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Recensioni.Narrativa italiana.

   
Brancati satirico ma anche tenero

di Giuseppe Marchetti


   Letture n.595 marzo 2003 - Home Page

Vitaliano Brancati,
Tutti i racconti,
Mondadori, 2002, pagg. 682, euro 16,80.

Quando l’offerta di letteratura fresca non è molto allettante, si torna volentieri ai piccoli classici che ci hanno tenuto compagnia in un’epoca in cui la cultura umanistica era il fondamento dell’etica. È il caso di Vitaliano Brancati, di cui molti ricordano il suo capolavoro, Il bell’Antonio, più che altro per averne visto la trasposizione cinematografica. Ma Brancati è stato anche uno dei maggiori scrittori di racconti del Novecento italiano, secondo la tradizione che comprende Verga, Pirandello, Tozzi e Moravia.

In Brancati c’era qualcosa di più e qualcosa di meno. PossiamoCoipertina de: Tutti i racconti. accorgercene nei due volumi in cofanetto di Tutti i racconti (Oscar Mondadori, a cura di Domenica Perrone). Ci sono proprio tutti, da quelli della giovinezza a quelli della maturità, che annovera capolavori come "Il vecchio con gli stivali" e "Una festa da ballo". L’arma di Brancati era la satira sociale. Anzi, insieme a Flaiano (e meglio di lui) Brancati è stato il più importante scrittore satirico italiano del secolo scorso, e anche all’estero gli è riconosciuta questa qualità, se è vero che è stato sovente paragonato a Gogol’ (in modo esagerato, però).

La vicenda di Brancati è stata drammatica. Siciliano purosangue, credette nelle progressive e magnifiche sorti del fascismo, quando il regime sembrava avviato a un vertiginoso successo. Ma se ne ravvide assai presto, e la sua giovanile adesione si trasformò appunto in satira, satira feroce. Brancati prese di mira i cavalli di battaglia del fascismo, ossia la virilità, il maschilismo, il mito del guerriero che trova nella donna un compenso e un riposo. Come tutti sanno, il suo personaggio più riuscito è appunto il bell’Antonio, grottescamente impotente. Ma in questi racconti, alcuni molto belli, c’è anche un Brancati meno acido e più intimo. Ci riferiamo soprattutto a quelli che analizzano i sentimenti della sua infanzia vera, non quella appresa dalla radio e dai giornali. C’è ad esempio il racconto "Il nonno" che esprime tutta la tenerezza e il lirismo dell’autore, al tempo in cui non aveva ancora scoperto il male della società alienata.

Giuseppe Bonura

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