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Garibaldini
contro braccianti
Il rapporto tra individuo e Storia è anche approfondito,
nella vicenda romanzesca, dalla meditazione di Mandralisca, spettatore casuale della
sanguinosa rivolta dei braccianti ad Alcarà Li Fusi, repressa con forza dagli uomini di
Garibaldi. Il barone descrive (in una lettera-memoria indirizzata a Giovanni Interdonato,
nel frattempo nominato Procuratore generale) il suo stato di intellettuale in crisi, e
chiede clemenza per i ribelli. Ha infatti compreso che la Storia è sempre stata «una
scrittura continua di privilegiati» e che, per quanto illuminati, coloro che appartengono
a una classe sociale diversa da quella dei rivoltosi non possiedono né «il cifrario atto
a interpretare» la loro lingua né il cifrario del loro essere, del loro «sentire e
risentire»:
«Teniamo per sicuro il nostro codice, del nostro modo
dessere e parlare chabbiamo eletto a imperio a tutti quanti: il codice del
diritto di proprietà e di possesso, il codice politico dellacclamata libertà e
unità dItalia, il codice delleroismo come quello del condottiero Garibaldi e
di tutti i suoi seguaci, il codice della poesia e della scienza, il codice della giustizia
o quello dunutopia sublime e lontanissima». Al barone non resta che
interrompere gli studi, considerandoli ormai "inutili", mettere i propri beni al
servizio delleducazione popolare, prendere le parti dei rivoluzionari, violenti e
saccheggiatori ma vittime della Storia, raccoglierne le scritte sgrammaticate tracciate
sui muri delle celle.
Non è difficile intravedere, dietro la riflessione di
Mandralisca, gli interrogativi di molti intellettuali tra gli ultimi anni Sessanta e i
primi anni Settanta, epoca cui risale la stesura del romanzo. Una forte componente
politica ed etica segna dunque Il sorriso dellignoto marinaio, e la sua
stessa scrittura, se è vero, come ha affermato ancora Segre sottolineando lo schema
elicoidale della narrazione, che si può riconoscere, a fianco della «inarrestabile
discesa spiraliforme» dalle stanze nobiliari del barone Mandralisca fino alle carceri
sotterranee nelle quali sono imprigionati i colpevoli della strage di Alcarà Li Fusi, una
corrispondente discesa linguistica che va dal «linguaggio vivido e barocco dei primi
capitoli» al dialetto dei ribelli.
La lingua dei nobili e
delle plebi
Anche Il sorriso dellignoto marinaio si avvale
di una gamma di registri molto ampia, che ripropone, con continui passaggi dai discorsi
liberi indiretti al monologo interiore, i livelli dei singoli strati sociali
rappresentati, fatti reagire con il registro delle pagine di saggistica e con quello
proprio del narratore, impreziosito da forme lessicali e sintattiche antiche o desuete o
comunque attinte alla più colta tradizione letteraria. Il narratore trova la sua lingua
guardando nella storia: quella della stessa lingua italiana e quella dei dialetti
siciliani, nelle versioni dei nobili come in quelle delle plebi e ricostruiti nelle forme
del secondo Ottocento.
Con il testo successivo, Lunaria (1985), Consolo,
perseguendo lidea di una pièce teatrale, rielabora in cinque
"atti" la prosa Lesequie della Luna del poeta siciliano Lucio
Piccolo. Il risultato, tuttavia, come afferma lo stesso scrittore in una nota posta a
chiusura del libro, sarà «un cuntu, una storia, un racconto dialogato
scritto per esser letto».
I richiami a Piccolo e
Leopardi
Ambientato in una Palermo settecentesca, ancora governata
da un Viceré, il cuntu di Lunaria, prende le mosse da evidenti richiami
intertestuali: la «caduta della luna» che ne costituisce il centro narrativo
rimanda, oltre che allo scritto di Piccolo, ad alcune pagine in prosa e ai versi di
Leopardi, in particolare quelli di Odi, Melisso. Rispetto alle sue fonti,
tuttavia, Consolo coltiva apertamente unidea teatrale, e per questo, forse,
sottolinea con evidenza la teatralizzazione cui va incontro la vita umana.
Nellultimo quadro le parole del Viceré (i cui comportamenti, fin dalle prime
pagine, erano stati definiti unaperta "recitazione") non lasciano adito a
dubbi: «Malinconica è la Storia.
Non cè che luniverso, questo cerchio il cui
centro è ovunque e la circonferenza da nessuna parte [...]. Ma se malinconia è la
storia, linfinito, leterno sono ansia, vertigine, panico, terrore. Contro i
quali costruimmo gli scenari, i teatri finiti e familiari, gli inganni, le illusioni, le
barriere dellangoscia. E il primo scenario fu la Luna, questa mite, visibile
sembianza, questa vicina apparenza consolante, questo schermo pietoso, questa sommessa
allegoria delleterno ritorno. Lei ci salvò e ci diede la parola». Se la vita è
una rappresentazione, il sogno la Luna che ne è simbolo è ciò che solo
resta alluomo: per questo risorge nella Contrada senza nome, i cui abitanti
conservano «la memoria, lantica lingua, i gesti essenziali, il bisogno
dellinganno, del sogno che lenisce e che consola».
Su questo motivo Leopardi si intreccia a Pirandello:
concludendo la sua introduzione alle Novelle di Verga (edizione Feltrinelli, 1992),
Consolo richiama Pirandello, che fa chiedere ai suoi personaggi «il perché della
condanna del vivere in un continuo, lucido, e amaramente umoristico, processo verbale che
genera, se possibile, ancora più strazio, più pena. A cui solo qualche volta, in uno
stupito Malpelo che si chiama Ciàula, sorto dalla profonda miniera, darà sollievo la
tenera luce di una leopardiana luna notturna».
LAstro immacolato,
segno delleterno
Nelle ultime battute pronunciate dal Viceré di Lunaria torna
la stessa immagine, anche se si accompagna a unaltrettanto leopardiana
impassibilità della Natura: «Non sono più il Viceré. Io lho rappresentato
solamente (depone lo scettro, si toglie la corona e il mantello). E anche voi avete
recitato una felicità che non avete. [...] Vero re è il Sole, tiranno indifferente,
occhio che abbaglia, che guarda e che non vede. È finzione la vita, melanconico teatro,
eterno mutamento. Unica salda la cangiante Terra, e quellAstro immacolato là, cuore
di chiara luce, serena anima, tenera face, allusione, segno, sipario delleterno».
La presenza della luna e della sua simbologia, così
evidente in Lunaria,è per altro talmente ricorrente nellopera di Consolo da
meritare unindagine specifica (che qui può essere solo suggerita): già il primo
racconto dello scrittore, composto in età adolescenziale e poi distrutto, si intitolava Triangolo
e luna. Anche in Lunaria si trovano comunque sia la polemica contro i
rappresentanti del potere (scientifico, accademico, religioso), sia la contaminazione di
registri linguistici diversi, ora introdotti con la volontà di creare un linguaggio
letterario lontano dalla lingua di uso comune.
Su questa via si muove il libro immediatamente seguente, Retablo
(1987), che rappresenta il punto più alto della ricerca stilistica e linguistica
dello scrittore. Con esso Consolo torna alla narrazione romanzesca, ma già il titolo (che
indica, in spagnolo, la successione di "quadri" di una storia figurata) rivela
che il racconto si svolge per accostamento di testi diversi: saranno la memoria di un
fraticello, il diario di un colto pittore, una lettera damore.
Fin dalle prime righe si manifesta la centralità delle
serie fonico-evocative, la cui presenza, molto sviluppata rispetto ai testi precedenti,
spinge decisamente la prosa di Consolo verso la poesia: «Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha
inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha ròso il mio cervello
sè mangiato. [...] Lia che mha liato la vita come il cedro o la lumia il
dente, liana di tormento».
Preziosa prosa poetica
Nota caratteristica di Retablo è dunque
l"invenzione" stilistica, fondata sulla manipolazione della lingua
italiana colta del Settecento, introdotta con il diario dal pittore lombardo Fabrizio
Clerici, e sulle varietà di dialetto siciliano incontrate dal pittore nel suo viaggio
attraverso lisola. Proprio avvalendosi di una lingua dellespressione cui
importa piuttosto evocare che comunicare, Consolo arriva a una preziosa prosa poetica,
disseminando qua e là veri e propri endecasillabi (due esempi: «e in dentro il calmo
lago del suo porto»; «Era lalba del fiore di ricotta») e numerose rime: «In
piedi sul cassero di prora del packetboat Aurora».
La narrazione si libera (e si libra) nel linguaggio, ma il
punto di partenza è sempre la vita, nelle sue gioie e nelle sue sofferenze: le une e le
altre dettate spesso dalla passione amorosa, che spinge il pittore a viaggiare, il
fraticello Isidoro a tradire il convento in nome di Rosalia, il frate Sammataro a
diventare brigante per vendicare lonore di una donna, la giovane amata da Isidoro a
non concedersi mai allamante, un vecchio marchese. Il mondo di Retablo, in
primo luogo linguistico, è dunque sempre intrecciato con la realtà, che questa volta
detta soprattutto riflessioni antropologiche (di fronte alle vestigia di antiche civiltà
perdute) e meditazioni esistenziali, con ricorrenti interrogativi sulla vita,
sullamore, sulla morte che, per la loro insistenza, si impongono come il vero tema
del romanzo. «Cosè mai questa terribile, maravigliosa e oscura vita, questo duro
enigma che luomo sempre ha declinato in mito, in racconto favoloso, leggendario, per
cercar di rispecchiarla, di decifrarla per allusione, per metafora?», declama Fabrizio
Clerici (il cui personaggio, non è inutile sottolinearlo, rimanda al noto, omonimo
pittore, che ha disegnato appositamente cinque tavole, riportate nel volume).
Alla meditazione sulla vita si accompagna inscindibilmente
quella sulla scrittura letteraria, che ha il compito, secondo Clerici (ma la
sottolineatura era già presente in Lunaria), di velare «la pura realtà
insopportabile», portando luomo al sogno. Come si parte per fuggire «lo scontento
del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi», per il bisogno «di staccarsene,
morirne, e vivere nel sogno dère trapassate, antiche, che nella lontananza ci
figuriamo doro, poetiche, come sempre è nellirrealtà dei sogni, sogni
intendo come sostanza de nostri desideri», così si scrive per sognare, «memorando
del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano»: e «un sognare infine
in suprema forma, è lo scriver dun viaggio, e dun viaggio nella terra del
passato».
Segue: Il siciliano che sogna la luna - 3
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