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IL MILLENARISMO
di Domenico Del Rio
Letture n. 536 aprile 1997 - Home Page Nei secoli si sono sommati motivi religiosi, letterari e storici che hanno contribuito a drammatizzare figure e date circa la fine del mondo, alimentando un catastrofismo ingiustificato. Cosa dicono l’Apocalisse, il Medioevo, i movimenti religiosi, il cinema e la letteratura.

Siamo prossimi allo scadere del secondo Millennio cristiano. E torna di moda parlare di Millenarismo. La parola Millenarismo suscita sempre, ma forse ormai più nelle reminiscenze storiche e letterarie degli intellettuali che nella fantasia del popolo, qualcosa di oscuro, di catarsi o di distruzione. In una stagione storica come la nostra, che ha attraversato apocalissi reali come l’ultima guerra e regimi brutali all’Est e all’Ovest; in una società delle immagini, che si nutre quotidianamente di visioni violente, anche la data del Duemila potrebbe essere immaginata millenaristicamente, con un accompagnamento di tragedie e di cataclismi. Mentre, in questo campo, si registra indifferenza nel mondo laico, occupato in ben altre sue sacralità, come la politica o la Borsa, è il mondo cristiano che vede nel Duemila una meta colma di significato, collegata all’avvento del terzo Millennio del cristianesimo.

In definitiva, c’è un’attesa di qualcosa che debba accadere a cominciare dal nuovo secolo. Che cosa? Assisteremo a ciò che, riecheggiando timori millenaristici, ci promette il vero o falso terzo segreto di Fatima, diffuso qualche anno fa? "Ecco, verrà il tempo dei tempi e la fine di tutte le fini. I grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli... Fuoco e fumo cadranno dal cielo. Le acque degli oceani diventeranno vapori... Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, lì sarà angoscia e miseria, rovine in tutti i paesi...".

O potrà essere semplicemente qualcosa che assomigli a un ravvedimento degli uomini, come sembra credere Giovanni Paolo II, il quale cita sant’Agostino: "Non abbiate paura, cari figli, questo non è un mondo vecchio che si conclude, è un mondo nuovo che ha inizio". In fondo, è quasi d’obbligo una piccola connotazione millenaristica nella speranza o nell’utopia cristiana: è il desiderio del realizzarsi di un’età nella quale si avveri finalmente la previsione del profeta Isaia: "La giustizia e la pace si sono abbracciate", con una lettura della storia come quella degli antichi profeti di Israele e del libro dell’Apocalisse: prima le sofferenze, gli sconvolgimenti materiali, politici e morali, poi la conversione e il ritorno a Dio.

Vittoria di San Michele sull'Anticristo Maestro di Arguis:
Vittoria di San Michele
sull'Anticristo

Millenaristi sono stati i cristiani delle prime generazioni, quelli del tempo di san Paolo e dell’Apocalisse. Qual è lo scenario millenaristico che viene prospettato nell’ambito di questi primi cristiani? Lo spunto è tratto dal capitolo 20 dell’Apocalisse, dove si parla della sconfitta di Satana e della sua relegazione nell’abisso. A questo esilio di Satana segue un regno trionfale di Cristo, attorniato dai santi e dai martiri risuscitati: è il popolo dei giusti che partecipa alle gioie messianiche. Questo regno terreno ha la durata di mille anni e ha inizio con la cosiddetta "prima risurrezione". I primi cristiani credono che questo tempo millenario stia per arrivare come ricompensa e consolazione di coloro che hanno creduto e sofferto nel nome di Cristo. "Il Signore viene" è il loro grido di attesa.

Satana e l’Anticristo suo ministro

Ma lo scenario non è finito. Verso la fine di questo Millennio, Satana è sciolto dal luogo di perdizione e, con l’aiuto del suo ministro, l’Anticristo, tenta nuove iniziative di perdizione degli uomini. Ma ancora una volta Satana, insieme all’Anticristo, viene sconfitto. È il segno della fine del mondo e della "seconda risurrezione", quella finale, dopo la quale tutti gli uomini, buoni e malvagi, si troveranno davanti al Giudizio estremo, in cui riceveranno la condanna eterna o il premio eterno.

Il Millenarismo, dunque, di per sé non è la Parusia, non è la venuta finale di Cristo giudice, ma questo tempo millenario intermedio, che segna un trionfo terreno di carattere messianico. L’idea millenaristica affascinò un po’ tutti i primi scrittori cristiani. Papia di Gerapoli afferma: "Ci saranno ancora mille anni dopo la risurrezione dei morti, e il regno di Cristo sarà materiale e si attuerà sulla terra". E descrive le meraviglie della terra durante questo regno: "Ogni vigna avrà diecimila rami... e quando un grappolo starà per essere colto da uno dei giusti, un altro dirà: io sono un grappolo migliore, cogli me, benedici il Signore per la mia bontà". Oltre che negli ambienti colti del primitivo cristianesimo, il Millenarismo trova largo seguito tra gli strati sociali più umili, in cui viene alimentata l’attesa di rinnovamento e di giustizia. Cominciano, però, i contrasti su questa interpretazione ingenua e grossolana del regno di Cristo. Eusebio, lo storico della Chiesa, legato a Costantino e alle sorti dell’Impero, lo avversa per il suo carattere antipolitico e antiimperiale. È soprattutto sant’Agostino che, dopo aver aderito anch’egli per qualche tempo alle idee millenaristiche, penserà, nel De Civitate Dei, a un’interpretazione spiritualistica del capitolo 20 dell’Apocalisse, intendendo la "prima risurrezione" come la remissione dei peccati e i mille anni di regno come simbolo della vita della Chiesa.

L’interpretazione agostiniana fa svanire a poco a poco la vecchia tensione millenaristica per lasciare il posto a un’altra fase del Millenarismo. Nel Medioevo, il Millennio cessa di avere le caratteristiche di tempo intermedio del Regno trionfante di Cristo per assumere, invece, la fisionomia di un’epoca indeterminata temporalmente, ma che apporterà un trionfo religioso, spirituale. La connotazione particolare del Millenarismo medievale è che esso viene incentrato non più sulla nuova venuta trionfante di Cristo, ma su un’età dominata dallo Spirito Santo.

La voce che annuncia l’avvento della nuova età è quella di Gioacchino da Fiore. Il monaco calabrese, dalla solitudine del monastero della Sila, vede lo strazio che nel mondo si fa della pace e della gioia, doni dello Spirito Santo, e per reazione scorge nel futuro le realtà spirituali della Chiesa. Per Gioacchino, la visione si colora di speranza, ma anche di segni apocalittici. "O fedeli", predica il monaco, "questo vi annuncio in piena cognizione di causa. Il numero solenne si consumerà più sollecitamente di quanto non si creda. Non aspettate oltre. Chiunque può si rifugi nell’arca, prima che l’onda vorace del diluvio salga veemente dall’abisso e, spalancatesi le cateratte del cielo, straripi la inondazione, e levando lo sguardo sbigottito, diciate: che cosa è mai?, e non vi sia chi sappia dare risposta: prima dunque che andiate cercando un impossibile ricovero e invocando dal Signore un’impossibile salvezza; prima che siate costretti a battere invano alla porta, a fuggire per i monti, trovando ostruito il passaggio".

il drago dell'Apocalisse Il drago dell'Apocalisse
(cod. Lat. 39)

La teologia mistico-profetica di Gioacchino da Fiore influenzerà molte correnti spirituali del Medioevo e si riverserà anche nell’epoca della Riforma protestante. Troverà il suo culmine nel movimento degli Anabattisti con Tommaso Müntzer, denominato "Il più grande millenarista dell’Occidente", che a Muhlhausen, in Germania, appoggiando le rivendicazioni dei ceti sociali più umili, impiantò una sorta di teocrazia comunista cristiana, una organizzazione cittadina che voleva essere una prefigurazione del Regno eterno. Müntzer si mise poi a capo degli insorti nella guerra dei contadini e, sconfitto, finì decapitato.

Questo intreccio di ideali celesti e di figure temporali, derivato dalla prima e dalla seconda fase del Millenarismo, in vista di una risoluzione spirituale finale, costituisce ancora la base di una visione millenaristica che, ai nostri giorni, continua a delinearsi nella predicazione di alcune sette, in modo speciale dei Mormoni e degli Avventisti. L’appassionata esortazione ai fedeli di Gioacchino da Fiore, che abbiamo riportato più sopra, con la predizione del rivolgimento finale, può aver influenzato il sorgere di una leggenda: quella di una terrorizzata attesa dell’anno Mille, sebbene il monaco calabrese sia apparso un secolo e mezzo dopo. Tutta quella paura della fine del mondo sembra sia stata un’invenzione di scrittori a partire dal 1700, intenti a descrivere un Medioevo denso di tenebre e di ignoranza. Nessun documento del tempo, né scritti ecclesiastici né cronache profane ci tramanda un "Terrore dell’anno Mille". False le visioni di popolazioni terrorizzate che si rifugiano nei monasteri o che fanno penitenza nelle strade.

L’euforia a Roma con Ottone III

L’inizio dell’anno Mille avvenne con i normali guai che c’erano nel Medioevo, né maggiori né minori forse di quelli che ci sono nell’Evo in cui viviamo. Sembra, anzi, almeno a Roma e in Italia, che si vivesse in una specie di euforia e di esaltazione imperiale. Vicino al Vaticano, insediato sull’Aventino, innamorato degli splendori della Roma antica, c’era un giovanotto tedesco di nemmeno vent’anni, a capo del sacro romano impero: Ottone III. "Surgat Romae imperium sub Othone tertio", cantava un poeta del tempo.

Otto mesi prima dell’inizio dell’anno Mille, nell’aprile del 999, alla cattedra di Pietro saliva Silvestro II. Era un papa singolare, matematico, astronomo, umanista; aveva inventato un globo celeste per spiegare il movimento degli astri. La gente gli attribuiva fama di "mago". Non nel Mille, ma nell’anno dopo, gli capitò qualche disavventura. A causa delle lotte tra le famiglie patrizie della città, fu costretto a lasciare Roma. Allora indirizzò una lettera ai romani. "Voi", scrisse, "mi respingete, ma non potrete allontanarmi da voi, perché io vi porto nel cuore". Rientrò a Roma alcuni mesi dopo. Insomma, per quanto riguarda l’anno Mille, sembra proprio che non solo non sia arrivata l’Apocalisse, ma nemmeno che qualcuno l’aspetasse.

C’è un personaggio, però, in tutta questa vicenda, che non ha smesso di tenere il campo nella fantasia sia popolare che letteraria: l’Anticristo. L’Anticristo, collocato alla fine del mondo, è il tema del più antico dei poemetti della nostra letteratura italiana, che ha per titolo appunto: L’avvento dell’Anticristo ed è un po’ la madre di tutte le fantasie apocalittiche romanzate venute in seguito. Ne è autore Uguccione da Lodi, uomo d’arme e poi, pentitosi dei propri trascorsi guerreschi, diventato uomo di penna, morto nei primi anni del 1200. Nella religiosità popolare, in certi periodi, dal Medioevo in poi, si è accentuata l’attesa paurosa dell’Anticristo, tema gradito ai predicatori apocalittici. Ai primi del 1500, il Concilio lateranense V dovette addirittura proibire di annunciare dal pulpito l’Anticristo imminente. Il che non pose del tutto in silenzio gli oratori sacri. Nel Seicento, in Germania, il beato Bartolomeo Holzhauser predicava ancora la nascita dell’Anticristo per la metà dell’anno 1855 e la sua uccisione per il 1911.

Con lo svilupparsi della scristianizzazione del mondo moderno, l’Anticristo è stato preferibilmente ravvisato nella concezione materialistica della vita e della società. Pio XII intravedeva quasi una fine del mondo e affermava: "Oggi lo spirito del male si è scatenato contro lo stesso Iddio e contro Gesù Cristo con tanto accanimento, da far presagire prossima una soluzione definitiva, se non si sapesse che la lotta durerà quanto il mondo e non si risolverà che nella vittoria di Dio".

Sulla scorta delle Sacre Scritture, anche Giovanni Paolo II scorge l’Anticristo nella storia in genere e nella storia attuale. Il Papa più volte l’ha additato all’attenzione dell’opinione pubblica. "L’Anticristo è tra noi", ha detto in un’omelia di fine anno, "e non possiamo chiudere gli occhi su ciò che ci circonda. È bene chiamare per nome questo Maligno presente nel mondo". Si tratta, naturalmente, della presenza e dell’influenza del nemico di Dio nella vita degli uomini.

Lotta al Principe di questo mondo

Questa parola "Maligno", questo volerlo chiamare per nome, è tipico ormai di papa Wojtyla. Gli studiosi della Bibbia tendono a non confondere l’Anticristo con il Maligno, ossia con il Diavolo. Giovanni Paolo II, invece, mescola volentieri le due figure. Un giorno, durante la sua visita in Portogallo, nel maggio 1991, ha parlato di Satana al centro dell’Atlantico, nelle isole Azzorre, a Sao Miguel, un’isola dedicata all’arcangelo che, nell’epopea biblica, alla guida delle armate celesti, con la spada sguainata, ha cacciato Lucifero nel profondo dell’Inferno. Il Maligno, diceva il Papa, si nasconde dentro i sistemi e le strutture della società, dove si esalta il progresso e si celebra una falsa liberazione dell’uomo. Anche allora, Wojtyla affermava di voler "chiamare per nome il primo artefice del male". "Siate forti per la lotta", diceva ai giovani, "non per la lotta contro l’uomo, ma per la lotta contro il male. Siate forti per la lotta contro il Maligno".

Poco tempo dopo, a Czestochowa, al santuario della Vergine nera, davanti ai giovani fatti venire da tutto il mondo, svolgeva il concetto di una storia umana segnata perennemente dal conflitto tra il bene e il male. "La storia umana", diceva il Papa, "si presenta come una lunga sequenza di combattimenti e di lotte tra il bene e il male. Per che cosa lotta il padre della menzogna? Lotta per privare l’uomo della figliolanza adottiva di Dio".

A Denver, ancora nel raduno internazionale di giovani, tornava a guardare drammaticamente dentro la storia di questo secolo, scorgendo nuovamente la lotta contro "il Drago, il Principe di questo mondo, il Padre della menzogna". Si immergeva in immagini dell’Apocalisse e lo diceva apertamente: "Questo mondo è il teatro di una interminabile battaglia che riecheggia il combattimento apocalittico: la morte contro la vita, una cultura della morte che cerca di imporsi". Qual è questa cultura della morte? "Il genocidio, le "soluzioni finali", le pulizie etniche, il massiccio togliere la vita agli esseri umani prima ancora della loro nascita o anche prima che siano arrivati al traguardo naturale della morte". Sono questi, secondo il Papa, i connotati dell’Anticristo che agisce oggi nella società. Sono appunto, nell’attualizzazione che viene fatta da Wojtyla, "i molti Anticristi" di cui parla san Giovanni.

   Segue:

Terribili date e grandi illusioni

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