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Un
anticipo di ipertesto
A un certo punto, Clerici, derubato di tutto, deve scrivere
su fogli avuti in dono: sul verso di alcuni cè il memoriale di una donna, che,
senza volerlo, entra a far parte del diario, così che luno e laltro
procedono, almeno per un tratto, parallelamente, sul recto e sul verso delle pagine
di Retablo. È loccasione per unulteriore annotazione che conferma la
continua ricorrenza, in tutta la narrativa di Consolo, di una riflessione sulla scrittura,
spesse volte apertamente esplicitata: «Sembra un destino, questincidenza, o
incrocio di due scritti, sembra che qualsivoglia nuovo scritto, che non abbia una sua
tremenda forza di verità, dinaudito, sia la controfaccia o leco daltri
scritti».
La dichiarazione rimanda esplicitamente
allintertestualità della scrittura, e può funzionare per rileggere gli inserimenti
saggistici del Sorriso dellignoto marinaio, e per dare un senso narrativo
alle lunghe citazioni (testi di viaggio, descrizioni storiche, scientifiche, artistiche)
riportate, sotto il titolo Notizie, alla fine di Lunaria. (A proposito di
queste "aggiunte", si potrebbe affermare che Vincenzo Consolo costruisce, con
molto anticipo sui tempi, una sorta di ipertesto: il mezzo cartaceo, naturalmente, non lo
consente, e tuttavia il lettore è sempre tentato di passare dal testo narrato a
quellaltro che lo documenta e, che, collocato alla sua fine, vorrebbe aprirsi dentro
di esso).
Enumerazioni in stile
barocco
Prima di abbandonare Retablo è necessario citare un
ulteriore tratto stilistico che trova in questo romanzo la sua esaltazione: il gusto
dellenumerazione. Introducendo gli elenchi più vari, lo scrittore sembra far
passare le volute dello stile barocco delle chiese di Sicilia direttamente nella scrittura
letteraria (e non sarà inopportuno ricordare che Consolo pubblicherà, nel 1991, un
saggio dal titolo Il Barocco in Sicilia. La rinascita della Val di Noto). Del
resto, si è già detto ampiamente, per Consolo la letteratura si fonda
sullinvenzione della scrittura e sulla continua contaminazione di registri diversi:
il pastiche si offre come strumento privilegiato di conoscenza della realtà,
individuale e collettiva.
E tuttavia, narratore sperimentale, Consolo è alieno dai
giochi di quegli scrittori della neoavanguardia che manipolano il linguaggio e i materiali
narrativi o poetici in funzione puramente ludica. Nella sua ricerca stilistica è
imprescindibile il riferimento alla realtà. Lo confermano varie dichiarazioni di poetica,
affidate a interviste, a pagine dintroduzione ad autori vari, a interventi
giornalistici. In una nota alledizione italiana di Uomini sotto il sole, del
palestinese Ghassan Kanafani (Sellerio, 1991), Consolo dichiara apertamente
limportanza di una letteratura investita di responsabilità politica («nel senso
che nasce, essa letteratura, da un contesto storico e ad esso si rivolge»), ma proprio
per questo attenta alla «generale ed eterna condizione umana».
Scontri sociali e degrado
dellisola
Nelle opere successive a Retablo,la componente
etico-politica trova un approfondimento, mentre sono ridotte (sebbene mai completamente
eliminate) linvenzione linguistica e la contaminazione di lessici e di morfologie
diverse, che oscillano sempre tra litaliano e il dialetto siciliano.
Proprio in questa direzione va la raccolta di racconti Le
pietre di Pantalica (del 1988), nella quale la sezione iniziale, "Teatro",
rimanda ambiguamente alla rappresentazione della vita, ma anche al teatro degli scontri
tra latifondisti e contadini nellimmediato Dopoguerra, al centro di questa sezione;
la seconda, "Persone", propone il ricordo di alcuni scrittori siciliani (da
Sciascia a Buttitta, a Lucio Piccolo); la terza, "Eventi", descrive alcune
città degradate della Sicilia degli anni Ottanta.
A spunti già presenti in precedenza, sia nella scrittura,
tendente spesso alla poesia, sia sul piano tematico, per esempio le rivolte popolari
contro loppressione del latifondo, si affianca ora la novità di una sconsolata (o
addirittura disperata) considerazione sulla fine della civiltà.
In particolare nel racconto di chiusura, "Memoriale di
Basilio Archita", si fa strada lidea della sconfitta dellintera umanità.
Il narratore un marinaio siciliano racconta di avere assistito, impotente,
durante il suo imbarco su una nave greca, alla decisione del capitano di gettare in mare,
in pasto ai pescicani, un gruppo di neri imbarcatisi clandestinamente. Nel gesto criminale
va riconosciuta non soltanto la perdita di valori dellantica civiltà occidentale,
quanto dellintera umanità, ferinamente disumanizzata: e ora la letteratura deve
farsi carico di rivelare il degrado verso cui precipita la condizione umana.
Questo compito è implicitamente svolto nel romanzo Nottetempo,
casa per casa (1992), nel quale lo scrittore presenta, attraverso i tratti di alcuni
personaggi il barone Cìcio, il pastore Janu, il capo di una setta esoterica,
linsegnante Petro , la vita di un paese siciliano nei primi anni del fascismo.
La devastazione ambientale denunciata in Le pietre di Pantalica non cè, ma
si intravede il deterioramento sociale alimentato dalla netta divaricazione tra chi ha
privilegi e chi ne è privo. Se il barone esalta gli stranieri, liberi in amore e dediti
al culto dionisiaco, come un evento per uscire dalla stasi della sua vita,
linsegnante Petro, personaggio-coscienza del racconto, vive il disagio di chi si
accorge dellinspiegabilità e dellimmodificabilità del dolore e dunque della
vanità della letteratura come fuga.
La consapevolezza della fragilità esistenziale («E tu, e
noi chi siamo? Figure emergenti o svanenti, palpiti, graffi indecifrati») non impedisce a
Petro di accostarsi agli antifascisti (per cui dovrà fuggire dallItalia), ma lo
spinge anche a rendersi conto che «la bestia trionfante di quel tremendo tempo, della
storia, che partorisce orrori, sofferenze» si nasconde in ogni uomo, e che da questa
bestia ciascuno si deve guardare. In questa situazione la scrittura deve essere conoscenza
non scappatoia: «Pensò che ritrovata la calma, trovate le parole, il tono, la cadenza,
avrebbe raccontato, sciolto il grumo dentro. Avrebbe dato ragione, nome a tutto quel
dolore».
Lincipit di Lolivo e lolivastro
(del 1994, lo stesso anno di una raccolta di quattro brevi racconti intitolata Neró
Metallicó), sembra prendere le mosse proprio da questultima frase: «Ora non
può narrare. Quanto preme e travaglia arresta il tempo, il labbro, spinge contro il muro
alto, nel cerchio breve, scioglie il lamento, il pianto».
Senza più una narrazione lineare, Lolivo e
lolivastro propone un ennesimo viaggio, per quanto non scandito da tappe
geografiche, nella Sicilia eretta a metafora di tutta la civiltà occidentale e della sua
crisi. Si passa dai luoghi fisici ai topoi culturali, dalle piane fiorite alle
raffinerie di Gela, da Omero ai contemporanei. Incontri, riflessioni, descrizioni, ampie
citazioni da libri antichi e moderni sviluppano il motivo che ora sta più a cuore allo
scrittore: «Trova solo senso il dire o ridire il male, nel mondo invaso in ogni piega e
piaga dal diluvio melmoso e indifferente di parole àtone e consunte, con parole antiche o
nuove, con diverso accento, di diverso cuore, intelligenza».
Ruolo etico della
letteratura
La riflessione sulla scrittura, componente, come si è
visto, di tutta lopera narrativa di Consolo, torna manifestamente in Lolivo
e lolivastro, per accentuare il ruolo etico della letteratura, che si deve
impegnare, con la specificità del proprio linguaggio, nel testimoniare i mali del mondo
(e viene in mente lo scriba di Conversazione in Sicilia di Vittorini). Occorre
dunque cercare le parole che ancora si possono utilizzare, senza il rischio della
banalità o senza arrivare allafasia. In ogni passo di Lolivo e
lolivastro Consolo cerca con insistenza una risposta alle domande drammatiche
introdotte alla fine del decimo capitolo: «Cosè successo, dio mio, cosè
successo a Gela, nellisola, nel paese in questo atroce tempo? Cosè successo a
colui che qui scrive, complice a sua volta o inconsapevole assassino? Cosè successo
a te che stai leggendo?».
Per lo scrittore e il lettore cè dunque un fine
comune: quello di interrogarsi sulla condizione degli uomini, dentro una storia
disumanizzata, per la quale lo scrittore non esita a richiamare la "tragedia"
antica: «Quale erba cresciuta / nel veleno, quale acqua / sgorgata dal fondo del mare/
hai ingoiato».
UNISOLA TRA LINFERNO E
IL SORRISO
Di Vincenzo Consolo sono numerosi gli scritti introduttivi
ad autori classici e contemporanei; moltissimi sono anche gli interventi giornalistici.
Una bibliografia (non completa) di e su Consolo è nel numero 29 del 1995/I di Nuove
effemeridi (Palermo, Edizioni Guida). Qui di seguito diamo i più importanti titoli di
narrativa e saggistica.
- La ferita dellaprile, Mondadori (1963), poi
Einaudi (1977) e ancora Mondadori (Oscar, 1989 con introduzione di G.C. Ferretti).
- Il sorriso dellignoto marinaio, Einaudi (1976),
poi Mondadori (Oscar 1987 con introduzione di C. Segre) e infine Mondadori (1997, con
postfazione dellautore).
- Lunaria, Einaudi (1985), poi Mondadori (1996).
- Nfernu veru. Uomini e immagini dei paesi dello
zolfo, Edizioni del Lavoro (1985).
- La pesca del tonno in Sicilia, Enzo Sellerio (1986).
- Retablo, Sellerio (1987), poi Mondadori (1992).
- Le pietre di Pantalica, Mondadori (1988), poi
Mondadori (Oscar, 1990, a cura di G. Turchetta).
- Il Barocco in Sicilia. La rinascita della Val di Noto,
Bompiani (1991).
- Nottetempo, casa per casa, Mondadori (1992), poi
Mondadori (Oscar, 1993, introduzione di A. Franchini).
- Fuga dallEtna. La Sicilia e Milano, la
memoria e la storia, Donzelli (1993).
- Neró Metallicó, il melangolo (1994).
- Lolivo e lolivastro, Mondadori (1994, poi
Oscar 1995).
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