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Tutta la tradizione letteraria
italiana non risparmia eufemismi e allusioni al sesso. Due studiosi ne ripercorrono la
storia coinvolgendo anche Savonarola e Giordano Bruno. «È consuetudine
affermare che i due settori in cui si fa più ampio ricorso alleufemismo sono quelli
relativi alla morte e al sesso», scrive Valter Boggione nelle righe introduttive a un
volume molto interessante, il Dizionario storico del lessico erotico italiano.
Metafore, eufemismi, oscenità, doppi sensi, parole dotte e parole basse in otto secoli di
letteratura italiana (Longanesi, 1996), di cui è coautore con Giovanni Casalegno. Di
fronte a un titolo simile si potrebbe forse pensare a un libro di cassetta, che cerchi il
facile successo facendo leva su argomenti pruriginosi.
Nulla di più sbagliato. Questo è un volume serissimo, un mattone
di 684 pagine pieno di erudizione e di gusto letterario. Non è unopera scritta da
linguisti, perché i due autori sono entrambi allievi di Giorgio Bàrberi Squarotti, e
quindi si sono formati nel campo della critica e della storia letteraria. La loro
esperienza si è poi affinata nella redazione del "Battaglia", il Grande
dizionario della lingua italiana che si pubblica presso la Utet di Torino, di cui è
direttore (giova ricordarlo) proprio Bàrberi Squarotti. Io ripeto sempre come solo
uningiustizia, propria della vischiosa tradizione dei nomi, ci faccia perpetuare la
designazione di "Battaglia", quando in realtà lopera per tre quarti si
deve a Bàrberi Squarotti, lo studioso che ne ha adattato e migliorato il progetto
originale, riscattandolo da una sostanziale modestia. A ogni uscita dei volumi del
"Battaglia", che hanno cadenza biennale, qualche linguista lamenta
linadeguatezza dellopera, e lo fa, magari, con argomenti fondati.
Resta il fatto, però, che il più grande dizionario italiano del
nostro secolo (e il secolo ormai volge al termine, per cui se ne può fare un bilancio) è
riuscito ad avviarsi alla conclusione, ed è il frutto dellopera di un letterato,
con tutte le caratteristiche che questa designazione professionale comporta. Il Novecento
è stato senzaltro il secolo della linguistica, ha segnato la fine del dominio
incontrastato di generazioni di letterati e scrittori; nonostante ciò, il
"Battaglia", che non è diretto da linguisti, è riuscito a raggiungere
lobiettivo ambizioso: è il maggior dizionario del Novecento. La sua redazione è
stata una fucina di intelligenze. Basta scorrere lelenco dei collaboratori: alla
data del 1964, tra essi comparivano diversi nomi che avrebbero acquistato fama, come Gian
Luigi Beccaria, Guido Davico Bonino, Marziano Guglielminetti, Bice Mortara Garavelli,
Valerio Zanone. Come si vede, sono persone che si sono dedicate ai settori più diversi,
non solo alle lettere e alla linguistica.
Rigorosa tassonomia
Anche
Boggione e Casalegno si sono fatti le ossa tra le schede del GDLI, per usare la sigla con
cui il "Battaglia" è citato nelle bibliografie degli specialisti.
Probabilmente, spogliando qualche nostro cinquecentista, i due giovani studiosi (entrambi
sono nati negli anni 60) si sono innamorati dellargomento a cui portano ora il
loro ottimo contributo. Nel libro troviamo una tassonomia rigorosa, così dettagliata che
quasi produce involontariamente una sorta di contrasto comico, a contatto con la
vitalissima materia. Si pensi che il Dizionario storico del lessico erotico è
diviso in sei categorie, dallatto sessuale ai genitali (maschili e femminili), al
seno, al sedere, allomosessualità. Ognuna delle sei sezioni è a sua volta divisa
in gruppi tematici. Prendiamo i genitali maschili. La loro trattazione comprende oggetti
(tra i quali: affare, arnese, attrezzo, mercanzia, ordigno, strumento, bastone,
candela, candelotto, chiave, chiodo, manganello, manico, mescola, penna, pennello, spiedo,
verga
), e gli oggetti si dividono a loro volta in molte categorie, ad esempio
gli strumenti musicali, come archetto, battaglio, cornamusa, flauto, piffero, piva,
zufolo ecc., o le parti delledilizia, per cui abbiamo campanile, colonna,
guglia, mulino.
Di fronte ad un simile scatenamento metaforico (ma non è che un
piccolo limitato campione, uninfinitesima parte di quello che si ricava dal libro)
viene da chiedersi se ci sia qualche cosa che non si è prestato a metafore sessuali, in
questa corsa ossessiva verso lo stupefacente. La parte del leone mi pare quella degli
autori antichi, lAretino, ovviamente, ma anche cinquecentisti come il Doni, il
Giambullari, il Domenichi, e ancora un anticonformista come Giordano Bruno, per non
parlare del capostipite Boccaccio, colui che per primo diede questi sali alla narrativa. E
poi, giù giù, per li rami, si scende fino ai moderni, tra i quali Moravia, Pasolini,
Fortini, Arbasino, e anche Porci con le ali. Ma non si creda che Boggione e
Casalegno abbiano raccolto solo le designazioni pittoresche e arrischiate, come quella di
Boccaccio (Decameron, II,7,37), che arriva alle soglie del blasfemo con il gioco
verbale sul santo cresci e quel che segue; a volte sono stati capaci di documentare
la pudicizia, non limpudenza, come quando registrano Savonarola che parla del luogo
pudibondo, o segnalano lin quel posto di Pasolini (Ragazzi di vita).
Già in questi pochi esempi ricavati dal corposo vocabolario
emergono le due direzioni della lingua oscena: la precisione equivoca, da una parte, che
evoca un oggetto singolo per la sua buffa analogia con lorgano sessuale, sublimando
la metafora come "paragone raccorciato", secondo i dettami della buona retorica;
dallaltro lato abbiamo lelusione, levasività: e allora lorgano
diventerà un pronome (lui), o unallusione vaga (quello, il coso ecc.).
Molte volte linvenzione dellosceno è specifica della dimensione letteraria,
fa parte del mestiere degli scrittori, specialmente nel caso della tradizione italiana,
così ricca di autori comici, come nel Rinascimento. Altre volte, però, il meccanismo
attestato dal libro di Boggione e Casalegno non è diverso da quello della lingua comune,
e il fenomeno, dunque, potrebbe interessare il linguista, non solo il critico e lo storico
letterario.
E la psicanalisi?
Stupisce
un po, proprio per questa ragione, che non sia citato in bibliografia un saggio
classico come la Semantica delleufemismo di Nora Galli de Paratesi, un
libro così fortunato che, nato in ambiente accademico, ebbe una ristampa negli Oscar
Mondadori; pagando, per tale divulgazione, un prezzo relativamente basso, cioè il solo
cambio del titolo, divenuto Le brutte parole, mentre il titolo originale veniva
ribassato al rango subalterno di sottotitolo. La Galli de Paratesi citava un
comparatista esperto di lingue indoeuropee, il Buck, per definire il campo degli oggetti
metaforici che ci siamo, poco fa, divertiti a elencare, e che dovrebbero collegarsi a
categorie come le seguenti: oggetti a punta, bastoni a gambo, protuberanze, code,
strumenti di lavoro, lame, armi da fuoco, serpenti, e anche pesci, corni e altri oggetti
legati a simbolismo onirico e culti fallici. Insomma, per spiegare questo fiorire di
metafore non basta nemmeno la linguistica; occorre, ovviamente, la psicanalisi, e anche
lantropologia. In attesa di questi approfondimenti, però, il libro di Boggione e
Casalegno ci farà godere della capacità inventiva e del senso di variatio con cui
gli scrittori hanno giocato, a volte in modo orginale e intelligente, con i temi del
sesso.
Claudio Marazzini |