelo. Non per nulla la consacrazione di Catania è stata rinnovata dai vescovi italiani il 20 giugno 2009 in San Pietro (Roma). Al termine della settimana eucaristica (6-13 settembre 1959), del Congresso e della consacrazione alla Vergine, Giovanni XXIII il 13 settembre fece pervenire da Castel Gandolfo a Catania un radiomessaggio, con l’esortazione ad operare perché l’Atto appena compiuto diventasse «un motivo di sempre più serio impegno nella pratica delle cristiane virtù, difesa validissima contro i mali, sorgente di prosperità anche temporale». L’Atto di consacrazione chiedeva: Signore, «deponiamo nel cuore della Madre vostra e nostra i voti più ardenti per la nostra diletta Nazione italiana: la sua prosperità nella pace, nell’ordine, nella concordia; la sua fedeltà alla religione... la sua integrità nella fede cattolica; la sua santità nei costumi; l’unione di tutti i suoi figli in una fraterna carità». 1. La Vergine garante triplice della retta fede, del retto culto e del retto comportamento morale. Dalla formula consacratoria si evince che la pietà mariana conduce alla fede, alla frequenza dell’Eucaristia e dei sacramenti, all’attenzione per i poveri e alla fedeltà evangelica nel tessuto della vita quotidiana. A. Retta fede. Rivolto a Gesù esposto solennemente nell’Eucaristia, l’Atto di consacrazione recitava: «Signore nostro Gesù Cristo, che nell’Ostia santa siete presente come Re del mondo, unico Maestro e Pastore delle nostre anime, Mediatore tra la terra e il cielo». Quindi professava la fede nella signorìa di Cristo nel pane eucaristico: Signore, «noi intendiamo riconoscere il vostro sovrano dominio e deporre nelle vostre mani l’offerta delle nostre anime, della nostra vita, delle nostre famiglie, della nostra Patria, di tutto il mondo». Per rimanere fedeli agli impegni assunti durante il Congresso eucaristico, si domandava alla Madre la fedeltà all’Atto di consacrazione. Se «Maestra di vita spirituale» (MC 21), la Vergine è pure la «maestra incomparabile» per "imparare" il Signore (Rosarium Virginis Mariae = RVM 14). Del resto, l’evento delle nozze di Cana «ci mostra Maria appunto nella veste di maestra che esorta i servi a eseguire le disposizioni di Cristo» (Ivi).
B. Retto culto. L’Atto di consacrazione continuava: Signore, «accogliete questa offerta unendola a quella del vostro Corpo e del vostro Sangue». E la venerata statua della Madonna di Fatima approdata a Catania nel pomeriggio di sabato 5 settembre fu accompagnata in Cattedrale, dove «Messe, confessioni, comunioni si susseguirono senza sosta anche nelle ore notturne». La statua venne poi trasportata per la veglia eucaristica in San Benedetto nella notte tra martedì e mercoledì della settimana congressuale. A Catania si aveva la conferma di un discorso di Pio XII che precisava: «Maria non ha altro desiderio che di condurre gli uomini a Cristo, di introdurli nel cuore del mistero della redenzione che è l’Eucaristia». "Donna eucaristica" in tutta la sua vita, la Vergine fin dalla Visitazione è contemplata quale primo "tabernacolo" della storia per l’adorazione del Signore. C. Retto comportamento morale. Anzitutto la devozione filiale a Maria, costituita madre dell’intero genere umano presso la croce, insegna a praticare le opere della carità fraterna. Difatti la statua della Madonna a Catania passò a consolare gli ammalati affluiti a San Nicola e i degenti dell’ospedale Vittorio Emanuele. Poi nell’Atto consacratorio si ricorreva alla mediazione e intercessione della Madre per un nuovo impegno di fede e di culto, fedeltà al Vangelo, rinascita cristiana e umana dell’Italia. Con la consacrazione si voleva affermare che era compito della Vergine, riconosciuta ed amata quale madre e regina, ricreare rapporti di comunione tra i fedeli, ritrovare la via dell’unità degli italiani attorno ai valori cristiani. 2. La mediazione della Madre. L’Atto di consacrazione esplicitava la mediazione della Vergine: Signore, «accogliete specialmente, in questo giorno solenne, l’Atto ufficiale di consacrazione che noi intendiamo fare alla vostra augustissima Madre, e per essa a voi e alla Trinità Santissima, della nostra amata Patria». Quindi proseguiva: «Noi ci rivolgiamo... o Signore nostro Gesù Cristo, a questa SS.ma Madre perché essa, con la sua materna intercessione, ci assista e renda effettivo e operante, per la grazia ottenutaci presso il vostro Trono, quest’Atto di consacrazione». Infine nell’Atto si invocava la protezione di Maria, «la dolce Castellana di cui l’Italia tutta è innamorata»: «Vegli, o Maria, il vostro Cuore immacolato, sulla Chiesa, sul Vicario di Cristo, su noi, su questa terra benedetta che mille santuari costellano, facendone quasi la vostra seconda patria». 3. Le due dimensioni del culto mariano. Per facilitare uno stile di vita cristiana consacrata alla Madre del Signore, ecco una sintesi del culto mariano che attingiamo al Magistero e alla Tradizione della Chiesa. Memori che l’esortazione «Fate quello che vi dirà!», significa altresì: «Fate tutto quello che ha fatto lui!», cioè «continuate a compiere le sue opere!», fin dall’antichità «i fedeli cominciarono a guardare a Maria per fare, come lei, della propria vita un culto a Dio e del loro culto un impegno di vita» (MC 21). La Vergine si presenta alla Chiesa come «il modello compiuto del discepolo del Signore: artefice della città terrena e temporale, ma pellegrino solerte verso quella celeste ed eterna; promotore della giustizia e della carità che soccorre il bisognoso, ma soprattuto testimone operoso dell’amore che edifica Cristo nei cuori» (MC 37). Poi Paolo VI specificava: se la pietà mariana sarà «sempre più limpida e vigorosa», porterà «un indubbio profitto per la Chiesa e la società umana» (MC 58). Difatti il cavaliere della Vergine il beato Bartolo Longo (+1926), con il rosario in mano, diede vita ad opere sociali per il bene dei bisognosi. Accanto alla casa della preghiera, fondò la casa della carità e del lavoro, opere di assistenza per orfani e figli di carcerati da rieducare. Le Missionarie della carità della beata Madre Teresa di Calcutta (+1997) sono le suore del "pronto soccorso" con il rosario tra le mani. Il camilliano fratel Ettore Boschini (+2004), "il ‘prete’ dei barboni", devotissimo della Vergine, più volte dichiarò: «Senza l’aiuto di Maria, non avrei potuto combinare nulla». Ecco però un severo ammonimento del beato Antonio Rosmini (+1855): mentre il Corano di Maometto tributa elogi a Maria, «dovrebbero vergognarsi non solo i protestanti che hanno parlato poco bene di Maria, ma anche quei cattolici che considerano l’Immacolata Concezione una trovata del medioevo o degli scolastici». Sergio Gaspari, smm
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