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Recensioni.Narrativa straniera.

   
La Tartt ci elargisce un romanzo all’antica

di Ferruccio Parazzoli


   Letture n.596 aprile 2003 - Home Page Donna Tartt,
Il piccolo amico
(traduzione di Idolina Landolfi e Giovanni Maccari),
Rizzoli, 2003, pagg. 680, euro 18,00.

È facile dire best-seller. Il nuovo romanzo dell’autrice del fortunato Dio di illusioni ci è arrivato preceduto, come sanno far bene le agenzie di stampa americane, con l’etichetta del successo prestampata. Naturalmente il successo, quando è vero successo, deve essere rigorosamente tanto di critica quanto di pubblico. E questo è il caso in cui si è deciso di far rientrare Donna Tartt, una scrittrice trentenne che, nel risvolto di copertina dell’edizione italiana, appare in una foto dall’espressione severa che riporta a tempi passati. E giustamente, in quanto Il piccolo amico, nel suo sterminato quanto eccessivo numero di pagine, altro non è se non un pacifico romanzo all’antica.

Pacifico? Ma come, non ci era stato annunciato come una storia terribile? È vero, la storia terribile c’è, come non si può neppure negare che una certa inquietudine, non si sa bene di che tipo,Copertina del volume. percorra le pagine del romanzone, forse in quelle continue allusioni bibliche, in quelle totemiche ricorrenti immagini di animali, come vuole un accorto professionismo di cui la narrativa di esportazione d’oltre oceano non manca di certo. La vicenda si svolge in quel "profondo Sud" di fronte al quale già da tempo ci siamo messi sull’attenti, e senza vergogna trattandosi di un Faulkner o di un Capote. Ma potremmo, a questo punto, anche rilassarci un po’. Siamo dunque nel Sud, con tutto quel che comporta: un bambino di otto anni, Robin, durante una festa familiare viene ritrovato impiccato a un albero. Herriet, la sua sorellina, che all’epoca del delitto, poiché non di suicidio ma di assassinio si è trattato, era ancora infante, ormai dodicenne decide di scoprire il colpevole.

Tra una cosa e l’altra, tra genitori, zie, nonne e coetanei, oltre ai delinquentissimi fratelli Ratliff, ci impiega un mare di tempo, 680 pagine per l’esattezza, senza, per altro, giungere a una definitiva conclusione. Per chi è disposto, una piacevole, anche se alquanto caotica lettura.

Ferruccio Parazzoli

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