Madre di Dio

 

N. 3 marzo 2008

 La Passione del Figlio e la Compassione della Madre

 Un duplice fiat per la nostra salvezza

Amici lettori

Il Signore è con te
    mons. Domenico Sigalini

L’acqua di Lourdes, segno della Pasqua di Cristo
    
Giuseppe Daminelli

Siracusa e le lacrime della Madonnina
    
Saverio Gaeta

Maria e l’identità nazionale
    
Domenico Marcucci

C’era la Madre di Gesù
    
Alberto Rum

Solennità pasquale del Figlio e della Madre
    
Sergio Gaspari

Maria nel dolore umano
    
Benedetto XVI

La luce trinitaria illumina Fatima
   Stefano De Fiores

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

A servizio dell’unità della fede
    Vincenzo Vitale

 Compendio di tutto il Vangelo
    
Salvatore Perrella

Una parola incarnata nel silenzio della Madre
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Eliseo Sgarbossa

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 3 marzo 2008 - Copertina

 Enigmi tra scienza e fede

 
di SAVERIO GAETA

Siracusa e le lacrime della Madonnina
   

Quella avvenuta a Siracusa a cavallo tra agosto e settembre del 1953 è fino a oggi l’unica manifestazione mariana nella quale fede e scienza si sono subito trovate concordi nel confermare che la Vergine Maria ancor oggi continua a rendersi presente nella storia degli uomini.
 

Tutto cominciò cinquantacinque anni fa, intorno alle 8.30 di sabato 29 agosto, nella casa dei coniugi Antonina Giusto e Angelo Iannuso. A cinque mesi dal matrimonio la donna stava portando avanti una gravidanza problematica, a causa di una tossicosi gravidica che le causava attacchi convulsivi così forti da farle persino perdere temporaneamente la vista.

Nei momenti di maggiore difficoltà Antonina volgeva lo sguardo verso un altorilievo di gesso smaltato, appeso sulla parete della camera nuziale, che raffigurava la Madonna che mostra il proprio Cuore immacolato. Così era accaduto anche quel mattino, dopo che aveva avuto le convulsioni per una decina di minuti. Il marito era già andato al lavoro e accanto al suo letto c’erano la cognata Grazia e la madre di quest’ultima, Antonia Sgarlata. Nel momento in cui Antonina riacquistò conoscenza, posò lo sguardo sul quadretto della Madonnina e lanciò un grido stupefatto: «Razia, ’a viri: ’a Madonna sta suranno! (Grazia, la vedi: la Madonna sta sudando!)».

Due particolari del volto ripresi durante la lacrimazione.
Due particolari del volto ripresi durante la lacrimazione.

Nell’arco di 75 ore, fino alle 11.40 del 1° settembre, furono migliaia le persone che assistettero direttamente a uno dei 58 episodi di lacrimazione, di durata più o meno lunga. Fra i tanti testimoni oculari ci fu il parroco don Giuseppe Bruno, incaricato dai responsabili diocesani di verificare che cosa stesse succedendo. La sua idea fu di far esaminare il liquido che sgorgava dal quadretto, coinvolgendo i responsabili del Laboratorio provinciale di igiene e profilassi. Alle 11 di mattina del 1° settembre un gruppo di esperti si riunì dinanzi all’altorilievo, lo ripulì e prelevò il liquido che sgorgava da una nuova lacrimazione, l’ultima.

Nella relazione consegnata al Tribunale diocesano, don Bruno affermò che «l’esame con lenti di ingrandimento degli angoli interni degli occhi non ha fatto rilevare nessun poro o irregolarità della superficie dello smalto. La parte di apparente maiolica dell’effigie è stata staccata dal vetro nero di supporto e si è potuto notare che l’immagine è costituita da uno spessore di gesso vario da uno a due centimetri circa, verniciato a colori vari all’esterno e grezzo all’interno, dove mostra una superficie regolare bianca che al momento dell’esame si mostrava completamente asciutta».

I coniugi Angelo e Antonietta Iannuso con il quadretto della Madonna delle lacrime.
I coniugi Angelo e Antonietta Iannuso con il quadretto della Madonna delle lacrime.

Esami accurati

Il 9 settembre il referto analitico sul liquido fu sottoscritto dai dottori Michele Cassola e Francesco Cotzia, rispettivamente direttore e assistente della sezione micrografica del Laboratorio provinciale, insieme con il chimico igienista Leopoldo La Rosa e il medico chirurgo Mario Marletta. La loro conclusione fu precisa e inconfutabile: «In definitiva, l’aspetto, l’alcalinità e la composizione inducono a far ritenere il liquido esaminato di analoga composizione del secreto lacrimale umano».

Il 14 settembre Ulisse Viviani, titolare della fabbrica Ilpa di Bagni di Lucca, che aveva prodotto l’altorilievo, giunse sul posto insieme con lo scultore Amilcare Santini, autore della scultura originale. Ambedue sottoscrissero la deposizione che «osservata attentamente la Madonnina piangente hanno constatato e dichiarano che l’immagine è tale e quale uscita dalla fabbrica, nessuna manomissione od alterazione di sorta è stata in essa praticata».

Il chimico Roberto Bertin, che nel sopralluogo del 1° settembre 1953 aveva personalmente smontato l’altorilievo dalla cornice di fondo, testimoniò che internamente l’immagine «si presentò concava, perfettamente asciutta; e la sostanza che costituisce questa Madonnina è gesso puro.

«Il gesso è un solfato di calcio più due molecole d’acqua di cristallizzazione, e si trova così in natura. Quando noi a del solfato di calcio anidro aggiungiamo dell’acqua, avviene che si forma il gesso vero e proprio, perché il solfato di calcio si prende le sue molecole di acqua di cristallizzazione e si rapprende in una massa compatta e dura. Nel caso della Madonnina, questa massa, dopo essere stata messa nello stampo, è stata fatta asciugare lentamente al sole; perciò, in queste condizioni, questo gesso non può più assorbire dell’altra acqua, e siamo certi che nel suo spessore, un centimetro o poco più, non si sono aperte delle fessure, come sarebbe stato possibile invece se fosse stato cotto in un forno».

Foto d'epoca dei devoti davanti a casa Iannuso.
Foto d’epoca dei devoti davanti a casa Iannuso.

Prove fotografiche e filmati

La straordinarietà dell’evento di Siracusa, oltre all’autorevolezza delle prove scientifiche, è dovuta al fatto che delle lacrimazioni furono realizzati «in presa diretta» sia dei filmati, sia diverse fotografie. Anche su tale materiale venne svolta un’accurata indagine, per cancellare ogni dubbio su possibili trucchi o frodi.

Le foto più famose erano state realizzate, rispettivamente, dal fotografo Giuseppe Saraceno e dall’avvocato Giulio Scariolo. Entrambi le scattarono durante le lacrimazioni del 31 agosto.

Ma la testimonianza più intensa e commovente delle lacrimazioni sono alcuni metri di pellicola cinematografica girati durante i giorni del prodigio. Alcuni fotogrammi furono presi dal signor Scala di Modica (Ragusa). Soltanto a distanza di tempo venne alla luce un ulteriore filmato, realizzato domenica 30 agosto, con una cinepresa amatoriale da 9½ mm., da Nicola Guarino, un impiegato siracusano quarantenne.

Fedeli di fronte al santuario il giorno dell'inaugurazione (1994).
Fedeli di fronte al santuario il giorno dell’inaugurazione (1994).

Il significato di un pianto

Dopo un’ampia relazione presentata dall’arcivescovo di Siracusa, Ettore Baranzini, con un comunicato del 12 dicembre 1953 i vescovi siciliani sancirono un’approvazione senza margini di incertezza: «Vagliate attentamente le relative testimonianze nei documenti originali, hanno concluso unanimemente col giudizio che non si può mettere in dubbio la realtà della lacrimazione. Fanno voti che tale manifestazione della Madre celeste ecciti tutti a salutare penitenza e a più viva devozione verso il Cuore immacolato di Maria, auspicando la sollecita costruzione di un santuario che perpetui la memoria del prodigio».

A conclusione dei lavori, il santuario venne inaugurato il 6 novembre 1994 da Giovanni Paolo II, il quale sintetizzò il significato teologico e pastorale di quel pianto della Vergine: «Sono lacrime di dolore per quanti rifiutano l’amore di Dio, per le famiglie disgregate o in difficoltà, per la gioventù insidiata dalla civiltà dei consumi e spesso disorientata, per la violenza che tanto sangue ancora fa scorrere, per le incomprensioni e gli odi che scavano fossati profondi tra gli uomini e i popoli. Sono lacrime di preghiera: preghiera della Madre che dà forza ad ogni altra preghiera, e si leva supplice anche per quanti non pregano perché distratti da mille altri interessi, o perché ostinatamente chiusi al richiamo di Dio. Sono lacrime di speranza, che sciolgono la durezza dei cuori e li aprono all’incontro con Cristo redentore, sorgente di luce e di pace per i singoli, le famiglie, l’intera società».

Per saperne di più: Rosaria Ricciardo, Pianto di Maria e dolore di Dio. L’evento di Siracusa, San Paolo 2004.

Saverio Gaeta