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Nei secoli si sono
sommati motivi religiosi, letterari e storici che hanno contribuito a drammatizzare figure
e date circa la fine del mondo, alimentando un catastrofismo ingiustificato. Cosa dicono
lApocalisse, il Medioevo, i movimenti religiosi, il cinema e la letteratura. Siamo prossimi allo scadere del secondo Millennio cristiano. E torna
di moda parlare di Millenarismo. La parola Millenarismo suscita sempre, ma forse ormai
più nelle reminiscenze storiche e letterarie degli intellettuali che nella fantasia del
popolo, qualcosa di oscuro, di catarsi o di distruzione. In una stagione storica come la
nostra, che ha attraversato apocalissi reali come lultima guerra e regimi brutali
allEst e allOvest; in una società delle immagini, che si nutre
quotidianamente di visioni violente, anche la data del Duemila potrebbe essere immaginata
millenaristicamente, con un accompagnamento di tragedie e di cataclismi. Mentre, in questo
campo, si registra indifferenza nel mondo laico, occupato in ben altre sue sacralità,
come la politica o la Borsa, è il mondo cristiano che vede nel Duemila una meta colma di
significato, collegata allavvento del terzo Millennio del cristianesimo.
In
definitiva, cè unattesa di qualcosa che debba accadere a cominciare dal nuovo
secolo. Che cosa? Assisteremo a ciò che, riecheggiando timori millenaristici, ci promette
il vero o falso terzo segreto di Fatima, diffuso qualche anno fa? "Ecco, verrà il
tempo dei tempi e la fine di tutte le fini. I grandi e i potenti periranno insieme ai
piccoli e ai deboli... Fuoco e fumo cadranno dal cielo. Le acque degli oceani diventeranno
vapori... Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, lì sarà angoscia e miseria, rovine
in tutti i paesi...".
O potrà essere
semplicemente qualcosa che assomigli a un ravvedimento degli uomini, come sembra credere
Giovanni Paolo II, il quale cita santAgostino: "Non abbiate paura, cari figli,
questo non è un mondo vecchio che si conclude, è un mondo nuovo che ha inizio". In
fondo, è quasi dobbligo una piccola connotazione millenaristica nella speranza o
nellutopia cristiana: è il desiderio del realizzarsi di unetà nella quale si
avveri finalmente la previsione del profeta Isaia: "La giustizia e la pace si sono
abbracciate", con una lettura della storia come quella degli antichi profeti di
Israele e del libro dellApocalisse: prima le sofferenze, gli sconvolgimenti
materiali, politici e morali, poi la conversione e il ritorno a Dio.
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Maestro di Arguis:
Vittoria di San Michele
sull'Anticristo |
Millenaristi
sono stati i cristiani delle prime generazioni, quelli del tempo di san Paolo e
dellApocalisse. Qual è lo scenario millenaristico che viene prospettato
nellambito di questi primi cristiani? Lo spunto è tratto dal capitolo 20
dellApocalisse, dove si parla della sconfitta di Satana e della sua relegazione
nellabisso. A questo esilio di Satana segue un regno trionfale di Cristo, attorniato
dai santi e dai martiri risuscitati: è il popolo dei giusti che partecipa alle gioie
messianiche. Questo regno terreno ha la durata di mille anni e ha inizio con la cosiddetta
"prima risurrezione". I primi cristiani credono che questo tempo millenario stia
per arrivare come ricompensa e consolazione di coloro che hanno creduto e sofferto nel
nome di Cristo. "Il Signore viene" è il loro grido di attesa.
Satana e lAnticristo suo
ministro
Ma lo scenario non è finito. Verso la fine di questo
Millennio, Satana è sciolto dal luogo di perdizione e, con laiuto del suo ministro,
lAnticristo, tenta nuove iniziative di perdizione degli uomini. Ma ancora una volta
Satana, insieme allAnticristo, viene sconfitto. È il segno della fine del mondo e
della "seconda risurrezione", quella finale, dopo la quale tutti gli uomini,
buoni e malvagi, si troveranno davanti al Giudizio estremo, in cui riceveranno la condanna
eterna o il premio eterno.
Il Millenarismo, dunque, di per sé non è la Parusia, non
è la venuta finale di Cristo giudice, ma questo tempo millenario intermedio, che segna un
trionfo terreno di carattere messianico. Lidea millenaristica affascinò un po
tutti i primi scrittori cristiani. Papia di Gerapoli afferma: "Ci saranno ancora
mille anni dopo la risurrezione dei morti, e il regno di Cristo sarà materiale e si
attuerà sulla terra". E descrive le meraviglie della terra durante questo regno:
"Ogni vigna avrà diecimila rami... e quando un grappolo starà per essere colto da
uno dei giusti, un altro dirà: io sono un grappolo migliore, cogli me, benedici il
Signore per la mia bontà". Oltre che negli ambienti colti del primitivo
cristianesimo, il Millenarismo trova largo seguito tra gli strati sociali più umili, in
cui viene alimentata lattesa di rinnovamento e di giustizia. Cominciano, però, i
contrasti su questa interpretazione ingenua e grossolana del regno di Cristo. Eusebio, lo
storico della Chiesa, legato a Costantino e alle sorti dellImpero, lo avversa per il
suo carattere antipolitico e antiimperiale. È soprattutto santAgostino che, dopo
aver aderito anchegli per qualche tempo alle idee millenaristiche, penserà, nel De
Civitate Dei, a uninterpretazione spiritualistica del capitolo 20
dellApocalisse, intendendo la "prima risurrezione" come la remissione dei
peccati e i mille anni di regno come simbolo della vita della Chiesa.
Linterpretazione agostiniana fa svanire a poco a poco
la vecchia tensione millenaristica per lasciare il posto a unaltra fase del
Millenarismo. Nel Medioevo, il Millennio cessa di avere le caratteristiche di tempo
intermedio del Regno trionfante di Cristo per assumere, invece, la fisionomia di
unepoca indeterminata temporalmente, ma che apporterà un trionfo religioso,
spirituale. La connotazione particolare del Millenarismo medievale è che esso viene
incentrato non più sulla nuova venuta trionfante di Cristo, ma su unetà dominata
dallo Spirito Santo.
La voce
che annuncia lavvento della nuova età è quella di Gioacchino da Fiore. Il monaco
calabrese, dalla solitudine del monastero della Sila, vede lo strazio che nel mondo si fa
della pace e della gioia, doni dello Spirito Santo, e per reazione scorge nel futuro le
realtà spirituali della Chiesa. Per Gioacchino, la visione si colora di speranza, ma
anche di segni apocalittici. "O fedeli", predica il monaco, "questo vi
annuncio in piena cognizione di causa. Il numero solenne si consumerà più sollecitamente
di quanto non si creda. Non aspettate oltre. Chiunque può si rifugi nellarca, prima
che londa vorace del diluvio salga veemente dallabisso e, spalancatesi le
cateratte del cielo, straripi la inondazione, e levando lo sguardo sbigottito, diciate:
che cosa è mai?, e non vi sia chi sappia dare risposta: prima dunque che andiate cercando
un impossibile ricovero e invocando dal Signore unimpossibile salvezza; prima che
siate costretti a battere invano alla porta, a fuggire per i monti, trovando ostruito il
passaggio".
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Il drago dell'Apocalisse
(cod. Lat. 39) |
La teologia mistico-profetica di Gioacchino da Fiore
influenzerà molte correnti spirituali del Medioevo e si riverserà anche nellepoca
della Riforma protestante. Troverà il suo culmine nel movimento degli Anabattisti con
Tommaso Müntzer, denominato "Il più grande millenarista dellOccidente",
che a Muhlhausen, in Germania, appoggiando le rivendicazioni dei ceti sociali più umili,
impiantò una sorta di teocrazia comunista cristiana, una organizzazione cittadina che
voleva essere una prefigurazione del Regno eterno. Müntzer si mise poi a capo degli
insorti nella guerra dei contadini e, sconfitto, finì decapitato.
Questo intreccio di ideali celesti e di figure temporali,
derivato dalla prima e dalla seconda fase del Millenarismo, in vista di una risoluzione
spirituale finale, costituisce ancora la base di una visione millenaristica che, ai nostri
giorni, continua a delinearsi nella predicazione di alcune sette, in modo speciale dei
Mormoni e degli Avventisti. Lappassionata esortazione ai fedeli di Gioacchino da
Fiore, che abbiamo riportato più sopra, con la predizione del rivolgimento finale, può
aver influenzato il sorgere di una leggenda: quella di una terrorizzata attesa
dellanno Mille, sebbene il monaco calabrese sia apparso un secolo e mezzo dopo.
Tutta quella paura della fine del mondo sembra sia stata uninvenzione di scrittori a
partire dal 1700, intenti a descrivere un Medioevo denso di tenebre e di ignoranza. Nessun
documento del tempo, né scritti ecclesiastici né cronache profane ci tramanda un
"Terrore dellanno Mille". False le visioni di popolazioni terrorizzate che
si rifugiano nei monasteri o che fanno penitenza nelle strade.
Leuforia a Roma con Ottone III
Linizio dellanno Mille avvenne con i normali
guai che cerano nel Medioevo, né maggiori né minori forse di quelli che ci sono
nellEvo in cui viviamo. Sembra, anzi, almeno a Roma e in Italia, che si vivesse in
una specie di euforia e di esaltazione imperiale. Vicino al Vaticano, insediato
sullAventino, innamorato degli splendori della Roma antica, cera un giovanotto
tedesco di nemmeno ventanni, a capo del sacro romano impero: Ottone III.
"Surgat Romae imperium sub Othone tertio", cantava un poeta del tempo.
Otto mesi prima dellinizio dellanno Mille,
nellaprile del 999, alla cattedra di Pietro saliva Silvestro II. Era un papa
singolare, matematico, astronomo, umanista; aveva inventato un globo celeste per spiegare
il movimento degli astri. La gente gli attribuiva fama di "mago". Non nel Mille,
ma nellanno dopo, gli capitò qualche disavventura. A causa delle lotte tra le
famiglie patrizie della città, fu costretto a lasciare Roma. Allora indirizzò una
lettera ai romani. "Voi", scrisse, "mi respingete, ma non potrete
allontanarmi da voi, perché io vi porto nel cuore". Rientrò a Roma alcuni mesi
dopo. Insomma, per quanto riguarda lanno Mille, sembra proprio che non solo non sia
arrivata lApocalisse, ma nemmeno che qualcuno laspetasse.
Cè
un personaggio, però, in tutta questa vicenda, che non ha smesso di tenere il campo nella
fantasia sia popolare che letteraria: lAnticristo. LAnticristo, collocato alla
fine del mondo, è il tema del più antico dei poemetti della nostra letteratura italiana,
che ha per titolo appunto: Lavvento dellAnticristo ed è un po la madre
di tutte le fantasie apocalittiche romanzate venute in seguito. Ne è autore Uguccione da
Lodi, uomo darme e poi, pentitosi dei propri trascorsi guerreschi, diventato uomo di
penna, morto nei primi anni del 1200. Nella religiosità popolare, in certi periodi, dal
Medioevo in poi, si è accentuata lattesa paurosa dellAnticristo, tema gradito
ai predicatori apocalittici. Ai primi del 1500, il Concilio lateranense V dovette
addirittura proibire di annunciare dal pulpito lAnticristo imminente. Il che non
pose del tutto in silenzio gli oratori sacri. Nel Seicento, in Germania, il beato
Bartolomeo Holzhauser predicava ancora la nascita dellAnticristo per la metà
dellanno 1855 e la sua uccisione per il 1911.
Con lo svilupparsi della scristianizzazione del mondo
moderno, lAnticristo è stato preferibilmente ravvisato nella concezione
materialistica della vita e della società. Pio XII intravedeva quasi una fine del mondo e
affermava: "Oggi lo spirito del male si è scatenato contro lo stesso Iddio e contro
Gesù Cristo con tanto accanimento, da far presagire prossima una soluzione definitiva, se
non si sapesse che la lotta durerà quanto il mondo e non si risolverà che nella vittoria
di Dio".
Sulla scorta delle Sacre Scritture, anche Giovanni Paolo II
scorge lAnticristo nella storia in genere e nella storia attuale. Il Papa più volte
lha additato allattenzione dellopinione pubblica.
"LAnticristo è tra noi", ha detto in unomelia di fine anno, "e
non possiamo chiudere gli occhi su ciò che ci circonda. È bene chiamare per nome questo
Maligno presente nel mondo". Si tratta, naturalmente, della presenza e
dellinfluenza del nemico di Dio nella vita degli uomini.
Lotta al Principe di questo mondo
Questa parola "Maligno", questo volerlo chiamare
per nome, è tipico ormai di papa Wojtyla. Gli studiosi della Bibbia tendono a non
confondere lAnticristo con il Maligno, ossia con il Diavolo. Giovanni Paolo II,
invece, mescola volentieri le due figure. Un giorno, durante la sua visita in Portogallo,
nel maggio 1991, ha parlato di Satana al centro dellAtlantico, nelle isole Azzorre,
a Sao Miguel, unisola dedicata allarcangelo che, nellepopea biblica,
alla guida delle armate celesti, con la spada sguainata, ha cacciato Lucifero nel profondo
dellInferno. Il Maligno, diceva il Papa, si nasconde dentro i sistemi e le strutture
della società, dove si esalta il progresso e si celebra una falsa liberazione
delluomo. Anche allora, Wojtyla affermava di voler "chiamare per nome il primo
artefice del male". "Siate forti per la lotta", diceva ai giovani,
"non per la lotta contro luomo, ma per la lotta contro il male. Siate forti per
la lotta contro il Maligno".
Poco tempo dopo, a Czestochowa, al santuario della Vergine
nera, davanti ai giovani fatti venire da tutto il mondo, svolgeva il concetto di una
storia umana segnata perennemente dal conflitto tra il bene e il male. "La storia
umana", diceva il Papa, "si presenta come una lunga sequenza di combattimenti e
di lotte tra il bene e il male. Per che cosa lotta il padre della menzogna? Lotta per
privare luomo della figliolanza adottiva di Dio".
A
Denver, ancora nel raduno internazionale di giovani, tornava a guardare drammaticamente
dentro la storia di questo secolo, scorgendo nuovamente la lotta contro "il Drago, il
Principe di questo mondo, il Padre della menzogna". Si immergeva in immagini
dellApocalisse e lo diceva apertamente: "Questo mondo è il teatro di una
interminabile battaglia che riecheggia il combattimento apocalittico: la morte contro la
vita, una cultura della morte che cerca di imporsi". Qual è questa cultura della
morte? "Il genocidio, le "soluzioni finali", le pulizie etniche, il
massiccio togliere la vita agli esseri umani prima ancora della loro nascita o anche prima
che siano arrivati al traguardo naturale della morte". Sono questi, secondo il Papa,
i connotati dellAnticristo che agisce oggi nella società. Sono appunto,
nellattualizzazione che viene fatta da Wojtyla, "i molti Anticristi" di
cui parla san Giovanni.
Segue:
Terribili date e grandi illusioni |