Letture - Home Page
 WESTERN TUTTO SPAGHETTI E CAMEMBERT (1)

di Giuseppe Lippi


Letture n. 8-9 agosto/settembre 1997 - Home Page Tedeschi e spagnoli, cechi e finlandesi, russi e italiani hanno prodotto film ispirati all’epopea americana. I Paesi dell’Est giravano persino in Mongolia, gli altri in Spagna e Jugoslavia. Un genere che, nato nel 1896 con Veyre e i Lumière, arrivò al suo culmine con Leone.

In un paese della Mancia che non voglio ricordare (San Miguel? Agua Caliente?) viveva un cavaliere: ed eccolo, in sella a uno sparuto destriero, entrar lemme lemme nel borgo solatìo, pronto a dare battaglia agli orchi, ai desperados e perfino ai mulini a vento. Naturalmente, il destriero è un mulo e in luogo della corazza il cavaliere è armato di poncho e cappello parasole: un cappello tanto abbassato sugli occhi da far la figura di un elmo. L’indomito avrebbe anche un nome, ma nella nostra storia l’hanno dimenticato; lo chiameremo Straniero, punto e basta. È l’unico yankee in mezzo alla masnada di peones italo-spagnoli che affollano il villaggio imbiancato, e la sua entrata coincide con la scena 1, inquadratura prima, di Per un pugno di dollari (1964); il resto, è storia.

Il Cervantes italiano

Quando Sergio Leone, Cervantes dei western all’italiana, girò il suo celebre film in un villaggio di saloon e case di legno costruito qualche anno prima da un avveduto produttore spagnolo, il western off-Hollywood era nato ormai da settant’anni. Già nel 1896, infatti, i fratelli Lumière avevano mandato gli operatori del Cinématographe in giro per il mondo, nel desiderio di riprendere dal vivo gli angoli più insoliti e affascinanti del pianeta. Alcuni di questi operatori, fra cui Gabriel Veyre, si erano spinti nell’ormai domato Ovest americano per documentare la vita dei cowboy, dei pellirosse e dei peones messicani, fingendo che tutto fosse esattamente come ai tempi d’oro dell’espansione.

Clint Eastwood nel film di Sergio Leone "Per un pugno di dollari" Un primo piano di Clint Eastwood nel film di Sergio Leone "Per un pugno di dollari" (1964)

I primissimi western della storia del cinema, proiettati per la prima volta nel 1897, portano dunque la firma di Gabriel Veyre: si chiamano Cavalier sur un cheval rétif, Lassage de chevaux, Repas d’indien. Scrive Lorenzo Codelli: «Limpidamente messe in scena e inquadrate, cioè interpretate coscientemente per e verso la macchina da presa da cavalieri e peones, queste vues esaltano la fisicità spettacolare delle lotte tra uomini e bestie, tra bianchi e indiani, tra cultura e natura». E aggiunge che queste riprese dovrebbero entrare a far parte della genealogia del western, americano e non.

La strada fino a Per un pugno di dollari è dunque aperta. Che si tratti di una pista polverosa ma ricca di sorprese lo si è potuto constatare a Udine la primavera scorsa, durante l’eccellente rassegna seminario "Eurowestern: cent’anni di cinema in Europa", tenutasi dal 24 al 30 aprile e organizzata dal Cec, il Centro Espressioni Cinematografiche della città friulana. Sullo schermo del cinema Ferroviario sono passati, in sette giorni, quasi cinquanta film di molte nazioni europee, raggruppati per area di provenienza – Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Paesi dell’Est e Paesi nordici – e intervallati dai fragorosi e onnipresenti western all’italiana, che sono il prodotto numericamente più cospicuo e quello che ha impresso una svolta al western europeo.

Accanto alle pellicole più recenti, del resto, la rassegna udinese ha documentato con diverse opere l’epoca del muto, a testimonianza del fascino archetipale del genere: non solo le riprese di Gabriel Veyre per i Lumière, ma i film inglesi di Lewin Fitzhamon (The Squatter’s Daughter, 1906), Edwin G. Collins (The Scapegrace, 1913) e alcuni western all’italiana ante-litteram come Il supplizio dei leoni di Luigi Mele o Eugenio Perego (1914) e Nel paese dell’oro, prodotto dalla Cines quello stesso anno. La realizzazione dei film western europei fino alla Prima guerra mondiale, però, fu dominata dai francesi, e in una memorabile serata-live il musicista Luis Enrique Bacalov, Premio Oscar per la colonna sonora del Postino, ha accompagnato al pianoforte L’otage, Coeur ardent e Le railway de la mort, tre film di Jean Durand realizzati nel 1912.

Il leggendario Joe Hamman

I cineasti francesi si eran dati da fare subito: Gaston Méliès, fratello di Georges, si era trasferito a San Antonio, Texas, per girare western, mentre nel 1906 il leggendario Joe Hamman – futuro collaboratore di Durand – avrebbe realizzato il primo autentico western prodotto sul suolo francese, Cow-boy (cui sarebbe seguito, l’anno dopo, Désperado). E sempre Hamman avrebbe dato vita, dal 1912 al 1913, alla serie Les adventures d’Arizona Bill, che ottennero grande successo anche negli Stati Uniti.

Una scena dallo spagnolo "Antes Ilega la muerte" Una scena dallo spagnolo "Antes Ilega la muerte" (1964), film diretto da Joaquín Romero Marchent

Venute meno le necessità documentarie dei Lumière, produttori e registi d’Oltralpe ritrovarono il Far West in casa loro, nei dintorni di Parigi o nella regione meridionale di Camargue. «È la nascita del Camembert-western», sintetizza, con una fulminea battuta, lo storico inglese Christopher Frayling, autore di un fondamentale saggio sugli Spaghetti Western: Cowboys and Europeans from Karl May to Sergio Leone (1981, appena ristampato) e attualmente al lavoro su una biografia leoniana di grande respiro che uscirà nel 1998.

La rassegna udinese, come abbiamo accennato, è stata anche un seminario. I film sono stati rievocati e commentati da una folla di ospiti – cineasti e studiosi del genere arrivati da ogni angolo d’Europa – e gli atti della manifestazione stanno per vedere la luce in un ricco volume illustrato edito dalla rivista Bianco e nero. Tra i registi intervenuti hanno preso la parola Tonino Valerii, già assistente e collaboratore di Leone, Sergio Sollima, Enzo G. Castellari, Tinto Brass (che prima di spiare l’eros dal buco della serratura aveva fatto un singolare western con Philippe Leroy, Yankee, poi sconfessato) e gli spagnoli Juan Bosch e Joaquín Romero Marchent. Quest’ultimo è il regista-produttore che, insieme ad Alberto Grimaldi – il fondatore della PEA – ha praticamente inventato il western ispano/ italiano, facendo costruire a Madera, già sul finire degli anni Cinquanta, un primo villaggio di legno per le riprese in esterni. Situato convenientemente a trentacinque chilometri da Madrid, è il luogo in cui Leone avrebbe realizzato nel ’64 il suo film epocale (il tutto mentre Marchent era indaffarato a girare, per Grimaldi, un altro western di coproduzione italiana!).

La saga del Coyote

Ma in Spagna il genere ha tradizioni più antiche e predata quello italiano di quasi un decennio: Marchent e Jesus Franco avevano girato nel 1954, scambiandosi i set, i primi due episodi della saga del Coyote, un personaggio mascherato alla Zorro, tratto dai racconti avventurosi di José Mallorquí. «In Italia l’invenzione del western è un fatto puramente cinematografico», commenta Romero Marchent, «mentre in Spagna e in Germania è nato dal desiderio di adattare i romanzi di autori locali molto fortunati: Karl May per i tedeschi e José Mallorquí da noi».

Mallorquí è anche sceneggiatore e collabora alla stesura del copione per El Coyote. In seguito Joaquín Romero Marchent porterà sullo schermo il suo Zorro, in due fortunati western d’epoca che indurranno Alberto Grimaldi a trasformarsi prima in distributore, poi in produttore cinematografico. E l’avvocato Grimaldi è l’uomo che finanzierà, in capo a qualche anno, i maggiori successi di Leone: Per qualche dollaro in più (1965), Il buono, il brutto, il cattivo (1966).

Villi Pohjola ("Selvaggio Nord", 1955), del regista finlandese Aarne Tarkas Villi Pohjola ("Selvaggio Nord", 1955),
del regista finlandese Aarne Tarkas

Insieme alla Spagna, l’altro polo vitale del cinema western europeo a cavallo degli anni Sessanta è la Germania (o, come si doveva dire una volta, "le" Germanie). A Udine l’attore jugoslavo Gojko Mitic ha raccontato le sue esperienze nei film tedesco-orientali girati all’inizio di quel decennio: per ritrovare l’America, i cineasti d’oltrecortina hanno fatto più strada di tutti, spingendosi alla ricerca di esterni favolosi in Russia e persino in Mongolia. La Monument Valley nel deserto di Gobi? Perché no... L’ex Jugoslavia, d’altra parte, ha fornito splendidi scenari ai film d’avventure di mezza Europa (Italia inclusa) e quindi ai western; qui hanno girato molte troupe tedesche e qui hanno preso vita le avventure del capo indiano Winnetou, tratte dai romanzi di Karl May.

Definito da qualcuno "il Salgari tedesco" e scomparso nel 1912, May si ispirava volentieri alle leggende indiane e i film a lui dedicati ebbero notevole fortuna in tutta Europa, influenzando i produttori italiani e spingendoli a tentare analoghe imprese. Ma in Germania si erano prodotti film western anche prima della guerra, e addirittura nell’età del muto: a Udine sono stati proiettati antesignani come Bull Arizona (1919) e Der Schwarze Jack (1921), ma anche il western più impegnativo degli anni Trenta, Der Kaiser von Kalifornien di Luis Trenker, i cui interni furono realizzati negli stabilimenti italiani della Tirrenia e che, presentato alla Mostra di Venezia, vinse la coppa Mussolini di quell’anno (1936).

Segue: Western tutto spaghetti e camembert - 2
   
   

   Letture - Home Page
Periodici San Paolo - Home Page
Letture n. 8-9 agosto/settembre 1997 - Home Page