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Recensioni.Narrativa straniera.

   
Amado: dal Brasile un moderno Ariosto

di Claudio Toscani


   Letture n.591 novembre 2002 - Home Page Jorge Amado,
Romanzi,
Mondadori, 2002, 2 voll., pagg. CXXII-1.928 e CXXII-1.424, 
euro 98,00.

L'ingente selezione dell’oceanico lavoro narrativo di Jorge Amado (1912-2001) giunge a una manciata di mesi dalla sua morte per fare giustizia di un’opera e di uno scrittore che, se il giornalismo recensistico ha portato alle stelle, una significativa analisi critica giusto ora pone nella sua luce più appropriata.

Curati da Paolo Collo e scortati da un fulgido saggio della specialista Luciana Stegagno Piccio, che toglie, appunto, Amado dai commenti di folclore e di colore per consegnarlo nella sua vera dimensione all’odierna storia letteraria sudamericana, i due "Meridiani" non possono fare a meno di sancire in lui una sorta diCopertina de: Romanzi. moderno Ariosto di lingua portoghese (alla faccia dell’opportunismo new age di Paulo Coehlo e, ancor più, del recente e discusso Nobel, José Saramago). Da Il paese del carnevale, libro d’esordio, alle ultime opere, l’utopia popolare di Jorge Amado non è cambiata, sia pure progressivamente nutrita da diverse sponde ideali e ideologiche: dal comunismo integrale alla persecuzione politica, dall’esilio alle dimissioni dal Pcus dopo aver conosciuto gli orrori di Stalin, sino al mutamento di "pagina" ma non di "anima", nonostante lo si leggesse, dagli anni Sessanta in poi, come "cantastorie" e non come "socialista organico".

Povertà di diseredati e universo di sconfitti (più dalle istituzioni che dalla vita) lo trovano comunque pugnace e generoso, appassionato e tenero. Dove Amado esagera è nel gusto di abbandonarsi all’esistenza e +in ciò che in essa vi è di eccessivo e di smisurato. E di mostrarsi felice del sordido come di un sublime. In ogni caso, se lo possiamo seguire nella sprovvedutezza di un giovanile errore politico, non lo possiamo approvare quando dichiara di restare ideologicamente come è sempre stato, nonostante il comunismo abbia fallito, e a quali prezzi. E nonostante lui si sforzi di pensarlo democraticamente recuperabile (da quale parte del mondo e in quale tempo della storia lui solo lo sa). Meglio leggerlo, allora, nelle focose comparse di suoi romanzi e racconti, anche se il primitivo e il pittoresco della sua società di dannati e del suo fascinoso scenario narrativo rischiano la lettura facile, divertente: una sorta di folclorico gioco dell’oca.

Claudio Toscani

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