Il
quarantenne Roberto Cicala dieci anni fa ha fondato Interlinea nella sua
Novara. Laureato in lettere alla Cattolica, si è occupato in
particolare del poeta Rebora, curando testi, saggi e, recentissima, una
ricca bibliografia reboriana.
- Quando e come è nata Interlinea? E perché questo
nome?
«Dieci anni fa, davanti a una birra, dissi a un
amico, Carlo Robiglio: perché non proviamo a pubblicare dei bei libri
che i grandi editori vogliono dimenticare? Insomma, ci ha guidato il
desiderio di far leggere ad altri le pagine meno celebri che ci hanno
comunque dato emozioni e valori. Trovare uno spazio nell’interlinea
lasciata bianca dall’editoria delle alte tirature».
- Qual è la sua peculiarità nel panorama dei
piccoli editori italiani?
«Forse dovrebbero dirlo altri. I nostri lettori
stanno comunque dando fiducia a un progetto editoriale dove emergono la
critica letteraria (Dionisotti, Maria Corti, Mengaldo...) e la scoperta
di inediti di autori italiani del Novecento, anche di poesia. Tra le
peculiarità metto anche l’unica collana letteraria dedicata al
Natale, la rivista Autografo del Fondo Manoscritti di Pavia, i
testi tra letteratura e spiritualità (da Hesse a Turoldo, senza facili
buonismi) e con il nome di "Rane" uno spazio per l’infanzia.
Ma anche storia, arte e tradizioni: è appena uscito un grande volume
illustrato di Sebastiano Vassalli, Il mio Piemonte».

Roberto Cicala
- Quali sono le difficoltà quotidiane?
«I problemi tipici del piccolo editore, quando non ci
sono capitali alle spalle: lavorare con i soldi prestati dalle banche;
non essere visibili tramite la distribuzione; districarsi tra le carte
della burocrazia e quelle di autori in cerca di editore che scrivono
molto e leggono poco».
- Quali sono le doti di un buon editore, piccolo o
grande che sia?
«La regola aurea è l’equilibrio tra rigore nella
gestione economica e coerenza nella qualità culturale delle scelte;
occorre leggere e ascoltare molto, frequentare librerie e biblioteche,
non disdegnare l’eclettismo senza farsi prendere da quell’autostima
che pure spesso può compensare la molto bassa remunerazione di chi fa
questo mestiere».
- Cosa si sentirebbe di consigliare a un giovane che
voglia lavorare in editoria?
«Insegno all’università le basi dell’editoria
applicata a testi letterari: manca molto una formazione propedeutica
alla professione, per la quale occorre passione per la scrittura,
conoscenza della propria lingua, non senza l’uso del computer».
- Quali novità si annunciano nei prossimi mesi come
uscite di Interlinea?
«Oltre alla terza edizione di un’antologia
fortunata sulla poesia del Novecento, Il canto strozzato, e al
già citato Vassalli, stiamo preparando una raccolta di saggi inediti e
rari di Amelia Rosselli, sonetti di Shakespeare tradotti da Giovanni
Giudici, una raccolta di 80 poeti contemporanei, presentati da Jaccottet
per festeggiare gli ottant’anni di Luciano Erba, e un Emanuele Luzzati
in viaggio con i re magi…».
- Si è mai pentito della scelta di fare l’editore?
«I momenti di stanchezza, stress e scoramento
capitano a tutti, però per far tornare la luce basta un incontro, un
bel libro riuscito, un inedito trovato, una scolaresca entusiasta per un
racconto pubblicato da noi. E in questo un editore deve molto agli
autori, ai collaboratori più stretti».
Roberto Carnero