Piero Chiara,
Tutti i romanzi
Mondadori "I Meridiani", 2006, pagg. XCV-1.507, euro
55,00.
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vent’anni dalla morte in quel "famedio" editoriale italiano
che sono i "Meridiani", Piero Chiara (1913-1986), che solo nel
‘62 aveva conosciuto il successo con il suo archetipico Il piatto
piange, storia avventurosa di un gruppo di balordi luinesi tra gioco
d’azzardo e facili amori. Guadagnatasi da subito la qualifica di
scrittore di costume per aver rievocato una umorosa umanità
provinciale, non aveva più tradito il suo genius loci,
continuando fino alla fine a muoversi tra viali, imbarcaderi e stazioni,
bordelli, locande e osterie della sua lacustre cittadina, ripresa lungo
gli anni di un fascismo goffo e presuntuoso, nicchia temporale animata
da piccola e minima
borghesia, ma soprattutto da sfaccendati e viziosi
giovanotti esenti da innocenza anche se non malvagi, pascolanti a tempo
perso in una loro boccaccesca "flanella" da una burla all’altra
tra intrighi carnali, manie, malinconie e motteggi. Da La spartizione
(’64), piccante trio di femmine di un harem casalingo a Il
balordo (’67), grottesco destino di un sempliciotto prima
osteggiato poi osannato; da Il pretore di Cuvio (’73),
divertente e salace af-fresco dell’ovvietà e dello squallore paesano
a La stanza del Vescovo (’76), scorribanda lacustre in cerca di
muliebri compagnie; da Una spina nel cuore (’79), cronaca
sorridente e umbratile di un amore che è più sorpresa che relazione al
postumo Saluti notturni dal passo della Cisa (’87), storia di
un delitto efferato e impunito, Piero Chiara ha costruito la sua
"casa" narrativa con le pietre scartate dai grandi romanzieri.
Non si dice per detrarlo, tutt’altro: artista d’elezione,
geneticamente garantito, ha portato in pagina emozioni e fascino del
racconto "a voce" recitando a soggetto una vita che ha provato
su di sé prima di scriverla.
Claudio Toscani