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Il convegno di Letture.

   
Generazione senza luna
ma capace di dialogo

di Loredana Lipperini


   Letture n.562 dicembre 1999 - Home Page Con un’introduzione e una conclusione dei due presentatori, ecco le dichiarazioni dei protagonisti del convegno "Arti di passaggio. Gli under 40 di fronte al nuovo Millennio". Un happening caratterizzato dall’incontro tra le varie arti.

Diciamo la verità: lo avevamo previsto. Avevamo previsto che, grosso modo un paio di mesi prima del 31 dicembre, tutti noi ci saremmo trovati di fronte all’inevitabile. D’accordo, arriva l’anno Duemila. Se ce ne fossimo per caso dimenticati, hanno provveduto a ricordarcelo tutti, dalle offerte di Capodanno dell’Alitalia ai sondaggi della Durex. Comunque lo sapevamo già: tutti noi siamo stati allevati dai Caroselli della nostra infanzia ad attendere per questa data il vero futuro, quello dove le signore e signorine indossano tute d’argento e hanno il rossetto bianco, dove i robot fanno il bucato e dove le automobili galleggiano in aria come ci hanno mostrato i Pronipoti prima e il Quinto Elemento poi.

Sapevamo anche un’altra cosa. Che ci sarebbero state discussioni interminabili sull’argomento, prima fra tutte quella che riguarda quando davvero si chiudono il Millennio e il secolo, che è anche quella che ha francamente stufato dal momento che i numeri saranno pure numeri ma le convenzioni, per la miseria, sono convenzioni e che si rispettino. E sapevamo pure che inevitabilmente ci sarebbero stati altri protagonisti: i giovani. Che ci si sarebbe chiesti, cosa che in un certo senso facciamo anche noi, che cosa ne pensano: nel caso, del futuro imminentissimo.

Normale, da quando i giovani, come abbiamo scritto, hanno cominciato a esistere come categoria nel mondo dei consumi e della cultura (che vanno giustamente appaiati), ovvero da cinquant’anni a questa parte, con la nascita del cosiddetto tempo libero e della cosiddetta musica pop e rock. Da quel momento a oggi, i meccanismi con cui ci si è occupati di giovani sono rimasti quasi invariati. Allora come adesso, ci si avvicina a loro come a un pianeta estraneo, con lo spirito di un antropologo della vecchia guardia, che approda circospetto fra i selvaggi per descriverne la religione, i rituali, il linguaggio, senza riuscire a nascondersi che questi sono comunque altra cosa dai propri. Qual è la cultura dei giovani? Come cambia la cultura giovanile? O magari la controcultura? Domande che tornano, grosso modo nell’identica forma, da dieci lustri, e naturalmente quelli che le scrivono oggi nelle terze pagine dei quotidiani hanno rapidamente dimenticato di avere respinto con fastidio lo stesso interrogativo qualche anno fa. Normale. Meno normale, forse, che non ci si renda conto di come tutta quella indecifrabile nebulosa che chiamiamo cultura, e le arti che ne sono espressione, siano soggette a un’accelerazione che riguarda tutti, under e over quaranta. Non sono, credo, soltanto i giovani, qualunque cosa si intenda con questa definizione, a essere i motori del cambiamento: non necessariamente. Sfatare questa equivalenza significherebbe forse alleviare gli under da sguardi meno opprimenti e voyeuristici, liberarli da un peso: non è detto che le rivoluzioni artistiche vengano per forza da un ventenne. Non è detto che la rivoluzione informatica riguardi solo gli adolescenti e Keanu Reeves: sarà un caso che l’età dei frequentatori della rete è più alta di quello che si pensi?

I presentatori Loredana Lipperini e Fulvio Panzeri.
I presentatori Loredana Lipperini e Fulvio Panzeri.

Quel che semmai è importante capire è capire "come" si pongono i benedetti under nell’età dei passaggi e delle accelerazioni. Perché insistendo nell’equivoco, continuando a spiare sbavando la nuovissima ondata e la ventata fresca, si rischia di far fuori sbrigativamente quanto di interessante circola ai nostri giorni, gonfiandolo allo spasimo e poi liquidandolo con: «non fa più notizia». Facciamo qualche esempio veloce veloce degli ultimi anni. Quando si è ricominciato a parlare di giovani dal punto di vista, perlappunto, culturale? Diciamo all’inizio degli anni Novanta, quando si tira fuori dall’armadio, a sorpresa, la definizione di culture antagoniste, ovvero di culture dei centri sociali, qualunque cosa tutto questo significhi e spesso facendo una grande confusione fra cyberpunk, che arrivava in quel momento da oltreoceano, e CSO, anche se punti di contatto ci sono stati; da lì a pochi anni arrivano i cosiddettissimi cannibali o pulp, che rappresentano, o così vengono letti, il punto di rottura con l’altrettanto cosiddetta generazione dei padri o dei fratelli maggiori dal punto di vista letterario.

Questi sembrano essere stati i fenomeni più visibili dal punto di vista giornalistico, almeno: e in tutti e due i casi nel momento stesso in cui le culture emergenti sono emerse, ci si è sforzati di farle rientrare nei ranghi, i ranghi del già sentito o del: «le prove successive non erano all’altezza dell’esordio». Faccio solo questi due esempi perché questi due coni di luce, fulminei peraltro, hanno messo in ombra molto altro. Mi chiedo quanto spazio si sia dato alla musica, al teatro, alle arti visive dei giovani o under quaranta in questi anni. Mi chiedo quanto ne sappiamo in realtà al di là degli stereotipi.

Poco. Gli stereotipi sono durissimi a morire. Per restare agli esempi, valga per tutti la discussione di questa estate innescata da Pietro Citati sul fatto che un tempo a ventun anni si conquistava l’Asia e si scriveva L’infinito, adesso ci si trastulla a sognare. Ricorderete le repliche di Eugenio Scalfari sugli occhi disperati degli eterni bambini e sul vuoto di plastica che avanza, e poi Claudio Rinaldi sulla zap generation, Curzio Maltese sulla mancanza di miti, di riti, di etica pubblica e di madri severe già che ci siamo, più la replica di Pierluigi Diaco su Liberal.

Bene: per fortuna tutto questo è già stato dimenticato, come avviene in tutti i casi in cui ci si affanna a cercare la formula magica, l’etichetta giusta. Generazione X, Y, Zap, senza. Non ci interessa. Ci interessa ascoltare con la pretesa di non trovare l’unico filo conduttore, il punto d’unione, il tramite, la caratteristica fondante di tutti coloro che partecipano a questo convegno. Vogliamo capire non il solo punto di riferimento, la luna che non è più quella di una volta, e le utopie nemmeno, peccato, ma i vari, gli opposti. Raccontatecelo.

 

TEMPO DI STRATEGIA NON DI STILE

di Amedeo Bruccoleri, Giuseppe Genna, Michele Monina, Tommaso Pincio, Antonio Riccardi

«Scrivo di cose che non vidi, non mi capitarono, non seppi da nessuno, e che per di più non esistono affatto, né a priori possono accadere» (Luciano, Storia vera).

In una foresta di segni nella quale si aggirano spettri, qualcuno tenta di parlare, gioire, piangere, meditare, cercare in sé o fuori di sé una verità che lo appassioni.

Abbiamo l’impressione che, questa miriade di segni e di significati, il mondo la esprima autonomamente come se avesse elaborato, all’insaputa dei sapienti, strategie interne e modalità creative, avendo avuto cura di eliminare la mente che le pensa, le sente e le realizza.

Segnale inequivocabile di queste strategie è la ricerca del divertimento, una coazione a ripetere ormai del tutto frenetica e automatica.

È tempo di prendere partito per una strategia creativa che sia figlia di una complicità di menti: autori plurimi, proliferazione di eteronimi, progressivo ritrarsi dell’individuo. Ciò che conta è l’opera, ciò che dice e che racconta, la sua voce provenendo da luoghi che non si incarnano in alcun preciso soggetto.

I linguaggi sono sistemi espressivi che portano in sé i sogni o gli incubi di chi li utilizza. Pensiamo a linguaggi che entrino in contatto con molti e diversi tempi, tutti contemporanei. Useremo linguaggi falsi, porosi, simili, ma non identici, alla flattanza linguistica che invade le case e le menti.

Non è più tempo per lo stile. Non è prioritario agire sui linguaggi quanto lo è agire sulle strutture, sugli intrecci, sulle chiavi che aprono e chiudono i cassetti delle storie.

Lavoriamo anzitutto a intrecci che ci permettano di dare vita a un’opera più grande di quanto noi stessi possiamo immaginare. Strutture complesse, spesso giocate sugli equilibri interni, porzioni di opere che si richiamano a distanza, personaggi e tempi in assoluta libertà di allontanamento e avvicinamento, spariscono per poi ritornare, il diritto e il rovescio del binocolo.

Io, tu, noi. Sono questi i personaggi di un’opera che ambisce a essere, al tempo stesso, epica e lirica, che utilizza i dialoghi, i salti temporali, l’immaginifico e il prodigioso come sogni che gli uomini non hanno il coraggio di sognare. Trilogie narrative, poemi sequenziali, opere incastrabili con altre opere è il segno che conosciamo quanto il senso sia complesso e affascinante, facitore di storie, non immediatamente percepibile. L’immediata intuizione, l’illuminazione, la folgorazione sono possibili e fondate soltanto all’interno di una più ampia struttura che un mondo virtuale e parallelo al mondo reale.

Guardiamo all’allegoria come strumento privilegiato. Sfruttiamo il piacere che dà l’allegoria. L’allegoria non parla soltanto del mondo e non allude soltanto a un eterno presente, essa parla anche della morte e della fine del mondo. L’allegoria allude a qualcosa di segreto, che cerca non di portare alla luce, ma di nascondere meglio, perché sia viva la sensazione che qualcosa può esistere anche senza che venga totalmente spiegato.

Giuseppe Genna, Michele Monina e Antonio Riccardi presentano il loro manifesto.
Giuseppe Genna, Michele Monina e Antonio Riccardi presentano il loro manifesto.

Ricordiamoci che il fruitore della nostra opera d’arte non siamo noi stessi. Cerchiamo in lui un complice.

Bisogna fare spreco di sé. Il nostro realismo è salito di grado: ogni rovina, ogni uomo, significano qualcosa d’altro. Un realismo allegorico che racconta le storie di questo mondo e di un mondo diverso, che parla di tutto, indifferentemente, e di ogni personaggio.

Il soggetto, il famigerato io alla cui dissoluzione la modernità ha lavorato con instancabile alacrità, torna a essere personaggio, ha acquistato un nuovo senso, significa "uomo" e, allo stesso tempo e con la medesima intensità, significa veramente "io".

All’ironia sostituiamo il grottesco, il paradossale. Un genere storicamente sospetto.

Posto che la bellezza debba essere intesa come mutazione del felice, chi oggi è in grado di indicarci un uomo felice?

Chiunque dipenda da Qualcuno o da Qualcosa, senza sapere da Chi o da Cosa, come tutti noi dipendiamo, deve pure avere un’arma con cui tenere a bada il padrone: rettitudine, sincerità, mala lingua, congiure, dicerie, scambi di binari, false rotte stellari.

Vogliamo un celebre anonimato.

Vogliamo dire e fare tutto.
   

Amedeo Bruccoleri
nato ad Agrigento l’11 ottobre 1962, è vissuto in India per quattro anni. Si è occupato di libri su Musica! de La Repubblica. Ha curato l’ufficio stampa di Castelvecchi Editore, presso il quale ha pubblicato Beat italiano nel 1995, e ha collaborato con Stampa Alternativa. Attualmente vive a Milano dove lavora per Editori Associati.

Giuseppe Genna
nato a Milano il 12 dicembre 1969, ha lavorato a Poesia e ha creato il sito dei libri Mondadori. Adesso fa il capo redattore della cultura di Clarence (www.clarence.com). Ha pubblicato, con lo pseudonimo di Luther Blissett, net.gener@tion (Mondadori). Con il suo nome ha firmato il giallo Catrame (Mondadori) e da Pequod ora esce Assalto a un tempo devastato e vile.

Michele Monina
nato ad Ancona nel 1969, vive a Milano. Ha pubblicato Furibonde giornate senza atti d’amore (Pequod, 1998), Questa volta il fuoco (Derive Approdi, 1999) e Aironfric (Mondadori, 1999). Collabora con Tutto e ha pubblicato racconti in antologie e riviste. Con Roberto De Angelis, disegnatore di Nathan Never, sta realizzando una versione a fumetti di Aironfric.

Tommaso Pincio
pseudonimo di Marco Colapietro, è nato a Roma nel 1963. Ha pubblicato nel 1999 il romanzo M. per i tipi di Cronopio.

Antonio Riccardi
è nato a Parma nel 1962. Vive a Sesto San Giovanni (Mi) e lavora nell’editoria. Nel 1996 ha pubblicato l’opera poetica Il profitto domestico (Mondadori).

   

UN PROGETTO PER OSARE LA FIDUCIA

Progetto "Sei di speranza"
di
Emanuele Mocarelli, Monica Fiori, Danilo Maniscalco, Yuri Ancarani, Matteo Bologna, Ugo Carlevaro

Nel 1978 Elsa Morante scriveva nella Lettera alle Br, pubblicata dopo la sua morte, riguardo all’adagio machiavellico "il fine giustifica i mezzi": «Questo principio [...] è sicura insegna di falsità. Anzi, la verità sta nel suo rovescio: i mezzi denunciano il fine. Ora, i mezzi di cui voi vi servite attualmente corrispondono a un modello riconoscibile e preciso [...] e che si fonda su un carattere basilare: il totale disprezzo per la persona umana».

Nel 1999 questa "diagnosi" può forse essere applicata a un sistema dell’arte "impazzito" che, negli ultimi vent’anni, ha scelto di identificarsi con il mercato e le sue leggi, perseguendo cinicamente un abbassamento, o abbattimento, dei fini della comunicazione artistica. È stata premiata l’arte "furba", modaiola, necrofila, tecnologica, nostalgica, revisionista, qualsiasi cosa purché il prodotto, ben confezionato, riuscisse a suscitare un fremito nel corpo, ritenuto inerte, del pubblico.

Estetismo, impeccabilità formale e allineamento alle tendenze sono gli unici criteri di giudizio sopravvissuti al crollo delle ideologie "forti" e all’esaurimento delle istanze sperimentali delle neo-avanguardie.

Cinque dei firmatari del progetto "Sei di speranza". Da sinistra: Emanuele Mocarelli, Monica Fiori, Matteo Bologna, Yuri Ancarani, Ugo Carlevaro.
Cinque dei firmatari del progetto "Sei di speranza". Da sinistra:
Emanuele Mocarelli, Monica Fiori, Matteo Bologna, Yuri Ancarani, Ugo Carlevaro.

Noi crediamo invece che oggi sia più che mai necessario «osare la fiducia» (Fulvio Panzeri, "Nell’occhio di un altro", dal catalogo Sei di speranza, pag. 4). Ciò significa indagare a tutto campo all’interno delle mutevoli dimensioni dell’esperienza senza per questo rinunciare a misurarsi con modelli culturali alti, lottando per decifrare e valorizzare nei segni dei tempi, spesso dolorosi, ambigui e contraddittori, le tracce di uno sviluppo positivo delle risorse umane.

Chissà che l’artista motivato da questo impegno non torni a essere un interlocutore necessario per la società civile.

L’atteggiamento morale, le scelte di fondo coltivate nel tempo non sono indifferenti; l’arte somiglia allo specchio delle fiabe: ha il potere di uccidere, restituendoci un’immagine mostruosa di noi stessi, ma può anche produrre il miracolo del riconoscimento, riscattare in un lampo i lineamenti offuscati della nostra speranza.
   

Emanuele Mocarelli
nato a Desio (Mi) nel 1968, vive a Mila-no. Ha studiato filosofia, tecniche dell’incisione calcografica, pittura. Ha collaborato con la rivista di arte Tema Celeste. Nel 1999 ha pubblicato un poemetto, Idolo vicàrio. In contatto con Testori e Panzeri, dal ’93 a oggi ha allestito numerose mostre in Italia e all’estero, compresa quella con il progetto "Sei di speranza".

Danilo Maniscalco
è nato a Roma nel 1972. Vive a Ravenna e fa parte della Compagnia Teatrale "Bobby, Kent e Margot" di Perugia. Nel 1998 si è diplomato in fotografia presso il Centro R. Bauer di Milano. Ha partecipato a diverse mostre collettive, compresa quella del progetto "Sei di speranza".

Monica Fiori
è nata a Sondrio nel 1962. Diplomata in pittura, dal 1990 insegna Tecniche dell’incisione. Nel 1998 ha realizzato con Fulvio Panzeri Non più in ossa (PulcinoElefante), un libro di poesia e incisione a tiratura limitata. Della sua attività incisoria si sono occupati diversi critici in numerose mostre personali e collettive, compresa quella del progetto "Sei di speranza".

Yuri Ancarani
è nato a Ravenna nel 1972. Vive a Milano, dove lavora nella comunicazione audiovisiva. Nel 1996 ha realizzato il suo primo video (Bagno) e, con Luca Gambi, il video d’arte A Gesù. Nel 1997 ha partecipato al Festival di Bellaria con Profumo. Nel 1999 ha realizzato una videoinstallazione dedicata a Michelangelo Antonioni. Ha partecipato al progetto "Sei di speranza".

Matteo Bologna
è nato a Firenze nel 1968. Vive e lavora a Milano come progettista grafico e industrial design, oltre che nell’illustrazione, pittura e decorazione. Si è laureato in Architettura nel 1995 con la tesi Trame virtuali, che ha elaborato il progetto dell’interfaccia grafica dell’Archivio Elettronico del Museo milanese Poldi Pezzoli. Ha partecipato al progetto "Sei di speranza".

Ugo Carlevaro
nato a Torino nel 1966, vive a Milano. Operatore cinetelevisivo e fotografo free-lance, è stato direttore della fotografia in Alice (RaiSat) e nel documentario Non è finita la pace, cioè la guerra di Amelio. Ha realizzato documentari e servizi fotografici a sostegno del progetto "Un sorriso per la Bosnia". Nel 1995 ha pubblicato Bambini in guerra (Coop). Collabora con Gente Viaggi e Duel. Dal 1995 è uno degli operatori di Cyberbang (Raidue). Ha partecipato al progetto "Sei di speranza".

Sono inoltre intervenuti:

Davide Barilli
parmigiano, nato nel 1959, è redattore alla Gazzetta di Parma. Autore di un romanzo "semi-clandestino", La fascia del turco, nel 1998 pubblica i racconti Poltrona per acqua (Diabasis). Suoi racconti sono in I nuovi selvaggi (Guaraldi, 1995) e Il nome del Santo (San Paolo, 1998). Del 1992 è un saggio sui giornalisti-narratori e del 1998 i "ritratti parmigiani", La casa sul torrente (Guanda). Un’intervista a Barilli è in Senza Rete, di Fulvio Panzeri (Pequod).

Sonia Bo
nata a Lecco nel 1960, si è diplomata in Pianoforte, Musica corale, Direzione di coro e Composizione. Tra i premi: il Guido D’Arezzo nel 1985 con la composizione Frammenti da Jacopone; l’Anno Europeo della Musica con il concerto Da una lettura di Husserl; il G. Savagnone con Quartetto per archi; e, nel 1988, l’Alpe Adria Giovani di Trieste con Due bagatelle per flauto e chitarra. Insegna Composizione al Conservatorio di Milano.

Maurizio Braucci
nato a Napoli il 16/10/66, scrittore, abita a Napoli. Ha pubblicato per le edizioni e/o Il mare guasto; è autore dello spettacolo teatrale Storia spettacolare di Guyelmo El Pesado che voleva rovesciare il mondo. Fa attività di volontariato presso il centro Sociale DAMM e nel carcere di Lauro di Nola (Av).

Davide Bregola
è nato nel 1974, a Sermide, in provincia di Mantova, dove vive. Lavora a Ferrara. Ha pubblicato alcuni racconti nell’antologia Coda (Transeuropa, 1996), curata da Giulio Mozzi e Silvia Ballestra. Nel 1999 ha vinto il Premio Tondelli, a Correggio, per la sezione "Biblioteca degli inediti di giovani narratori" con i racconti Lettere mai spedite, pubblicati da Liberando-Moby Dick.

Alessandra Buschi
è nata a Grosseto nel 1963. Ha esordito in Giovani blues. Under venticinque (Transeuropa, 1986). Poi ha pubblicato la raccolta Dire fare baciare (Il lavoro editoriale, 1990) e ha partecipato alle antologie Streghe a fuoco (Transeuropa, 1993), Racconta 2 (La Tartaruga, 1993) e Miguel son sempre mi (Tempi Stretti, 1996), nonché al volume Raccontare Trieste 1999. Suoi racconti sono usciti sulle riviste Fernandel e Tina. Il suo Se fossi Vera (Fernandel, 1999) è finalista al Premio "Mastronardi".

Claudia Cannella
nata a Milano il 26 gennaio 1966, si è laureata in Lettere a Pavia con una tesi in Storia e critica del cinema e ha conseguito il dottorato di ricerca a Firenze in Storia dello spettacolo. Dal 1998 è direttore della rivista Hystrio. Collabora a quotidiani e riviste specializzate, ha tenuto corsi seminariali e ha conseguito i premi "Diego Fabbri" e "Franco Sacchetti".

Cesare Capitani
è nato a Milano e si è diplomato attore alla Scuola d’Arte drammatica "Paolo Grassi". Ha lavorato con registi italiani e stranieri, tra cui Giorgio Strehler, Filippo Crivelli, Giampiero Solari, Isabelle Pousseur, Antonio Moretti, Giancarlo Sepe. Ha affiancato attori come Ernesto Calindri, Gianrico Tedeschi, Franco Branciaroli, Elena Sofia Ricci, Liliana Feldmann. Vive in Francia, dove continua l’attività di attore in teatro e al cinema. Ha scritto la commedia Rapsodia.

Paola Capriolo
è nata a Milano, dove vive, nel 1962. Dopo aver esordito nel 1988 con La grande Eulalia (Feltrinelli, 1988), ha pubblicato Il nocchiero (Feltrinelli, 1989) e poi da Bompiani: Il doppio regno (1991), Vissi d’amore (1992), La spettatrice (1995), Un uomo di carattere (1996), Barbara (1998) e Il sogno dell’agnello (1999). Laureata in filosofia, collabora al Corriere della Sera e svolge attività di traduttrice, soprattutto di classici della letteratura tedesca.

Enzo Fileno Carabba
è nato nel 1966. Svolge lavoro editoriale, collabora a diversi giornali e tiene corsi di scrittura creativa e tecniche narrative. Nel 1991 vince il Premio Calvino con il romanzo Jakob Pesciolini (Einaudi, 1992), poi seguono: La regola del silenzio (Einaudi, 1994), La foresta finale (Einaudi, 1994). Ha scritto inoltre testi musicati da Sylvano Bussotti e Carlo Boccadoro, e libri per bambini.

Roberto Carnero
è nato a Novara nel 1970. È dottorando di ricerca in Letteratura italiana all’Università di Londra (Ucl). Si è occupato di Leopardi, Gozzano, D’Arzo, Buzzati e soprattutto della nuova narrativa italiana. È autore di Guido Gozzano esotico (De Rubeis, 1996) e Lo spazio emozionale. Guida alla lettura di Pier Vittorio Tondelli (Interlinea, 1998). Collabora con le riviste: Atelier, Critica Letteraria, The Italianist, Otto/Novecento, Pirandello Studies, Il Ponte, La Rassegna della Letteratura Italiana, Rivista di Letterature Moderne e Comparate, Spunti e Ricerche.

Guido Conti
(Parma, 1965), ha pubblicato (con Ballestra e Venarini) Papergang (Transeuropa, 1990), poi Della pianura e del sangue (Guaraldi, 1995), Sotto la terra il cielo (Guaraldi, 1996), Il coccodrillo sull’altare (Guanda, 1998) e I cieli di vetro (Guanda, 1999). Dirige la rivista Palazzo Sanvitale.

Mauro Covacich
è nato a Trieste nel 1965. Ha scritto: Storia di pazzi e di normali (Theoria, 1993), Colpo di Lama (Neri Pozza, 1995), Mal d’autobus (Tropea, 1997) e Anomalie (Mondadori, 1998). Una scelta dei suoi reportage pubblicati su quotidiani e riviste è in La poetica dell’Unabomber (Theoria, 1999).

Sandro(ne) Dazieri
(Cremona, 1964), diplomato alla scuola alberghiera, è stato militante del Leoncavallo di Milano. Dal 1990 è passato alla carta stampata, diventando pubblicista. Oggi cura le collane Giallo Mondadori, Segretissimo e i Romanzi. Ha partecipato all’antologia Cyberpunk (Shake, 1989); poi ha pubblicato il saggio Italia Overground (Castelvecchi, 1996), Attenti al Gorilla (Mondadori, 1998) e il thriller a puntate Carne Morta (sulla rivista Xl, 1999).

Filippo Del Corno
nato a Milano nel 1970, è diplomato in Composizione. La sua musica è stata eseguita da Luciano Berio, Paul Méfano, Marcello Panni, Dimitri Ashkenazy, Günter Pichler, Fabrizio Meloni, Carlo Boccadoro. Nel 1996, ha partecipato alla composizione collettiva di European Requiem. Ha scritto musiche per spettacoli di Marco Baliani e Lamberto Puggelli. Con Angelo Miotto e Carlo Boccadoro ha dato vita a Sentieri selvaggi, gruppo dedicato all’esecuzione e diffusione della nuova musica. I suoi lavori sono pubblicati da Ricordi, Sonzogno, Suvini Zerboni, e incisi su cd Emi Classics, BMG Ricordi, Sensible Records, Thymallus.

Angelo Ferracuti
è nato a Fermo nel 1960. I suoi libri sono la raccolta di racconti Norvegia (Transeuropa, 1993), il romanzo breve Nafta (Transeuropa, 1997) e quello a cornice Attenti al cane (Guanda, 1999), finalista al premio "Mastronardi" e al "Merrilli Marimò".

Tommaso Giartosio
nato a Roma nel 1963, insegna in un istituto professionale romano. Ha collaborato con diversi periodici, tra cui il manifesto, ed è redattore di Nuovi argomenti. Ha curato testi di Thackeray e Isherwood. Il suo primo libro, Doppio ritratto (Fazi), ha vinto ex aequo il Premio Bagutta Opera Prima 1998.

Helena Janeczek
è nata a Monaco di Baviera nel 1964. Ora vive a Gallarate e lavora a Milano. Nel 1989 ha pubblicato la raccolta di versi Ins Freie (Verso l’aperto) presso l’editore Suhrkamp di Francoforte e nel 1997 il romanzo Lezioni di tenebra (Mondadori).

Marco Monina
è nato in Ancona il 12 maggio 1961, città nella quale vive e lavora. Ha lavorato per alcuni anni in qualità di redattore presso la casa editrice Il Lavoro Editoriale/ Transeuropa, nel 1998 ha fondato con Antonio Rizzo la Pequod Edizioni. Nel marzo del 1999 ha rilevato con Giorgio Mangani Il Lavoro Editoriale.

Raul Montanari
(Bergamo, 1959) ha studiato Lettere e Comunicazioni di massa. Narrativa: Il buio divora la strada (Leonardo, 1991), La perfezione (Feltrinelli, 1994), Sei tu l’assassino (Marcos y Marcos, 1997), Dio ti sta sognando (Marcos y Marcos, 1998), In metropolitana con Dio (Comune di Milano, 1998), Il ’68 di chi non c’era (ancora) (Rizzoli, 1998), Un bacio al mondo (Rizzoli, 1998). Ha collaborato a riviste e giornali, ha tradotto dai classici e dall’inglese, e ha scritto per il cinema e il teatro.

Giuseppe Montesano
è nato a Napoli il 24/2/1959. Ha compiuto studi di italianistica e filosofia e insegna al liceo. Esperto di letteratura francese dell’800, ha tradotto Villiers de l’Isle-Adam, La Fontaine, Gautier, Baudelaire, Flaubert. Ha pubblicato due romanzi: A capofitto (Sottotraccia, 1996) e Nel corpo di Napoli (Mondadori, 1999). Collabora con saggi, reportages e racconti a Nuovi argomenti, Diario e il manifesto.

Paolo Nori
nato a Parma nel 1963, dal 1985 al 1988 ha lavorato come amministrativo in Algeria e Iraq. Tornato in Italia, si è laureato in Lingue e letterature straniere. Ora fa il traduttore. Nel 1999 ha pubblicato i romanzi Le cose non sono le cose (Fernandel) e Bassotuba non c’è (DeriveApprodi).

Piersandro Pallavicini
37 anni, vigevanese, ricercatore in chimica, ha pubblicato racconti in riviste e antologie, scrive di narrativa italiana su Pulp libri e Addictions. Nel 1998 è uscito il saggio-cronaca Quei bravi ragazzi del rock progressivo (Theoria) e nel 1999 il saggio Riviste anni 90 - l’altro spazio della nuova narrativa (Fernandel). Ha esordito nel romanzo con Il mostro di Vigevano (Pequod, 1999), e ha curato un’antologia e una raccolta di scritti critici in onore di Lucio Mastronardi.

Giuseppe Palumbo
nato a Matera nel 1964, inizia nell’86 con il supereroe Ramarro. Nel ’90 realizza la rivista Cyborg; nel ’92 il volume Assedio (Granata Press) e il personaggio comico Cult per la giapponese Kodansha. Nel ’93 è nello staff di Martin Mystere. Dal ’94 cura progetti per la Phoenix di Daniele Brolli e il volume Sogni ad occhi aperti. Del ’97 è il volume Seconda pelle. Nello stesso anno vince lo Yellow Kid. Gli è stata dedicata la mostra antologica "Jumbo Viaggio a 360 gradi da Ramarro a Martin Mystere". Dal ’98 è copertinista dei Gialli Mondadori. Nel ’99 è uscito il suo volume Scendendo altrove (Phoenix).

Tommaso Pellizzari
è nato a Verona il 25/II/1967. Laureato in Scienze politiche, fa il giornalista al Sette del Corriere della Sera. Sua la postfazione a Estasi del pecoreccio. Perché non possiamo non dirci brianzoli (di Tommaso Labranca, Castelvecchi, 1995); partecipa al libro collettivo: Labranca remix (Castelvecchi, 1996); e pubblica il saggio-pamphlet: Trenta senza lode. Autodifesa di una generazione disprezzata: i giovani degli anni ’80 e ’90 (Mondadori, 1999).

Leonardo Pelo
29 anni, vive e lavora a Milano. Laureato in Filosofia, ricercatore universitario e redattore per agenzie giornalistiche, ha collaborato a vari siti on-line, tra cui Raisat cultura. Nel 1997 fonda, con Francesco Altieri, la rivista di inediti letterari Addictions. Nel 1998 nascono i libri (11 titoli in catalogo) e, insieme ad altri 3 amici, fonda Addicted to multimedia, società di grafica, programmazione e testi.

Tito Piscitelli
nato a Napoli nel 1970, si è formato con registi come Wilson e Ronconi. Debutta nella regia nel 1991 con Oltre il ricordo di R. Tagore, cui segue Chitra (1992); poi Dalla parte degli dèi (1994) e Il mio amico Hitler (1996), entrambi di Yukio Mishima; La missione (1997) di H. Mueller; La forza dell’abitudine (1999) di T. Bernhard. Ha lavorato per i Centri di ricerca teatrale Galleria Toledo e Teatro Nuovo di Napoli e, ora, per il C.R.T. Teatro Il Vascello di Roma.

Flavio Santi
(Alessandria, 1973), laureato in Filologia medievale-umanistica, collabora alle riviste: Testo a fronte, Poesia, Diverse linguE, Autografo. Per la poesia ha pubblicato: Sessanta (Edizioni dell’Orso, 1997), Viticci (Stamperia dell’Arancio, 1998), "Spinzeris" in Sesto quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 1998). Ha curato un volume di poesia di Kenneth Rexroth. Suoi racconti sono apparsi su Maltese Narrazioni. E ora pubblica il romanzo Diario di bordo della rosa (Pequod).

Alessandro Solbiati
è diplomato in Pianoforte e Composizione e insegna Fuga e Composizione. Lavori gli sono stati commissionati da enti italiani e stranieri ed eseguiti nei più importanti festival. Tra le sue incisioni: il cd monografico dedicato dall’Ensemble Alternance (Stradivarius, 1999), l’Oratorio Nel deserto (Ensemble 2E2M CD ADDA), Quartetto con lied (Quartetto Borciani, Stradivarius), Trio (Trio Matisse, Ermitage), Tre pezzi per chitarra (Filomena Moretti, Phoenix), Inno (La Muse en circuit). Per la Rai ha prodotto due radiofilm, su racconti di Paola Capriolo, con la quale ha realizzato anche il libro più cd, Con i miei mille occhi (Bompiani, 1997). Pubblica per la Casa editrice Suvini Zerboni.

Pietro Spirito
è nato nel 1961 a Caserta, ma vive e lavora a Trieste. È giornalista al Piccolo, dove si occupa, tra l’altro, della nuova narrativa italiana. Collabora con riviste letterarie e periodici di settore tra cui L’indice, Alp Rivista di montagna, L’Esopo Rivista di Bibliofilia, Quaderni giuliani di storia. Narrativa: La grande valanga di Bergemoletto (Vivalda, 1995), Vita e sorte di Pierre Dumont, socio di Dio (Sellerio, 1997), Cronache della città vuota (Theoria, 1998).

Roberta Torre
è nata a Milano il 21IX1962. Dopo gli studi di filosofia si diploma alla Scuola di cinema di Milano. Dal 1991 vive a Palermo, realizzandovi film in video e pellicola. Tutti i suoi lavori (Angelesse, La vita a volo d’angelo, Spioni, Verginella, Il cielo sotto Palermo), una singolare commistione di antropologia e finzione, nascono dal rapporto con la città e i suoi quartieri più popolari. Il primo lungometraggio, Tano da morire, basato su una storia vera, ha vinto diversi premi.

Cinzia Th. Torrini
è nata a Firenze il 5 settembre 1954. Interessata presto di fotografia, nel 1976 frequenta l’Accademia di Cinematografia a Monaco di Baviera. I suoi film, girati o scritti, quasi tutti per la Tv, sono: Ancora una corsa (1981), Giocare d’azzardo (1982), Hotel Colonial (1985-86), La colpevole (1990), Dalla notte all’alba (1991), L’aquila della notte (1992), L’ombra della sera (1993), Caramelle (1995), Morte di una strega (1995); partecipa a Esercizi di stile (1996) e Intolerance (1996), Teo (1996-97), Kidnapping La sfida (1997), Iqbal (1998), Ombre (1998-99).

Giovanni Verrando
è nato a Sanremo nel 1965. Ha studiato Composizione e Filosofia. Nel 1993 è a Parigi dove sviluppa la ricerca compositiva sull’informatica musicale. Ha vinto premi in numerosi concorsi internazionali di composizione. Le sue opere sono state commissionate da diversi festival e istituzioni. Nel 1998 ha fondato il 4TM, gruppo di rock contemporaneo. La sua musica è pubblicata da Suvini Zerboni.

Gian Mario Villalta
(Pordenone, 1959) fa l’insegnante. Con Dal Bianco ha curato il "Meridiano" su Zanzotto. È autore di saggi e delle raccolte poetiche: Altro che storie (Campanotto, 1988), Malcerti animali (in Poesia contemporanea, Guerini e Associati, 1992), L’erba in tasca (All’insegna del Pesce d’Oro, 1992), Vose de vose Voci di voci (Campanotto, 1995).

Dario Voltolini
(Torino, 19/4/1959) ha pubblicato: Una intuizione metropolitana (Bollati Boringhieri, 1990), Rincorse (Einaudi, 1994), Forme d’onda (Feltrinelli, 1996), Neve (Hopefulmonster, 1996), Fantasia della giornata (Morgana, 1997), Le lontananze accanto a noi (RaiEri, 1997), In gita a Torino (Gribaudo, 1998), Il grande fiume (Fernandel, 1999), Glunk (Lupetti & Fabiani, 1999). Suoi anche due cd e diversi radiodrammi.

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