Così accade nel paesaggio fluviale della critica. Più che avanzare
nelle ramificazioni del delta, può aiutarci ad avvicinarlo un allontanamento a ritroso,
anche se non mancano difficoltà logistiche, dogane lessicali e interminabili discussioni
con gli interpreti. Però il cammino verso le origini della parola è sempre ricco di
futuro, come salire il Monte Analogo di René Daumal, il surrealista eretico che ci ha
lasciato il racconto sapienziale della scalata.
Unoperazione oggi impopolare
La fonte della parola "critica" la si scopre nel pianoro omerico del verbo krino
e offre una prima sorpresa, che si rivelerà poi una conferma, come sempre quando ci
si imbatte in una verità: la fonte si dirama a sua volta in tre correnti: separare,
scegliere e giudicare. Volessimo stabilire una successione temporale, troveremmo che è la
stessa della successione lineare. Si comincia con una operazione necessaria quanto
catastrofica, che è quella di dividere, disgiungere, distinguere. Per capire quanto
questa operazione sia oggi impopolare basta pensare al mercato che tende
alloperazione contraria, a mescolare, congiungere e confondere in un solidarismo fra
patetico ed economico, fra velatamente commosso e occhiutamente finanziario. Al separare
segue fatalmente unaltra operazione dolorosa, scegliere, quanto mai ripugnante a
unepoca come la nostra, che fa della non scelta, in ogni campo, la scelta cosiddetta
vincente: in politica, dove la figura retorica dellossimoro, ovvero la coabitazione
dei contrari, non è più una sfida logica, ma una pratica quotidiana; e in letteratura,
dove la politica di una generosa ospitalità offerta a qualsiasi inquilino, purché
irregolare (questa almeno è la regola), continua ad assicurare voti a certa critica
specializzata nella gestione di immobili.
Lultima accezione di krino, giudicare, sembra la conseguenza inevitabile
di separare e scegliere, ma proprio sul giudizio gravano i sospetti maggiori. Trascuriamo
i più conosciuti (amicizie, alleanze editoriali, ammiccamenti politici). Si è cercato di
sottrarre il giudizio allimpressionismo estetico e di fondarlo su parametri
scientifici. La loro utilità però è inversamente proporzionale al valore delle opere:
altissima per le piccole, marginale per le grandi. La prospettiva storicistica,
fondamentale per il passato, rischia di trasformarsi, se applicata al presente, in una
ipoteca sul futuro, oscillante fra un sociologismo immaginario e un profetismo
retrospettivo. Quanto al gusto, è lo stesso storicismo che ha insegnato a diffidarne,
circoscrivendone la nicchia ecologica e la cornice temporale. Un uso eclettico delle
diverse prospettive sembra essere la risorsa più proficua, almeno per la critica del
presente, trasformando un punto di vista caleidoscopico in una angolazione unitaria.
Altrettanto fecondo si rivela krino nella coniugazione medio-passiva. Preceduto
da upo può significare in Omero: «spiegare facendo uscire la risposta da sé
stessi» (come spiega il grande Chantraine in una lingua che sembra uscita a sua volta da
lui stesso). E si riferisce in particolare alla interpretazione dei sogni. Ecco una
accezione suggestiva per la critica psicanalitica. Se larte è stata definita un
sogno fatto in presenza della ragione, non cè ragione che non possa essere
interpretata come un sogno. Il pericolo è che al sogno dellartista si sovrapponga
quello dellinterprete e che un sogno al quadrato sia di interpretazione avventurosa,
come si può constatare a parte meritorie eccezioni in troppi esempi.
La folla pittoresca dei derivati
La folla dei derivati da krino è varia e pittoresca. Ipocrita, ad esempio, era
inizialmente colui che "rispondeva" al coro, poi attore. Il critico come attore
è una figura che non manca sul palcoscenico contemporaneo. Illuminanti alcuni paralleli
linguistici: il nome etrusco dellattore era istrione e il significato moderno di
ipocrita non ha bisogno di chiose.
Fra gli altri termini che discendono da krino ne spiccano almeno tre, kriterion,
krites e krisis. Il primo, ancora vivo nellitaliano "criterio",
è la costellazione dei valori che serve per orientarsi. Indispensabile, se non ci si
vuole perdere nel buio della gratuità. Krites era invece il giudice: funzione
odiosa, ma essenziale, anche se fortunatamente provvisoria (segue sempre lAppello e,
quanto alla Cassazione, non finisce mai). Certo, non dovrebbe evocare limmagine di
Longanesi: il critico che interroga lautore come un commissario di polizia interroga
un pregiudicato. Krisis infine era in greco il momento della separazione e della
decisione. Difficile trovare in italiano parola più adeguata.
Se la critica è in crisi direi che è nel suo stato più naturale, stavo per dire più
sano. Krino, al passivo, può infatti esprimere la condizione di un malato che
arriva al punto di crisi. Ma noi sappiamo che la crisi può essere il punto di condanna
quanto di svolta e di guarigione. Un contributo indiretto viene dal verbo latino
corrispondente a krino, ovvero cerno, con gli stessi significati originari.
Solo che da cerno è derivato certus. Io penso che sia meglio tenersi a krisis.
Sulla certezza i Romani hanno fondato un impero, ma la critica non può fondarvi il
proprio: lo fa piuttosto sul suo contrario, la ricerca e il dubbio.
Giuseppe Pontiggia