Madre di Dio

 

N. 8 agosto-settembre 2009

 «Una felice decisione»
    Sergio Gaspari

 «Da uno all’altro»

«L’ultima consegna d’amore»
    Giovanni Ciravegna

"Madre sempre vergine..."
    Giuseppe Versaldi

Concepiti dalla Parola
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Un problema, oggi, di comunicazione
    Stefano De Fiores

Sensazione di stupore
  
 Moreno Roncoletta

Prima del riposo notturno

«Stava in piedi presso la croce»
    
Sergio Gaspari

Un segreto venuto dal cielo
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

La cura dello spirito
  
 Giuseppe Pelizza

«Quanti preghi indarno!»
  
 Eliseo Sgarbossa

«Mi ha voluto tanto bene»
    Sabino Amedeo Lattanzio

Helder Câmara, una vita per i poveri
    
Maria Di Lorenzo

«Apparve poi un segno grandioso»
    Luisa Tarabra

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 8 agosto-settembre 2009 - Copertina

 50 anni fa...

   di SERGIO GASPARI, smm

  
«Una felice decisione»
   

La  consacrazione dell’Italia al Cuore immacolato di Maria, avvenuta a Catania il 13 settembre 1959, a coronamento del XVI Congresso eucaristico nazionale, fu una mirabile sinfonia tra culto eucaristico e venerazione di Maria, "Donna eucaristica". L’Italia si consacrò mentre veniva adorato il Santissimo Sacramento. Con quell’evento si voleva "restituire" la Nazione alla Madre per un risveglio di fede, maggiore frequenza al culto ecclesiale e nuovo impegno cristiano nel sociale.

1. Congresso eucaristico e consacrazione mariana. La statua della Madonna di Fatima approdò a Catania sabato 5 settembre. Il giorno seguente si inaugurò il Congresso. Durante la settimana congressuale, la statua fu venerata in Cattedrale, dove «Messe, confessioni, Comunioni si susseguirono senza sosta anche nelle ore notturne» e nella veglia eucaristica della notte tra martedì e mercoledì. Fra le varie conferenze sul culto eucaristico, il card. G. Lercaro illustrò il tema dell’Eucaristia e consacrazione mariana.

Domenica 13 settembre, a mezzogiorno, la statua veniva portata processionalmente verso l’altare del Congresso per la consacrazione. Sul carro bianco, genuflesso in adorazione, il legato pontificio card. M. Mimmi sorreggeva l’ostensorio con il Santissimo Sacramento. La processione, seguita devotamente da 60 mila persone, si concluse tra irrefrenabili applausi, allorché dall’alto della tribuna comparve l’immagine della Vergine. A destra dell’altare, sormontato da una gigantesca croce illuminata, fu intronizzata la bianca statua della Madonna. Il Legato pontificio si inginocchiava davanti al Santissimo Sacramento e, nel silenzio commosso degli oltre 400 mila fedeli presenti, leggeva la formula della consacrazione.

La stessa gente partecipò alle lodi di Gesù eucaristico, acclamò poi al gesto consacratorio con un lungo, interminabile applauso. Il Congresso «aveva trovato la sua più degna conclusione» nella consacrazione alla Vergine. Mentre era in corso l’Atto di consacrazione, l’arcivescovo di Catania, mons. G.L. Bentivoglio, inviava un telegramma di riconoscenza al Vescovo di Leiria, che aveva promesso: «A Fatima migliaia di persone si uniscono a voi nell’adorazione del Santissimo Sacramento e nella preghiera a Maria, nel momento della consacrazione».

Il card. Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna dal 1952 al 1968.
Il card. Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna dal 1952 al 1968.

2. Consacrazione mariana e fedeltà al Signore. L’Episcopato e il clero italiano, consigliato da Giovanni XXIII, decise l’abbinamento del Congresso e della consacrazione, perché il Congresso «non finisse in una formalità ignorata» dai fedeli. Si era ben consapevoli che con la consacrazione, quale sigillo della settimana eucaristica, il Congresso avrebbe portato indubbi frutti spirituali. Già il messaggio di Fatima, che chiedeva la consacrazione del mondo al Cuore immacolato di Maria, era stato recepito come una "sintesi del Vangelo". Pio XII, nel consacrare il mondo alla Vergine il 31 ottobre 1942, si rivolgeva al «misericordiosissimo Redentore interponendo il potente patrocinio del Cuore immacolato di Maria». La Chiesa cattolica, per poter servire fedelmente il Signore, sempre «passa attraverso i buoni uffici di Maria». A Catania nell’Atto consacratorio si ricorreva alla mediazione e intercessione della Madre per un nuovo impegno di fede e di culto, comportamento secondo il Vangelo, rinascita cristiana e umana della Nazione.

A. Nuovo impegno di fede. Nell’Atto si pregava: «(Signore), noi intendiamo riconoscere il vostro sovrano dominio e deporre nelle vostre mani l’offerta delle nostre anime, della nostra vita, delle nostre famiglie, della nostra Patria, di tutto il mondo». Poi si ribadiva: riconosciamo «il sovrano dominio di Dio sulle Nazioni». Proprio per questo si domandava alla Madre la fedeltà all’Atto di consacrazione: «Noi ci rivolgiamo... o Signore nostro Gesù Cristo, a questa SS.ma Madre perché essa, con la sua materna intercessione, ci assista e renda effettivo e operante... quest’Atto di consacrazione».

B. Comportamento secondo il Vangelo. Dopo la benedizione eucaristica e un saluto di affetto all’Eucaristia, Giovanni XXIII faceva pervenire da Castel Gandolfo a Catania un suo radiomessaggio, con l’esortazione ad operare perché l’Atto appena compiuto diventasse «un motivo di sempre più serio impegno nella pratica delle cristiane virtù, difesa validissima contro i mali, sorgente di prosperità anche temporale». La consacrazione voleva riconoscere l’autorità della Vergine sull’Italia e gli italiani. Quindi era compito di lei, amata e venerata quale Madre e Regina, richiamare la fedeltà al Vangelo, ricreare rapporti di comunione tra i credenti, ritrovare la via dell’unità degli italiani attorno ai valori cristiani.

C. Rinascita cristiana ed umana della Nazione. Il presidente della Repubblica, G. Gronchi, in una lettera autografa al card. Lercaro, presidente del Comitato per la consacrazione dell’Italia al Cuore immacolato di Maria, rilevava: «Neppure coloro cui è ancora negato il dono della fede potrebbero, io credo, misconoscere l’intimo significato di un solenne atto come questo; significato che va al di là del suo pur altissimo carattere religioso». Poi Gronchi continuava: «Io partecipo, Eminenza, della sua persuasione che gli onori tributati dovunque alla piccola immagine della Madonna di Fatima, e rinnovati oggi in forma solenne... interpretino i sentimenti della enorme maggioranza del nostro popolo. E condivido l’auspicio: l’Italia che sta risorgendo... e l’umanità intera... possano acquistare sempre più chiara coscienza che dove venga meno l’augusta presenza di Dio, la guerra e la pace, nella vita interna delle nazioni, come nei loro rapporti esteriori, non sono che disfatta e resa a discrezione al più forte». Nell’Atto così si invocava «la dolce Castellana di cui l’Italia tutta è innamorata»: «Vegli, o Maria, il vostro Cuore immacolato, sulla Chiesa, sul Vicario di Cristo, su noi, su questa terra benedetta che mille Santuari costellano, facendone quasi la vostra seconda patria».

3. E oggi? Restaurare il culto dovuto a Maria. L’Atto di consacrazione di Catania fu la ripetizione di un gesto che fa parte di una tradizione costante del culto mariano e della storia religiosa d’Italia. La felice decisione della Conferenza episcopale italiana, l’appoggio illuminante e continuo di Lercaro, i preziosi consigli del cardinale di Milano G.B. Montini, l’instancabile impegno del Collegamento mariano nazionale, l’apporto di teologi e scrittori resero possibile quell’evento eucaristico-mariano che, così solenne e partecipato, non si è più ripetuto.

Purtroppo dopo il Vaticano II, teologi e in parte anche vescovi, col pretesto che «non c’è bisogno di devozioni», neppure di quelle mariane, in quanto «c’è già tutto nella liturgia», in vari modi hanno "estromesso" dalla liturgia Maria, la padrona della casa del Figlio, la Chiesa, casa egualmente della Madre. Ignorando la pietà popolare, hanno impoverito lo stesso culto mariano.

A Catania invece la pietà mariana ha arricchito la liturgia, e la liturgia è sfociata felicemente nel culto mariano. Agli operatori pastorali, sacerdoti, e persino vescovi, che ordinariamente trascurano la pietà mariana, al contrario molto sentita e praticata da movimenti laicali, va ricordato che Paolo VI nel 1965 raccomandava: «Dobbiamo restaurare il culto dovuto a Maria», e nel 1974 aggiungeva: se la pietà mariana sarà «sempre più limpida e vigorosa», porterà un indubbio «profitto per la Chiesa e la società umana» (MC 58).

Sergio Gaspari, smm
   

«Se la pietà mariana sarà sempre più limpida e vigorosa», porterà «un indubbio profitto per la Chiesa e la società umana».

Paolo VI

 


Apostolato della preghiera
Intenzione mariana del mese di agosto
e del mese di settembre
 

Perché la Vergine Maria, configurata al Figlio risorto e assunta in cielo, divenga per i credenti speranza certa della loro vocazione a vivere da figli di Dio.

Perché, nel commemorare il 50° anniversario della consacrazione dell’Italia al Cuore immacolato di Maria, sappiamo riscoprire i "due amori" della Chiesa: l’Eucaristia e Maria.