Periodici San Paolo - Home Page
DALL’ARCHIVIO

Carlo Betocchi: così è nato il Frontespizio

a cura di Valerio Volpini


   Letture n.552 dicembre 1998 - Home Page

Il primo numero apparve come bollettino e senza "prosopopee programmatiche". Crebbe fino a sedicimila abbonati, più le copie vendute. E fu "fieramente antirazzista", sopportando famose e feroci polemiche.

Nei secoli decisivi della letteratura l'epistola è stata un "genere" coltivato con sicura convinzione. Era quasi un segno di distinzione per i componenti la "corporazione" dei letterati. L'epistola era usata "a freddo", come concessione del poeta o dello scrittore ai propri lettori, soprattutto per i lettori futuri che la vanità degli autori pensava si moltiplicassero nei secoli. Quel narciso che era il Petrarca ne ha fatto, addirittura, un uso smodato: i ponderosi volumi delle raccolte giacciono intonsi nelle biblioteche di tutto il mondo. Ci sarà un solo lettore? Forse, fra qualche decennio, non solo gli epistolari saranno inutili ma lo saranno gli stessi libri, compressi in quei dischetti capaci di fagocitare interi chilometri di scaffalature: così sembra abbia predetto il famoso o famigerato Mit (Istituto di tecnologia del Massachusetts).

Intanto, come gesto di fiducia nella parola che è comunione e dialogo (qualunque possa essere l'intensità e la sincerità degli stessi), pubblichiamo alcune lettere di scrittori del Novecento, scelte dalle molte che si è riusciti a preservare dalla distruzione o dalla perdita. Un minuscolo contributo che restituisce il clima di un rapporto di civiltà e di cultura anche quando ancora non s’è trasformato in amicizia. Probabilmente di documentazione epistolare come questa se ne potrebbe avere tantissima e in ogni senso si potrà dire che l'una vale l'altra. Si raccolga, quindi, per quello che può essere, comprendendo che spesso l'elemento "privato" – ilValerio Volpini diario, la confessione – può mescolarsi con il "pubblico". Per quanto è stato possibile si è evitato (senza però sfigurare l'unità della stessa lettera) di scegliere quello che riguardava solo il "privato" che, come dice un'antica espressione, "non interessa nessuno". Si aggiungerà, di volta in volta, quello che potrà servire al lettore di chiarimento al contenuto.

Apriamo dunque il nostro "Archivio" con due lettere inviatemi da Carlo Betocchi (Torino 1899 - Bordighera 1986). La prima è stata generata da una mia richiesta di informazioni. Stavo scrivendo un saggio su di lui e gli chiesi notizie sulla nascita del Frontespizio, la rivista letteraria pubblicata tra il 1929 e il 1940, diretta da Bargellini e Lucatello, e alla quale collaborarono, oltre a Betocchi, personaggi come Bo, Papini, Giuliotti, Soffici, Luzi, Caproni, Gatto, Sereni e Traverso. Betocchi mi rispose da "Firenze 31/1/57 - Borgo Pinti 61":

Caro Volpini,
  io non sono più da Vallecchi, dopo le note traversie da lui subite, fin dal Giugno 56. Il mio indirizzo resta pertanto quello che le indico qui sopra (Vedi indirizzo ultimo Ragguaglio: quello dato dall’ultimo numero del Caffè è sbagliato).

Per il Frontespizio. Io sto raccogliendo il materiale per l’Antologia, e ho fatto una conferenza nel 56, sul Fr. ma la copia sola che posseggo è presso l’editore Sansoni che la sta stampando per un volume sulla civiltà fiorentina del 1800-1900. Apparirà, aumentata di molto, sulla mia Antologia del Fr.

Ma lei ha bisogno di poche cose e 1°) Il Fr. uscì come Bollettino della libreria editrice Fiorentina. Il primo numero aveva una copertina verde chiara sulla quale era testualmente scritto:

IL
Frontespizio
Supplemento al n. 7 del Catalogo
Generale della
Libreria Editrice Fiorentina
Festa del libro
Firenze 26 maggio 1929 A. VII

Dunque uscì per una occasione editoriale ed era, nel ’29, di 12 pagine.

Solo nel ’30 (1° Gennaio) passò a Vallecchi col noto formato grande che, nel 37, divenne formato libro di 80 pagine.

Nel 1° numero non c’erano dunque articoli programmatici: proprio il carattere del Carlo Betocchi.Frontespizio era lontano da certe prosopopee programmatiche. Era di "carattere toscano", esperienza e invenzione. Nacque da uno stato d’animo volenteroso, e dal modesto annuncio di chi dice: proviamoci a far qualcosa. Crebbe perché si dimostrò necessario, e dimostrò di sapere acquistare forza e interessi sempre più vasti. La sua indole fu soprattutto di controllare la cultura del tempo dal punto di vista cattolico. Importante, a questo riguardo, l’articolo di Don De Luca (Giuseppe) (Ireneo Speranza) del Febbraio ’33, sul dovere dei cattolici verso tutte le espressioni della cultura («Iddio non fa miracoli per coprire le nostre vigliaccherie» era la conclusione).

Gli articoli "programmatici" vennero poi, discutendo tutti gli aspetti della cultura. Fu fieramente antirazzista, famose e feroci quelle polemiche.

Non posso informarlo sulla bibliografia essenziale. Io stesso dovrò attingere, appena sarà possibile, da Bargellini.

Forse lo studio più serio sul Frontespizio fu dato in America dal libro di una dotta suora laureata laggiù:

Maria Serafina Mezza, S.C.
Not for Art’s Sake
The story of "Il Frontespizio"
Ring’s Crown Press
Columbia University New York 1948

dedicato alla fondatrice delle Suore di Carità in America (Mother Elizabeth Ann Bayley Seton).

Questo libro contiene anche una appendice bibliografica che più che altro riguarda gli scrittori del Fr.: è ciò che interessa la trattazione dell’autrice.

Inoltre La ventura delle Riviste del rimpianto Augusto Hermet, Vallecchi 1941, dove parla a lungo della storia della rivista e suoi scrittori.

Veda poi:

P. Bargellini - Breve storia del Fr. Almanacco dei "visacci" - Vallecchi 1937
Roberto Weiss - Ricordi del Frontespizio in Fr. Dic. 32.
P. Bargellini – Per morte scampata, Fr. 1938 pag. 723.

Il Frontespizio cessò nel 1940, Dicembre, col n. 12. Nel 19391940 aveva alquanto perduto dei suoi tradizionali collaboratori e caratteri (Bargellini lo voleva cessare nel Dic. 38): quegli ultimi due anni fu diretta da Bargellini - Papini - Soffici, e più che altro per volontà di Vallecchi.

Mi farebbe piacere avere il n° di Discussione in cui lei ha presentato "Un dolce pomeriggio d’autunno". La pregherei fare in modo di procurarmelo.

E si abbia i più cordiali saluti e auguri dal suo               Carlo Betocchi
   

Nel retro della busta d’invio, il Betocchi aveva aggiunto alcune informazioni sulle copie della rivista:

Inoltre va ricordato che il Frontespizio ebbe la più forte tiratura che abbia avuto una rivista letteraria in Italia, la quale arrivò a contare 16.000 abbonamenti oltre la vendita.

Quaranta quaderni di lettere

La seconda lettera di Betocchi, datata "Firenze, 28 Dicembre 79", si riferisce al libro di poesie Le prime e le ultime (1979), di don Divo Barsotti. Avevo chiesto a Betocchi e ai suoi amici una serie di testimonianze per L’Osservatore Romano, ma lui per motivi di salute non ce la fece a rispondere. Nel testo si fa riferimento a Kyoto, perché qui nel ’77 Barsotti tenne una conferenza sul tema "Immanenza e trascendenza".

Mio Caro Volpini, mi pare non ci sia altro mezzo ormai che lo scrivere a te, per impostartelo domattina per espresso, quel consenso gioioso alla autenticità, originalità e bellezza delle poesie recentemente pubblicate da Don Divo Barsotti per le stampe de La Morcelliana, a lui tanto fedele, e apparse lo scorso ottobre col titolo Le prime e le ultime.

Forse fui il primo a ricevere l’azzurro libretto: ciò fu il 18 ottobre; e se fui il primo a riceverlo fui certamente il primo a rispondergli col più caldo e affettuoso dei consensi tre giorni dopo, il 21 Ottobre. La Sua risposta, che testualmente diceva: «Le Sue parole così larghe di appoggio mi hanno dato una vera gioia!». E subito aggiungeva: «Che cosa possiamo dare agli uomini se non un messaggio d’amore?». Sono espressioni che rileggo ora con intensa letizia poiché, come faccio stasera con te, anche a lui avevo scritto pagina dopo pagina sul solito quaderno, della mia corrispondenza, ormai il 40°, che uso come copia-lettera. Sta il fatto che a te ed agli amici lettori, e lettori della qualità di Mario Luzi, di Enzo Fabiani e amici di sempre come Piero Malvolti, pareva ormai necessario, dopo la straordinaria lettura di questo libro, di renderne alta e pubblica testimonianza nel tuo giornale.

Piero Bargellini.

Ma contemporaneamente una seria operazione da me sostenuta, seguita da uno stato di stanchezza e di impossibilità di applicazione al lavoro ha impedito a me di essere alla pari con gli altri nel trattare e riprendere come avrei dovuto i temi che nella mia lettera del 21 ottobre a Don Divo esplicitamente dicevano: «Ma ciò che è sostanzialmente questo piccolo e infinito libro è l’amore: così intimamente espresso in "Immanenza e trascendenza" a Kyoto nell’Agosto 77 con quella Sua intemerata verità così bene espressa: "Quanto più è pura così nell’immanenza, / la trascendenza tanto più s’invera". Perché, dicevo, qui, in questo libro, davvero, tutto è, e non altro che amore: scrutato persino nella sua intimità più gelosa "Come sarebbe amore, se non fosse segreto?" (pag. 26)».

Caro Volpini, qualche sera fa, presa la macchina da scrivere, tentai con quella di argomentare sui temi del libretto che fino allora mi avevano avvolto nel loro alto e virile trasognamento dell’anima. Ma una stanchezza immensa mi sviava le dita dai tasti, e le due pagine che ne estrassi sono quasi illeggibili. Pensai allora che, passando i giorni, ne avrei forse potuto parlare direttamente con te riferendoti – come ho fatto, le prime emozioni di lettore: quelle della mia lettera. Mi siano di scuse le presenti stanchezze e infermità: si accolga, ti prego, il bisogno che sento di essere vicino agli altri amici di questo miracoloso libretto. Il tuo                                                Carlo Betocchi
    

Diamo il benvenuto a Valerio Volpini, che da questo numero ci fa partecipi del suo ricco Archivio, e ringraziamo Alessandro Scurani, che dall’ottobre 1994 a oggi ha curato la rubrica.

la Direzione

   Letture n.552 dicembre 1998 - Home Page