Madre di Dio

 

N. 8/9 agosto-settembre 2007

  Maria nell'arte miniata - 8

  Come Maria, destinati alla gloria

Amici lettori

La mariologia di Fatima
    
Stefano De Fiores

Una manifestazione che apre la contemporaneità
    
Monica Cuzzocrea

Maria, un modello per il nostro tempo
    Giuseppe Daminelli

L’aiuto a ritrovare la strada verso Dio
  
 Domenico Marcucci

La Vergine nella morte e risurrezione di Gesù
    
Simone Moreno

L’ultima veggente di Fatima
    
Vincenzo Vitale

Maria, regina della famiglia
    
Alberto Rum

L’aurora, splendore del pieno giorno salvifico
    
Sergio Gaspari

Il significato teologico dell’Assunzione
    Bruno Simonetto

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

 Le Apostole della vita interiore
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Nella Famiglia Paolina
   
Domenico Marcucci

Santuari mariani d'Europa
  

Madre di Dio n. 8/9 agosto-settembre 2007 - Copertina

 Nella famiglia paolina

 
di DOMENICO MARCUCCI

Storia dei 75 anni della rivista
"Madre di Dio"
 
   

Dopo il Concilio Vaticano II, negli anni ’70, in campo mariano, vi era un grande fermento. Anche Madre di Dio visse il travaglio del rinnovamento, dando vita all’URM, cioè alla collaborazione tra le riviste mariane dei santuari e movimenti. Esperienza unica mai tentata prima. Ce ne parla don Domenico Marcucci (nella foto), testimone di quel periodo.
  

Domenico Marcucci.Non è senza una certa dose di emozione che mi accingo, su sollecitazione del direttore, a rievocare degli anni ormai lontani, ma che hanno segnato stabilmente la mia vita. Difatti alla rivista Madre Dio e quindi all’Unione Redazionale Mariana (URM), ho dedicato ben ventitré anni della mia vita: ho cominciato appena sacerdote, nel settembre del 1972, assieme al mio compagno di scuola don Ezechiele Pasotti e, l’anno dopo, don Stefano Andreatta, fino al 1976; dopo una parentesi di quattro anni, vi sono stato richiamato nel 1980, con don Gabriele Amorth direttore; quando questi, nel 1988, è stato assorbito dal suo incarico di esorcista, ho proseguito praticamente da solo, con la supervisione di don Andreatta, direttore responsabile, e con l’aiuto, qualche volta, di un chierico.

I primi tentativi

Tornando a Roma per raccogliere dei dati, fa un certo effetto rivedere il tanto materiale raccolto in ventitré anni di attività: chi sa che non debba servire ancora!

Riprendiamo la storia della rivista dal 1970, quando don Rocca, fortemente impegnato nella direzione del monumentale Dizionario degli Istituti di Perfezione, ha dovuto chiedere di essere sostituito alla direzione della rivista. Si è ripetuta la solita scena di Giuseppe e Maria che vanno in cerca di un alloggio a Betlemme: non si trovava un direttore. Alla fine ha accettato don Carlo Dragone: splendida figura di paolino della prima ora, amicissimo del fondatore, don Giacomo Alberione, di cui allora, nel 1970, era il confessore.

Egli risiedeva ad Albano, in quella che era la Casa degli Scrittori, ma spesso veniva a Roma. Era coadiuvato da due chierici di teologia, Ezechiele Pasotti e Giuliano Negrini: il primo sarebbe diventato sacerdote e il secondo direttore di una importante tipografia a Roma.

A cavallo degli anni ’60 e ’70 il campo mariano era in fermento: si trattava di applicare il Concilio al variegato campo mariano, dominato dagli istituti religiosi che facevano speciale riferimento alla Vergine, come i Servi di Maria e la Compagnia di Maria (Missionari Monfortani), dalle associazioni mariane e dai santuari.

Nei loro convegni, promossi dall’indimenticabile

Don Carlo Dragone (a destra nella foto) con don Alberione.
Don Carlo Dragone (a destra nella foto) con don Alberione.

 monsignor Francesco Franzi, ossia la Settimana di studi mariani e il Convegno dei Rettori, il tema della stampa era ricorrente e ormai si sentiva che con il frazionamento che lo caratterizzava – diverse centinaia di bollettini, per lo più mensili o bimensili –, con la povertà delle tematiche legate alla cronaca locale e con la veste tipografica modesta, non si andava molto lontano. Ricordo che monsignor Franzi aveva incaricato don Pasotti, nel settembre del 1972, di tenere una conferenza sulla stampa mariana al Convegno dei Rettori. La ricerca l’avevamo fatta assieme, su un campione di 120 bollettini: l’immagine della stampa mariana che veniva fuori non era particolarmente incoraggiante.

Inevitabilmente si guardava ai Paolini, gli apostoli della comunicazione sociale: allora le nostre attività era in pieno sviluppo e il settimanale Famiglia Cristiana cresceva di quasi 100.000 copie l’anno. Nel campo mariano il punto di riferimento era Madre di Dio. Coloro che intendevano affrontare i problemi erano soprattutto i Monfortani, che in Italia pubblicavano e pubblicano tuttora il mensile Madre e Regina. Il direttore era padre Gaetano Barbera, dalla gran barba fluente e affabilissimo: un grande collaboratore e amico. Al momento in cui don Rocca lasciò la rivista, i contatti erano in corso ma non conclusi.

Assieme Paolini e Monfortani

Con don Dragone la disponibilità dei Monfortani è stata vista come un dono del cielo, e con l’incoraggiamento dall’allora maestro dei chierici, don Vincenzo De Carli, già il primo numero della rivista firmato dalla nuova direzione uscì in comune con i Monfortani (Madre di Dio e Madre e Regina: anche la copertina era uguale: bastava cambiare, nella stampa del nero il "di Dio" in "e Regina" e il gioco era fatto). Solo l’interno della copertina distingueva le due riviste.

Padre Barbera, che avrebbe firmato da allora in poi gli editoriali, presenta l’iniziativa con toni entusiastici; egli intitola il suo pezzo parlando di "primavera mariana": «Riteniamo – affermava padre Barbera – che non sia possibile oggi sollecitare l’attenzione della folla… e specialmente dei giovani…, se non unificando responsabilmente tutti gli sforzi per creare una corrente capace di sensibilizzare la comunità del nostro Paese e di stimolare in seno ad essa una corrente rinnovatrice, collegata ed inserita negli altri grandi movimenti, liturgico, biblico, catechetico». È espressa anche la speranza che tale operazione possa fungere da volano per un’unificazione ben più ampia: «Accanto a noi c’è posto per la redazione delle tante altre riviste mariane che vogliono lavorare e soffrire efficacemente per il regno di Dio».

Don Vincenzo De Carli con Giovanni Paolo II.
Don Vincenzo De Carli con Giovanni Paolo II.

A scorrere il primo numero (maggio 1970), ci si rende conto che la rivista è più monfortana che paolina: del resto i Monfortani avevano ottimi scrittori di cose mariane: lo stesso padre Barbera, padre Alberto Rum, padre Battista Ceruti e soprattutto padre Stefano De Fiores, allora giovane promessa della mariologia italiana: promessa ampiamente mantenuta. Diciamo che i Paolini mettevano la loro arte tipografica e i Monfortani i contenuti.

Non posso qui non ricordare la figura di fratel Paolo Grossetti, ancora sulla breccia nella comunità paolina di Roma, nonostante i suoi 92 anni. Egli era l’amministratore della tipografia paolina di Roma. Buon esperto di arte tipografica, ha suggerito le diverse soluzioni tecniche tese a ottenere un risultato efficace con il minimo della spesa. Ma soprattutto, mi piace ricordarlo, era contento di lavorare per la Regina degli Apostoli e la sua sagacia e la sua disponibilità sono stati un supporto fondamentale della rivista negli ultimi trent’anni.

I quattro "soci fondatori"

Il segnale lanciato da padre Barbera è stato prontamente raccolto: le riviste Il Cuore della Madre, organo in Italia del movimento di Fatima denominato Armata Azzurra, e Maria, del santuario di Trieste dedicato a Maria Madre e Regina, erano già collegate; una volta scomparso il fondatore, monsignor Strazzacappa, chiesero di aderire anche loro. Si costituisce così il primo nucleo, formato dai Paolini, dai Monfortani, dall’Armata Azzurra e dal santuario di Trieste. Sorse così l’idea di un’associazione da proporre come una specie di "manifesto" alla stampa mariana nazionale, che di fatto venne spedito a riviste e santuari; il primo punto di questo manifesto-statuto affermava: «Nello spirito del Concilio e nella comune presa di coscienza del posto e della funzione che per volontà di Dio la Madonna ha nel mistero cristiano, alcune redazioni di riviste mariane edite in Italia decidono di riunirsi per creare un organismo che unifichi i loro intenti e i loro sforzi, denominandolo: Unione Redazionale Mariana (URM)». Gli intenti erano fissati in quattro punti:

1) convergenza delle forze intellettuali e redazionali;

2) potenziamento della rivista per contenuto e presentazione tipografica;

3) diffusione della dottrina e del culto mariani in forma più programmata e organica;

4) riduzione delle spese di amministrazione e di stampa.

Il manifesto si chiudeva con questo auspicio: «Ci sostiene la speranza di aver aperto, con questa iniziativa, una strada alla intesa ed alla collaborazione su scala nazionale per una maggiore e migliore conoscenza ed amore verso la Beata Vergine Maria, servire la quale è servire Cristo e la Chiesa».

XIII Settimana di Studi Mariani, svoltasi a Loreto nel 1973, a cui parteciparono monsignor Loris Capovilla, già segretario personale di papa Giovanni XXIII (a sinistra), monsignor Francesco Franzi, presidente del Collegamento Mariano Nazionale (al centro) e don Pasquale Silla, rettore del santuario del Divino Amore.
XIII Settimana di Studi Mariani, svoltasi a Loreto nel 1973, a cui parteciparono monsignor Loris Capovilla,
già segretario personale di papa Giovanni XXIII (a sinistra), monsignor Francesco Franzi, presidente
del Collegamento Mariano Nazionale (al centro) e don Pasquale Silla, rettore del santuario del Divino Amore.

Le firme in calce sono di don Tommaso Dragone, padre Gaetano Barbera, don Giovanni del Fabbro (per l’Armata Azzurra) e don Dino Fragiacomo (per il santuario di Trieste). Ad essi occorre aggiungere don Vincenzo De Carli, che fungeva da segretario al gruppetto dei "soci fondatori".

In quanti hanno risposto? Non lo so esattamente, ma l’URM da allora in poi ha rappresentato un elemento fondamentale del mondo mariano in Italia e il punto di riferimento quando si parlava di stampa mariana.

Da subito sono venuti nuovi soci: fra essi vogliamo ricordare il Rosario, organo del Centro del rosario dei Domenicani di Bologna, diretto dapprima da padre Enrico Rossetti e poi da padre Ennio Staid: due figure entusiaste nel campo dell’apostolato mariano e del rosario in particolare. Possiamo dire che da allora la storia di Madre di Dio si intreccia stabilmente con quella dell’URM, di cui ha sempre avuto la responsabilità sia redazionale che tecnica.

Desidero aggiungere che l’URM ha realizzato nel campo mariano quello che il nostro fondatore ha tentato di fare nel campo del bollettini diocesani: una loro unificazione, sempre nella salvaguardia del radicamento locale. Ma, al di là di qualche tentativo, realizzazioni durature non ce ne sono state. Invece l’URM, pur con alti e bassi, da trentotto anni continua il suo servizio a favore della stampa del variegato mondo mariano in Italia.

Domenico Marcucci