Madre di Dio

 

N. 1 gennaio 2009

 Catania, 13 settembre 1959
    Sergio Gaspari

 Due desideri
    
Ariano Rosso

Mistero che richiede silenzio
    Giovanni Ciravegna

"Santa Madre di Dio..."
    Giuseppe Cavallotto

Contemporanea ad ogni epoca
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

Beatitudini, uno stile di vita
    Stefano De Fiores

«Noi, Carabinieri d’Italia...»

«Niente è mai perduto»

Madre della Chiesa
    
Sergio Gaspari

Un invito cordiale e fraterno
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

Se Dio è relazione...
  
 Giuseppe Pelizza

Una parola nuova ai lettori
  
 Eliseo Sgarbossa

E come moniti, grandine e siccità
    Domenico Marcucci

Più degni del cielo che della terra
    
Maria Di Lorenzo

La perla della Sabina
    Alfonso Liccardo

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 1 gennaio 2009 - Copertina

 
 Santa Maria delle Grazie

 
di UMBERTO MASSIMIANI

La perla della Sabina
   

Il Santuario e l’edificio conventuale «segni e simboli di devozione che parlano nel tempo a generazioni diverse».
  

Il Santuario francescano di Santa Maria delle Grazie in Ponticelli di Scandriglia (Rieti) fu costruito dagli Orsini al centro delle loro terre in Sabina nel 1478 per grazia ricevuta. Fu donato al beato Amedeo Menezes de Silva, un francescano che a capo del movimento amadeita si era fatto interprete di una riforma basata sulla rigidità della Regola. Questo movimento presente in Italia centrale e settentrionale si concentrava su un accentuato culto mariano, sulla predicazione ed eremitaggio (ancora oggi si può visitare il suo romitorio). Il periodo amadeita è la prima fase storica del Santuario a cui segue quella dei riformati guidati dal beato Bonaventura da Barcellona (1620-84) che pose le basi del ritiro (1662) e del noviziato (1669).

È una fase ricca di fermenti e di figure irrobustite dalla "spiritualità del ritiro", segnata dalla predicazione della povertà, della penitenza e della contemplazione. A questa si sono formati san Carlo da Sezze (1613-70), taumaturgo, mistico e mariologo; san Leonardo da Porto Maurizio (1676-1750), apostolo della Via crucis; il venerabile Giovanni Battista di Borgogna (1700-26), detto il "Giglio serafico".

La bella icona di Santa Maria delle Grazie (sec. XV).
La bella icona di Santa Maria delle Grazie (sec. XV).

Con il beato Bonaventura la Via crucis diventa centrale all’interno del ritiro ed impianta all’esterno del Santuario le quattordici stazioni dove oggi all’interno delle nicchie si possono ammirare le maioliche di Deruta dipinte dallo scultore Lorenzo Ferri in una estetica drammatica.

Qui san Leonardo si esercitava con la croce sulle spalle e si faceva propagatore della devozione mariana fondata sull’amore e diceva: «Abbracciate con fervore la vera devozione di Maria ed eccovi tutti salvi. Ma chi è il vero devoto di Maria? Chi è il nemico del peccato mortale».

San Leonardo voleva che al termine della Via crucis fossero erette croci e costituite associazioni mariane-cristologiche. Il forte richiamo mariano e francescano portò in questo scenario il suo frutto con la festa del 2 agosto, Il perdono di Assisi o della Porziuncola, e l’incoronazione dell’immagine del 1779 quando le genti sabine iniziarono il pellegrinaggio e originarono spontaneamente la fiera di merci e bestiame che durò per ben tre secoli.

Il complesso francescano di Ponticelli di Scandriglia.
Il complesso francescano di Ponticelli di Scandriglia.

La soppressione napoleonica ed italica, il terremoto e il saccheggio garibaldino ne decretarono la chiusura fino al 1891, quando il padre Giovanni da Contrada riaprì la chiesa al culto ed iniziò di fatto il periodo contemporaneo.

Tra restauri e studi il Santuario tornò ad essere abitato e frequentato. Inserito all’interno della Via francigena di san Francesco, il Santuario tra gli ulivi ed il silenzio ha allargato il suo orizzonte oltre i confini diocesani. Lo chiamano La perla della Sabina non per le sue opere d’arte, ma per l’immagine mariana che derubata degli ori è stata incoronata di nuovo il 31 agosto 2008 e con un restauro definitivo è tornata al suo primitivo splendore.

Segno e simbolo di devozione che parla nel tempo a generazioni diverse perché la devozione mariana ci porti a Cristo e la fede si faccia anche cultura.

Umberto Massimiani