Questa
volta non è un letterato, ma un fisico, a occuparsi del Gran Lombardo e
a mettere in luce (come credo nessun letterato saprebbe fare) i profondi
legami della sua scrittura con la fisica del Novecento: meccanica
quantistica e relatività.
Sì, perché nonostante la dichiarata e tormentosa
incapacità di conciliare la professione di ingegnere (scelta per lui da
una madre assai ingombrante) con quella di scrittore, di fatto le due
attività si saldano in Gadda nella consapevolezza che non è possibile
ricomporre tutta la realtà in un quadro conoscitivo unitario e
coerente, fondato sulle leggi della causalità deterministica classica.
Ossessionato dall’ordine, l’«ingegner fantasia» si scontra con la
presenza ineliminabile, nel mondo, dell’approssimazione, dell’entropia,
del caos: questa offesa epistemologica lo spinge a una furia conoscitiva
totale.
Per Gadda, nota Gàbici, «la narrazione è
dichiaratamente un
mezzo per imporre i propri canoni a una realtà ostile», ma si rivela
anche impari al compito, dunque si trasforma in uno strumento di
"dolore". Esito quasi inevitabile di questa impossibilità è
la deformazione della realtà attraverso la parola (come in meccanica
quantistica il soggetto perturba e deforma l’oggetto quando tenta di
conoscerlo). Ecco che la lingua di Gadda esplode, si moltiplica,
partorisce ibridi e meticciamenti, si pone al servizio di un
opportunismo espressivo-conoscitivo senza limiti, che porta ad aborrire
le trame, gli epiloghi e le finitudini per privilegiare l’incompiutezza,
il "pasticcio" (altro nome del disordine) e, più sottilmente,
la complessità (sempre corteggiata e osteggiata, mai esorcizzata).
L’analisi di Gàbici è acuta e originale, attenta a
riconoscere le matrici scientifiche della smisurata epistemologia
elencatoria ed enciclopedica del Lombardo, i
forti legami tra la sua scrittura magmatica, lievitante, prismatica,
frammentaria, centrifuga, sincretica e l’inafferrabile
indeterminismo-relativismo del mondo via via scoperto dalla fisica.
Un libro godibile, utile anche a chi ha visto Gadda "solo"
come scrittore.
Giuseppe O. Longo