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TENDENZE TV I
programmi di approfondimento dellattualità politica mostrano come la cronaca è
piegata alle necessità dello spettacolo, accentuando lidea di un teatrino con
copioni e colpi di scena. La struttura delle trasmissioni di Santoro, Annunziata, Vespa e
Lerner. La novità televisiva di questanno
arriva dallinformazione, o, meglio, da quei programmi deputati
allapprofondimento dellattualità politica, economica, di cronaca. E così
linizio del 97, con qualche annuncio già sul finire del 96 (vedi Moby
Dick), ci porta sul video casalingo i problemi dei nostri giorni, ci porta a discutere
di tutti quegli affari, difficili, noiosi da capire, ma così vicini ai nostri interessi
personali. Linformazione televisiva dei programmi di Michele Santoro (Moby Dick),
di Gad Lerner (Pinocchio), di Lucia Annunziata (Prima serata) vuole
avvicinare la cosa pubblica agli italiani, vuole rendere i cittadini familiari a tutti i
meccanismi di questa Italia di fine Millennio, e vuole altresì "ospitare" la
voce del popolo, riconoscerle il suo posto, perché «quello di cui si parla stasera
interessa tutti». Iniziamo subito con il presentare lanalisi ravvicinata di questi
programmi nel corso del loro svolgimento (i dati si riferiscono a precisi periodi di
rilevazione indicati nel testo; qualche programma nel frattempo ha già chiuso o è stato
ridimensionato), poi tenteremo di tirare qualche breve conclusione.
Lucia, regina contestata
Unica donna nel panorama delle trasmissioni di
approfondimento informativo, Lucia Annunziata con Prima serata replica, in stile e
modi, la trasmissione che lha fatta conoscere al pubblico televisivo, Linea Tre.
Ciò che cambia è la struttura più articolata della messa in scena informativa,
lessere nella fascia oraria cosiddetta del prime time, in un programma della
testata giornalistica Tg3, di cui dallagosto scorso è direttrice.
In prima battuta laria che si respira è quella
dell"autorevolezza" (già da tempo parola-chiave della sinistra
governativa di DAlema), cioè, di un ambiente non molto accogliente, dove sembra che
si parli di cose molto serie, quasi a dare limpressione al pubblico di non
disturbare perché "stiamo lavorando per voi". E infatti il pubblico non
cè mai, è solo evocato dalla possibilità di mandare dei messaggi via Internet
alle-mail di Prima serata, è ingessato e selezionato dalle platee che
si organizzano nei teatri, dove è vietato applaudire e dove più volte vengono sgridati
da una spigolosa Bianca Berlinguer in tenuta da generale.
Andiamo con ordine. Il tema delle puntate da noi analizzate
(quelle del 16, del 23 e del 30 gennaio) riguardava la politica, la prima in maniera più
aperta, la seconda e la terza in maniera trasversale. E questa è limpronta della
conduttrice e direttrice Lucia Annunziata, occuparsi di politica innanzitutto, senza la
pressione di campagne elettorali in corso, ma con lidea forte che è la politica
ciò che deve interessare tutti. Il risultato è un po ostico per i telespettatori
(e infatti il programma chiude i battenti prima del previsto), con punte di critica degli
stessi ospiti invitati alla trasmissione uno su tutti Gianfranco Fini che a fine
puntata del 16 dichiara: «si sta facendo una trasmissione di cui linteresse è
poco, mi dispiace che abbiamo partecipato a questa trasmissione, quando invece sta
succedendo di tutto».
Questo mette in discussione il paradigma
dellinformazione nel servizio pubblico, cosa che le rimprovera un Buttiglione non
invitato in studio nella puntata dedicata al Polo. E cosa sottolineata anche da Giuseppe
Ayala nel corso della puntata sul rapporto giustizia e pentiti, quando le dice che la
trasmissione è "zoppa" perché lAnnunziata non aveva portato gli esempi
positivi della legge Martelli sui pentiti. Di qui le accuse di "faziosità",
d"informazione di regime" che puntualmente piovono sulla direttrice del
Tg3.
La struttura del programma è articolata. LAnnunziata
si avvale dei suoi giornalisti preferiti della sua testata, sparsi per lItalia in
collegamenti che si palleggiano la linea, a volte in maniera serrata. Se nella puntata
dedicata allo stato di salute del Polo, e così anche quella sullUlivo, la linea era
sempre in studio con qualche leggero scambio con le platee di Milano e Bologna, le due
puntate successive sono state, invece, continuamente percorse dai collegamenti esterni.
Ciò allude al telegiornale vero e proprio dove le funzioni dello studio sono
essenzialmente di collegamento. Così sembra che lAnnunziata voglia un po
perdere la centralità del conduttore, che aveva nelle prime puntate, e fare diventare
questa Prima serata veramente il programma di approfondimento del Telegiornale.
Lo stile di conduzione dellAnnunziata non lascia
però dubbi su chi sia il capo. Ricorda Emilio Fede nei suoi Tg, dove spesso è lui da
studio a intervenire e a fare domande alle persone intervistate, sovrapponendosi sul
giornalista, arretrato nella funzione di portamicrofono. È così che lAnnunziata
interviene, toglie la linea, suggerisce le domande ai suoi fidati, «viene loro in
aiuto». Niente da fare se la Berlinguer chiede la linea, lAnnunziata impera.
Così i giornalisti diventano replicanti della loro
direttrice, ne adottano il suo stile diretto e deciso. Cosa visibile anche nei confronti
dei suoi ospiti, seduti in poltrona mentre la conduttrice si muove in mezzo con lo sguardo
che piove dallalto in basso (in Linea Tre le sedie per gli ospiti erano più
alte). Da potente regina, la direttrice del Tg3 elargisce anche i suoi favori dando del
"tu" a chi le è simpatico o le è vicino e del "lei" a chi, invece,
non gradisce molto. Ciò porta acqua al mulino della faziosità: perché, ad esempio, dare
del "tu" a Casini e del "lei" a Berlusconi e a Fini? Perché dare del
"tu" alla figlia di Bompressi e del "lei" a Cusani? La
"regina" accoglie chi vuole nella sua corte, fa parte del suo regale arbitrio.
È così facile immaginare chi segua questo programma. Il
suo target si comporrà da chi ama sentirsi parte di qualche gruppo, da chi voglia
assemblearsi nelle sedute pubbliche della Tv telegiornalistica, da chi, in una parola,
sente di aderire al suo leader,in un rapporto di sudditanza e fedeltà al suo
canale preferito. E qui si manca lobiettivo che lAnnunziata, chissà se mai,
si era prefissata: fare una trasmissione di approfondimento giornalistico, essere, cioè,
emanazione di un telegiornale che, sia detto senza ingenuità, avrebbe dovuto avere un
rapporto più distante con gli argomenti da approfondire, essere un po più super
partes. Sappiamo che linformazione obiettiva non esiste da nessuna parte. Ma,
visto che siamo in una grande "artefattualità", bastava predisporre un
meccanismo che ci facesse credere un po di più allinformazione e un po
meno alle strategie del "Quarto potere".
PRIMA SERATA
Share complessivo delle puntate considerate: 9,65%,
dato scomponibile per
- sesso: l11,44% uomini e 9,17% donne;
- età: la punta più alta è per il 15,01% per gli uomini
oltre i 65 anni e per l11,65 per le donne da 45 a 54 anni;
- area geografica: il 12,21%, dato più alto, è del
NordOvest; scolarità: il valore più alto, il 18,98%, è dei laureati;
- composizione familiare: i monocomponenti costituiscono il
valore maggiore, il 13,59%.
Collocazione nel palinsesto: nel prime time
dalle 20.30 alle 22.30 su Raitre, in concorrenza con Moby Dick su Italia 1, con i
varietà Beato tra le donne su Canale 5, e Per tutta la vita su Raiuno.
La struttura: in studio tre schermi hitech da
cui partono i collegamenti, con due platee selezionate per testimoniare direttamente a
proposito del fatto discusso, dislocate in due teatri di due città diverse, e con ospiti
in altre sedi Rai. Gli ospiti in studio sono al massimo tre, tra i quali si colloca la
conduttrice, in piedi, che lancia i collegamenti e i servizi (tre o quattro). È aiutata
da circa tre giornalisti in collegamento con lo studio, alcuni dei quali lanciano servizi
chiusi.
(Dati A.G.B. Italia s.p.a., fonte Auditel).
Giorgio Simonelli e Giusi Di Lauro
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