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Il beato Alberione e la cultura del '900.


LA LEGGENDA DEL SANTO EDITORE
   


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Lo sviluppo delle Edizioni Paoline
L’ISPIRAZIONE?
DAI MANUALI HOEPLI

di Francesco Licinio Galati

   
A
proposito dell’intuizione di don Giacomo Alberione si è soliti insistere sull’"ispirazione profetica" da lui avuta nella notte tra il XIX e il XX secolo allorché, giovane di sedici anni, raccolto in preghiera nel duomo di Alba, si sente chiamato «a fare qualcosa di utile per la salvezza degli uomini».

Passano quattordici anni nel tormento e nella preghiera prima che l’intuizione della fatidica notte assuma i contorni della realizzazione pratica, nella consapevolezza che per contrastare le ideologie e le forze del male volte ad allontanare gli uomini da Dio siano indispensabili alla Chiesa strumenti più idonei ed efficaci di apostolato che, a fianco di quelli tradizionali pur sempre validi, possano combattere l’idolatria dello scientismo e contribuire al ritorno della scienza nell’alveo della sapienza cristiana. Si tratta in ogni caso di far giungere coi mezzi delle moderne invenzioni la voce di Cristo ai moltissimi che hanno disertato le chiese.

Don Valentino Gambi, papa Giovanni XXIII e don Alberione.
Don Valentino Gambi, papa Giovanni XXIII e don Alberione.

Nascono così il 20 agosto 1914 il primo degli istituti della Famiglia paolina, la Pia Società San Paolo, e appena un anno dopo la Pia Società Figlie di San Paolo, dando vita alla prima editoria cattolica gestita da sacerdoti, religiosi e religiose, approvati ufficialmente dalla Chiesa. La Famiglia paolina, composta da ben cinque congregazioni religiose, quattro istituti aggregati e l’associazione dei Cooperatori, si diffonde col tempo in tutto il mondo, sicché alla morte del fondatore, avvenuta il 26 novembre 1971, conta novemila membri sparsi in 35 nazioni con 510 case; un centinaio di tipografie da cui sono usciti 18.000 titoli di libri con una tiratura superiore a 150.000.000 di copie, di cui 50.000.000 di Bibbie e Vangeli; 200 librerie; 12 film; 64 documentari; 1.500 film ridotti a 16 mm.; 400 titoli di dischi; 6 radio trasmittenti in Brasile; 43 centri di apostolato liturgico e 73 asili.

Abbiamo tratto questi dati dalla commemorazione di don Alberione tenuta nel novembre 1975 dal più valido esecutore dei suoi programmi, don Valentino Gambi, che assunto nel 1952 l’incarico di direttore delle Edizioni Paoline, è riuscito a farle diventare, come sono state definite dalla stampa laica, un "impero", realizzando in tal modo il pensiero del fondatore il cui sogno era sempre stato quello di «un esercito di soggetti preparati» che «con i mezzi più rapidi e moderni in funzione del Vangelo ne moltiplicassero i frutti nel tempo e nello spazio».

Insieme con il papa Paolo VI.
Insieme con il papa Paolo VI.

Ponendo l’industria a servizio dell’evangelizzazione, al fine di bandire il pressapochismo che purtroppo mortificava l’efficacia di certa "buona stampa" dell’epoca, don Alberione ha sempre insistito perché la forma letteraria e la tecnica non scadessero mai nel banale e fossero all’altezza del messaggio ch’erano destinate a trasmettere.

Che i traguardi propostisi da don Alberione fossero stati raggiunti l’aveva riconosciuto lo stesso Paolo VI allorché il 28 giugno 1969, appuntandogli sul petto la croce Pro Ecclesia et Pontifice, così si esprimeva: «Il nostro don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore ed ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con i mezzi moderni».

Se l’adozione del metodo industriale è la grande intuizione di don Alberione – soprattutto per ciò che riguarda la stampa – non per questo i frutti sono stati immediati: basti pensare ai primi fogli religiosi settimanali e mensili o ai libri delle origini per rendersi conto dei loro limiti e delle loro lacune, sia dal punto di vista contenutistico sia da quello della presentazione editoriale, come si legge anche nella Storia dell’editoria italiana, curata da Mario Bonetti: «Gli anni che vanno dal 1914 al 1940 costituiscono il periodo iniziale, forse un po’ scapigliato della giovane casa editrice. La produzione è abbondante ma non sempre selezionata e tecnicamente corretta».

Tuttavia con la fondazione nel 1952 di un centro editoriale unico le Edizioni Paoline rinunziano definitivamente a qualsiasi forma d’improvvisazione, producendo libri, giornali, film, dischi, programmi radiotelevisivi che rispondono in tutto alle esigenze culturali e alle norme delle tecniche più avanzate. E così quella che in passato era considerata l’editoria dei libercoli diviene la più potente e stimata casa editrice cattolica, non solo per la sua attività in campo biblico, o per i dizionari, le collane di teologia e di morale, ascetica e pastorale, liturgia e catechesi, ma anche per quelle di psicologia, sociologia, storia, letteratura, filosofia, pedagogia, scienze e arte.

Don Alberione che aveva sempre guardato alla grande editoria, ispirandosi particolarmente allo svizzero Ulrico Hoepli e ai suoi "Manuali", poteva dirsi in tal modo soddisfatto, era infatti riuscito a dare agli uomini del nostro tempo, secondo i suoi programmi, la parola vivente di Dio, la dottrina autentica della Chiesa, gli strumenti più idonei per la formazione sacerdotale e religiosa e per l’apologetica ecclesiale e aveva altresì contribuito a restituire un senso cristiano alla cultura e alla scienza in tutte le sue conquiste.

Francesco Licinio Galati

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