Madre di Dio

 

N. 8/9 agosto-settembre 2007

  Maria nell'arte miniata - 8

  Come Maria, destinati alla gloria

Amici lettori

La mariologia di Fatima
    
Stefano De Fiores

Una manifestazione che apre la contemporaneità
    
Monica Cuzzocrea

Maria, un modello per il nostro tempo
    Giuseppe Daminelli

L’aiuto a ritrovare la strada verso Dio
  
 Domenico Marcucci

La Vergine nella morte e risurrezione di Gesù
    
Simone Moreno

L’ultima veggente di Fatima
    
Vincenzo Vitale

Maria, regina della famiglia
    
Alberto Rum

L’aurora, splendore del pieno giorno salvifico
    
Sergio Gaspari

Il significato teologico dell’Assunzione
    Bruno Simonetto

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Le Apostole della vita interiore
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Domenico Marcucci

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 8/9 agosto-settembre 2007 - Copertina

 

 

 

 

 Romania - I più importanti Santuari mariani della Nazione

  

Maria Regina e patrona della terra balcanica
  

La Romania è uno Stato del sud-est d’Europa, detto anche Europa balcanica o, più correttamente, Europa danubiana. Confina a nord-est con l’Ucraina e la Repubblica di Moldavia, ad ovest con l’Ungheria e la Serbia e a sud con la Bulgaria.

Dal 1° gennaio 2007 è entrata a far parte dell’Unione Europea, approdo di una difficile e travagliata storia iniziata verso l’anno Mille, quando le popolazioni di lingua neolatina insediate ai piedi dei Carpazi erano organizzate in un sistema feudale sul quale si estese in seguito l’influenza ungherese.

Anticamente era abitata da popolazioni geto-daciche; fu conquistata e abbandonata dai Romani nel secolo II, e successivamente rimase esposta per quasi un millennio alle invasioni barbariche. Verso il secolo IX passò sotto Bisanzio per un atto unilaterale dell’imperatore d’Oriente. Nel 1330 gli Ungheresi furono sconfitti e sorsero i principati indipendenti della Valacchia (1330) e della Moldavia (1359), mentre la regione più occidentale, la Transilvania, restò sotto l’influenza magiara. La scarsa unità di intenti tra Valacchia e Moldavia fece sì che i due principati diventassero nel 1475 vassalli dell’impero ottomano.

Nei secoli successivi, mentre la Transilvania rimase prevalentemente nell’orbita asburgica, gli altri due Stati furono contesi ai Turchi dalla Russia e dall’Austria, con alterna fortuna. Le aspirazioni all’indipendenza e all’unità culminarono con le sommosse del 1848 e con l’ottenimento di alcune forme di autonomia. Il processo di fusione politico-amministrativa si completò nel 1861. Nel 1881 la Romania diventò un regno.

Sotto l’aspetto religioso, va ricordato che la popolazione ungherese della Transilvania nel corso del 1500 passò quasi tutta al calvinismo, ad eccezione di piccoli gruppi, fra cui quello che aveva come centro spirituale il santuario mariano di Csiksomlyò. Quelli di etnia tedesca, invece, aderirono nella quasi totalità al luteranesimo. I Turchi tuttavia non dominarono quelle regioni direttamente, ma tramite principi locali da loro imposti. La Valacchia e la Moldavia quindi, anche se oppresse economicamente, conservarono e addirittura svilupparono la loro identità nazionale e non ebbero a subire eccessive distruzioni; perciò i monasteri, le chiese e le icone si conservarono e giunsero fino a noi.

Veduta della cattedrale di Blaj, eretta nel 1700, uno dei santuari mariani più cari ai cattolici di Romania.
Veduta della cattedrale di Blaj, eretta nel 1700, uno dei santuari mariani più cari ai cattolici di Romania.

Nel 1947, in seguito alle vicende belliche e per l’influenza della Russia sovietica, la monarchia cadde e si aprì, con la Repubblica Popolare Comunista, un lungo periodo di tragica dittatura che si sarebbe concluso soltanto nel 1989, con l’eliminazione di Nicolae Ceausescu (che vi spadroneggiava dal 1965), per cedere il passo alla nuova Repubblica parlamentare.

Il difficile cammino della fede in Romania è l’inevitabile risultato di una situazione estremamente complessa; e non è neppure facile averne un’immagine d’insieme. Nella sola Transilvania, che poi rappresenta la culla della cultura rumena, vi sono tre nazionalità con organizzazione religiosa e riti diversi: i romeni (cattolici di rito orientale, forzatamente riuniti agli ortodossi nel 1948); gli ungheresi, in parte cattolici di rito latino, in parte calvinisti; e i tedeschi (in prevalenza luterani, ma con una minoranza di cattolici).

Solo con il ritorno della democrazia, agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso, la Chiesa cattolica orientale è potuta uscire dalla clandestinità, ma vive in grande precarietà e senza strutture, perché è riuscita a riottenere solo pochissime chiese, fra le quali la cattedrale di Blaj con la relativa sede del metropolita: si tratta di un luogo estremamente caro al cattolicesimo rumeno, e di un santuario mariano molto venerato.

In Romania, comunque, i santuari mariani veri e propri non sono molti perché le chiese e i monasteri sono dedicati soprattutto ai santi; ma la figura della Vergine resta sempre in primissimo piano sia nel culto pubblico che in quello privato, espressa specialmente attraverso la devozione delle icone mariane.

Il "segno della Madre Santa"

Fin dalle origini della storia cristiana della Romania, la Madre di Dio è venerata come regina e patrona della Nazione. Come dicevamo, è soprattutto attraverso le icone che si tiene viva la pietà mariana nel popolo rumeno. In ogni casa, sia del povero che del ricco, se ne trovano, ornate di stoffe più o meno preziose, circondate da basilico e illuminate di giorno e di notte da una lampada, alimentata a olio. Davanti all’icona ogni madre s’inginocchia, la sera, con i suoi bambini per recitare insieme le più belle preghiere a Gesù, alla Madonna e all’angelo custode; poi la fa baciare e la incensa. Un’usanza, che a noi, ormai "profani" di queste pie pratiche, sembra superstizione più che devozione, è quella di portare addosso, cucito sulla maglia o sulla camicia, un libriccino detto "segno della Madre Santa", contenente il racconto della passione di Gesù e dei dolori di Maria. Con tale specie di "reliquia" si invoca la protezione della Vergine contro i mali dell’anima e del corpo.

Papa Giovanni Paolo II tra la folla a Bucarest, durante il viaggio in Romania (9 maggio 1999).
Papa Giovanni Paolo II tra la folla a Bucarest, durante il viaggio in Romania (9 maggio 1999).

Nelle tempeste politiche e religiose della sua storia, tra occupazioni straniere, scisma di Costantinopoli, calvinismo, luteranesimo, comunismo, atroce persecuzione degli anni 1948-1952, i romeni, grazie al loro ardente amore verso la Vergine, hanno dimostrato di essere uno dei popoli più religiosi dell’Europa, capaci di sacrifici inauditi per la difesa delle loro coscienze cristiane. Dopo la rivolta popolare contro la dittatura di Nicolae Ceausescu, nel 1989, si è avviato un lento processo di democratizzazione con la piena libertà religiosa, che ha permesso di riorganizzare le associazioni mariane sotto la guida di fervorosi ordini e congregazioni religiose.

Un culto mariano così radicato nel cuore di un popolo doveva necessariamente trovare, lungo il corso dei secoli, vasta rispondenza nella letteratura. Fin dagli inizi si trovano testi mariani ispirati ai Vangeli apocrifi, alle tradizioni e leggende popolari. Per tutti, citiamo la commovente preghiera ritrovata fra le carte del grande e sfortunato poeta romantico Mihail Eminescu (1850-1889), morto in una clinica psichiatrica. Attraverso le parole dolenti del poeta, viene espresso il dolore del suo popolo e nello stesso tempo la sua grande fiducia nella Vergine, invocata con i titoli propri della liturgia orientale:

«Ti eleggiamo a nostra Regina / e in ginocchio ti preghiamo: / esaudiscici, salvaci! / Sii lo scudo della nostra forza, / sii il muro della nostra salvezza. / Si posi su di noi il tuo venerato sguardo, / o Madre tutta pura, / o sempre vergine Maria. / Noi che per la pietà di Colui che è santo / viviamo sotto il sole qui sulla terra, / supplichiamo la misericordia / della stella del mattino dei mari: / ascolta i nostri lamenti, / Regina al di sopra degli Angeli. / Mostrati a noi nella caligine / come luce chiara e dolce, / o Madre tutta pura, / o sempre vergine Maria».

I principali santuari della Romania

Non molti, ma ugualmente importanti per la storia religiosa della Nazione, sono i santuari mariani della Romania. Ne elenchiamo i principali: Nostra Signora di Bixad a Bixad, Nostra Signora di Blaj a Blaj, Madre Vergine di Csiksomlyò a Miercurea Ciuc, monastero di Voronet a Voronet.

A questi aggiungiamo l’icona della Madonna di Romania, venerata in Italia nella cattedrale-santuario di Tropea (Catanzaro).

Chiesa del monastero di Voronet (1488): ha la particolarità di essere completamente affrescata all'esterno.
  Chiesa del monastero di Voronet (1488): ha la particolarità di essere completamente affrescata all’esterno.

1 –  "Monastero di Voronet" – Voronet

La chiesa di Voronet nella Moldavia (detta il "gioiello della Bucovina" o anche la "Cappella sistina d’Oriente") fu fatta costruire insieme a un monastero, oggi scomparso, dal principe Stefano il Grande (1435-1504), dopo la vittoria sui Turchi nel 1475. Essa è tutta dipinta all’interno e all’esterno. Il famoso condottiero fece costruire a decine simili monasteri ex-voto, e quasi tutti sono giunti fino a noi; ma purtroppo non quello di Voronet. La costruzione, a dimensioni piuttosto ridotte (m 25x11), eretta in brevissimo tempo nel 1488, si è conservata intatta sia nella sua architettura che nella decorazione interna. Quella esterna, che copre interamente i muri, venne eseguita più tardi, intorno al 1546; si tramanda anche il nome dell’artista principale, lo ieromonaco Gaurila.

Maria santissima è rappresentata varie volte e in punti significativi dell’edificio; tuttavia, le pitture rappresentano un ciclo catechetico completo, sia dal punto di vista biblico che devozionale; e anche dal punto di vista storico, perché raffigurano i santi principali e gli episodi più importanti dell’epica lotta contro i Turchi.

Fra le tante rappresentazioni della Vergine, nell’interno campeggia, sopra la porta del pronao, una meravigliosa Madonna della Misericordia con il bambino sulle braccia; e ai lati, su fondo azzurro e tra stelle, due angeli oranti. Gli affreschi, oltre la Vergine, raffigurano tutta una serie di immagini, desunte dalla Bibbia, dalla pietà popolare e dalla storia, con particolare rilievo a quelle che riguardano l’eroica lotta dei cristiani contro i soliti Turchi.

Il santuario è oggetto ancora oggi di una continua affluenza di pellegrini, attirati sia dal richiamo turistico del luogo che da motivi devozionali, anche perché il santuario si presta per un’opportuna catechesi visiva.

Icona della Madre di Dio Odigitria (XVI secolo), proveniente dal monastero di Bistrita (Valacchia), ora a Bucarest.
Icona della Madre di Dio Odigitria (XVI secolo), proveniente dal monastero di Bistrita (Valacchia), ora a Bucarest.

2 –  "Nostra Signora di Blaj" – Blaj

Fino alla sua soppressione nel 1948, Blaj fu la sede metropolitana dei cattolici romeni di rito bizantino. Nel 1733, quando la sede fu eretta ad opera del vescovo Innocenzo Micu, Klein Blaj non era che un villaggio, ma ben presto si sviluppò, divenendo non solo il centro propulsore della Chiesa unita con Roma, ma anche un importante centro culturale, perché dalle sue scuole uscirono alcuni fra i maggiori esponenti della nascente cultura rumena.

Nella cattedrale, eretta nel 1700, si venera un’icona mariana ritenuta miracolosa, del tipo della Odigítria. Secondo la tradizione, il 17 marzo 1764 fu vista lacrimare durante i funerali del santo vescovo Pietro Paolo Aron, devotissimo della Vergine ed energico difensore dell’unione con Roma. Per questo prodigio, la cattedrale divenne santuario mariano e Blaj, città di origine romana e capitale storica della Transilvania, vide folle di pellegrini inginocchiarsi davanti a Maria Odigítria.

Negli ultimi due secoli, segnati da momenti critici e da persecuzioni, il santuario della Madonna di Blaj ha rappresentato, oltre che un centro di diffusione del culto mariano, anche un punto di riferimento per la preghiera comune di confidenza e di speranza verso la Vergine. Davanti alla prodigiosa icona non è mai stato raro ascoltare preghiere popolari molto intense, come questa: «Ave, o purissima, mio scudo e mia protezione, oasi e redenzione dei peccatori, Ave! / Quando avremo vinto le orde nemiche, sotto il tuo manto, o Maria, portaci a Gesù!». Dall’aprile del 1991 il santuario è affidato ai cattolici di rito orientale.
  

3 – "Nostra Signora di Bixad" – Bixad

Il monastero basiliano di Bixad fu costruito nell’anno 1700 dal monaco Isaia di Trebisonda. Vi fu posta in venerazione un’icona della Vergine ritenuta miracolosa, per cui l’affluenza dei pellegrini era continua già nel corso di quell’anno e, in occasione delle feste mariane più importanti, era così numerosa da raggiungere le decine di migliaia. Nella festa dell’Assunta, per far penitenza, molti pellegrini vi si recavano a piedi da regioni lontane, reci tavano il rosario e cantavano inni mariani.

In seguito alle dure persecuzioni contro i monaci che promuovevano con ardore l’unione con Roma, il santuario conobbe un lungo periodo di stasi; ma, nel 1925, il monastero divenne un grande centro d’irradiazione della cultura religiosa e del culto mariano e richiamò imponenti pellegrinaggi da tutta la Transilvania. Nel 1948, il governo comunista soppresse il monastero, e solo con il ritorno della libertà, nel 1989, il monastero-santuario, di proprietà della Chiesa ortodossa, ha ripreso il suo ritmo di vita e di promozione della devozione mariana.
  

4 – "Madre Vergine di Csiksomlyò" – Miercurea-Ciuc

Il santuario della Madre Vergine di Csiksomlyò presso Miercurea-Ciuc, nella Transilvania, fu costruito verso il 1440 dall’eroe della guerra contro i Turchi, il principe ungherese Giovanni Hunyadi (1387-1456) e da suo figlio Mattia I Corvino. Affidato ai francescani, che avevano un convento nelle adiacenze, divenne ben presto un centro di diffusione del culto mariano e il fulcro di difesa della fede cattolica.

Quando quella parte del principato della Transilvania, dominata dalla minoranza ungherese e sassone, passò al calvinismo e, nella vigilia di Pentecoste del 1571, gli esagitati seguaci di Calvino ricorsero a un barbaro massacro di cattolici per imporre loro la nuova fede, gli abitanti di Miercurea-Ciuc si difesero con coraggio, aiutati dalla preghiera alla Vergine del loro santuario elevata dagli anziani, dalle donne e dai bambini.

Nel 1661, in una spaventosa irruzione dei Turchi, il santuario fu distrutto insieme al convento; ma la statua della "Madonna vestita di sole" fu portata in salvo. Dopo la dominazione turca, agli inizi del 1800, si ricostruì il santuario e vi si ricollocò l’antica immagine.

Attualmente il santuario della Madre Vergine di Csiksomlyò è il luogo di pellegrinaggi più frequentato della Transilvania e nella festa annuale, che ricorre alla vigilia di Pentecoste, accoglie un centinaio di migliaia di pellegrini, fra il quali anche calvinisti e altri protestanti, segno del trionfo di Maria anche su coloro che un tempo perseguitavano i cattolici suoi devoti.

Cattedrale di Tropea (Catanzaro), dove è venerata l'icona rumena della Madonna di Romania.
Cattedrale di Tropea (Catanzaro), dove è venerata l’icona rumena della Madonna di Romania.

5 -  "Madonna di Romania" – Cattedrale di Tropea (Catanzaro)

Una delle icone rumene venerate fuori della Romania è quella della "Madonna di Romania", accolta nella cattedrale di Tropea (Catanzaro) qualche secolo dopo il Concilio ecumenico di Nicea (787), per proteggerla dagli iconoclasti, quando diverse icone della Romania vennero poste in salvo in località europee. La stupenda bruna "Madonna di Romania" di Tropea, nel corso dei secoli, si è resa famosa per le grazie che ha concesso ai devoti e per la protezione sulla città calabra. Una miracolosa apparizione, nel 1638, al piissimo vescovo monsignor Ambrogio Cordova, e, nello stesso anno, la salvezza del popolo da un violento terremoto, intensificarono il culto. Il 3 settembre 1877, la sacra icona fu incoronata per decreto del Capitolo Vaticano. Attualmente il santuario accoglie tutti i giorni dell’anno pellegrini che diventano migliaia nelle feste annuali del 27 marzo e del 9 settembre.
    

   Cartina topo-geografica dei Santuari della Romania