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Recensioni.Narrativa italiana.

   
Occhi di ragazzo sul caotico universo

di Giuseppe Amoroso


   Letture n.596 aprile 2003 - Home Page

Giuseppe Bonaviri,
Il vicolo blu,
Sellerio, 2003, pagg. 270, euro 9,00.

Un sortilegio bianco, un buio "buono" e, nel finale, un astro fiammeggiante di insolito colore che si posa su un coro di visi stupefatti e consegnati per sempre alla solitudine. Si spalanca e si chiude il mistero con domande che non sanno di mistero ma di ipnotica cronaca di una vita familiare del passato, incarcerata in un recinto di mondo che d’improvviso accoglie, nel suo quadrato di pietre e d’ulivi, spazi e silenzi cosmici. Con Il vicolo blu Giuseppe Bonaviri torna alle stagioni della sua infanzia, alla casa natale nella favolosa Mineo che sembra «ruotare sul proprio asse», navigando in mezzo a un filar di stelle cadenti che i piccoli protagonisti (l’autore fanciullo e i suoi quattro fratellini) della sognante storia decidono, nei loro giochi, di racchiudere in panieri.

Passano i giorni come in una «successione d’onde d’aria»Copertina del volume. insieme con precisi riferimenti a fatti bellici dell’epoca e alle comuni scadenze della vita. Intanto, il vento che viene dalla «strada lunga» (luogo dell’anima nell’opera di Bonaviri) batte sui lucernari con le sue «matassine d’aria», le lucciole guizzano nel vicolo, i pupari inscenano le avventure di Paladini e Saraceni, i contadini sciamano per i campi e voci si inseguono strisciate di «nerezza». Si avverte il «sospiroso» fiato del fumo e nanetti dal gilet rosso compaiono nelle fiammelle di un lume.

Racconto della terra avara e della dura fatica, ma anche inno alla spavalda bellezza del creato e alla minuscola animazione della natura, il romanzo è fatto di sguardi di ragazzi che dalla loro specola di fantasia e incantamento entrano in contatto con la levità della favola, il mistero della morte e la crudeltà insensata, lungo la traiettoria di un indomabile subbuglio dell’universo, in cui silhouettes e ombre e figure concrete acquistano un’enigmatica rispondenza con i segnali del firmamento e con il rotolio variopinto di una giornaliera commedia agreste. E occhieggiano, icone nel cerchio del mistero, i genitori di Bonaviri.

Modulata in continui slittamenti di senso, con persone e contesti visibili e gorghi e vortici di una protostoria numinosa, la pagina flessibile snoda il racconto di un inatteso scarto, di un volo del tempo mai dimentico del suo stampo terreno.

Giuseppe Amoroso

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