Madre di Dio

 

N. 6 giugno 2009

 Ianua sacramentorum
    Sergio Gaspari

 Amore e volontà
  
 Maurizio Bevilacqua

Un semplice e grande interrogativo
    Giovanni Ciravegna

"Madre purissima..."
    Martino Canessa

«Niente è profano per chi sa vedere»
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Verso l’elaborazione di una mariologia...
    Stefano De Fiores

Dalla Croce, la salvezza
  
 Andrea Giampietro

Un originale tocco di novità

«Fate quello che vi ha detto!»
    
Sergio Gaspari

«Ricordati, o piissima Vergine...»
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

L’intimità profonda di Dio
  
 Giuseppe Pelizza

«Puoi ciò che tu vuoli»
  
 Eliseo Sgarbossa

Unica memoria di città distrutte
    Domenico Marcucci

Una straordinaria pioniera
    
Maria Di Lorenzo

«È desiderio del Signore»
    Carlo Mafera

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 6 giugno 2009 - Copertina

 

 

 

 

 Venezuela - I più importanti santuari mariani della Nazione

 a cura di BRUNO SIMONETTO

"Tonatzin", Madre di tutti gli uomini
  

Con riferimento alla conquista delle terre latino-americane da parte dei colonizzatori europei, soprattutto spagnoli e portoghesi, e al gigantesco crogiolo chiamato "Nuovo Mondo" che ne seguì, lo storico cileno Pedro Morandé ha individuato nel culto mariano l’espressione religiosa caratteristica del meticciato ibero-indo-americano, scrivendo stupendamente: «L’immagine della Pachamama (Madre terra)e diTonatzin (Madre di tutti gli uomini), tanto per citare solo gli esempi della tradizione culturale dei maggiori centri di culto amerindo, trovarono in Maria la possibilità di compenetrarsi, integrarsi e valorizzare la reale esperienza d’incontro che si stava verificando fra popoli che allora iniziavano a conoscersi. Il meticciato trovò anche nel culto mariano la sua via di accesso alla storia della Ibero-America e all’ecuméne mondiale che iniziava a formarsi, dato che la venerata immagine di Maria non costituiva un limite giurisdizionale o un principio di differenziazione etnica o sociale, ma rappresentava la possibilità di riconoscere ed esprimere l’unicità della condizione umana, al di là delle circostanze storiche particolari».

L’evento storico dell’apparizione mariana di Tepeyac nel Messico è il fatto decisivo e il simbolo primordiale di questo incontro. L’indigeno Juan Diego è il prediletto e il messaggero della Madre di Cristo e Madre dei nuovi popoli. Ciò ha permesso ai vescovi latino-americani di affermare che «il Vangelo incarnato nei nostri popoli li unisce in una originalità storico-culturale che chiamiamo America Latina», la cui identità trova come simbolo luminoso il «volto meticcio di Maria di Guadalupe», grande pedagoga di una evangelizzazione inculturata (cf Documento di Puebla 446). Non per nulla, le cronache ricordano che negli anni immediatamente successivi alle apparizioni della Vergine di Guadalupe milioni di indigeni chiesero il Battesimo.

Quest’analisi storica vale anche per il Venezuela, il grande Paese dove il cattolicesimo è la religione di più del 90% della popolazione, adottato da subito dagli indigeni, anche se un’assoluta minoranza di abitanti che vivono in regioni isolate pratica tuttora credenze tribali ed antiche; tanto che c’è ancora oggi nel Nord-Ovest una setta di "pantheistic" insolita ed oscura, che combina credi indigeni e pre-ispanici, vudù africano e pratiche religiose cristiane.

Ricordiamo che il Venezuela venne scoperto da Cristoforo Colombo nel 1498, anche se iniziò ad essere effettivamente colonizzato dalla Spagna negli anni Venti del Cinquecento. Fu soltanto il 5 luglio 1811 che il popolo venezuelano proclamò la propria indipendenza dal Paese iberico, che a sua volta rifiutò di riconoscerla. Dopo numerosi anni di guerra, nei quali perse la vita gran parte della popolazione bianca locale, il Venezuela riuscì definitivamente ad avere la meglio sugli spagnoli e sulle forze che li appoggiavano (nel 1821), grazie alle grandi doti militari e politiche del suo figlio più famoso, Simón Bolívar.

Visita di Papa Wojtyla al Santuario di Coromoto nel corso del suo "pellegrinaggio" del 1996.
Visita di Papa Wojtyla al Santuario di Coromoto nel corso del suo "pellegrinaggio" del 1996 (foto Giuliani).

Terra dell’Immacolata

I vescovi del Venezuela, in un documento del 12 gennaio 2005, scrivevano che «una delle devozioni più radicate nella religiosità mariana spagnola da tempo immemorabile è stata quella di venerare la Vergine Maria come Pura o Immacolata. Nelle terre dell’Andalusia riscosse brillantezza ed espressione plastica ed artistica con le rappresentazioni delle "Immacolate". Di là passò al "Nuovo Mondo" dove la devozione alla Immacolata Concezione si radicò fin dall’origine in modo tale che in Venezuela è stata presente dall’inizio dell’evangelizzazione (…). La nostra Patria è anche terra dell’Immacolata».

I più di 40 santuari mariani di particolare rilevanza nazionale e i tanti altri "luoghi mariani" che costellano il Venezuela ne sono la riprova. Tra gli altri, ricordiamo, oltre a quello di Nuestra Señora di Coromoto, quello di Nuestra Señora del Rosario di Chiquinquirá a Maracaibo, della Vergine di Covadonga a Chichiriviche, de La Guadalupana di El Carrizal, di Nuestra Señora del Pilar, di Nostra Signora del Carmelo e della Iglesia Nuestra Señora de Pompei a Caracas, del monastero trappista Nuestra Señora de Coromoto a Humocaro, di Maria Ausiliatrice Regina dell’Orinoco Amazonas e, infine, del "luogo di culto"-Santuario delle apparizioni di María, Virgen y Madre Reconciliadora de todos los Pueblos y Naciones a Finca Betania.

In realtà, la storia del Venezuela cristiano è tutta punteggiata di fatti e di nomi mariani, fin dall’evangelizzazione dei Domenicani iniziata nel 1513 e dei Francescani nel 1516; e più tardi dei Gesuiti e dei Cappuccini.

Verso la metà del XVII secolo si contavano nelle diverse missioni oltre trenta villaggi con nomi mariani, e tutta la vasta zona affidata ai Cappuccini aragonesi era chiamata tout court "Missioni di Santa Maria". Non diversamente fu segnata l’opera dei conquistatori e dei fondatori delle prime città, che diedero un’impronta spiccatamente mariana alla configurazione del territorio ed alle abitudini religiose e civili della popolazione.

La stessa capitale Caracas fu chiamata nel 1766 la "Città di Maria" ed ebbe dal re Carlo III di Spagna l’autorizzazione di porre sullo stemma la scritta Ave Maria Santissima, concepita senza peccato. E i "libertadores" Simón Bolívar e Antonio José de Sucre, prima di attaccare qualsiasi battaglia, ponevano le loro truppe sotto la protezione di Maria, invocando da lei il dono della libertà per il popolo venezuelano. E c’è soprattutto il Santuario di Nostra Signora di Coromoto, che testimonia la grande devozione mariana di questo popolo.

b.s.

Nostra Signora di Coromoto, meta del cosiddetto turismo religioso internazionale.
Nostra Signora di Coromoto, meta del cosiddetto turismo religioso internazionale (foto Giuliani).

Nostra Signora di Coromoto

Da Caracas sono 360 chilometri verso Sud-Ovest: destinazione Guanare, dove il caldo appiccicoso della foresta tropicale non concede scampo. In questo luogo lontano e alquanto isolato è apparsa la Madonna nel 1652 a un capo indio di nome Coromoto. Qui sorge da diversi anni un grandioso santuario, dedicato alla Madonna della giungla, dove si raccolgono testimonianze di guarigioni prodigiose e miracoli legati al culto di quella che per i cattolici del Sud-America è considerata un po’ come la "Lourdes del Venezuela".

Se lo spazio lo consentisse, sarebbe davvero interessante il racconto delle origini della storia della Madonna della giungla, così come viene chiamata Nostra Signora di Coromoto, che nel 1942, per volontà del pontefice Pio XII, è stata proclamata celeste Patrona del Venezuela.

È una storia affascinante, che parte da molto lontano e che pone il Santuario di Coromoto fra le mete più interessanti del turismo religioso internazionale, anche se la sua fama non è così diffusa come avviene invece per Lourdes o Fatima o il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, in Messico.

In breve. Guanare fu fondata nel 1591 da un capitano spagnolo, ai margini della Sierra Nevada de Merida. Bisognava però convincere gli indios, abituati a vivere in libertà, ad uscire dalla foresta e a coltivare la terra. Impresa ardua. C’era una tribù, i Cospes, che dell’uomo bianco non ne voleva proprio sapere e preferì nascondersi tra le montagne. Di essi per vari decenni non si sentì più parlare, finché al principio del 1652 accadde qualcosa.

Il capo tribù, il cacicco chiamato Coromoto, un giorno camminava lungo il rio Guanare con la moglie, quando sulle acque apparve una bellissima signora, che teneva in braccio un bambino radioso di luce. Coromoto e la moglie rimasero come paralizzati dalla visione, ma la Signora sorridendo li rassicurò, rivolgendosi ad essi nella loro stessa lingua. «Esci dal bosco – disse a Coromoto – e va nel posto dove abitano i bianchi per ricevere l’acqua sulla testa e poter così andare in Cielo».

Queste parole furono pronunciate da Maria con tanta soavità e dolcezza che Coromoto si convinse immediatamente. Quando poi, l’estate seguente, passò da quelle parti un coltivatore spagnolo, tale Juan Sanchez, l’indio gli si parò davanti per raccontargli quanto la bella Signora gli aveva ordinato un anno prima, aggiungendo che tutta la sua tribù desiderava ricevere l’acqua sulla testa.

Dopo alcune lezioni di catechismo, gli indios furono battezzati; tutti, tranne il cacicco, che rimpiangeva la vita della foresta e per amor di libertà non voleva legami di sorta. A un capo indio – pensava – non si addiceva l’obbedienza all’uomo bianco, neanche davanti all’evidenza dell’apparizione cui aveva assistito.

Intanto però il cacicco aveva deciso di prendere la via dei monti, lontano dai bianchi e al sicuro, lui pensava, dalla bella Signora. Ma non riuscì ad allontanarsi dal villaggio: appena entrato nella foresta venne morso da un serpente velenoso.

Era un castigo del Cielo? Il capo indio lo interpretò come tale e, vedendosi ferito a morte, decise finalmente di farsi battezzare.

Passava di lì per caso un creolo di Barinas, che – come è consentito a ogni cristiano in casi di estrema necessità – gli amministrò il Battesimo. Coromoto entrò in agonia e morì di lì a poco, dopo aver raccomandato a tutti i suoi indios di rimanere con i bianchi.

La minuscola immagine della Vergine, che il cacicco si era trovato miracolosamente tra le mani, restò per più di un anno in casa di Juan Sanchez, finché il 1° febbraio 1654 fu trasferita con una solenne processione a Guanare.

Lì è rimasta fino al 1949, quando è stata riportata sul luogo dell’apparizione; e dal 1985 si trova nella base di legno della statua della Madonna destinata al nuovo Santuario. È una pergamena in miniatura, grande 27 millimetri per 22, racchiusa dentro un ovale d’oro, e non dipinta da mani umane.

Vent’anni di duro lavoro e due miliardi di bolivar, oltre venti miliardi delle nostre vecchie lire. Tanti ce ne sono voluti per mettere in piedi il modernissimo Santuario di Nostra Signora di Coromoto, a Guanare, che ora svetta maestoso verso il cielo con le sue linee armoniose, assolutamente magnifiche. Una cattedrale spettacolare e grandiosa, destinata a contendere alla messicana Guadalupe il primato del culto mariano nel Centro-Sud America. La sua grande spianata, all’esterno, può arrivare ad accogliere fino a mezzo milione di fedeli.

I venezuelani sono molto legati a questo luogo sacro. Coromoto è un santuario dove si intrecciano storie di speranze, guarigioni e miracoli prodigiosi.

Sono centinaia, infatti, i prodigi che si attribuiscono a questa "Lourdes dell’America Latina". Storie di fede e di amore.

b.s.
   

La Basilica di Nostra Signora del Rosario. La devozione è di matrice colombiana.
La Basilica di Nostra Signora del Rosario. La devozione è di matrice colombiana (foto Hefu/www.flickr.com).

Altri "luoghi mariani" del Paese

Della quarantina di "Santuari-luoghi mariani" che costellano il Venezuela, ricordiamo i seguenti tra i principali: Nuestra Señora del Rosario di Chiquinquirá a Maracaibo, della Vergine di Covadonga a Chichiriviche, de La Guadalupana di El Carrizal, di María, Virgen y Madre Reconciliadora de todos los Pueblos y Naciones, santuario delle apparizioni a Finca Betania.
  

1 - N.S. del Rosario – Maracaibo

Nella città di Maracaibo, capoluogo dello Stato di Zulia, si trova pure la Basilica di Nostra Signora di Chiquinquirá, detta popolarmente La Chinita (Chiquinquirá è parola indigena che significa: luogo di acque brumose, fangose e sgradevoli).

La venerazione della Vergine, sotto il titolo di Nuestra Señora del Rosario, è stata importata qui dalla vicina Colombia, dove fu diffusa fin dal XIV secolo.

La leggenda narra che la Chinita giunse a Maracaibo nel 1709, quando una donna intenta a lavare i suoi panni sulla spiaggia del Lago di Maracaibo vide una tavoletta di legno che si portò a casa, per arginare la fessura di una giara che utilizzava per conservare l’acqua. Il giorno seguente, mentre stava servendo il caffè, sentì come una voce di qualcuno che la stesse chiamando. Vide allora che la tavoletta aveva un riflesso luminoso e che vi appariva l’immagine di Nuestra Señora de Chiquinquirá; e subito gridò al miracolo. Molte persone accorsero sul luogo, dando così origine al culto che via via si diffuse in tutto il Paese sudamericano. E non solo; poiché nel 1986 (celebrandosi il IV centenario della restaurazione del quadro della Chinita), si potè registrare che essa è venerata, olte che in Colombia e nel Venezuela, anche in Equador, in Perù e perfino in Spagna.

Superfluo ricordare che le feste tradizionali per venerare la Vergine di Chiquinquirá si svolgono con solennità e folklore propri dei Paesi latino-americani, culminando nella Fiera internazionale della Chinita, dove eventi religiosi e popolari si mescolano armoniosamente.

Primo piano della Madonna di Guadalupe, venerata nel Santuario della città di El Carrizal.
Primo piano della Madonna di Guadalupe, venerata nel Santuario della città di El Carrizal (foto David Gutierrez).

2 - La Guadalupana – El Carrizal

In tutto il Venezuela, e particolarmente nello stesso Stato di Falcün, i riferimenti storici sul culto alla Vergine guadalupana risalgono fin dal 1723, anno della fondazione del paese di El Carrizal; anche se esistono testimonianze dell’esistenza di questo culto anteriori a tale fatto. A lei venne dedicata la chiesa parrocchiale, dando inizio così ad una pratica devozionale propria dei santuari mariani.

Successivamente, tale devozione si estese alla città di Coro; anche se occorrerà giungere al 1928 per registrare l’affidamento di Pio XI di tutta la Diocesi omonima alla protezione della Vergine di Guadalupe.

Frattanto, un numeroso gruppo di volontari ha dato origine in El Carrizal alla Casita de la Virgen, luogo di incontri di spiritualità e di servizio, testimonianza viva di evangelizzazione e della operosa carità dei devoti della Madonna di Guadalupe in terra venezuelana.

La Vergine guadalupana.
La Vergine guadalupana (foto www.elcarrizal.trimilenio.net) .

3 - Vergine di Covadonga – Chichiriviche

Un’immagine della Madonna di Covadonga è stata collocata in una grotta conosciuta come Santuario della Vergine della Roccia, situata a Chichiriviche, paese molto vicino a Boca de Tocuyo, nello Stato di Falcün in Venezuela.

L’immagine è conosciuta dagli abitanti di Boca de Tocuyo come la "Vergine di San Pedro Poveda" e fu donata dall’Istituzione teresiana, i cui membri collaborano nella zona alla formazione di catechisti, giovani e bambini.

Sull’altare della chiesa di Boca de Tocuyo c’è una reliquia di san Pedro Poveda e gli abitanti di questo paese sono tanto devoti al Santo da organizzare processioni sul mare, portando, insieme alla sua immagine, quella della Vergine attraverso quest’unica via di accesso alla grotta, nella quale sono riprodotte molte altre immagini della Vergine Maria, venerata sotto diversi titoli. Una specie di "sacrario" delle più diffuse devozioni alla Santa Vergine in terra venezuelana.

Un'immagine della Madonna di Covadonga, la "Vergine di San Pedro Poveda".
Un’immagine della Madonna di Covadonga, la "Vergine di San Pedro Poveda".

4 - María, Virgen y Madre... – Finca Betania

Finca Betania è un fondo agricolo situato fra le città di Cúa e San Casimiro, nello Stato di Miranda, a circa 65 km da Caracas. Le apparizioni che qui si sarebbero succedute riguardano Maria Esperanza Medrano de Bianchini, madre di 7 figli che vive a Cúa proprio nella regione chiamata Finca Betania. La donna ebbe sin da piccola varie esperienze mistiche, a partire dalla guarigione miracolosa dopo una gravissima malattia. Il fenomeno più rilevante è quello delle stimmate. Al di là di questi doni mistici, le apparizioni della Madonna a Maria Esperanza ebbero inizio dal 25 marzo 1976, accompagnate da guarigioni, miracoli eucaristici, luci mistiche e profumi di fiori.

La prima apparizione avvenne su un grande albero vicino ad un ruscello. La veggente era con 80 persone che non videro la Vergine, ma percepirono vari fenomeni luminosi e strani movimenti del sole. La Vergine apparve il 22 agosto, chiedendo che fosse innalzata in quel luogo una croce. L’anno successivo, il 25 marzo e l’1, il 2 e il 3 maggio, la Vergine apparve alla veggente mentre alcune persone videro segni nel cielo. Il 25 marzo del 1978, la Vergine fu vista da 15 persone che poterono vedere anche il miracolo del sole come era avvenuto a Fatima. Il 25 marzo del 1984, a mezzogiorno dopo la Messa, la Madonna apparve sulla cascata a più di 150 persone. Da quel momento sono state molte le apparizioni, soprattutto di sabato, di domenica e durante le feste mariane.

Secondo le testimonianze dei veggenti, la Madonna «compare dal nulla, materializzandosi alcune volte sotto forma della Madonna di Lourdes, altre della Medaglia miracolosa, altre ancora di Maria Ausiliatrice, della Vergine del Pilar, di Nostra Signora di Coromoto, e sotto molti altri titoli conosciuti».

Tutti sono stati d’accordo nell’affermare che essa appariva improvvisamente, radiante di luce, accompagnata la maggior parte delle volte da un intenso ma delizioso profumo di rose e da altri fenomeni soprannaturali come canti di cori celesti, movimenti rotatori del sole.

Secondo l’Istruzione del vescovo di Los Teques, Pio Bello Ricardo, i veggenti comprovati sono arrivati ad essere tra le 500 e le 1000 persone. Così, il 21 novembre 1987, dopo più di 10 anni di investigazioni, ha potuto dichiarare che le apparizioni sono autentiche e di natura soprannaturale e ha dato il suo consenso all’erezione di un santuario dedicato a María, Virgen y Madre Reconciliadora de todos los Pueblos y Naciones, come lei stessa chiese di essere qui venerata.

Bruno Simonetto, ssp
  

Cartina topo-geografica dei santuari del Venezuela