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TEATRO

Una libera crescita bloccata
da poche persone

di Giuliano Vasilicò


   Letture n.548 giugno-luglio 1998 - Home Page È necessario che il teatro compia un salto di qualità riguardo al suo uso. E il punto di partenza per questo avanzamento non può essere che la grande esperienza dell’avanguardia. Dopo la rivoluzione antinaturalistica dei primi decenni del secolo, mirante a rappresentare l’essenza dell’uomo (al di là dei suoi comportamenti), negli anni Settanta l’avanguardia teatrale, e in particolare la Scuola Romana, hanno di fatto, con i loro spettacoli gestuali e di teatro-immagine, preparato l’attore per una partecipazione totale (corpo, cuore, mente) all’avventura scenica e questo in un’epoca di predominio assoluto della parola.

Successivamente la parola avrebbe dovuto riprendere il suo ruolo insostituibile. Ma questa fusione non è ancora avvenuta completamente. Assistiamo infatti a un ritorno del naturalismo con una drammaturgia quasi solo di parola, spesso anche molto quotidiana, "minimale", che non tiene assolutamente conto della preziosa esperienza del teatro gestuale. Oppure assistiamo a un avanguardismo che ancora emargina l’uso "alto" della parola scenica.

Grandi possibilità spirituali

In realtà, le sue possibilità più alte il teatro le esprime nel campo della spiritualità. Di per sé (e sembra quasi una magia) il teatro evoca sempre qualcosa che sta "al di là" di ciò che ci presenta (persone, oggetti...). In teatro si possono tentare, nella finzione, veri e propri "passaggi" interiori, salti nel vuoto che la protezione della finzione rende meno pericolosi. Il palcoscenico può essere persino uno spazio di sperimentazione per un’esperienza... di "fede". Questa visione "spirituale" del teatro non è apprezzata da chi lo considera solo come esperienza estetica o culturale, o al limite come esperienza fisica estrema, ma non come un laboratorio per inventare nuovi modi di essere.

La politica oggi comincia a considerare anche lo sviluppo del teatro come un fattore importante per la crescita della società. Ma allora quest’arte dovrebbe poter esprimere tutte le sue potenzialità! Di fatto questa piena espressione oggi purtroppo viene impedita. Chi attualmente controlla, per i suoi interessi, il sistema teatrale italiano (circuiti, rassegne, distribuzione delle risorse, informazione, eccetera) – tre, quattro persone che determinano tutto – ne blocca, favorendo solo alcune tendenze, una libera crescita.

Ogni tanto si sentono affermazioni preoccupanti sul teatro: che è un’arte destinata a scomparire, perché sostituita, ormai completamente, dal cinema, dalla televisione, dalla politica-spettacolo... Affermazioni per fortuna a tutt’oggi non confermate nella realtà. Il teatro infatti non può e non deve finire. La sua scomparsa ci priverebbe di un importante strumento di sviluppo della coscienza.

Recitare vuol dire infatti rifare sé stessi, riproporre criticamente la vita, fare lo specchio per gli altri, acquisire quindi una doppia conoscenza... Ma affinché tutto ciò avvenga occorre che la rappresentazione abbia luogo dal vivo, direttamente, senza filtro tecnico, davanti agli spettatori. Il teatro costituisce una esperienza etica insostituibile.

L’arte più vicina alla vita

Il teatro è l’arte più vicina alla vita. A differenza delle altre arti che usano, per le loro creazioni, materiale inanimato (colori, pietre, scrittura, note musicali...), il teatro utilizza materiale vivente, gli attori, che contribuiscono alla creazione, con le loro idee ed esperienze personali. Quando l’attore entra in scena, è come se entrasse con il proprio corpo all’interno dei contenuti che si vogliono rappresentare. Se questi ultimi sono un’immagine fedele della condizione umana di una certa epoca, l’esperienza che viene vissuta (conoscitiva, critica) è certamente eccezionale.

Il teatro ha potenzialità ancora inesplorate, che non sono state colte ancora fino in fondo. Sul palcoscenico, tramite gli attori, possiamo "destrutturare" l’uomo, facendone incarnare dagli attori stessi i vari aspetti (quello razionale, quello passionale) e tentare così nuove possibili vie di armonizzazione, e la finzione scenica preserva dalle pericolose conseguenze di questi salti nel buio.

L’insieme degli attori costituisce il "corpo scenico" e su di esso possiamo lavorare, tentando di ricostruire l’uomo in modo nuovo. Si tratta, è ovvio, solo di una finzione, ma si sa che in teatro, tramite l’immedesimazione, attori, regista e a volte anche gli spettatori possono vivere la vicenda quasi come se fosse vera, e trarne indicazioni utili anche per la vita. Il teatro è quindi un prezioso strumento, se lo si affronta a livello delle sue potenzialità più alte.

  

GIULIANO VASILICÒ
  
Giuliano Vasilicò (nato nel 1940),Giuliano Vasilicò. regista, nel 1968 ha formato, con altri artisti, una Compagnia che si impegna nella ricerca rivolgendosi principalmente alla trasposizione teatrale di importanti opere letterarie: il lavoro sul Marchese De Sade indaga l’ambito della sensualità, quello su Marcel Proust esplora la sfera psicologico-affettiva, il lavoro su Robert Musil, infine, si confronta con la dimensione spirituale dell’uomo. Le opere di quest’ultimo autore, che tuttora impegna il Gruppo di ricerca e progettazione teatrale diretto da Vasilicò, sono oramai il riferimento principale per un progetto tendente a un Teatro Totale, un teatro in cui il gesto e la parola trovino una loro possibile armonizzazione.
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