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Padre Valentini,
primo direttore di "Letture", dovette fuggire inseguito da una condanna a morte,
ma non cessò di promuovere la cultura albanese, alla quale dedicò la sua vita di
studioso. Le considerazioni inedite sul Paese e su quanto vi succedeva negli anni
dellisolamento. Il 14 gennaio 1946 don Giovanni Saldarini, il futuro cardinale di
Torino, allora assistente del gruppo Unitas nel Seminario di Venegono Inferiore (Varese),
scriveva al gesuita padre Giuseppe Valentini, rientrato due anni prima dallAlbania:
Rev.mo P. Valentini,
si avvicina lottavario per lUnità della Chiesa e noi, ricordandoci del suo
desiderio di parlarci dellAlbania, dove tante esperienze ha fatto e tante cose ha
conosciuto, brameremmo proprio di averla tra noi, perché ce le abbia a narrare,
rendendoci noto un mondo del tutto nuovo per noi. [...]
Se potesse venire giovedì, 23 c.m., sarebbe meglio
perché avremmo una giornata intera a disposizione. Peraltro, purché venga, qualsiasi
altro giorno dellOttavario è sempre buono.
Siccome poi sappiamo che alcuni dei loro Padri, tornati
dallAlbania, erano di Rito Orientale, desidereremmo averne qualcuno tra noi per
celebrare in tale rito. Se lei ne avesse sottomano qualcuno o a Milano o a Gallarate, ci
farebbe una vera gentilezza a farcelo sapere per così poterlo invitare [...]
Per il gruppo Unitas
don Giovanni Saldarini
Padre Valentini era già allora considerato uno dei
maggiori esperti di lingua e cultura albanese. Era stato in Albania a più riprese. La
prima volta nel 1922. Rientrato nel 1924 per lo studio della Filosofia, vi ritornò nel
1926. Di nuovo in Italia nel 1928 per la Teologia, fu ordinato sacerdote nel 1930. Nel
1932 ripartì per Scutari. Dopo il Terzanno di noviziato a Firenze nel 1934,
ritornò finalmente in Albania nel 1935, dove rimase fino al 1943, quando il Paese cadde
in mano ai comunisti. Nel collegio e nel seminario di Scutari egli insegnò Lettere e
Scienze, Ginnastica e Musica. È dopo il terzo soggiorno quello del 19261928
che incominciò a rivelare una notevole conoscenza dellAlbania e della sua lingua.
Nel 1929, a Chieri, pubblicò un opuscolo: Il collegio saveriano negli ultimi
cinquantanni. Lanno seguente scrisse in albanese una biografia di Garcìa
Moreno.
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Una foto giovanile di padre Valentini |
Dopo il Terzanno le sue opere si
moltiplicarono: traduzioni in albanese del Polieucte di Corneille e del Saul dellAlfieri
(19361938); un libro di poesie; un Saggio di un regesto storico dellAlbania (19371940)
in collaborazione con padre Fulvio Cordignano, premiato dallAccademia dItalia.
Nel 1940 iniziò anche una cronologia albanese che, partendo dal 313, giungeva fino al
secolo XIII. Ne furono pubblicati i primi due volumi. Una traduzione e un commento al
Vangelo di san Marco furono distrutti in tipografia dallarrivo dei comunisti.
Intanto aveva fondato due riviste: Il Messaggero del Sacro Cuore e Leka. Su
questultima usciva a puntate Nomenclatur, un dizionario bibliografico
albanese, anche questo interrotto dai comunisti. Dal 1941 era passato a Tirana, dove fu
eletto membro dellIstituto di Studi Albanesi e segretario del Consiglio. In tale
qualità redasse gli Atti del primo convegno di studi Albanesi in Italia. Ormai era
unautorità nel campo dellalbanologia. Gli Albanesi dicevano che parlava la
loro lingua meglio di loro stessi.
Sul finire del 1943 i comunisti albanesi, approfittando di
una imprudenza dei seminaristi di Scutari la stampa e la diffusione clandestina di
un manifesto , occuparono collegio e seminario e arrestarono il superiore della
Missione, padre Giovanni Fausti, il rettore del seminario, padre Daniele Dajani e il
prefetto dei seminaristi, padre Giacomo Gardin. Dopo una burla di processo, condannarono
Fausti e Dajani alla fucilazione e padre Gardin a ventanni di lavori forzati.
Assieme a Fausti e Dajani avrebbero messo volentieri al muro anche padre Valentini. Ma
quando mandarono ad arrestarlo egli era già sulla nave, che salpava per lItalia. Si
trovò a Roma, allIstituto Orientale, dove continuò i suoi studi sulle Chiese
bizantine. Nellottobre del 1945 giunse a Milano, dove assumerà la direzione della
rivista Letture, il cui primo numero uscirà nel gennaio del 1946.
Ma non dimenticò mai lAlbania. Mantenne i contatti
con i fuorusciti albanesi, distinguendo gli amici fidati dalle spie governative e cercando
di ricavarne notizie utili da trasmettere al Vaticano. Nel 1950 partecipò al concorso per
la cattedra di Lingua e Letteratura albanese indetto dallUniversità di Palermo. Si
piazzò primo nella terna, ma lUniversità gli preferì il secondo, il professor
Petrotta. Nel 1952 ottenne uno straordinariato, che divenne ordinariato il 15 dicembre
1955. Gli fu affidato anche, nel 1953, un incarico rinnovabile per la cattedra di
Filologia bizantina e, dal 1963, quello della cattedra di Letteratura cristiana antica.
A Palermo, dove prese a risiedere abitualmente, fondò il
Centro Internazionale di Studi Albanesi e riprese le sue pubblicazioni sullAlbania: Il
diritto delle comunità nella tradizione giuridica albanese, nel 1956; La legge
delle montagne albanesi nelle relazioni della missione volante, 18801932, nel 1969.
Dal 1968 al 1973 uscirono i due volumi degli Acta Albaniae Juridica e dal 1967 in
poi redasse i trenta volumi degli Acta Albaniae Veneta, saec. XIV et XV, che gli
diedero fama internazionale. Vide pubblicati solo i primi venticinque volumi, ma
lopera era completa e consegnata in tipografia fin dal 1976. Si lamentava di non
aver potuto attendere agli indici analitici, dove avrebbe profuso la sua straordinaria
conoscenza di costumi e tradizioni albanesi. Una bibliografia di e su padre Valentini è
in Letture del novembre 1980 (pagg. 787-792).
Linteresse per le Chiese di rito bizantino e i suoi
contatti con la diocesi di Piana degli Albanesi lo avevano indotto a chiedere alla Sacra
Congregazione per le Chiese orientali di poter passare al rito bizantino. Si fece una
veste dalle ampie maniche, adottò la liturgia di san Giovanni Crisostomo, prese a
recitare il breviario orientale. Vi scoprì tesori insospettati e sinnamorò sempre
più di quella liturgia ricca e profonda. Si dedicò con assiduità allo studio
dellarchitettura sacra bizantina, delle icone, dei simboli. Imparò a decifrarli,
ricavandone significati teologici squisiti. Alla sua morte aveva raccolto circa trentamila
diapositive di mosaici e immagini bizantine, per non parlare delle riproduzioni su carta.
Lultima sua fatica, quasi conclusa, fu una analisi di questo immenso materiale,
distinto per simboli e soggetti teologici. Vi lavorò gli ultimi tre anni, in clinica. In
occasione del Concilio Vaticano II fu tra gli esperti per le Chiese orientali.
Suggerimenti alla
Nunziatura
Tra i dattiloscritti lasciati da padre Valentini abbiamo
trovato alcune annotazioni e suggerimenti da lui trasmessi alla Nunziatura o in Vaticano.
Rivelano una sua interpretazione della situazione albanese e indicano alcune semplici
premesse, che possono spiegare lesito recente degli avvenimenti in
quellinfelice Paese.
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Una serena immagine di
p. Valentini negli ultimi anni
della sua vita |
Preoccupazione costante del governo albanese
fu di conciliare autonomia e solidarietà con gli altri Paesi comunisti prima, con gli
altri Paesi europei poi. Aderendo in un primo tempo al progetto moscovita di unire in una
grande federazione tutti i Paesi balcanici, quando Tito attuò lo strappo da Mosca,
lAlbania accentuò la propria autonomia dalla Jugoslavia, costituendo una testa di
ponte sul Mediterraneo per lUnione Sovietica. Kruscev ricucì lo strappo e
lAlbania trovò conveniente salvaguardare la propria autonomia legandosi sempre più
strettamente alla Cina contro la Russia, nuovamente alleata della Jugoslavia. La Cina si
servì dellAlbania come di un suo portavoce allOnu, dove non era stata ammessa
per il veto degli Usa, alleati di Taiwan. Ma il 25 ottobre 1971 la Cina fu ammessa
finalmente allOnu. Scriveva padre Valentini:
Lattuale regime albanese si sente ora isolato,
non avendo più la Cina bisogno dellAlbania per la rappresentanza allOnu, né
per base alle proprie attività propagandistiche in Europa.
Si sente minacciato perché, a una morte di Tito,
potrebbe ricadere, con la Jugoslavia, o sotto la Jugoslavia, nella zona di influenza
sovietica, con conseguente defenestrazione della cricca attualmente al potere, già da
tempo invisa allUrss.
È quindi presumibile che vada sondando per una
qualche intesa col mondo occidentale.
Naturalmente, secondo il vecchio principio: «qui bene
guerrizat bene pactizat», cercherà dapprima di mettersi in posizione di baldanza in modo
da estorcere i patti più favorevoli. Così va forse interpretata la campagna del detto
regime contro la Santa Sede, e i continui reiterati attacchi alla Russia e
allAmerica, nonché allItalia.
In tale situazione potrebbe essere indicato che si
sensibilizzasse il Governo Italiano alla questione albanese, dato che, ricadendo la
Baia di Valona in mano ai Sovietici, la minaccia allItalia sarebbe gravissima.
Il Governo Italiano dovrebbe prevedere una possibile
mossa dapproccio albanese, ed esser preparato a controrichieste non solo
commerciali, ma, in prima linea, a quella di una reale osservanza della Carta dei Diritti
delluomo che sta alla base dellOnu.
Analogamente potrebbe essere indicato relativamente alla
Nato e alle altre Potenze dellOnu, specialmente agli Usa, allInghilterra e
alla Germania Federale, a cui cè la maggior probabilità che il regime albanese si
rivolgerebbe, essendo il loro prestigio tradizionalmente sentito in Albania.
Segue: L'Albania nel cuore di un gesuita - 2
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