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Tedeschi e
spagnoli, cechi e finlandesi, russi e italiani hanno prodotto film ispirati
allepopea americana. I Paesi dellEst giravano persino in Mongolia, gli altri
in Spagna e Jugoslavia. Un genere che, nato nel 1896 con Veyre e i Lumière, arrivò al
suo culmine con Leone. In un paese della Mancia che non voglio ricordare (San Miguel? Agua
Caliente?) viveva un cavaliere: ed eccolo, in sella a uno sparuto destriero, entrar lemme
lemme nel borgo solatìo, pronto a dare battaglia agli orchi, ai desperados e
perfino ai mulini a vento. Naturalmente, il destriero è un mulo e in luogo della corazza
il cavaliere è armato di poncho e cappello parasole: un cappello tanto abbassato
sugli occhi da far la figura di un elmo. Lindomito avrebbe anche un nome, ma nella
nostra storia lhanno dimenticato; lo chiameremo Straniero, punto e basta. È
lunico yankee in mezzo alla masnada di peones italo-spagnoli che
affollano il villaggio imbiancato, e la sua entrata coincide con la scena 1, inquadratura
prima, di Per un pugno di dollari (1964); il resto, è storia.
Il Cervantes italiano
Quando Sergio Leone, Cervantes dei western allitaliana,
girò il suo celebre film in un villaggio di saloon e case di legno costruito
qualche anno prima da un avveduto produttore spagnolo, il western off-Hollywood era
nato ormai da settantanni. Già nel 1896, infatti, i fratelli Lumière avevano
mandato gli operatori del Cinématographe in giro per il mondo, nel desiderio di
riprendere dal vivo gli angoli più insoliti e affascinanti del pianeta. Alcuni di questi
operatori, fra cui Gabriel Veyre, si erano spinti nellormai domato Ovest americano
per documentare la vita dei cowboy, dei pellirosse e dei peones messicani,
fingendo che tutto fosse esattamente come ai tempi doro dellespansione.
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Un primo piano di Clint Eastwood nel film di Sergio Leone "Per un pugno
di dollari" (1964) |
I primissimi western della storia del
cinema, proiettati per la prima volta nel 1897, portano dunque la firma di Gabriel Veyre:
si chiamano Cavalier sur un cheval rétif, Lassage de chevaux, Repas dindien.
Scrive Lorenzo Codelli: «Limpidamente messe in scena e inquadrate, cioè interpretate
coscientemente per e verso la macchina da presa da cavalieri e peones, queste vues
esaltano la fisicità spettacolare delle lotte tra uomini e bestie, tra bianchi e
indiani, tra cultura e natura». E aggiunge che queste riprese dovrebbero entrare a far
parte della genealogia del western, americano e non.
La strada fino a Per un pugno di dollari è dunque
aperta. Che si tratti di una pista polverosa ma ricca di sorprese lo si è potuto
constatare a Udine la primavera scorsa, durante leccellente rassegna seminario
"Eurowestern: centanni di cinema in Europa", tenutasi dal 24 al 30 aprile
e organizzata dal Cec, il Centro Espressioni Cinematografiche della città friulana. Sullo
schermo del cinema Ferroviario sono passati, in sette giorni, quasi cinquanta film di
molte nazioni europee, raggruppati per area di provenienza Francia, Germania,
Spagna, Inghilterra, Paesi dellEst e Paesi nordici e intervallati dai
fragorosi e onnipresenti western allitaliana, che sono il prodotto
numericamente più cospicuo e quello che ha impresso una svolta al western europeo.
Accanto alle pellicole più recenti, del resto, la rassegna
udinese ha documentato con diverse opere lepoca del muto, a testimonianza del
fascino archetipale del genere: non solo le riprese di Gabriel Veyre per i Lumière, ma i
film inglesi di Lewin Fitzhamon (The Squatters Daughter, 1906), Edwin G.
Collins (The Scapegrace, 1913) e alcuni western allitaliana ante-litteram
come Il supplizio dei leoni di Luigi Mele o Eugenio Perego (1914) e Nel
paese delloro, prodotto dalla Cines quello stesso anno. La realizzazione dei
film western europei fino alla Prima guerra mondiale, però, fu dominata dai
francesi, e in una memorabile serata-live il musicista Luis Enrique Bacalov, Premio
Oscar per la colonna sonora del Postino, ha accompagnato al pianoforte Lotage,
Coeur ardent e Le railway de la mort, tre film di Jean Durand realizzati nel
1912.
Il leggendario Joe Hamman
I cineasti francesi si eran dati da fare subito: Gaston
Méliès, fratello di Georges, si era trasferito a San Antonio, Texas, per girare western,
mentre nel 1906 il leggendario Joe Hamman futuro collaboratore di Durand
avrebbe realizzato il primo autentico western prodotto sul suolo francese, Cow-boy
(cui sarebbe seguito, lanno dopo, Désperado). E sempre Hamman avrebbe
dato vita, dal 1912 al 1913, alla serie Les adventures dArizona Bill, che
ottennero grande successo anche negli Stati Uniti.
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Una scena dallo spagnolo "Antes Ilega la muerte" (1964), film
diretto da Joaquín Romero Marchent |
Venute meno le necessità documentarie dei
Lumière, produttori e registi dOltralpe ritrovarono il Far West in casa loro, nei
dintorni di Parigi o nella regione meridionale di Camargue. «È la nascita del Camembert-western»,
sintetizza, con una fulminea battuta, lo storico inglese Christopher Frayling, autore di
un fondamentale saggio sugli Spaghetti Western: Cowboys and Europeans from Karl May to
Sergio Leone (1981, appena ristampato) e attualmente al lavoro su una biografia
leoniana di grande respiro che uscirà nel 1998.
La rassegna udinese, come abbiamo accennato, è stata anche
un seminario. I film sono stati rievocati e commentati da una folla di ospiti
cineasti e studiosi del genere arrivati da ogni angolo dEuropa e gli atti
della manifestazione stanno per vedere la luce in un ricco volume illustrato edito dalla
rivista Bianco e nero. Tra i registi intervenuti hanno preso la parola Tonino
Valerii, già assistente e collaboratore di Leone, Sergio Sollima, Enzo G. Castellari,
Tinto Brass (che prima di spiare leros dal buco della serratura aveva fatto un
singolare western con Philippe Leroy, Yankee, poi sconfessato) e gli
spagnoli Juan Bosch e Joaquín Romero Marchent. Questultimo è il regista-produttore
che, insieme ad Alberto Grimaldi il fondatore della PEA ha praticamente
inventato il western ispano/ italiano, facendo costruire a Madera, già sul finire
degli anni Cinquanta, un primo villaggio di legno per le riprese in esterni. Situato
convenientemente a trentacinque chilometri da Madrid, è il luogo in cui Leone avrebbe
realizzato nel 64 il suo film epocale (il tutto mentre Marchent era indaffarato a
girare, per Grimaldi, un altro western di coproduzione italiana!).
La saga del Coyote
Ma in Spagna il genere ha tradizioni più antiche e predata
quello italiano di quasi un decennio: Marchent e Jesus Franco avevano girato nel 1954,
scambiandosi i set, i primi due episodi della saga del Coyote, un
personaggio mascherato alla Zorro, tratto dai racconti avventurosi di José Mallorquí.
«In Italia linvenzione del western è un fatto puramente cinematografico»,
commenta Romero Marchent, «mentre in Spagna e in Germania è nato dal desiderio di
adattare i romanzi di autori locali molto fortunati: Karl May per i tedeschi e José
Mallorquí da noi».
Mallorquí è anche sceneggiatore e collabora alla stesura
del copione per El Coyote. In seguito Joaquín Romero Marchent porterà sullo
schermo il suo Zorro, in due fortunati western depoca che indurranno Alberto
Grimaldi a trasformarsi prima in distributore, poi in produttore cinematografico. E
lavvocato Grimaldi è luomo che finanzierà, in capo a qualche anno, i
maggiori successi di Leone: Per qualche dollaro in più (1965), Il buono, il
brutto, il cattivo (1966).
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Villi Pohjola ("Selvaggio Nord", 1955),
del regista finlandese Aarne Tarkas |
Insieme alla Spagna, laltro polo
vitale del cinema western europeo a cavallo degli anni Sessanta è la Germania (o,
come si doveva dire una volta, "le" Germanie). A Udine lattore jugoslavo
Gojko Mitic ha raccontato le sue esperienze nei film tedesco-orientali girati
allinizio di quel decennio: per ritrovare lAmerica, i cineasti
doltrecortina hanno fatto più strada di tutti, spingendosi alla ricerca di esterni
favolosi in Russia e persino in Mongolia. La Monument Valley nel deserto di Gobi? Perché
no... Lex Jugoslavia, daltra parte, ha fornito splendidi scenari ai film
davventure di mezza Europa (Italia inclusa) e quindi ai western; qui hanno
girato molte troupe tedesche e qui hanno preso vita le avventure del capo indiano
Winnetou, tratte dai romanzi di Karl May.
Definito da qualcuno "il Salgari tedesco" e
scomparso nel 1912, May si ispirava volentieri alle leggende indiane e i film a lui
dedicati ebbero notevole fortuna in tutta Europa, influenzando i produttori italiani e
spingendoli a tentare analoghe imprese. Ma in Germania si erano prodotti film western anche
prima della guerra, e addirittura nelletà del muto: a Udine sono stati proiettati
antesignani come Bull Arizona (1919) e Der Schwarze Jack (1921), ma anche il
western più impegnativo degli anni Trenta, Der Kaiser von Kalifornien di
Luis Trenker, i cui interni furono realizzati negli stabilimenti italiani della Tirrenia e
che, presentato alla Mostra di Venezia, vinse la coppa Mussolini di quellanno
(1936).
Segue: Western tutto spaghetti e camembert - 2
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