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Editoriale.

  
Da sessant’anni al servizio dei lettori

di Antonio Rizzolo
  


   Letture n.613 gennaio 2005 - Home Page

Nata nel 1946 dai gesuiti del Centro San Fedele, Letture celebra quest’anno i sessant’anni di vita, mantenendo l’impegno di fornire una guida amichevole e sicura nel mondo della cultura. Per evitare ogni tipo di "spazzatura".

Con questo numero Letture entra nel suo sessantesimo anno di età. La rivista, infatti, è stata fondata nel 1946 dai gesuiti del Centro San Fedele di Milano, grazie a un gruppo di validi uomini di cultura riuniti attorno a Giuseppe Valentini, Cipriano Casella e Achille Colombo. Essa in realtà raccoglieva l’eredità della Rivista di Letture, nata nel 1904 ad opera di monsignor Giovanni Casati con lo scopo di fornire indicazioni morali sui libri ai lettori cattolici. La nuova versione curata dai gesuiti si caratterizzò per una maggiore apertura e per l’offerta di un giudizio critico sui libri che tenesse conto anche dell’aspetto estetico. Negli anni successivi furono introdotte le rubriche dedicate al cinema e al teatro, una scelta che si dimostrò vincente in particolare negli anni Sessanta, quando ci fu il boom dei cineforum, soprattutto nelle parrocchie, nei circoli cattolici e nei gruppi giovanili. Generazioni di lettori si sono comunque formate su queste pagine, allargando gli orizzonti della propria mente assetata di cultura, di comprensione del mondo delle arti e dello spettacolo.

Nel 1994 la rivista entrò a far parte del gruppo Periodici San Paolo, rinnovandosi nella veste grafica e nei contenuti. Il motivo, come scriveva l’allora direttore padre Alessandro Scurani, era «la crisi delle vocazioni religiose che non permetteva di prevedere una successione ai redattori gesuiti». Tra le novità più rilevanti della nuova gestione: un’impronta più giornalistica, un’ampia serie di nuove rubriche e servizi per offrire ai lettori una visione culturale a tutto campo. Caratteristiche che la rivista mantiene tuttora, unendo a una veste grafica gradevole e a un formato maneggevole, un’ampia varietà di interessi in ogni ambito della letteratura, dello spettacolo, della cultura in genere. Anche se la maggioranza dei lettori viene dalle file degli insegnanti, degli studenti universitari, dei liberi professionisti, Letture non è riservata agli specialisti o agli addetti ai lavori: è indirizzata a chiunque ama la buona cultura e vuole avere il meglio di essa, sia pure in una forma piana e accessibile.

Oggi forse è diventato più difficile pensare alla cultura, alla buona letteratura, agli spettacoli che elevano lo spirito e invitano a pensare, sia perché in tempi di crisi economica la cultura e i libri sono le prime cose a cui si rinuncia (non altrettanto si fa con cellulari, vestiti all’ultima moda e tutto ciò che "fa tendenza"), sia perché oggi l’offerta in questo campo è talmente vasta e variegata che si rimane frastornati, incapaci di scegliere. E così si corre il rischio di essere sommersi dalla "spazzatura", non solo televisiva. In questo contesto Letture cerca di porsi, molto umilmente, come una guida amichevole, un primo orientamento, uno stimolo a non lasciarsi travolgere dall’affanno e dallo stress quotidiani e a mantenere invece una mente desta, uno spirito pronto ad apprezzare e ad accogliere tutto ciò che eleva la persona. Per non ridurci al ruolo di semplici "consumatori".

Questo programma è in sintonia con le indicazioni del recente Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, presentato dalla Conferenza episcopale italiana nell’ottobre scorso. Il titolo del documento è Comunicazione e missione. I vescovi italiani ricordano che «il lettore, il telespettatore, il radioascoltatore, il navigatore della rete internet è il vero protagonista della comunicazione [...]. Su di essi, con l’obiettivo di affinarne le capacità critiche e le aspettative culturali, occorre intervenire per migliorare la qualità dei media e la loro corretta fruizione. Tutti, e in particolare le nuove generazioni, dovranno essere in grado di interagire con l’universo dei media in modo critico e creativo, acquisendo una nuova "competenza mediale" per essere a pieno titolo cittadini di questo tempo. Ogni agenzia educativa dovrà farsi carico di questo compito: la famiglia, la parrocchia, la scuola, le associazioni». A questa responsabilità educativa non è legittimo sottrarsi perché «lo sviluppo delle tecnologie comunicative comporta nuove competenze critiche ed esige una reale partecipazione democratica» (nn. 73-74).

Il documento, che nel suo insieme testimonia il grande interesse della Chiesa italiana per la nuova cultura della comunicazione sociale, invitando i fedeli a esserne parte attiva, "da cristiani", è anche un grande stimolo per la redazione e i collaboratori di Letture. Non solo perché questa funzione "educativa", intesa in senso ampio, fa parte del nostro Dna, ma per continuare a svolgere nella cultura italiana questo importante ruolo che la rivista da sessant’anni porta avanti. Confidando come sempre nell’accoglienza e nell’apprezzamento dei lettori.

Antonio Rizzolo

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