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Fanno discutere le
tante iniziative editoriali che puntano sulle grandi tirature e sul prezzo basso,
raggiungendo così milioni di persone. Gli effetti di un fenomeno che coinvolge non solo
il libro, ma anche i giornali, le videocassette e i compact, in una sinergia mediale. Con
molto buon senso, qualcuno ha osservato di recente che se negli ultimi decenni i prezzi
delle merci in genere, dai frigoriferi ai computer, si sono abbassati sensibilmente in
rapporto al potere dacquisto, non si capisce perché ciò non dovesse capitare anche
per i libri. Le innovazioni tecnologiche nei processi di stampa, e soprattutto una
significativa estensione della catena distributiva (stazioni, grill, supermarket),
sono da intendersi alla base del fenomeno.
In quanto moderna impresa industriale, leditoria
mostra daltra parte caratteri propri: solitamente diffida di quei dinamismi
accelerati che possono mettere in discussione lassetto sia pure precario,
strutturalmente fragile, che distingue la merce libro da un punto di vista economico. Tra
la fine degli anni Settanta e lungo il decennio seguente, in coincidenza con le grandi
crisi e ristrutturazioni aziendali (Laterza, Einaudi, Feltrinelli), linerzia
tradizionale dei nostri dirigenti editoriali aveva fatto lievitare irresponsabilmente i
prezzi dei volumi. Chi, non ricorda le 3040 mila lire, che bisognava sborsare, allora, per
un qualsiasi romanzo hardcover di pubblicazione recente?
Era una logica da mercato ristretto: un trend preoccupante
che poneva il nostro apparato editoriale lungo una china di restringimento neoelitaristico
e sfiduciato. Oltre alle modificazioni che si venivano determinando in ambito tecnologico
e distributivo, e al di là degli investimenti che esse richiedevano per diventare
economicamente appetibili, necessitava insomma anche unintuizione provocatoria, di
rottura, allinterno di un panorama asfittico e stagnante. A questa stregua va
considerata la proposta dei "Millelire", avanzata sul finire del 1990 da
Marcello Baraghini e dalla sua Stampa Alternativa. Da quellazzardo, anarcoide e
anticonformista, almeno nelle premesse dichiarate, prende le mosse la risposta,
riformulata e riprogettata, che nellultimissimo periodo ha caratterizzato la grande
e media editoria nostrana.
Rilancio di "best seller"
Nel luglio del 1995, a un prezzo allincirca dimezzato
rispetto ai consueti tascabili (5.900 lire dapprima, ora aumentate a 6.900), Mondadori
varava "I Miti", una collana particolarmente impegnata nella commercializzazione
e rilancio di grandi best seller della narrativa italiana ed estera. Tiratura fissa
di 200.000 copie a titolo, grafica dai colori sgargianti, niente catalogo né
immagazzinaggio: dopo un ciclo di vita temporalmente effimero, tra banchi di libreria e
scaffali di ipermercato, il macero. Liniziativa ha successo, riorientando le
politiche di marketing dellintero apparato editoriale nostrano. Così, dal
febbraio 1997, ecco i "Superpocket" della mega-cordata Longanesi-
Garzanti-Rizzoli-Bompiani. Confezioni di quattro titoli mensili con tiratura di poco
inferiore ai "Miti", e con prezzo concorrenziale di lire 6.500. 
A fianco, va segnalata lofferta variegata di
imprenditori medio-piccoli che si alleano in joint-ventures di minore imponenza
finanziaria, come è per Editori Riuniti e Sellerio con la collana "Universale",
un periodico mensile che ha come direttore responsabile Roberto Bonchio, e che sinora, in
esili volumetti gialloverdi ha commercializzato al costo di 6.000 lire titoli come Donna
di Porto Pim di Tabucchi, Una moglie di Lidia Storoni Mazzolani, La ragazza
dagli occhi dargento di Hammett. Mentre un discorso parzialmente diverso
andrebbe fatto per la "Biblioteca Economica Newton", che a lire 4.900, caduta la
copertura dei diritti dautore, diffonde classici della narrativa e del teatro per un
pubblico presumibilmente studentesco: Pirandello, DAnnunzio, Fogazzaro, Svevo, ma
anche Joyce, Goethe, Tolstoj.
Concorrenza tra colossi
A colpo docchio, lo scenario che si apre negli anni
Novanta pare rimandare per molti versi a quanto veniva delineandosi alla metà dei
Sessanta, con la così chiamata "rivoluzione del tascabile". Anche allora le
linee di massima concorrenza si stabilivano tra colossi editoriali di localizzazione
milanese, gli "Oscar" Mondadori da un lato e i "Pocket" Longanesi
dallaltro. Analoga, daltronde, la centralità che la forma romanzo, nelle sue
vaste campiture avventurose o di genere, viene assumendo nella nuova ondata di
supereconomici. Si va dalla riproposizione di autori stranieri di sicura presa di
pubblico: Grisham, Follett, Smith, Sheldon, Cornwell, Le Carré (per i "Miti");
ancora Smith, King, Clancy, Crichton, Cussler (nei primi undici titoli
"Superpocket"). Accanto a essi, alcuni best seller italiani di cui le
suddette collane tendono a prolungare o ad accentuare la penetrazione presso fasce di
pubblico ancora più esteso: La chimera di Vassalli o Jack Frusciante di
Brizzi, Il nome della rosa di Eco o Castelli di rabbia di Baricco; e magari,
come per Insciallah della Fallaci proposto nei "Superpocket", tentando di
rimediare (con discreti risultati di vendita, parrebbe) a clamorosi fallimenti
determinatisi allatto della pubblicazione in versione hard-cover.
Non si tratta di mera letteratura commerciale o media (middle-brow),
perché in questi elenchi compaiono altresì capolavori romanzeschi del Novecento: da Centanni
di solitudine a La fattoria degli animali,aIl grande Gatsby. Quello che
si può notare ma era già molto chiaro per i tascabili degli anni 60
è piuttosto levidente rinforzo multimediale di cui godono molti di questi titoli.
Tra le prime 11 proposte nei "Superpocket", 5 sono anche grandi successi
cinematografici, Congo, La grande fuga dellOttobre Rosso, Il nome della
rosa, La Storia infinita, Il postino di Neruda. Con il risultato di una circolarità
sinergica, che dallopera in volume (hard-cover) passa al cinema, e magari al
piccolo schermo, per poi tornare al libro in edizione supereconomica. Così come era
caratteristico delle "universali" economiche degli anni 50, e poi dei
tascabili anni 60, accostare a volumi robustamente romanzeschi testi di saggistica
divulgativa a base sociologica e di costume: allora poteva essere il "Rapporto
Kinsey" sui costumi sessuali degli americani, ora Innamoramento e amore di
Alberoni e Avere o essere di Fromm. 
Se si esclude laspetto di forte concentrazione
editoriale, per non dire di duopolio, necessario alla costituzione di vasti e variegati
cataloghi, tutto ciò non costituisce una novità. A mostrarsi diverso è piuttosto il
contesto in cui le proposte supereconomiche si vengono inscrivendo: diverso, verrebbe da
dire, è il clima modernista che le accoglie. La cosa si rende particolarmente evidente se
ci si pongono due domande: primo, è ancora analoga a quella degli anni 60 la
posizione del libro nel luniverso culturale di fine Millennio? E soprattutto: è
ancora definibile in termini di divulgazione, cioè come un allargamento verso il basso
del prodotto letterario, questa nuova politica di vendita a prezzi molto contenuti?
Una circolazione alternativa
Per quanto riguarda la prima questione, occorre considerare
che negli anni 60 i tascabili avevano una circolazione per molti versi alternativa a
quella dei volumi hard-cover da libreria. Lidea stessa di una biblioteca
casalinga costituita di "Oscar" e di "Pocket" restituiva il senso di
una acculturazione recente: era sì base per una informazione letteraria cosmopolita e in
via di massificazione, ma ancora distinta, in termini di prestigio, di status intellettuale,
dalla cultura umanistica ufficiale. Oggi tutto questo è sempre meno vero: le stesse
strategie promozionali, che tendono a porre su uno stesso piano la presenza
"istituzionale" di un testo letterario nelle librerie con la sua circolazione
allinterno delle grandi catene distributive, segnalano qualcosa di importante. Il
libro non è più se non uno dei media culturali smerciato nei luoghi della
tradizione.
Le librerie stanno cambiando: con la concorrenza
multimediale, in particolar modo indotta dalla svolta informatica, esse si avviano a
diventare un contenitore assai eteroclito di videocassette, libri e testi elettronici (cd-rom).
E qualcosa di molto simile sta del resto avvenendo da molto tempo presso le edicole e
nelle cartolibrerie periferiche. Sempre più si sta attenuando cioè la separazione tra
alto e basso, tra circuito nobile del libro e circuito di massa (meno selettivamente
motivato e durevole, sino al limite dellusa-e-getta). È questo, per il libro, un
aspetto di secolarizzazione, di perdita dellaura, che va considerato nella sua
inevitabilità, senza eccessivi rimpianti o lamentazioni anacronistiche. Non molto
diversamente era capitato a unarte tutto sommato giovane e interamente industriale
come il cinema, quando cominciò la riproduzione dei film sul piccolo schermo (e tanto
più oggi, attraverso la riduzione a gadgets delle videocassette).
È in questo ambito, di crescita multimediale e di
accentuata desacralizzazione, che va considerata, senza allarmismi, ma anche con un senso
non ideologico delle trasformazioni, la seconda questione, inerente leventuale
funzione divulgativa della letteratura in veste supereconomica. Nel corso degli anni
60, gli "Oscar" e i "Pocket" si rivolgevano a un pubblico nuovo,
costituito per lo più dalle nuove generazioni coinvolte nei processi di scolarizzazione
diffusa; ma anche da settori popolari e di microborghesia extraurbana che, attraverso la
rete nazionalmente più diramata delle edicole, trovavano un accesso al libro più pratico
e vantaggioso.
Oggi tutto questo non appare più così scontato. Le
iniziative supereconomiche, che pure largo successo di vendita stanno avendo, non sembrano
in grado (statistiche alla mano) di produrre un significativo allargamento verso il basso
della fascia dei destinatari. Crescono, sì, ma leggermente i nuovi lettori;
contemporaneamente, però, si assottiglia la fascia dei così chiamati "lettori
forti", cardine consueto del nostro mercato librario. Probabilmente è troppo presto
per trarre indicazioni rigorose. Ma se così stessero le cose, rimarrebbe difficile
parlare di una nuova ondata di divulgazione libraria.
Alla conquista dei giovani
E, per quanto inaspettato, e da salutare con gioia, il caso
dei "Miti-Poesia" rimane comunque eccentrico rispetto a questi ragionamenti:
riguardando un riorientamento, allinterno dei due supergeneri prosa / versi, della
stessa inalterata massa di lettori. Forse, per lintera operazione del
supereconomico, sarebbe il caso di parlare di un rilancio del libro allinterno di un
mercato culturale che tende tecnologicamente a trascenderlo: una sorta di riconquista di
territori, particolarmente giovanili, ormai invasi dalle scritture informatiche e visuali.
Ma senza la capacità di invertire in senso strutturale la tendenza ormai epocale alla
multimedialità e alla compresenza, tendenzialmente paritaria e fungibile, delle forme
espressive.
Bruno Pischedda
Segue: I cattolici rispondono dall'alto dei
"pinnacoli"
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