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LA VERITÀ MI COSTEREBBE UNA SCOMUNICA (3)

   


Letture n. 8-9 agosto/settembre 1997 - Home Page Succedeva anche a padre Valentini di vedersi correggere dal suo caporedattore quanto andava scrivendo, o addirittura di vedersi rifiutata qualche collaborazione, perché non adatta allo scopo o poco opportuna nella sua istintiva presa di posizione. E questo accadeva tanto più frequentemente quanto più invecchiava. Il padre bofonchiava e buttava lo scritto rifiutato nel solito cassetto degli scritti abortiti. Non ne parlava più.

Ci fu un periodo in cui collaborò con la Radio Vaticana, mentre era direttore padre Francesco Pellegrino. Ecco cosa gli capitò nel 1951: ricevette un biglietto postale, datato 4 maggio, in cui padre Pellegrino, con fraterna e cordiale franchezza, gli tirava amabilmente gli orecchi:

Carissimo P. Valentini,

1 Gradisco sempre la tua collaborazione.

2 Ma questa volta, birra! Tu dici la verità; ma io mi prenderei una scomunica a dire le «cosacce» per radio.

3 Mandami un altro scritto per giugno. Ma non mi fare arrossire le purissime orecchie delle molto reverende madri che ci ascoltano.

nipote Francesco Pellegrino
      

BIFFI: ANCH’IO TRA I SUOI ASCOLTATORI

Una delle ultime recensioni di padre Valentini fu dedicata a un libro curioso di Giacomo Biffi, allora vescovo ausiliare di Milano e ora cardinale di Bologna: Contro Maestro Ciliegia. Commento teologico a «Le avventure di Pi nocchio» (Jaca Book, 1977). Un libro a modo suo spregiudicato, ricco di humour, e pur teologicamente esatto. C’era quanto bastava per entusiasmare padre Valentini, che lo trovò in armonia con il suo stesso spirito. La recensione comparve nel quaderno di marzo del 1978, ma fu stesa qualche mese prima e spedita in anticipo all’autore, il quale gli scrisse, ringraziando, il 15 dicembre 1977:

Caro e venerato Padre Valentini,

Le rimando la sua recensione, accompagnandola coi sentimenti della più viva riconoscenza per la simpatia e l’amabilità che ha voluto avere verso il mio libretto, e quindi verso di me. Trovandovi tutto quello che mi fa piacere di trovare, il Suo giudizio a me pare estremamente intelligente e penetrante.

Del resto la Sua intelligenza mi è già nota da sempre: difatti, come Lei sospetta, sono stato tra i Suoi ascoltatori in un’epoca che, ahimè!, si perde nella notte dei tempi. Qualche volta mi avrà anche incontrato nei corridoi di S. Fedele, quando venivo a trovare il P. Enrico Biffi, che era mio zio. Mi ricordi e mi aiuti con la Sua preghiera, e voglia gradire i sentimenti della mia stima, mentre le auguro di celebrare nella gioia e nella verità la nascita del nostro unico Signore.

+ Giacomo Biffi
      

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